Visualizzazione post con etichetta VOLANTINI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta VOLANTINI. Mostra tutti i post

sabato 16 luglio 2011

venerdì 25 febbraio 2011

A SOSTEGNO DEI POPOLI IN LOTTA!


Contro il macellaio libico Gheddafi e il suo “amico” Berlusconi.

Oggi 26/02/11 nelle piazze di tutto il mondo sotto lo slogan “tanti popoli un’unica lotta” si manifesta la solidarietà alle lotte di tutti i popoli del mondo.
In particolare a quei popoli che ancora lottano per l’autodeterminazione e l’indipendenza nazionale come il popolo basco, il popolo nordirlandese, il popolo sarhawi, il popolo tamil e molti altri.
In una giornata come oggi non possiamo non dare la nostra solidarietà a tutti quei popoli arabi che sono in rivolta sociale contro i loro governanti.
La rivolta sociale nei paesi arabi ha ormai toccato tutti i paesi del Nord-Africa (Marocco,Algeria,Tunisia,Libia ed Egitto), lo Yemen e il Bahrein nella Penisola Araba, la Siria, la Giordania e i Territori Palestinesi nel Medio Oriente e “rischia” di estendersi anche ad altri paesi africani ed asiatici…
Dopo la caduta dei dittatori tunisino ed egiziano Ben Ali e Mubarak, adesso anche Gheddafi rischia di essere detronizzato dopo 42 anni di potere. Pur di non cedere il suo potere non sta esitando a ordinare ai suoi fedelissimi e mercenari di compiere un vero e proprio massacro: già si parla di 10.000 morti in tutta la Libia con una punta di mille morti nella capitale Tripoli in un paese che conta circa 6 milioni di abitanti.
Tutto questo massacro in meno di una settimana con l’uso di mercenari e bombardamenti dell’aviazione sui cortei e su interi quartieri popolari, già giungono i primi video dei massacri e delle fosse comuni.
Ancora una volta il governo italiano, cosi come durante le rivolte in Tunisia ed Egitto, si dimostra essere uno tra i più strenui sostenitori di questi regimi sanguinari.
Un filo nero lega il nostro governo a questi regimi, un filo nero che si chiama petrolio e gas, che si chiama investimento dei padroni italiani e Confindustria in questi regioni “dimenticandosi” a convenienza i diritti umani.
Anche stavolta essere al fianco di questi popoli in lotta significa essere contro il governo Berlusconi e tutti i governi dei padroni che in stretta continuità (D’Alema, Prodi, Berlusconi) sono complici di questi massacri appoggiando politicamente, economicamente e militarmente questi regimi:
le armi in dotazione all’esercito e ai mercenari libici sono principalmente fornite dall’Italia, infatti
le autorizzazioni alle esportazioni italiane in Libia per il 2009 sono state pari a circa 111,8 milioni di euro, in aumento rispetto ai 93 milioni circa del 2008 (in particolare bombe, siluri, razzi, aeromobili e apparecchiature elettroniche).
E' utile ricordare che negli ultimi dieci anni diversi sono stati gli accordi stipulati con il regime di
Gheddafi:
La Agusta Westlands, una società del Gruppo Finmeccanica, ha venduto 10 elicotteri AW109E Power tra il 2006 e il 2009, per un valore di circa 80 milioni di euro.
A seguito degli accordi contenuti nel Trattato di Bengasi, nel maggio 2009, la Guardia di Finanza ha proceduto alla consegna delle prime tre motovedette alla Marina libica per il pattugliamento nel Mar Mediterraneo, seguite nel febbraio 2010 da altre tre imbarcazioni.
La Finmeccanica ha stipulato accordi con società libiche:
ha firmato nell'ottobre 2009 un accordo del valore di 300 milioni di euro per la realizzazione di un grande sistema di protezione e sicurezza dei confini.

TANTI POPOLI UN’UNICA LOTTA!
LA LORO LOTTA E' LA NOSTRA LOTTA!Contro le politiche dei governi che, come in Italia, affamano il popolo e non danno futuro ai giovani Contro i regimi imperialisti USA/Israele/Europa che, con la complicità di governi corrotti, saccheggiano le risorse di questi paesi, costringendo intere generazioni all'emigrazione e ad un destino di sfruttamento senza alcun futuroPER IL DIRITTO DI TUTTI I POPOLI ALL'AUTODETERMINAZIONE

Circolo proletari comunisti Palermo www.proletaricomunisti.blogspot.com
prolcompa@libero.it

lunedì 24 gennaio 2011

Studenti e operai uniti nella lotta!


Non è uno slogan vuoto o legato al passato e ormai obsoleto…
Anche oggi assistiamo agli attacchi padronali ai diritti dei lavoratori e in primis alla classe operaia, all’attacco all’istruzione ovvero all’ingerenza sempre più insopportabile di Confindustria, stato e chiesa cattolica nelle nostre scuole e facoltà.
Per questo diventa una necessità l’unione delle lotte tra studenti e operai, un’unione che fa paura ai governanti per diversi motivi: gli studenti e i giovani in generale rappresentano il futuro, un futuro che vorrebbero annullare ma a cui gli studenti non vogliono rinunciare e ne hanno dato prova in questi mesi di mobilitazione mettendo in seria difficoltà il potere fino alla grande battaglia del 14 Dicembre a Roma dove decine di picchiatori in divisa se la sono data a gambe ed i palazzi del potere, con i loro parassiti dentro, sono stati assediati.
Padron Marchionne ricatta gli operai Fiat ma in realtà tutta la classe operaia e i lavoratori mettendo in discussione i diritti fondamentali, come quello di sciopero, conquistati decenni fa con le lotte.
Questo vero e proprio fascismo padronale basato sul ricatto, dove o si accetta l’accordo imposto da Marchionne o si minaccia la chiusura degli stabilimenti mandando a casa migliaia di operai e rispettive famiglie deve essere contrastato.
Davanti a tutto questo la CGIL della Camusso ritiene che ancora non ci siano le condizioni per uno sciopero generale!!!
Abbiamo gridato a gran voce “sciopero generale” il 16 ottobre a Roma durante la manifestazione dei metalmeccanici FIOM interrompendo più volte l’ex segretario della CGIL Epifani.

Come studenti che non hanno futuro vogliamo lo sciopero generale perché accettiamo la sfida di padroni e governo, così come i nostri coetanei in Grecia, Regno Unito, Tunisia, Algeria, Albania ecc che già hanno iniziato a farsi sentire con i fatti, nelle piazze contro i “loro governi” e contro lo stesso sistema mondiale che provoca tutta questa miseria: il capitalismo!
Come giovani rivoluzionari agiamo nei fatti e non a parole affinchè “studenti e operai uniti nella lotta” non rimanga uno slogan inflazionato ma lavoriamo perché diventi nei fatti una alleanza rivoluzionaria capace di cambiare realmente la vita di milioni di giovani e lavoratori!

Finalmente la FIOM si è decisa a proclamare lo sciopero generale di 8 ore per gli operai metalmeccanici, aderiamo e partecipiamo in massa!
In Sicilia la manifestazione operaia sarà giustamente a Termini Imerese dove da anni gli operai subiscono il ricatto di chiusura dello stabilimento ancor prima di quello di Pomigliano e di Mirafiori.
Se gli operai si mobilitano in massa come hanno dato prova nel 2001 a Termini Imerese non è scontato che lo stabilimento venga chiuso!
Per questo è giusto manifestare a Termini Imerese Venerdi 28 Gennaio!

Dopo il grande no operaio prima al referendum/ricatto a Pomigliano e ora a quello di Mirafiori, scendiamo in piazza realmente al fianco degli operai fondendo la nostra lotta con la loro, scambiandoci esperienze in piazza e solidarietà reale e di classe!

Concentramento ore 9:30 Piazza della Vittoria (Termini bassa)
Partenza pullman ore 8:30 dalla stazione metropolitana Orleans ingresso università viale delle scienze.

Per info: 3498113576 ; redblock@alice.it
www.redblock-it.blogspot.com

sabato 15 gennaio 2011

Solidarietà con le rivolte per il pane e il lavoro in Algeria e Tunisia


Proletari comunisti esprime il massimo sostegno alle masse proletarie e popolari di Algeria e Tunisia che sono in rivolta per il pane e il lavoro contro i regimi reazionari, asserviti alla borghesia algerina e all'imperialismo francese ed occidentale in genere.La polizia e l'esercito sparano e uccidono a Tunisi e Algeri, ma la rivolta non si arresta!
La rivolta proletaria e popolare che da giorni si sviluppa in Tunisia ed Algeria con la larga partecipazione di giovani studenti e lavoratori rappresenta un forte segnale di riscossa contro i regimi di questi paesi asserviti e complici dell’imperialismo in primis quello francese e italiano.
In questi paesi la borghesia locale al potere fa affari con le borghesie imperialiste svendendo le risorse nazionali come il petrolio mentre il popolo vive nella miseria, in Tunisia il 70% della popolazione è formata da giovani di cui il 30% è disoccupata. A tutto questo si aggiunge l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità come pane e olio che rende veramente difficile la sopravvivenza della popolazione.
In queste condizioni l’unica alternativa per i giovani maghrebini dovrebbe essere quella di lasciare il loro paese in cerca di fortuna, ma per dove?
I giovani maghrebini che giungono in Italia o in altri paesi dell’UE trovano ad “accoglierli” leggi razziste, vengono rinchiusi in centri di detenzione e veri e propri lager chiamati CIE con la sola colpa di essere “clandestini”. Alcuni giovani intervistati in questi giorni hanno dichiarato che dopo aver studiato ed essersi laureati in Tunisia preferiscono rimanere nel proprio paese che non da loro un futuro piuttosto che intraprendere un viaggio con il rischio di morire in mare o di essere imprigionati per niente o finire a fare il lavavetri nelle nostre città.
Dopo le rivolte dei giovani nel cuore dell’Europa imperialista da Atene a Londra, da Parigi a Roma adesso anche i giovani del Maghreb sfidano a testa alta lo stato per chiedere i loro diritti basilari come lavoro e pane.

Tutto è incominciato quando al giovane Mohamed Bouazizi di 26 anni laureato ma venditore ambulante, la polizia ha sequestrato il suo carretto con la merce, la scelta estrema è stata quella di cospargersi di benzina e darsi fuoco.
Quello che viene in mente è parallelismo con Norman Zarcone, giovane palermitano plurilaureato che è arrivato alla stessa scelta estrema, buttandosi nel vuoto dalla facoltà di Lettere e Filosofia di Palermo, dopo essersi reso conto che nonostante avesse tutte le carte in regola questo sistema non gli avrebbe garantito un futuro dignitoso.
Davanti a tutto questo scempio sociale prodotto dal sistema capitalista, la rivolta dei giovani maghrebini è giusta e sacrosanta.
Il presidente tunisino Zine al-Abidine Ben Ali ha ordinato la chiusura di scuole e università e ha definito i giovani ribelli “terroristi”. Terroristi sono i governi della borghesia che impongono al popolo una vita di stenti e che hanno ordinato ai loro servi in divisa di sparare sulla folla, solo in Tunisia ci sono stati quasi 100 morti, il governo locale ha censurato tutto ciò parlando di 20 morti e dichiarando che la polizia ha sparato per legittima difesa. Sappiamo dai media indipendenti e dai blog locali che sono tutte falsità!
Anche in Algeria dal 5 gennaio è scoppiata la rivolta per gli stessi motivi e anche li la risposta del governo è stata analoga a quella del governo tunisino.

La nostra solidarietà verso questa rivolta deve necessariamente avere come obiettivo principale della nostra lotta il governo Berlusconi, fedele alleato di questi regimi in quanto partner economico. In questo le dichiarazioni del Ministro degli Esteri Frattini sono andate ben oltre le ipocrite dichiarazioni dei funzionari U.S.A. che hanno condannato formalmente la repressione e le violenze come se fossero sullo stesso piano. Frattini ha dato pieno appoggio al regime tunisino dichiarando di: "condannare senza se e senza ma ogni forma di violenza contro civili innocenti, ma anche di sostenere un governo come la Tunisia che ha pagato un prezzo di sangue per il terrorismo: noi siamo sempre dalla parte della lotta al terrorismo".

Davanti alla censura e alle falsità dei media italiani è necessario estendere l’informazione e la solidarietà su questa questione tra gli studenti, gli operai e i lavoratori perché si prenda coscienza che qui come in Tunisia per far si che non si paghi la crisi dei padroni ci vogliono decine e centinaia di queste rivolte che rappresentano un primo passo verso la rivoluzione politica e sociale per mettere fine a questo barbaro sistema basato sul profitto dell’uomo sull’uomo.

Circolo proletari comunisti Palermo Red Block

giovedì 18 novembre 2010

BASTA PREDICARE, E' L'ORA DI AGIRE

(volantino distribuito alla manifestazione del 17 Novembre a Palermo)
Sono ormai due anni che continuiamo a parlare e scrivere volantini contro la riforma Gelmini che ormai come tutti possono verificare con gli effettivi provvedimenti già in atto distrugge l'istruzione pubblica e aumenta le file dei precari.
Lo studente adesso non ha più bisogno di sentirsi dire sempre le solite cose, ora è necessario organizzarsi e dire chiaramente quello che ci vuole: contro questo governo che ci sfrutta e ci reprime è necessaria una rivolta popolare che cacci realmente questa casta di politici al governo e anche quelli dell'opposizione e per farla è necessaria un'organizzazione giovanile rivoluzionaria.
Da troppo tempo ormai assistiamo a un continuo evolversi di lotte in tutto il mondo, dai giovani greci alle rivolte in Francia fino ad arrivare a Londra dove gli studenti hanno manifestato tutta la loro rabbia contro un governo che triplica le tasse universitarie e non assicura alcun futuro ai giovani.
E cosa hanno dichiarato gli studenti quando a Londra hanno distrutto il palazzo del partito conservatore britannico e si sono scontrati con la polizia?
E' solo il minimo che possiamo fare rispetto a quello che subiamo tutti i giorni!
Sentire queste dichiarazioni, vedere ciò che succede negli altri paesi, da un lato ci da una gioia intensa dall'altro la rabbia sale al massimo livello proprio perchè in Italia abbiamo le condizioni oggettive per ribellarci contro questa casta di politici al potere indegna che ci sfrutta, ci reprime e ci usa per i loro interessi economici e fisici (vedi i continui Bunga Bunga (orgie) di Berlusconi l'utilizzatore di donne che considera merce il corpo della donna) e invece siamo a livelli veramente indegni.

Prendiamo ad esempio la situazione palermitana, gli studenti sono allo sbando totale e si lasciano facilmente abbindolare da partiti riformisti come Rifondazione Comunista e pacifisti beceri come Socialismo Rivoluzionario che meritano realmente la cacciata da ogni manifestazione e assemblea visto che sono veri e propri sbirri di movimento che restano a guardare quando la polizia ci reprime e criminalizzano i compagni quando rispondono con la giusta violenza rivoluzionaria.
Ma non solo, anche le reti e i coordinamenti che si vengono a costituire sono giorno dopo giorno uno peggio dell'altro e non danno alcuna alternativa se non l'arretramento del movimento stesso:
Gli studenti medi sono divisi tra la Rete dei collettivi studenteschi che adotta prassi prettamente pacifiste tipiche come suddetto da Socialismo Rivoluzionario (è inutile dilungarci sull'inutilità dunque di tale prassi soprattutto in una fase politica dove la repressione è sempre più utilizzata e sarebbe necessario trasmettere il segnale che non ci spaventiamo e che le loro azioni aumentano la nostra ribellione) e il coordinamento degli studenti medi guidato dall'area autonoma (centri sociali) che propone alla riforma Gelmini l’autoriforma concetto assolutamente errato oggettivamente perché il nostro obiettivo deve essere quello di far crollare questo governo e non di creare una riforma “parallela” (tra l'altro la proposta avanzata è piuttosto una fantasia impossibile).
E poi cortesemente, siamo veramente stanchi di trasformare le manifestazioni in buffonate con questi sound system sempre presenti e controproducenti perchè deviano l'interesse dello studente a partecipare in maniera combattiva al corteo, trasformando dunque i manifestanti in ballerini sballati.
Per quanto concerne gli universitari invece al momento vi sono schierati in campo due coordinamenti: il primo è quello formato da collettivi studenteschi e associazioni già operanti all'Accademia di Belle Arti, Scienze Politiche, Medicina e Giurisprudenza insieme ad altri studenti singoli di diverse facoltà che al momento sta cercando di rilanciare il movimento combattendo il qualunquismo diffuso tra gli studenti ma non avendo ancora idee chiarissime riguardo al modo di intraprendere la lotta radicalmente e il secondo appena nato vede un avvicinamento del CUA di Lettere e Filosofia (legato all'area autonoma) a organismi più che riformisti come UDU e MdU che praticamente rappresentano la GCIL giovanile.
Tale coordinamento è veramente ridicolo sul piano di linee perchè a tal punto se si stringono tali alleanze bisogna chiedersi chi all'interno è il più radicale?
CONTRO CHI CI SFRUTTA E CI VUOLE SCHIAVI RIBELLIAMOCI!!
organizziamoci insieme in maniera realmente combattiva e determinata e facciamo dello slogan lanciato a Roma, Sciopero Generale, un punto di forza per la caduta di questo governo!

Contatti: redblock-studenti@libero.it Red Block
vedi il nostro blog: redblock-it.blogspot.com

martedì 9 novembre 2010

E’ BEN ALTRO QUELLO CHE CI SERVE ...

Negli ultimi giorni è nata una “Rete dei Collettivi Studenteschi” che si propone di lottare contro il governo e per il diritto allo studio. Come abbiamo visto su internet è circolato lo statuto di questa rete in cui si trovano i punti chiave e distintivi.
Leggendolo ci sembra di essere tornati veramente indietro, peggio di due anni fa durante “l’onda” quando il riformismo ha avuto la meglio contro quella parte di movimento studentesco che proponeva di bloccare tutto e sfidare apertamente il governo e la sua riforma.
A tal proposito, consci del danno pratico ed effettivo che tale documento arreca al movimento studentesco causando un vero e proprio arretramento, ciò che segue è una critica ad alcuni punti dello statuto in questione:

Il pacifismo non è un’ alternativa di lotta ne tantomeno incide concretamente sulla riuscita delle
proteste. Bisogna scendere in piazza combattivi e adottare forme di lotta radicali perché solo in questo modo possiamo dare un segnale forte e ottenere qualcosa. Basta guardare ciò che succede attorno a noi per capire che questo è il mezzo più appropriato, vedi i recenti casi di Terzigno dove la popolazione è scesa combattiva contro un governo che non li rappresenta arrivando al punto di bruciare il tricolore, barricare le strade, rispondere senza paura alla repressione delle forze dell’ordine costringendo il governo a fare un passo indietro.

È fondamentale far capire al governo che
NOI NON ABBIAMO PAURA E LOTTEREMO FINO IN FONDO
!!

Sull’antifascismo: È riduttivo ed errato limitarsi ad un antifascismo culturale. E’ sicuramente fondamentale sensibilizzare le masse ed informarle ma non bisogna dimenticare l’azione militante contro i fascisti che continuano ad attaccare i compagni(come il recente caso a Catanzaro dove uno studente del collettivo Riscossa è stato colpito alla schiena con un coltello dalla feccia), studenti,compagni,immigrati. Ci siamo già dimenticati delle aggressioni fasciste che hanno preceduto i famosi “fatti dell’Umberto”… L’azione antifascista va praticata complessivamente: aspetto culturale, sociale e militante.

I collettivi non sono organizzazioni culturali pro-istituzioni o pacifiste: i collettivi devono essere un’ arma per gli studenti, devono essere combattivi e devono spingere gli studenti ad organizzarsi e ribellarsi, non diventare associazioni burocratiche “che promuovono e sostengono attività socio-culturali o ludico/ricreative”!!
In poche parole devono essere strumenti di lotta in mano agli studenti per ottenere diritti concreti che ci spettano
• In questo senso una “marcia funebre” qual è questa fiaccolata non serve a niente e a nessuno:

LA FIAMMA CHE DEVE ACCENDERSI E’ QUELLA DELLA RIBELLIONE
contro chi ci vuole marionette, servi, esseri non pensanti; contro chi ci vuole qualunquisti e passivi. Ci stanno facendo pagare la crisi, ci vogliono bloccare il futuro e ad ogni forma di dissenso ci reprimono sempre più violentemente. Dobbiamo essere combattivi, la crisi dobbiamo crearla noi a questi politicanti da strapazzo che sfruttano ogni giorno le masse, dai parlamentari del pdl fino all’ultimo piccolo burocrate del partitello della sinistra di palazzo come PD, rifondazione comunista e simili.
Noi giovani dobbiamo dare un segnale forte contro il moderno fascismo che avanza: la violenza ci viene imposta quotidianamente da questa società, dal primo puttaniere Berlusconi e dallo stato di polizia.
Violenza è la riforma Gelmini che licenzia migliaia di lavoratori, violenza sono tutti quegli operai che muoiono ogni giorno, violenza sono le guerre d’aggressione imperialista, violenza è il continuo attacco alle donne e ai nostri diritti in generale.

Questa è violenza, la nostra è ribellione: violenza rivoluzionaria giusta e sacrosanta!
UNIAMOCI ALLE LOTTE DEGLI OPERAI, DEI PRECARI E DEI LAVORATORI CONTRO IL GOVERNO!!
SCIOPERO GENERALE SUBITO!

Xinfo: redblock-studenti@libero.it
Red Block (facebook)
Blog: redblock-it.blogspot.com

Red Block

sabato 19 giugno 2010

19 GIUGNO GIORNATA DELL'EROISMO: LOTTARE CONTRO LA REPRESSIONE!

CONTRO LO STATO DI POLIZIA E IL MODERNO FASCISMO
RIBELLARSI E’ GIUSTO!

Lo scorso 10 giugno tre giovani indipendentisti baschi (i Paesi Baschi sono una nazione non indipendente tra Spagna e Francia), sono stati arrestati a Roma mentre preparavano una conferenza stampa per informare l’opinione pubblica circa gli arresti, gli omicidi e le torture che i giovani indipendentisti baschi e i baschi in generale subiscono dallo stato spagnolo e dallo stato francese.
Oggi anche lo stato italiano si rende complice e colpisce la lotta dei giovani che lottano per la libertà e l’indipendenza del loro paese.

Sempre più lo stato di polizia italiano colpisce i giovani nei quartieri popolari, negli stadi, nelle scuole.
la presenza della polizia aumenta nelle scuole e nelle università quando gli studenti protestano e rifiutano una riforma scolastica che prevede solo tagli di posti di lavoro,tagli di risorse e peggioramento qualitativo dell’istruzione e contemporaneamente trasforma le scuole in “caserme” dove lo studente non ha diritto di parola su niente.

Soprattutto i giovani che si autorganizzano e si ribellano, i giovani rivoluzionari comunisti e anarchici sono oggetto di operazioni repressive da parte dello stato che tramite i suoi servi in divisa esegue pestaggi e incarcerazioni.
I giovani antifascisti che difendono i valori dell’antifascismo legati con un filo rosso ai partigiani che 60 anni fa ci liberarono dalla dittatura nazi-fascista, sono anch’essi colpiti dalla repressione mentre bande di fascisti e nazisti scorazzano per le nostre città pestando e accoltellando chiunque esce al di fuori dei loro canoni come immigrati, attivisti di sinistra, gay e lesbiche ecc.

Il moderno fascismo e lo stato di polizia avanzano e colpisco ogni giorno i nostri diritti destinandoci ad un futuro precario e senza lavoro, levandoci la possibilità di costruirci una coscienza critica fin dalla scuola e dequalificando anche i titoli di studio di università,accademie e conservatori.

Contro tutto questo non possiamo stare zitti, contro tutto questo dobbiamo organizzarci e ribellarci!

La repressione non ci fa paura anzi alimenta la nostra ribellione!

domenica 7 marzo 2010

Catalano … ciò che vedrete non è la realtà dei fatti!!!

Come ogni scuola pubblica anche al Catalano le normative di sicurezza sono solamente un optional di cui si può fare a meno. In queste giornate (open day) ai genitori e i figli che hanno intenzione di visitare il Catalano ciò che sarà possibile vedere è solo una parte della scuola, quella sistemata, o meglio camuffata. In queste settimane molti professori hanno costretto gli alunni a dipingere e sistemare alcune aule della scuola solo per l'open day, e saranno le stesse aule che Vi faranno visitare.
Tuttavia ciò che non vi fanno vedere cerchiamo di trasmettervelo noi studenti che questa scuola la viviamo molto più di certi insegnanti e dove rischiamo veramente la vita. Allora visto che il 70% delle scuole siciliane non sono a norma di legge vediamo le condizioni del Catalano.
Partiamo dalle aule dove passiamo gran parte della giornata: infiltrazioni, crepe e meglio ancora buchi da dove è possibile vedere la classe confinante (per non sentirci mai soli!!!), perni che fuoriescono da un muro di una classe per uscire dall'altra parte e dunque in un'altra aula, zoccoletti e parte di muro ceduti. Guardando al complesso della scuola invece, che dire, 11 piani per una scuola direi che fuoriescono di gran lunga dal limite stabilito per norma di legge, le porte delle scale antincendio bloccate dalle macchine ecc.
Questo edificio infatti è un palazzo e non può diventare solo per interessi una scuola dall'oggi al domani senza apportare modifiche strutturali al fine di salvaguardare la nostra sicurezza!
C'è bastata la casa dello studente a L'Aquila crollata non per il terremoto, ma perchè mancava un pilastro. C'è bastata disgraziatamente la morte di Vito Scafidi morto in una suola di Torino perchè gli è crollato il tetto della classe addosso. Dobbiamo arrivare a questo per capire che le nostre strutture scolastiche non sono sicure?
Questo è ciò che la presidenza non Vi farà vedere per non perdere iscrizioni all'anno successivo. D'altra parte noi portiamo a conoscenza della gente la mancanza di condizioni di sicurezza nel nostro edificio.
Vogliono illudervi? Allora noi facciamo la nostra parte, dall'altra parte.
A seguire qualche foto della scuola:

domenica 21 febbraio 2010

LE LOTTE DEI POPOLI NON SONO TERRORISMO

volantino distribuito da Proletari Comunisti a Milano durante la manifestazione di solidarietà alle lotte dei popoli:


L’oppressione del popolo basco mostra il volto repressivo nei confronti delle aspirazioni di libertà del popolo, delle masse, dei giovani, dei lavoratori, delle donne, che l’imperialismo spagnolo e francese, in stretta unità con i gli altri governi europei, mettono in campo per cercare di sconfiggerle.
Ma i “macabri sogni” degli imperialisti si infrangono con la giustezza delle ragioni del popolo, la sua determinazione e della sua Resistenza.
E queste idee vivono e ardono nei cuori del popolo Basco come in quelli del Popolo Palestinese, dal Popolo Kurdo, dall’Europa all’America Latina, dal Medio Oriente all’Asia.

E come sempre la bestia imperialista attacca queste lotte, chi le dirige, definendole terrorismo. Arrestando e torturando, lo stato spagnolo, violando i diritti umani, cerca di seminare divisione tra le masse, nel tentativo di separare le lotte per l’autodeterminazione da quelle dei proletari, dei lavoratori, dei giovani e delle donne, spagnole.
Cosa non diversa da quanto sta avvenendo nel resto dell’Europa, dove con la canea montante del razzismo anti immigrati, gli imperialisti cercano di ostacolare la solidarietà verso i popoli oppressi e l’unità di classe contro i vari governi imperialisti.

Per queste ragioni c’è necessità di riaffermare un nuovo internazionalismo e moltiplicare le iniziative a sostegno delle lotte dei popoli. Così come bisognerà guardare a quelle lotte dove i popoli non solo resistono ma sono passate all’offensiva, dal Perù al Nepal, dalla Turchia all’India, dove le masse guidate dai maoisti, conducendo una guerra di popolo, sono protagoniste del loro futuro, e rappresentano un esempio per tutti i proletari e gli oppressi.
Pensiamo che questa giornata rappresenti la necessità di intensificare e costruire una mobilitazione stabile, che oggi scende al fianco del Popolo Basco, ma che guardi a tutte le lotte dei popoli, ma principalmente porti queste mobilitazioni tra i lavoratori, i giovani, le masse di questo paese. Questo è per noi il vero internazionalismo e il miglior sostegno e solidarietà alle lotte dei popoli oppressi.

AL FIANCO DEI POPOLI IN RIVOLTA CONTRO L’IMPERIALISMO!
L’IMPERIALISMO SI PUO’ FERMARE SOLO SE AVANZA LA GUERRA POPOLARE!
VIVA L’INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!

venerdì 19 febbraio 2010

CON I GIOVANI INDIPENDENTISTI BASCHI: SIT-IN A PALERMO

volantino distribuito da Red Block prima e durante l'iniziativa di solidarietà alle lotte dei popoli gemellata con la manifestazione nazionale a Milano:


Solidarietà ai giovani indipendentisti baschi
colpiti dalla repressione dello stato spagnolo!
Sit-in di solidarietà’ Sabato 20 Febbraio ore 17:00
Piazza Massimo

Il Paese Basco (Euskal Herria) è una nazione il cui territorio si trova in parte in Spagna e in parte in Francia.
Il popolo basco non ha nulla a che vedere ne con il popolo francese ne con il popolo spagnolo, infatti ha una cultura e lingua propria, il basco, che non fa parte del ceppo delle lingue indoeuropee e la sua origine ancora non è ignota.
Come ogni popolo anche quello basco dovrebbe godere del diritto all’autodeterminazione compresa l’indipendenza da Spagna e Francia.
Invece anche il popolo basco fa parte di quella lunga lista di popoli a cui
questo diritto viene negato, in questo caso sia dallo stato
spagnolo che dallo stato francese.
Principalmente la borghesia spagnola con a capo il falso “socialista” Zapatero
ha interesse nel controllo politico di questo territorio per motivi economici: i
Paesi Baschi sono il territorio più ricco della Spagna, il suo prodotto interno
lordo è del 40% superiore alla media europea, tradizionalmente vi è uno
sviluppato settore industriale per quanto riguarda la cantieristica navale e le
acciaierie date le grosse riserve di ferro, più recentemente si sono sviluppati
settori di alta tecnologia come l’aereonautica e dell’energia.
Il popolo basco ha recentemente svolto un ruolo progressista nella storia
spagnola dando importanti contributi prima nella guerra civile spagnola contro Franco e successivamente sotto la dittatura franchista infliggendo forti colpi al regime che contribuirono a rovesciarlo.
Infine cosa chiede il popolo basco? Il sacrosanto diritto di autogestirsi, di preservare la propria cultura e di usufruire delle proprie risorse.
A queste legittime richieste le borghesie spagnole e francesi rispondono con la repressione: arresti di militanti politici baschi attivi su vari fronti (dalla lotta per l’autodeterminazione, alla salvaguardia ambientale della loro terra, alla lotta femminista, per il diritto alla casa ecc).
Principalmente sono i giovani indipendentisti baschi in prima linea in queste varie battaglie, e allo stesso modo sono i principali obiettivi della repressione.
Negli ultimi anni centinaia di giovani baschi sono stati arrestati, nel maggio del 2007 un’intera organizzazione giovanile è stata dichiarata illegale e i suoi membri arrestati e torturati nelle carceri spagnole, più recentemente lo scorso 29 Novembre 34 giovani appartenenti all’organizzazione “Gioventù Basca” sono stati arrestati da 650 poliziotti.
La colpa di questi giovani? Organizzarsi e lottare per i propri diritti e per una società senza sfruttamento!
Oggi noi aderiamo alla manifestazione nazionale che si sta svolgendo a Milano per solidarizzare con il popolo basco e in particolare con i giovani indipendentisti baschi colpiti dalla repressione e contemporaneamente abbiamo organizzato
un’iniziativa a Palermo gemellata con Milano per rafforzare la solidarietà al popolo basco e l’informazione su questa questione di cui i media di regime non parlano.
È importante che tutti i popoli oppressi dai palestinesi ai baschi dagli irlandesi ai tamil ai curdi ecc. solidarizzino tra loro in modo da rafforzare a vicenda la loro lotta contro il sistema imperialista mondiale che li opprime.
È altresì necessario che tutti i comunisti, anarchici, sinceri democratici e anti-imperialisti solidarizzino con questo popolo e partecipino attivamente a tutte le iniziative che si svolgeranno a Palermo e nel resto del nostro paese nei prossimi mesi nell’ambito di una campagna nazionale di solidarietà.

Libertà per i giovani indipendentisti baschi!
Indipendenza per Euskal Herria!
A morte l’imperialismo spagnolo e francese!
La lotta dei popoli non è terrorismo!
Viva l’internazionalismo proletario!

RED BLOCK
(organizzazione giovanile di proletari comunisti)

domenica 24 gennaio 2010

Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo rispondere colpo su colpo lottare e organizzarsi!

Ancora una volta lo Stato per mezzo dei suoi cani da guardia in divisa si dimostra per quello che realmente è: un apparato repressivo a difesa dei privilegi di pochi potenti contro i lavoratori e le masse popolari.
Questa volta è toccato ai rifugiati politici sudanesi ospitati al Laboratorio Z e a tutti quelli che hanno beneficiato in questi anni di un luogo che offriva eventi culturali e di confronto.

Lo sgombero violento del Laboratorio Z non è slegato da ciò che avviene quotidianamente nel nostro paese ma è frutto delle politiche securitarie, repressive e di stampo fascista del governo Berlusconi, politiche che per essere attuate hanno bisogno del manganello per reprimere qualsiasi forma di dissenso, anche a questo è servita ad esempio la riforma Gelmini, colpire l’istruzione ed il sapere per evitare la formazione della coscienza critica e del pensiero indipendente degli individui che è base del dissenso.
Come lo Stato permette che gli immigrati a Rosarno vengano prima sfruttati dalle mafie e poi sparati e interviene solo per colpire gli immigrati quando alzano la testa e si ribellano, così a Palermo i sudanesi vengono gettati in mezzo alla strada. Il capitalismo italiano ha bisogno degli immigrati solo come manodopera a basso costo, per il resto è solo carne da macello.

L’altro giorno il segnale del questore Marangoni è stato chiaro, o si rispetta la loro “legalità” o vieni manganellato e arrestato, ed è anche evidente che hanno cercato di intimidire innanzitutto i giovani che si sono ribellati “dando loro una lezione” arrestandoli e malmenandoli prima di portarli in Questura.
Ma proprio durante le cariche giovani e giovanissimi presenti non si sono fatti intimidire dalla violenza poliziesca e hanno resistito lanciando un forte segnale agli apparati repressivi:
i manganelli non ci fanno paura!
Esprimiamo massima solidarietà ai due giovani compagni che seppur rilasciati ancora devono rispondere alle accuse di resistenza e lesione a pubblico ufficiale.
A queste accuse noi rispondiamo che è legittimo resistere e non abbassare la testa di fronte a dei miseri mercenari inferociti e che è necessario organizzarsi ad un livello più alto e unirci contro la repressione dello stato di polizia che marcia verso il moderno fascismo.

Solidarietà ai compagni del Laboratorio Zeta colpiti dalla repressione!

Solidarietà ai rifugiati politici sudanesi!

Solidarietà a Kevin, Fabio e Gandolfo colpiti dalla repressione!

Cacciamo il Questore Marangoni e la Giunta Cammarata!

Pagherete caro pagherete tutto!

Circolo proletari comunisti Palermo Red Block
Xinfo: prolcompa@libero.it ;3387708110 redblock@alice.it

mercoledì 2 dicembre 2009

APPELLO PER UNA MANIFESTAZIONE IN OCCASIONE DEL 40esimo ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI PIAZZA FONTANA

Appello per una manifestazione il 12 dicembre a Palermo nel 40° della strage di Piazza Fontana.

Nel quarantesimo anniversario della strage di Piazza Fontana è impossibile non unire il ricordo degli avvenimenti storici che caratterizzarono quel periodo con l’attualità degli eventi che viviamo oggi. Allora ai bisogni della classe operai,degli studenti, delle masse popolari in genere, alle loro genuine aspirazioni di cambiamento che puntavano ad una nuova e migliore società si rispose con la repressione culminata nelle stragi di stato nel quadro della cosiddetta “strategia della tensione”.
Stragi architettate da apparati segreti come la P2 che vedeva tra i suoi membri eminenti personalità del sistema politico ed economico del nostro paese. Oggi il tentativo di “colpo di stato interno della classe dominante” non è stato abbandonato ma è ancora attuale.
Oggi dopo quattro decenni il contesto generale non è quello delle grandi lotte del biennio rosso
’68-’69 ma anche quando c’è il solo sentore di proteste radicali che possano richiamare anche vagamente a quegli anni, magari gli studenti che dopo anni di assopimento invadono le città e si riprendono gli spazi nelle scuole e nelle università o gli operai che di fronte a licenziamenti e casse-integrazioni protestano e in alcuni casi riscoprono forme radicali di lotta come alla Inse o alla Eutelia, li la risposta dello stato è sempre quella: repressione!

Repressione che ieri usava le squadracce fasciste e oggi usa i vigilantes privati contro gli operai o le ronde polizia-carabinieri-militari nelle nostre città che sembrano delle caserme dal clima irrespirabile. Ieri il revisionismo era portato avanti dalla DC contro i valori della Resistenza Partigiana oggi il revisionismo storico è “patrimonio comune” di tutte quelle forze politiche che da destra a “sinistra” si succedono al governo del paese, gli ex comunisti del PD fanno revisionismo storico alla pari del PDL legittimando i neofascisti di Casa Pound come successo recentemente a Roma o che attaccano la Resistenza equiparando i partigiani antifascisti ai repubblichini di Salò.

Un governo che va avanti a colpi di decreti, che vuole una riforma costituzionale che stravolge in senso reazionario la costituzione, una opposizione parlamentare inesistente e in ultima analisi funzionale al governo non mettendone in discussione la profonda natura reazionaria ma sempre pronta all’accordo e “all’inciucio”. In questo contesto i sindacati “ufficiali” in particolare Cisl e Uil diventati veri apparati di sistema che firmano accordi separati con i padroni e contro i diritti dei lavoratori che continuano a morire sui posti di lavoro per “mancanza di sicurezza”.

Oggi una classe politica con vecchie e “nuove” facce come ieri non vuole e non può risolvere i problemi del popolo bensì è una classe parassitaria che si aggrappa disperatamente alle poltrone e al potere. Basti pensare alla nostra città in emergenza permanente con strade che si allagano dopo 5 minuti di pioggia, interi quartieri sommersi dall’immondizia, disoccupazione dilagante e potremmo ancora andare avanti e quali sono le risposte delle istituzioni? Sgomberi forzati di case sfitte occupate da senza case e di centri sociali, denunce verso chi lotta per il lavoro come i rottamai. E davanti a tutto ciò il sindaco dichiara che la cittadinanza dovrà “sopportarlo” fino alla fine del mandato e una finta opposizione è in grado solo di organizzare manifestazioni goliardiche con barchette di carta : l’arroganza del potere da un lato e la stupidità politica di chi agisce per i propri interessi e non nell’interesse del popolo dall’altro, due facce del potere politico che rappresenta questo stato e le sue istituzioni.

Uno stato che irreggimenta la società con “pacchetti sicurezza” , che criminalizza gli immigrati, che uccide nelle carceri e che risponde al dissenso con la repressione non è più uno stato democratico ma uno stato di polizia che con tutti questi “ingredienti” marcia verso un moderno fascismo.
Per questo proponiamo che questo 12 dicembre Palermo veda un fronte ampio di forze politiche, sindacali, sociali, come singoli, intellettuali progressisti, partecipino con noi alla costruzione di una grande manifestazione contro il vecchio e il moderno fascismo.
Proletari comunisti Red Block

venerdì 30 ottobre 2009

PRESIDIO ANTIFASCISTA 4 NOVEMBRE A PALERMO

Presidio Antifascista
Mercoledì 4 Novembre ore 16:30
Via Ruggero Settimo
angolo Via Mariano Stabile.

A Napoli dopo la recente occupazione di un ex convento dai neofascisti Casa Pound nel quartiere Mater Dei, oltre 5000 antifascisti napoletani hanno sfilato nel quartiere diretti verso il covo neofascista al grido di “Jatevenne” tra gli applausi degli abitanti che calavano panieri con bottiglie d’acqua dai balconi, poco prima della fine gli sbirri in tenuta antisommossa caricano il corteo. Dopo pochi giorni i “bravi ragazzi” di Casa Pound aggredivano in 6 uno studente del liceo Margherita di Savoia procurandogli la frattura ad una costola e tumefazioni in viso con prognosi di 30 giorni, il ragazzo riconosce il leader napoletano di Casa Pound Giuseppe Savuto 22 anni.
Il giorno dopo gli sbirri perquisivano le case di antifascisti napoletani in cerca di armi ed esplosivi…
A Pistoia domenica 11 Ottobre durante un’ assemblea del neonato “Coordinamento toscano contro le ronde” gli sbirri fanno irruzione e schedano in massa tutti i compagni presenti e infine ne arrestano 3 (Alessandro,Elisabetta e Alessandro) e denunciano 8 a piede libero accusandoli di aver devastato la sede di Casa Pound pochi minuti prima, quasi contemporaneamente alla loro assemblea!!! Sabato 24 Ottobre un corteo regionale antifascista attraversa la città.
Città diverse copione lo stesso… i fascisti che dovrebbero essere fuorilegge vengono come al solito difesi e lasciati organizzare dallo stato borghese che viola le sue stesse leggi.
Gli antifascisti i comunisti e gli anarchici che non abbassano la testa contro il fascismo che avanza vengono repressi, perquisiti, incarcerati e sono oggetto di montature giudiziarie.

I “fascisti del terzo millennio” si dipingono come vittime e bravi ragazzi
che forniscono servizi sociali nei quartieri dove si installano.
In realtà sono gli stessi che di notte girano nelle nostre città
e aggrediscono immigrati, omosessuali, studenti, antifascisti
e chiunque è diverso dai loro canoni.

I “fascisti del terzo millennio” sono quelli di Piazza Navona a Roma dove il 29 ottobre dell’autunno scorso hanno aggredito con spranghe e cinghie studenti liceali in un corteo davanti gli occhi di poliziotti e carabinieri immobili.
Poco dopo antifascisti provenienti dall’università La Sapienza contrattaccarono gli aggressori riuscendo a cacciarli dalla piazza.
In seguito a questi fatti Blocco studentesco (organizzazione giovanile di Casa Pound) imbastì in tutta Italia proiezioni propagandistiche per ribaltare la verità e passare come vittime.
Le dichiarazioni di studenti e docenti in piazza ed il servizio di “Chi l’ha visto” dimostrarono invece l’aggressione premeditata con tanto di mazze nascoste in un furgoncino e fatto entrare in piazza davanti gli occhi delle forze dell’ordine.
Il 3 novembre 30 neofascisti identificati come membri di Casa Pound e Forza Nuova organizzano una spedizione punitiva contro il servizio di “Chi l’ha visto” facendo irruzione nella sede della Rai a Roma,vengono mandate minacce di morte alla giornalista del servizio incriminato….
Dopo la manifestazione di Napoli e quella regionale di Pistoia dello scorso 24 ottobre scendiamo in piazza in ogni città, verso la costruzione di una mobilitazione nazionale antifascista a Napoli:

Alessandro, Elisabetta e Alessandro liberi!
Chiudere i covi di Casa Pound!
L’antifascismo non è reato e non si processa!


Circolo Proletari Comunisti Palermo Red Block
xinfo: prolcompa@libero.it ; redblock@alice.it

f.i.p.04/11/09