lunedì 1 agosto 2016

50° Anniversario della GRCP - I SEDICI PUNTI (8 agosto 1966)


Questo testo è noto anche con il titolo Risoluzione dell’undicesima sessione plenaria del Comitato centrale del Partito comunista cinese sulla grande Rivoluzione culturale proletaria.

1. La grande Rivoluzione culturale proletaria in corso è una grande rivoluzione che tocca gli uomini nel più profondo dell’animo e rappresenta una nuova tappa dello sviluppo della rivoluzione socialista nel nostro paese, una tappa caratterizzata da una maggiore profondità e ampiezza. Alla decima sessione plenaria dell’ottavo Comitato centrale del partito, il compagno Mao Tse-tung ha detto: “Per rovesciare un potere politico è sempre necessario, anzitutto, preparare l’opinione pubblica e lavorare in campo ideologico. Ciò è vero sia per le classi rivoluzionarie che per quelle controrivoluzionarie”. La pratica ha dimostrato che questa tesi del compagno Mao Tse-tung è assolutamente giusta. Benché sia stata rovesciata, la borghesia sta ancora tentando di usare le vecchie idee, la vecchia cultura, i vecchi costumi e le vecchie abitudini delle classi sfruttatrici per corrompere le masse, conquistarne la mente e preparare così il terreno per la propria restaurazione. Il proletariato deve fare proprio il contrario: deve rispondere colpo su colpo a ogni sfida lanciata dalla borghesia in campo ideologico e usare le nuove idee, la nuova cultura, i nuovi costumi e le nuove abitudini proletarie per trasformare la concezione del mondo dell’intera società. Attualmente il nostro obiettivo è quello di combattere e annientare quei dirigenti che hanno imboccato la via del capitalismo, criticare e ripudiare le “autorità” accademiche reazionarie della borghesia, l’ideologia della borghesia e di tutte le altre classi sfruttatrici e trasformare l’istruzione, la letteratura, l’arte e tutte le altre branche della sovrastruttura che non corrispondono alla base economica socialista, in modo da favorire il consolidamento e lo sviluppo del sistema socialista. 
2. Le masse degli operai, dei contadini, dei soldati, degli intellettuali rivoluzionari e dei quadri rivoluzionari formano la forza principale di questa grande Rivoluzione culturale. Un gran numero di giovani rivoluzionari, prima sconosciuti, ne sono divenuti i coraggiosi e audaci pionieri. Essi sono vigorosi nell’azione e intelligenti. Attraverso manifesti murali a grandi caratteri e ampi dibattiti esprimono liberamente le loro opinioni, denunciano e criticano le cose a fondo e lanciano risoluti attacchi contro i rappresentanti della borghesia che agiscono allo scoperto o di nascosto. In un movimento rivoluzionario di tale ampiezza, è quasi inevitabile che essi mostrino questa o quella insufficienza, ma il loro orientamento rivoluzionario fondamentale è stato giusto fin dall’inizio. Questa è la corrente principale della grande Rivoluzione culturale proletaria. È la direzione principale lungo la quale la grande Rivoluzione culturale proletaria continua ad avanzare. Dal momento che la Rivoluzione culturale è una rivoluzione, essa incontra inevitabilmente una resistenza. Questa resistenza viene principalmente da quei dirigenti che si sono infiltrati nel partito e hanno imboccato la via del capitalismo. Viene anche dalla forza delle vecchie abitudini della società. Attualmente questa resistenza è ancora molto forte e ostinata. Ma la grande Rivoluzione culturale proletaria costituisce, dopotutto, una tendenza generale irresistibile. Un gran numero di fatti ha dimostrato che tale resistenza crolla rapidamente una volta che le masse si sono pienamente mobilitate. Poiché la resistenza è piuttosto forte, la lotta conoscerà dei riflussi e perfino ripetuti riflussi. Ma ciò non è dannoso. Servirà a temprare il proletariato e gli altri lavoratori e specialmente le giovani generazioni, impartirà loro delle lezioni, fornirà loro dell’esperienza e li aiuterà a comprendere che la via della rivoluzione è tortuosa e tutt’altro che facile.
3. La riuscita di questa grande Rivoluzione culturale dipenderà dal fatto se la direzione del partito avrà o non avrà l’audacia di mobilitare pienamente le masse. Esistono attualmente quattro situazioni differenti per ciò che riguarda l’atteggiamento delle organizzazioni del partito ai diversi livelli nel dirigere il movimento della Rivoluzione culturale: 
3.1. I dirigenti dell’organizzazione di partito stanno alla testa del movimento e osano mobilitare completamente le masse. Mettono l’audacia al primo posto, sono militanti comunisti intrepidi e buoni allievi del presidente Mao. Sono favorevoli ai manifesti murali a grandi caratteri e ai grandi dibattiti. Incoraggiano le masse a denunciare i mostri e gli spiriti maligni di tutti i generi e anche a criticare le insufficienze e gli errori nel loro lavoro. Questo giusto metodo di direzione deriva dal fatto che essi mettono al primo posto la politica proletaria e hanno come guida il pensiero di Mao Tse-tung. 
3.2. In numerose organizzazioni i responsabili comprendono ancora molto male il loro ruolo di dirigenti in questa grande lotta, la loro direzione è lontana dall’essere seria ed efficace e, di conseguenza, si scoprono incompetenti e in una posizione di debolezza. Nel loro caso è la paura che prevale; si attaccano a vecchi modelli e regolamenti e si rifiutano di rompere con prassi convenzionali e di andare avanti. Essi sono stati presi alla sprovvista dal nuovo ordine di cose, l’ordine rivoluzionario delle masse, col risultato di vedere la loro direzione sorpassata dalla situazione, sorpassata dalle masse. 
3.3. In alcuni organismi i responsabili, che in passato hanno commesso questo o quell’errore, sono ancora più inclini a farsi prendere dalla paura, poiché temono che le masse li colgano in fallo. In realtà, se faranno una seria autocritica e accetteranno la critica delle masse, beneficeranno della comprensione del partito e delle masse per i loro errori. Ma se non lo faranno, continueranno a commettere errori e diverranno degli ostacoli per il movimento di massa. 
3.4. Altri organismi sono controllati da elementi che si sono infiltrati nel partito e hanno preso la via del capitalismo. Questi elementi, che detengono posizioni di potere, hanno un’estrema paura di essere smascherati dalle masse e quindi cercano tutti i pretesti per reprimere il movimento di massa. Ricorrono a manovre come quelle di stornare l’attacco dai veri obiettivi e di far passare il nero per bianco, nel tentativo di condurre il movimento fuori strada. Quando si trovano isolati e non possono più continuare ad agire come prima, ricorrono ad altri intrighi, pugnalando la gente alle spalle, spargendo voci tendenziose e mascherando il più possibile la distinzione fra rivoluzione e controrivoluzione, tutto ciò allo scopo di attaccare i rivoluzionari. Ciò che il Comitato centrale chiede ai comitati di partito a tutti i livelli è di continuare a dare una giusta direzione, di mettere l’audacia al primo posto, di mobilitare coraggiosamente le masse, di cambiare lo stato di debolezza e incompetenza laddove esiste, di incoraggiare i compagni che hanno commesso errori ma vogliono correggerli a liberarsi dalle loro remore mentali e a partecipare alla lotta e di destituire dalle loro cariche tutti quei dirigenti che hanno preso la via del capitalismo, in modo da rendere possibile la ripresa della direzione da parte dei rivoluzionari proletari.
4. Nella grande Rivoluzione culturale proletaria le masse possono liberarsi solo da se stesse e qualunque metodo diretto ad agire al loro posto deve essere abbandonato. Bisogna avere fiducia nelle masse, contare su di loro e rispettare la loro iniziativa. Gettate via la paura. Non vi spaventate dei disordini. Il presidente Mao ci ha spesso ripetuto che una rivoluzione non può essere raffinata, delicata, moderata, amabile, cortese, misurata e magnanima. Lasciate che le masse si educhino in questo grande movimento rivoluzionario e imparino a distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, ciò che è un modo di agire corretto da ciò che non lo è. Fate il più ampio uso di manifesti murali a grandi caratteri e di vasti dibattiti per discutere i problemi, in modo che le masse possano esprimere le loro giuste vedute, criticare quelle sbagliate e denunciare tutti i mostri e gli spiriti maligni. In questo modo le masse potranno elevare la loro coscienza politica nel corso della lotta, accrescere le loro capacità e le loro attitudini, distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e tracciare una netta linea di demarcazione fra il nemico e loro. 


5. Chi sono i nostri nemici? Chi sono i nostri amici? Questa è una questione di fondamentale importanza per ogni rivoluzione ed è una questione di fondamentale importanza anche per la grande Rivoluzione culturale. La direzione del partito dev’essere in grado di stabilire con esattezza qual è la sinistra, di allargare e rafforzare le sue file e fare risoluto affidamento sulla sinistra rivoluzionaria. Solo così nel corso del movimento potrà isolare completamente gli elementi più reazionari della destra, guadagnare dalla propria parte il centro e unirsi alla grande maggioranza in modo da realizzare alla fine di questo processo l’unità di oltre il 95 per cento dei quadri e di oltre il 95 per cento delle masse. Concentrate tutte le vostre forze per colpire il piccolo gruppo ultrareazionario di elementi borghesi di destra e di revisionisti controrivoluzionari, denunciate e criticate a fondo i loro crimini contro il partito, contro il socialismo e contro il pensiero di Mao Tse-tung in modo da isolarli al massimo. L’attuale movimento mira a colpire soprattutto coloro che detengono posti di direzione nel partito e che hanno imboccato la via del capitalismo. Bisogna aver cura di fare una netta distinzione fra gli elementi di destra antipartito e antisocialisti e coloro che, pur sostenendo il partito e il socialismo, hanno detto o fatto qualcosa di sbagliato, oppure hanno scritto qualche brutto articolo o altre cose del genere. Bisogna aver cura di fare una netta distinzione fra i “signori della cultura” reazionari e le “autorità” reazionarie borghesi da un lato e coloro che hanno la normale mentalità accademica borghese dall’altro. 
6. Bisogna fare una netta distinzione fra i due differenti tipi di contraddizione: le contraddizioni in seno al popolo e quelle fra il nemico e noi. Le contraddizioni in seno al popolo non devono essere trasformate in contraddizioni fra il nemico e noi; né le contraddizioni fra il nemico e noi devono essere considerate come contraddizioni in seno al popolo. È normale che ci siano opinioni differenti fra le masse. Il confronto fra opinioni diverse è inevitabile, necessario e utile. Nel corso di un normale e aperto dibattito le masse sapranno affermare ciò che è giusto, correggere ciò che è sbagliato e raggiungere gradualmente l’unanimità. Il metodo da usare nei dibattiti è quello di presentare dei fatti, ragionarci sopra e persuadere attraverso il ragionamento. Qualunque metodo diretto a forzare una minoranza che ha opinioni differenti a sottomettersi non è ammissibile. La minoranza deve essere protetta, poiché talvolta la verità è dalla sua parte. Ma anche se ha torto, bisogna sempre permetterle di sostenere la propria causa e di conservare le proprie opinioni. In un dibattito bisogna ricorrere al ragionamento e non alla coercizione o alla forza. Nel corso del dibattito ogni rivoluzionario deve essere in grado di riflettere da solo e deve sviluppare lo spirito comunista di osare pensare, osare parlare e osare agire. Premesso che essi hanno lo stesso orientamento generale, i compagni rivoluzionari, per rafforzare l’unità, devono evitare di fare discussioni senza fine su questioni secondarie. 
7. In alcune scuole, alcuni responsabili di organismi o gruppi di lavoro della Rivoluzione culturale hanno organizzato contrattacchi nei confronti delle masse che hanno affisso manifesti murali a grandi caratteri contro di loro. Hanno perfino lanciato parole d’ordine come queste: opporsi ai dirigenti di un organismo o a un gruppo di lavoro significa opporsi al Comitato centrale del partito, significa opporsi al partito e al socialismo, significa fare una controrivoluzione. In questo modo, è inevitabile che essi finiscano per colpire degli autentici attivisti rivoluzionari. Questo è un errore d’orientamento, un errore di linea ed è assolutamente inammissibile. Alcune persone che risentono di gravi errori ideologici e, in particolar modo, alcuni elementi antipartito e antisocialisti di destra, approfittano di alcune insufficienze e di alcuni errori nel movimento di massa per spargere voci tendenziose e calunnie e provocare disordini, stigmatizzando deliberatamente una parte delle masse come “controrivoluzionari”. È necessario stare in guardia contro questi “borsaioli” e denunciare in tempo i loro trucchi. Nessuna misura deve essere presa contro studenti di università, istituti, scuole secondarie e primarie per questioni che sorgono nel corso del movimento, eccezion fatta per i controrivoluzionari attivi contro i quali ci siano prove evidenti di assassinio, incendio, avvelenamento, sabotaggio o furto di segreti di Stato e i cui casi dovranno essere trattati secondo la legge. Per evitare che la lotta sia deviata dal suo obiettivo principale, non è permesso incitare, qualunque ne sia il pretesto, una parte delle masse a lottare contro un’altra parte o un gruppo di studenti contro un altro gruppo di studenti. Anche se si tratta di provati elementi di destra, i loro problemi devono essere trattati caso per caso in una successiva fase del movimento.
8. I quadri rientrano grossomodo nelle quattro categorie seguenti: 
1. buoni; 
2. relativamente buoni; 
3. coloro che hanno commesso errori gravi ma che non sono diventati elementi di destra antipartito e antisocialisti; 
4. un piccolo numero di elementi di destra antipartito e antisocialisti. In linea di massima, le prime due categorie (i buoni e i relativamente buoni) costituiscono la grande maggioranza. Gli elementi di destra antipartito e antisocialisti devono essere completamente smascherati, colpiti duramente, criticati e completamente screditati e la loro influenza deve essere eliminata. Allo stesso tempo, però, deve essere lasciata loro la possibilità di riprendere la giusta via. 


9. Molte cose nuove sono cominciate ad apparire nel corso della grande Rivoluzione culturale proletaria. I gruppi e i comitati della Rivoluzione culturale e le altre forme d’organizzazione create dalle masse in numerose scuole e in numerosi organismi costituiscono qualche cosa di nuovo e di grande importanza storica. Questi gruppi, questi comitati della Rivoluzione culturale e i loro congressi sono le eccellenti nuove forme d’organizzazione nelle quali le masse si educano sotto la direzione del partito comunista. Essi sono un ponte eccellente che permette al nostro partito di mantenere uno stretto contatto con le masse. Sono organi di potere della Rivoluzione culturale proletaria. La lotta del proletariato contro le vecchie idee, la vecchia cultura, i vecchi costumi e le vecchie abitudini tramandate da tutte le classi sfruttatrici nel corso di millenni, richiederà necessariamente un periodo di tempo estremamente lungo. Di conseguenza, i gruppi, i comitati e i congressi della Rivoluzione culturale non devono essere organizzazioni temporanee ma permanenti, organizzazioni di massa permanenti che rimarranno in funzione per lungo tempo. Essi sono adatti non solo agli istituti d’insegnamento e agli organismi statali, ma generalmente anche alle fabbriche, alle miniere e alle altre imprese, ai quartieri delle città e ai villaggi. È necessario istituire un sistema di elezioni simile a quello della Comune di Parigi per eleggere i membri dei gruppi e dei comitati e i loro delegati ai congressi della Rivoluzione culturale. Le liste dei candidati devono essere proposte dalle masse rivoluzionarie dopo ampie consultazioni e le elezioni si dovranno tenere solo dopo che le masse avranno discusso ripetutamente queste liste. Le masse hanno in ogni momento il diritto di criticare i membri dei gruppi e dei comitati e i loro delegati ai congressi della Rivoluzione culturale. Se questi membri o delegati si dimostrano incapaci, possono essere sostituiti mediante elezioni o destituiti dalle masse dopo opportune discussioni. I gruppi, i comitati e i congressi della Rivoluzione culturale negli istituti scolastici devono essere composti essenzialmente da rappresentanti degli studenti rivoluzionari. Devono però comprendere anche un certo numero di rappresentanti degli insegnanti e dei lavoratori rivoluzionari. 
10. Trasformare il vecchio sistema d’istruzione, i vecchi principi e metodi d’insegnamento è uno dei compiti più importanti della grande Rivoluzione culturale proletaria. In questa grande rivoluzione, il fenomeno del dominio degli intellettuali borghesi nelle nostre scuole deve essere completamente eliminato. In ogni tipo di scuola bisogna applicare a fondo la politica formulata dal compagno Mao Tse-tung secondo la quale l’istruzione deve essere al servizio della politica proletaria e deve combinarsi con il lavoro produttivo, in modo da mettere in grado coloro che ricevono un’istruzione di svilupparsi moralmente, intellettualmente e fisicamente e diventare dei lavoratori con una coscienza e una cultura socialiste. La durata degli studi deve essere ridotta. I programmi devono essere ridotti e migliorati. Le materie d’insegnamento devono essere radicalmente trasformate, cominciando col semplificare in certi casi le materie più complesse. Pur dedicandosi principalmente agli studi, gli studenti devono apprendere anche altre cose. Devono cioè non solo istruirsi culturalmente, ma apprendere anche il lavoro industriale, agricolo e l’arte militare, devono partecipare alle lotte della Rivoluzione culturale per criticare la borghesia. 
11. Nel corso del movimento di massa della Rivoluzione culturale, dobbiamo combinare nel modo giusto la critica dell’ideologia borghese e feudale con la propaganda della concezione proletaria del mondo, del marxismo-leninismo e del pensiero di Mao Tse-tung. Bisogna organizzare la critica ai rappresentanti tipici della borghesia che si sono infiltrati nel partito e alle “autorità” accademiche reazionarie della borghesia; questa critica deve includere quella di tutte le idee reazionarie nella filosofia, nella storia, nell’economia politica, nella pedagogia, nelle teorie e nelle opere letterarie e artistiche, nelle scienze naturali e in altri campi ancora. Qualsiasi critica apertamente diretta contro qualcuno a mezzo stampa deve essere prima discussa dal comitato di partito allo stesso livello e, in alcuni casi, sottoposta all’approvazione del comitato di partito del livello superiore. 
12. Nel corso dell’attuale movimento dobbiamo continuare ad applicare la politica di “unità-critica-unità” nei confronti degli scienziati, dei tecnici e del personale ordinario, purché siano patrioti, lavorino attivamente, non si oppongano al partito e al socialismo e non mantengano traffici illeciti con l’estero. Particolare attenzione 97 deve essere rivolta agli scienziati e ai membri del personale tecnico e scientifico che hanno dato importanti contributi. Dobbiamo sforzarci di aiutarli a trasformare gradualmente la loro concezione del mondo e il loro stile di lavoro. 


13. L’attuale Rivoluzione culturale proletaria in corso ha il suo centro catalizzatore nelle istituzioni culturali ed educative e negli organi dirigenti del partito e del governo nelle città grandi e medie. La grande Rivoluzione culturale ha arricchito il Movimento di educazione socialista sia nelle città che nelle campagne e l’ha portato a un livello più alto. Dobbiamo sforzarci di condurre questi due movimenti combinandoli strettamente l’uno con l’altro. A questo scopo le varie zone e i vari dipartimenti devono prendere opportuni provvedimenti alla luce delle condizioni specifiche. Il Movimento di educazione socialista attualmente in corso nelle campagne e nelle imprese situate nelle città non dovrà essere modificato laddove le disposizioni iniziali risultano appropriate e il movimento procede bene, ma deve anzi continuare secondo le direttive originarie. Tuttavia i problemi che stanno sorgendo nel corso di questa grande Rivoluzione culturale proletaria devono essere sottoposti al momento opportuno alla discussione delle masse, in modo da rafforzare ulteriormente l’ideologia proletaria e liquidare l’ideologia borghese. In alcuni posti la grande Rivoluzione culturale proletaria viene usata come un centro motore per dare impulso al Movimento di educazione socialista e condurre un’opera di risanamento in campo politico, ideologico, organizzativo ed economico. Ciò può essere fatto se il comitato locale di partito lo ritiene opportuno. 
14. Lo scopo della grande Rivoluzione culturale proletaria è rivoluzionare l’ideologia del popolo in modo da ottenere in tutti i campi della produzione risultati maggiori, più rapidi, migliori e più economici. Se le masse sono pienamente mobilitate e si prendono disposizioni adeguate, si può assicurare lo sviluppo sia della Rivoluzione culturale che della produzione senza che l’una ostacoli l’altra e garantire la buona qualità del lavoro in tutti i campi. La grande Rivoluzione culturale proletaria costituisce una potente forza motrice per lo sviluppo delle forze produttive sociali del nostro paese. Ogni idea diretta a contrapporre la grande Rivoluzione culturale allo sviluppo della produzione è sbagliata. 
15. Nelle forze armate la Rivoluzione culturale e il Movimento di educazione socialista devono essere condotti secondo le istruzioni della Commissione militare del Comitato centrale del partito e del Dipartimento politico generale dell’Esercito popolare di liberazione. 
16. Nella grande Rivoluzione culturale proletaria è indispensabile tenere alta la grande bandiera rossa del pensiero di Mao Tse-tung e mettere la politica proletaria al posto di comando. Il movimento per lo studio e l’applicazione creativa delle opere del presidente Mao deve diffondersi fra le masse degli operai, dei contadini, dei soldati, dei quadri e degli intellettuali e il pensiero di Mao Tse-tung deve essere preso come guida per l’azione nella Rivoluzione culturale. In questa grande e complessa Rivoluzione culturale i comitati di partito ai diversi livelli devono studiare e applicare nel modo più coscienzioso e creativo le opere del presidente Mao. In particolare essi devono studiare e ristudiare più volte gli scritti del presidente Mao sulla Rivoluzione culturale e sui metodi di direzione del partito, quali Sulla nuova democrazia, Discorsi alla conferenza di Yenan sulla letteratura e l’arte, Sulla giusta soluzione delle contraddizioni in seno al popolo, Discorso alla Conferenza nazionale di propaganda del Partito comunista cinese, Alcune questioni riguardanti i metodi di direzione, Metodi di lavoro dei comitati di partito. I comitati di partito a tutti i livelli devono uniformarsi alle istruzioni che il presidente Mao ha dato da anni, in particolare quella di applicare rigorosamente la linea di massa, “dalle masse alle masse” e di essere allievi delle masse prima di esserne i maestri. Devono sforzarsi di evitare le vedute unilaterali o limitate. Devono incoraggiare la dialettica materialista e opporsi alla metafisica e alla scolastica. Sotto la guida del Comitato centrale del partito diretto dal compagno Mao Tsetung, la grande Rivoluzione culturale proletaria riporterà sicuramente una brillante vittoria.





venerdì 29 luglio 2016

LIN PIAO SI OPPONEVA ALLA GRANDE RIVOLUZIONE CULTURALE PROLETARIA (18 giugno 1974)


Estratti dell’articolo firmato dal gruppo di critica dell’Università di Pechino e dell’Università Chinghua e pubblicato sul Quotidiano di Pechino. Questo testo è uno di quelli che la redazione delle Opere di Mao Tse-tung ha ritenuto utile pubblicare assieme ai testi redatti da Mao Tse-tung o redatti sotto la sua direzione. Essi sono redatti da organismi o portavoci della linea e protagonisti delle iniziative politiche dirette da Mao Tse-tung e, a parere della redazione, aiuteranno il lettore a conoscere meglio sia la lotta di classe nel cui contesto si inserisce il pensiero di Mao Tse-tung sia la comprensione che di essa ebbero i suoi più vicini compagni di lotta.

Nel Progetto di lavoro 571 Lin Piao lasciava perfidamente capire che questa rivoluzione era “di estrema sinistra” al solo fine di negarla sul piano della linea politica. Lin Piao nutriva un odio implacabile verso la grande tempesta che scuoteva il revisionismo; in preda al panico, si aiutava con la regola di condotta di Confucio “tenersi nel giusto mezzo” e con la teoria revisionista “due si fondono in uno” per contestare la lotta di classe e la lotta tra le due linee durante il periodo del socialismo. Sono stati i maneggi da lui fatti nella Rivoluzione culturale che hanno svelato i suoi intenti criminali. Nel 1966, tre giorni dopo la pubblicazione della Circolare del 16 maggio del Comitato centrale del Partito comunista cinese, vasto programma della Rivoluzione culturale definito sotto la personale direzione del presidente Mao, Lin Piao pronunciò a proposito del “colpo di Stato” un perfido discorso nel quale respingeva la lotta di classe e la lotta tra le due linee, la necessità di questa grande rivoluzione, la teoria marxista, la direzione del partito e il fatto che le masse popolari fanno la storia. Si opponeva così radicalmente alla linea fondamentale del partito e alla teoria, alla linea, ai principi e alle misure politiche di questa rivoluzione avanzati dal presidente Mao nella circolare e cercava di indirizzare, sin dall’inizio, la rivoluzione su una falsa strada. Nel momento in cui essa era al suo apice, Lin Piao tentava in tutti i modi di farla deviare dal suo orientamento generale. La definì un movimento di critica del “partito al potere” e lanciò la parola d’ordine “Bisogna dirigere la lotta contro un pugno di dirigenti dell’esercito” e arrivò al punto di proclamare che la presente rivoluzione aveva lo scopo di combattere coloro che avevano fatto quella del passato, così che il nostro partito, il nostro esercito e tutto il proletariato diventarono i bersagli dei suoi attacchi nella speranza che la dittatura del proletariato fosse sostituita da quella della borghesia. Nascosti nell’ombra, Lin Piao e i suoi fidi tramarono complotti su complotti, suscitarono il frazionismo borghese, disgregarono i ranghi rivoluzionari e spinsero le masse alla violenza per sabotare le grandi disposizioni strategiche del presidente Mao e attentare alla rivoluzione e alla produzione. Issarono apertamente la bandiera a brandelli della dottrina di Confucio e di Mencio nella vana speranza che la dittatura dei proprietari terrieri e della borghesia si esercitasse di nuovo sul proletariato nella sovrastruttura, settore della cultura compreso. Alla vigilia del nono Congresso del partito, Lin Piao, in connivenza con Chen Po-ta, elaborò un rapporto che avanzava la “teoria delle forze produttive” in opposizione alla linea fondamentale del partito e alla rivoluzione ininterrotta sotto la dittatura del proletariato e, in fin dei conti, a questa Rivoluzione culturale. Dopo il congresso Lin Piao e uno dei suoi fanatici partigiani scrissero più volte quest’iscrizione: “In ogni tempo e in ogni cosa, ciò che solo importa è moderarsi e far ritorno ai riti”. Riprendendo il precetto confuciano, essi lanciarono un attacco astioso contro la Rivoluzione culturale e tutti i movimenti politici sorti dopo la nascita della nuova Cina per riabilitare un pugno di geni malefici i cui capifila incarnavano le linee opportuniste. Secondo questo programma reazionario di restaurazione del capitalismo, Lin Piao e i suoi seguaci organizzarono a due riprese dei colpi di Stato controrivoluzionari che fallirono. Controrivoluzionario doppiogiochista, Lin Piao camuffò spesso le sue vere intenzioni. Nel tentativo di fomentare dei disordini, un pugno di nemici, compresi i suoi seguaci, dichiararono ipocritamente che la linea di Lin Piao era di “estrema sinistra” nell’essenza e col pretesto di combatterla denigrarono quel movimento di massa che era la Rivoluzione culturale, le sue realizzazioni e la linea rivoluzionaria proletaria del presidente Mao per negare radicalmente la Rivoluzione culturale e riabilitare la linea revisionista di Liu Shao-chi. Tutti questi perfidi complotti dovevano essere sventati. Lo scoppio della Rivoluzione culturale con la partecipazione di centinaia di milioni di persone è una logica conseguenza della lotta lunga e aspra nel periodo socialista tra le due classi, le due vie e le due linee. Il presidente Mao ha fatto la sintesi profonda dell’esperienza storica, positiva e negativa, acquisita sia all’interno che all’esterno del paese sotto la dittatura del proletariato e ha avanzato la teoria della continuazione della rivoluzione sotto questa dittatura, definendo, per il nostro partito, la linea fondamentale per tutto il periodo storico del socialismo. Ripetutamente egli ha dichiarato al partito e al popolo che la lotta di classe sarebbe stata lunga, mettendoli in guardia contro il pericolo di restaurazione del capitalismo e la comparsa da noi del revisionismo, più particolarmente in seno al Comitato centrale del nostro partito. Un pugno di dirigenti del partito impegnati nella via capitalista incarnano la borghesia in seno al nostro partito: sono questi i nemici più pericolosi della dittatura del proletariato. La grande Rivoluzione culturale proletaria ha permesso di “mobilitare le grandi masse apertamente, in tutti i campi, a partire dalla base, in modo che esse denuncino il nostro lato oscuro” e ha mirato principalmente ai dirigenti del partito impegnati nella via capitalista. È questo, tra gli altri, un nuovo e importante contributo apportato dal presidente Mao alla teoria e alla pratica marxiste-leniniste. 97 Tramite la Rivoluzione culturale, su tutti i fronti del nostro paese regna una situazione eccellente, situazione che si esplica attraverso i profondi cambiamenti sopraggiunti nei rapporti di forza tra le classi: la dittatura del proletariato è consolidata e il proletariato ha acquisito una superiorità sempre più evidente e sempre più schiacciante sulla borghesia. Engels ha osservato: nella società divisa in classi, “ciò che per gli uni è un bene è necessariamente un male per gli altri, ogni liberazione di una classe è oppressione per un’altra classe”. Per questo, partendo da posizioni diverse, le diverse classi hanno un punto di vista completamente diverso sulla situazione. Se ci si attiene alla posizione del proletariato e se si analizzano i problemi alla luce del marxismo-leninismo, si giudica eccellente la situazione della grande Rivoluzione culturale. Lenin ha sempre apprezzato molto i periodi rivoluzionari di sviluppo dell’umanità considerandoli come “i momenti più vitali, importanti, essenziali e decisivi della storia delle società umane”. Nel corso di questi periodi, le classi rivoluzionarie si sollevano per rovesciare le classi reazionarie, abbattere un regime, un ordine e una cultura superati e corrotti e aprire una larga via all’espansione delle forze produttive sociali. Affermare che la grande Rivoluzione culturale è in un’eccellente situazione significa confermare le riforme rivoluzionarie socialiste e sostenere la continuazione della rivoluzione sotto la dittatura del proletariato e, in ultima analisi, la linea fondamentale del partito. È naturale che i proprietari terrieri, la borghesia e le altre forze reazionarie che hanno subito colpi micidiali nel corso della Rivoluzione culturale giudichino cattiva questa situazione, peggiore di quella esistente in passato. Come potrebbe essere altrimenti? È anche naturale che Lin Piao e i suoi seguaci abbiano la stessa opinione. Come ha detto il presidente Mao: “Se siamo attaccati dal nemico, è una buona cosa, perché questo prova che abbiamo tracciato una linea di demarcazione ben netta tra il nemico e noi. Se il nemico ci attacca con violenza, dipingendoci con le tinte più sinistre e denigrando tutto quello che facciamo, è ancora meglio, perché ciò prova non solo che abbiamo stabilito una linea di demarcazione netta tra il nemico e noi, ma anche che abbiamo riportato dei successi notevoli nel nostro lavoro”. Se Lin Piao calunniava la Rivoluzione culturale dicendo che apriva prospettive oscure, era per preparare l’opinione pubblica al colpo di Stato reazionario, all’usurpazione della direzione del partito e alla conquista del potere dello Stato. La comparsa di nuove realizzazioni caratterizza le epoche di grandi trasformazioni sociali. Esse minacciano necessariamente l’esistenza e gli interessi delle classi decadenti: il come valutare le cose nuove apparse in queste epoche costituisce un punto caldo della lotta di classe. All’epoca Primavera e Autunni (770-476 a.C.) e in quella dei Regni combattenti (475-221 a.C.), i rappresentanti della scuola legista criticavano duramente il vecchio sistema dei proprietari di schiavi e appoggiavano con tutte le loro forze le riforme, rispondenti agli interessi della classe dei proprietari terrieri in ascesa. Confucio al contrario si dedicava anima e corpo al mantenimento del sistema schiavista, il sistema più reazionario, sinistro e corrotto, che era in difficoltà e faceva l’impossibile per opporsi alla nuova struttura economica, sociale, alla classe in ascesa, alla nuova ideologia e a tutti coloro che impersonavano il progresso. 
La triplice unione di persone anziane, di persone di mezza età e di giovani, i lavori rivoluzionari modello, l’insediamento in campagna da parte di giovani istruiti, le Scuole dei quadri del 7 maggio, gli studenti operai-contadini-soldati, i medici “dai piedi scalzi” e il sistema di quota medica, tutte queste creazioni della Rivoluzione culturale le dobbiamo alla rivoluzione socialista nella sovrastruttura e alla critica della dottrina di Confucio e di Mencio. Combattendole violentemente, Lin Piao provava semplicemente di essere diventato il rappresentante che le forze sociali più reazionarie e corrotte speravano. D’altronde, il fatto che venerasse Confucio, combattesse la scuola legista e denigrasse la Rivoluzione culturale non è un fenomeno isolato. Sul piano internazionale, l’imperialismo, il revisionismo e la reazione non smettono mai, neanche per un solo giorno, di calunniare e insultare questa rivoluzione; all’interno, un pugno di nemici di classe la maledice, apertamente o nell’ombra. Nettamente ostile alle riforme sociali e al progresso della società, quest’accozzaglia di autentici discendenti di Confucio si oppongono alla Rivoluzione culturale e auspicano il ritorno della linea revisionista. Costoro hanno formato forze restauratrici borghesi sulle quali Lin Piao ha fatto affidamento per produrre il suo Progetto di lavoro 571. Un elenco di questi criminali ce li farà conoscere meglio: elementi dell’ossatura del Kuomintang, proprietari terrieri e despoti, burocrati e capitalisti reazionari o loro fedeli discepoli, destra borghese, rinnegati, agenti segreti e responsabili impegnati nella via capitalista smascherati durante la Rivoluzione culturale e, infine, lacchè dell’imperialismo e del socialimperialismo. Tutta questa varietà di nemici della Rivoluzione culturale si prodigava per restaurare la dittatura fascista feudale compradora rovesciata e per fare della Cina un paese semicoloniale e semifeudale, una colonia del socialimperialismo sovietico. Il precetto della “moderazione e del ritorno ai riti” vantato da Lin Piao, precetto che risponde puntualmente alle aspirazioni dei nostri nemici interni ed esterni, ha lo stesso contenuto di classe della dichiarazione di Chiang Kai-shek che parla di “combattere il comunismo per ristabilire il suo regime in Cina”. È quindi evidente che l’esistenza di idee reazionarie che contestano la Rivoluzione culturale è spiegata con l’esistenza, all’interno del paese, di proprietari terrieri, di contadini ricchi, di controrivoluzionari, di cattivi elementi, di elementi di destra e della cricca di Chiang Kai-shek e, all’esterno, dell’imperialismo, del revisionismo e della reazione, che costituiscono la base di classe dell’ideologia avversa. La lotta pro o contro la Rivoluzione culturale è una lotta intransigente tra la restaurazione e la controrestaurazione, una lotta continua tra il Kuomintang e il partito comunista. Dobbiamo assolutamente renderci conto che questa lotta sarà lunga e complessa e che il fallimento di Lin Piao non ne comporta affatto la fine. Lasciamo a questo punto la parola al presidente Mao: “Nella rivoluzione, la questione di sapere chi avrà la meglio non sarà risolta che al termine di un periodo storico molto lungo. Se non agiamo come dobbiamo, la restaurazione del capitalismo può verificarsi in ogni momento. I membri del partito e tutto il popolo non devono credere che tutto andrà bene dopo una o due, o anche dopo tre o quattro grandi rivoluzioni culturali. Restiamo in guardia, non allentiamo mai la nostra vigilanza”.

martedì 26 luglio 2016

50° Anniversario della GRCP - VIVA LA VITTORIA COMPLETA DELLA GRANDE RIVOLUZIONE CULTURALE PROLETARIA! (6 settembre 1968)


Editoriale pubblicato dal Quotidiano del popolo e dal Quotidiano dell’Esercito popolare di liberazione. Questo testo è uno di quelli che la redazione delle Opere di Mao Tse-tung ha ritenuto utile pubblicare assieme ai testi redatti da Mao Tse-tung o redatti sotto la sua direzione. Essi sono redatti da organismi o portavoci della linea e protagonisti delle iniziative politiche dirette da Mao Tse-tung e, a parere della redazione, aiuteranno il lettore a conoscere meglio sia la lotta di classe nel cui contesto si inserisce il pensiero di Mao Tsetung sia la comprensione che di essa ebbero i suoi più vicini compagni di lotta. È tuttavia improbabile che Mao Tse-tung condividesse la tesi che la vittoria era completa e che quindi la Rivoluzione culturale era terminata. Questa tesi verrà espressamente negata nel Rapporto al nono Congresso nazionale del Partito comunista cinese (in questo volume).

Dei canti di trionfo risuonano al sud e al nord del Tianshan, l’altopiano del Tibet è inondato di luce. Nel momento stesso in cui nella Cina intera militari e civili, centinaia di milioni d’uomini, vanno trionfalmente avanti, sotto l’impulso delle recenti direttive del presidente Mao, sono stati simultaneamente e trionfalmente fondati i comitati rivoluzionari della regione autonoma del Tibet e della regione autonoma uigura del Sinkiang, due regioni che costituiscono rispettivamente i nostri avamposti a sud-ovest e nord-ovest nella lotta contro l’imperialismo e il revisionismo! Così tutte le province (a eccezione di quella di Taiwan), municipalità dipendenti direttamente dalle autorità centrali e regioni autonome del paese, hanno fondato il loro comitato rivoluzionario. Il paese intero è rosso ed è questo un capitolo tra i più grandiosi, un avvenimento eccezionale nel cammino verso la vittoria completa della grande Rivoluzione culturale proletaria; questo indica che, nel suo complesso, il movimento entra su scala nazionale nella fase lotta-criticatrasformazione. Si tratta di una grande vittoria dell’invincibile pensiero di Mao Tsetung, di una grande vittoria della linea rivoluzionaria proletaria del presidente Mao, di un esaltante avvenimento nella vita politica del nostro popolo, forte di 700 milioni di uomini. Noi indirizziamo le nostre calorose felicitazioni alle popolazioni rivoluzionarie plurinazionali del Tibet e del Sinkiang, a tutti i comandanti e combattenti delle unità dell’Esercito popolare di liberazione della Cina in quelle regioni e ai dissodatori del corpo d’armata di produzione e di edificazione della regione militare del Sinkiang!

venerdì 22 luglio 2016

TURCHIA - EMERGENZA INTERNAZIONALE - APPELLO DI PROLETARI COMUNISTI - PCm ITALIA



comunicato urgente

QUALE CHE SIANO STATE LE VICENDE CONCRETE DEL GOLPE TENTATO-MANCATO-AUTOGOLPE..
LA REALTA’  ORA E’ UNA SOLA:
ERDOGAN IL SUO PARTITO I SUOI MILITARI EDIFICANO UNA FEROCE DITTATURA FASCISTA ISLAMICA AL SERVIZIO DEI PADRONI E DI TUTTE LE CLASSI DOMINANTI PARASSITARIE
NON SOLO TUTTI I DIRITTI DI OGNI GENERE E TIPO VENGO CANCELLATI E IN PARTICOLARE QUELLI DI OPERAI – DONNE – STUDENTI E DOCENTI – INTELLETTUALI, GIORNALISTI ECC.
MA SONO A RISCHIO VITA CENTINAIA DI DI MIGLIAIA DI OPPOSITORI – DECINE DI MIGLIAIA DI PRIGIONIERI POLITICI E MILITANTI DELLE ORGANIZZAZIONI RIVOLUZIONARIE DI OGNI E TENDENZA
E SONO A RISCHIO GENOCIDIO LE POPOLAZIONI DEL NORD KURDISTAN
SONO A RISCHIO  ESPULSIONE E MASSACRI DECINE DI MIGLIAIA DI MIGRANTI,
LA TURCHIA E’ UN PAESE CHIAVE PER GLI IMPERIALISTI USA, PER LA NATO, PER GLI STATI E GOVERNI IMPERIALISTI EUROPEI - E’ IN UNA FASE DI LEGAME E COPERTURA DA PARTE DELLO STATO D’ISRAELE E LA RUSSIA DI PUTIN – E’ COLLOCATO AL CENTRO DELL’AGGRESSIONE IMPERIALISTA NEL MEDIORIENTE – GOLFO PERSICO, MONDO ARABO E NEL PRINCIPALE FOCOLAIO DI TENSIONE VERSO LA GUERRA MONDIALE DEL MONDO
BISOGNA SVILUPPARE IL PIU’ AMPIO MOVIMENTO DI DENUNCIA E ISOLAMENTO DEL REGIME DI ERDOGAN
IL PIU’ AMPIO MOVIMENTO DI SOLIDARIETA’ CON LE MASSE PROLETARIE, GIOVANILI, FEMMINILI, CON LE FORZE RIVOLUZIONARIE TURCHE E TUTTE LE FORZE DI OPPOSIZIONE DEMOCRATICA IN TURCHIA, CON TUTTE LE FORZE DEL MOVIMENTO DI AUTODERMINAZIONE NAZIONALE KURDO,
UN MOVIMENTO ANTIFASCISTA, ANTI INTEGRALISMO ISLAMICO, ANTIMPERIALISTA
OGNI PAESE D’EUROPA DEVE ESSERE TERRENO DI QUESTO MOVIMENTO
I PAESI NATO E EUROPEI DEVONO ESSERE COINVOLTI E LE AMBASCIATE TURCHE E LE ISTITUZIONI DI QUESTI PAESI ASSEDIATI
OGNI INIZIATIVA, DI MASSA E DI AVANGUARDIA, PACIFICA E NON, SONO NECESSARIE PER RAGGIUNGERE LO SCOPO

PROLETARI COMUNISTI – PCm Italia
20 luglio 2016

mercoledì 20 luglio 2016

Massimo sostegno agli attacchi alla polizia serial killer USA - onore a Gavin Long, costruire il Black Panther Party adatto ai nostri giorni

da odiodeclase


Gavin Long, el exmarine afroamericano de Kansas City que mató a tres policías en Baton Rouge (Louisiana), vivía preocupado por las injusticias cometidas contra los negros en Estados Unidos y decidió hacer justicia.
Al día siguiente de la masacre de cinco policías en Dallas, había publicado en YouTube un video revelador: “Esto es justicia”.
Su ataque en Baton Rouge fue una auténtica emboscada, según confirmaron los investigadores. Una trampa “meticulosamente planificada”.
“Quería atacar a los policías, su objetivo era precisamente la policía, como revelan sus movimientos y sus acciones”, explicaron las autoridades.
Long publicó más de un video en Internet en las últimas semanas, y en algunos incitaba claramente a reaccionar frente a la prepotencia y el uso de la violencia de parte de los agentes.
En Facebook se había registrado con un pseudónimo, Cosmo Setepenra. “Justicia para todos los afroamericanos”, “no basta conocer los propios derechos, hay que hacerlos valer”, había escrito en uno de sus últimos mensajes, junto a una foto de dos niños negros.
Long, que en los últimos días había estado en Dallas, tenía en el bolsillo una ficha de la Washitaw Nation, un movimiento nacionalista afroamericano que estuvo alguna vez en la mira del FBI.

Brutalidad policial en EEUU abre más la brecha social

librered.net

otto video sulla uccisione dei neri da parte della polizia razzista

 Eric Garner (43anni), Staten Island, Nueva York 17 luglio  2014


Michael Brown (18 anni), Ferguson, Missouri 9 agosto  2014


Tamir Rice (12 anni) Cleveland, Ohio 26 novembre  2014


David Kassick (59 anni), Hanover, Pennsylvania
 2 febbraio  2015



Walter Scott (50 anni), North Charleston, Carolina del Sur 4 aprile 2015


Eric Harris (44 anni), Tulsa, Oklahoma
 2 aprile 2015


Laquan Mcdonald (17 anni), Chicago, Illinois
 20ottobre 2014


Philando Castile (32 anni), Falcon Heights, Minnesota
6 luglio 2016



eldiario.es/theguardian













Il sindacato della polizia COISP, covo della feccia fascista organizza un convegno con la presenza dell'assassino di Carlo Giuliani, che la polizia italiana sia ormai piena di sbirri assassini che da Genova 2001 a Cucchi, Aldrovrandi ecc. rimangono sempre impuniti, devono essere contrastati con tutti i mezzi necessari - Fascismo di stato e stato di polizia producono i morti di stato! Lo stato borghese si abbatte e non si cambia!


martedì 19 luglio 2016

50 Anniversario della GRCP - INCONTRO CON I DIRIGENTI DELLE ORGANIZZAZIONI DELLE GUARDIE ROSSE A CONGRESSO NELLA CAPITALE (28 luglio 1968)


Trascrizione della registrazione del dialogo. L’incontro avvenne nel periodo in cui gli operai stavano entrando nelle università e negli altri istituti d’istruzione per assumerne la direzione, dopo che il movimento delle Guardie rosse era arrivato a una fase di divisione in fazioni contrapposte.

Presidente: [Quando Nieh Yuan-tzu, Tan Hou-lan, Han Ai-ching e Wang Ta-pin
entrano nella sala di ricevimento, il Presidente si alza e stringe la mano a ognuno
di loro]. Siete tutti così giovani! [Il Presidente stringe la mano a Huang Tso-chen].
Tu sei Huang Tso-chen? Non ti ho mai incontrato prima d’ora, vedo che non sei
stato ucciso.
Chiang Ching: È da molto tempo che non ci vediamo e ho notato che non hai
affisso nessun manifesto a grandi caratteri recentemente.
Presidente: Ti ho visto in piazza Tien An Men, ma non abbiamo avuto la
possibilità di parlare. Ciò non va bene! Non devi essere venuto a farmi visita senza
una qualche buona ragione, ma vorrei dirti che ho letto i tuoi manifesti e i tuoi
opuscoli e che sono ben informato sulle tue posizioni. Noto che Kuai Ta-fu non
si è fatto vedere. Perché? Non può venire o non vuole venire?
Hsieh Fu-chi: Temo che non voglia venire.
Han Ai-ching: No, non è così. In questo momento gli verrebbe da piangere se
sapesse che il Gruppo del Comitato centrale per la Rivoluzione culturale voleva
riceverlo e che non ha avuto la possibilità di incontrarsi col presidente Mao.
Quindi sono certo che non ha potuto venire.
Presidente: Kuai Ta-fu vuole prendere la “Mano nera”1
. A quanto pare molti operai
hanno “represso e oppresso” le Guardie rosse. Chi è dunque la “Mano nera”? Lui non
può scoprirlo. La “Mano nera” sono io! Ma lui non viene ancora. Tutto quello che
deve fare è prendermi. Vieni a prendermi! Sono stato io a inviare gli operai dello
Stabilimento tipografico Nuova Cina, quelli del Maglificio generale e i soldati del
reparto centrale Garrison. Ho detto loro di tentare di risolvere il problema della lotta
armata nelle università. Il risultato fu che ci andarono in 30 mila. In realtà essi
odiavano l’Università di Pechino, ma non l’Università Chinghua. [Rivolto a Nieh]
Decine di migliaia di operai e studenti sfilarono in parata. Ho saputo che sono stati
accolti molto bene. Chi lo fece, voi o il Gruppo Chingkangshan?
Wen Yu-cheng, Huang Tso-chen: Non loro. Ma non so quale unità si scontrò con
l’Università di Pechino.
Nieh Yuan-tzu: L’Accademia di scienze agrarie.
Presidente: Non avete combattuto con loro?
Nieh Yuan-tzu: Noi abbiamo distribuito tè all’ingresso.
Presidente: Non lo sapevo. L’Università di Pechino voleva prendere la “Mano
nera”. Quella “Mano nera” non ero io ma Hsieh Fu-chih. Io non ero poi così
ambizioso. Avevo detto di non mandare troppe persone a trattare con loro. Ma
Kuai Ta-fu disse che ce n’erano 100 mila.
Hsieh Fu-chih: Ce n’erano meno di 30 mila.
Presidente: Cosa pensate che dovremmo fare rispetto alla lotta armata nelle
università? Una possibilità sarebbe quella di buttarli fuori tutti dalle università. Gli
studenti non interverrebbero. Chiunque desideri combattere può farlo. In passato i
comitati rivoluzionari e i reparti Garrison non avevano paura della confusione creata
dagli scontri armati nelle università. Non se ne preoccupavano e non la impedivano.
A me sembra che avessero ragione. Un’altra possibilità sarebbe quella di fornire loro
qualche aiuto. Questo tipo di intervento ha ricevuto un grande consenso tra gli
operai, i contadini e la maggior parte degli studenti. Delle circa 50 università e istituti
di Pechino, solo cinque o sei hanno avuto scontri armati di qualche entità. Siete voi
che dovete valutare la vostra forza, io posso darvi solo qualche suggerimento su
come risolvere i problemi. Voi avete un gruppo piazzato a sud e un altro a nord,
entrambi chiamati Nuova Università di Pechino. Dovreste indicare qual è la
differenza fornendo informazioni supplementari tra parentesi, quali ad esempio
(Chingkang) e (Comune), proprio come si è fatto per il nome del Partito comunista
dell’Unione Sovietica (bolscevico). Voi non potete […] volete forse il controllo
militare? Noi possiamo fare in modo che il compagno Lin Piao o il compagno Huang
Yung-sheng prendano in mano la situazione. Noi siamo qui per risolvere i problemi,
non importa quali! Voi avete assecondato la grande Rivoluzione culturale e il
movimento lotta-critica-trasformazione per circa due anni, ma ora non state lottando,
criticando o trasformando nulla. Anche se lottate, è solo una lotta armata. Ciò che
avete fatto non è piaciuto al popolo, agli operai, ai contadini, agli abitanti del posto,
agli studenti della maggior parte delle altre scuole, alla maggior parte degli studenti
delle vostre stesse scuole e persino ad alcune persone della fazione che vi appoggia.
È questo il metodo che usate per unire il popolo? Il “vecchio Budda”2
 della vostra
Nuova Università di Pechino rappresenta la maggioranza ed è anche un filosofo. Non
c’è nessuno che si oppone a voi nella Nuova Università di Pechino (Comune) o nel
gruppo dell’università per la Rivoluzione culturale? Non ci credo. Alcuni di loro non
possono parlarvi direttamente in faccia, ma diranno parole dure alle vostre spalle.
Wang Ta-pin, il tuo lavoro è forse divenuto più facile?
Wang Ta-pin: Quei pochi contrari a Hsieh Fu-chih sono scappati via.
Hsieh Fu-chih: Il suo vicecomandante vuole prendere il potere, dicendo che lui,
Wang Ta-pin, è diventato di destra.
Presidente: E il vicecomandante di Wang è così di sinistra? È marxista?
Wang Ta-pin: Stanno solo cercando di seminare dissenso nelle nostre file. Egli
è un buon compagno, con un buon ambiente familiare alle spalle, ha avuto una vita dura ed è pieno di un odio profondo. È anche un uomo giusto, pieno di vigore
e di spirito rivoluzionario. Le sue uniche debolezze sono un po’ di avventatezza,
una certa incapacità a unire il popolo e una certa durezza nei metodi di lavoro.
Presidente: Puoi unirti a lui? Siete uno di sinistra e uno di destra. È facile per te
unirti a lui? Vieni a sederti qui, più vicino a me.
Lin Piao: Su!
Hsieh Fu-chih: Vai! Vai! [Wang Ta-pin si siede accanto al Presidente].
Presidente: Siediti, siediti. Noi dobbiamo essere flessibili su queste faccende, dopo
tutto sono tutti studenti. Essi non sono stati ancora catturati dalla “banda nera”. Di
recente alcune scuole hanno lottato contro “i banditi neri” e hanno persino fatto i
loro ritratti. La Nuova Università di Pechino ne ha scoperto parecchie decine. Vuoi
forse dirmi che sono tutti “banditi neri”? A mio modo di vedere non possono esserci
che pochi membri della “banda nera”. La chiave della situazione è in mano alle due
fazioni che si preoccupano della lotta armata; i loro cuori sono nella lotta armata.
Portare avanti un movimento di lotta-critica-trasformazione in questo modo non va
assolutamente bene. Voi potete solo lottare, criticare e andarvene. Gli studenti
parlano di “lotta-critica-allontanamento” o di “lotta-critica-dispersione”. Adesso ci
sono in giro un sacco di studenti che non si interessano di niente. Sempre più gente
nella società sta calunniando Nieh Yuan-tzu e Kuai Ta-fu. Nieh non dispone di molta
carne da cannone e neppure Kuai. A volte sono 300 persone, a volte 150,
difficilmente paragonabili al numero di cui possono disporre Lin Piao e Huang Yungsheng.
Per questa sola azione io sono riuscito a mobilitare più di 30 mila uomini.
Lin Piao: In questo mondo le cose che sono state a lungo divise inevitabilmente
si uniscono proprio come le cose che sono state a lungo unite devono dividersi. Tutti
gli appostamenti predisposti per la lotta armata devono essere rimossi. Le armi da
fuoco e le armi bianche, i coltelli e le pistole devono essere immagazzinati nei
depositi. Nieh Yuan-tzu, essi chiamano te “vecchio Budda” e il tuo ufficio “nido del
vecchio Budda”. Tu, compagna Tan Hou-lan dalle due trecce, hai chiesto di essere
mandata via. Da quanto ho capito, sei stata nella scuola per più di un decennio. Tutti
sono d’accordo che tu sia mandata nelle zone rurali, ma ho paura che non potrai
andartene. Chi prenderà il tuo posto dopo la tua partenza?
Tan Hou-lan: Sono stati presi dei provvedimenti.
Presidente: Voi siete i nostri cinque assi; persino Kuai Ta-fu che voleva catturare
la “Mano nera”. Noi siamo dalla vostra parte. Per questo i Gruppi Chingkangshan
(Università di Pechino) e i Gruppi 14 aprile (Università Normale di Pechino) sono
in disaccordo con noi. Io non temo chi vuole rovesciarmi. I Gruppi 14 aprile di
Chinghua hanno detto che la corrente ideologica del 14 aprile trionferà. Non sono
contento di loro. Essi hanno persino detto che chi ha conquistato il potere non può
mantenerlo e che anche il proletariato ha conquistato il potere ma non può
mantenerlo. I Gruppi 14 aprile hanno un teorico chiamato Chou Chuan-ying. Perché
lo avete arrestato? Non è altro che un teorico. Lo avete preso solo perché ha scritto
un articolo? Rilasciatelo. Egli è un uomo di pensiero, lasciatelo scrivere ancora!
Altrimenti essi diranno che non c’è libertà. Tu, “vecchio Budda”, dovresti essere più generosa. I tuoi Gruppi Chingkangshan dell’Università di Pechino hanno diverse
migliaia di membri. Una volta lasciati liberi, potrebbero sfondare, come un fiume in
piena, il tempio del dio dell’acqua. Tu, “vecchio Budda”, saresti in grado di trattenerli?
Altrimenti potremmo mettere in atto un controllo militare. Oppure, la terza possibilità
sarebbe quella di raggiungere lo scopo seguendo le regole della dialettica. Non state
tutti in una sola città, dividete l’uno in due! Tu ti trasferisci al sud o lasci trasferire al
sud i Gruppi Chingkangshan. Quando uno sarà al sud e l’altro al nord, non essendo
l’uno in grado di vedere l’altro, non si combatteranno tra loro. In questo modo
ciascuno ripulirà il proprio campo e tutto il mondo sarà unito. Altrimenti, anche tu
dovresti preoccuparti. Qualcuno potrebbe dare un colpetto al tuo vecchio nido e farti
perdere il sonno. Infatti tu hai paura e pure lui ha paura. È necessario a entrambi
conservare un po’ di forza. Perché dovete essere entrambi così tesi? Se hai paura che
altri ti attacchino e non conservi un po’ di forza, che cosa succederà di te se ti
aggrediscono? Ho sentito che c’è un assassino che vuole ucciderti. Anche se sai chi
è, non credo che sia necessario prenderlo. Lascia perdere! Persino se sai per certo
chi è, non devi dire nulla. Comunque, dopo questo, devi stare un po’ in guardia e
non andare in giro dovunque.
Chiang Ching: Lei ha delle guardie del corpo.
Nieh Yuan-tzu: No, non ne ho.
Presidente: Tuo fratello maggiore non è buono e neanche tua sorella maggiore
lo è. La tua intera famiglia, Nieh, non è buona. Ma la cattiveria di tuo fratello e
di tua sorella è affare loro, perché devono coinvolgere la loro sorella minore?
[Qualcuno riferisce che non sono riusciti a trovare Kuai Ta-fu].
Chiang Ching: Kuai Ta-fu non vuole venire o non può venire?
Hsieh Fu-chih: La radio ha già trasmesso il messaggio chiamandolo per nome
e dicendo che il Gruppo del Comitato centrale per la Rivoluzione culturale
invitava Kuai Ta-fu a partecipare a una riunione. Ma egli non è venuto.
Chiang Ching: Non ha voluto o non ha potuto venire?
Hsieh Fu-chih: Suppongo che qualcuno lo tenga sotto controllo, ma ciò non fa
alcuna differenza.
Yao Wen-yuan: È possibile.
Presidente: Per quello che posso capire, Kuai Ta-fu è un buon elemento e si
vede spesso in pubblico. Sono convinto che chiunque lo stia manipolando sia
un cattivo elemento. Kuai Ta-fu e tutti quelli che rappresentano il suo gruppo
sono buoni elementi. Ho molta esperienza in questo genere di cose. Wang Tapin,
c’era qualche lotta in corso nella tua unità?
Wang Ta-pin: No, ma il 23 settembre 1966, quando abbiamo avuto uno scontro
con i conservatori, abbiamo vinto grazie al tempestivo soccorso degli uomini del
compagno Chen Po-ta.
Presidente: Bene! Ma né tu né Han Ai-ching dovete combattere ancora. Han Aiching
è eccezionale nel presentare le sue idee ed è un buon stratega. Sei un
discendente di Han-Hsin?
Kang Sheng: Ho sentito che Kuai Ta-fu è il comandante e Han Ai-ching il
commissario politico.
Han Ai-ching: C’è un gruppo di uomini piuttosto assortito intorno a Kuai Tafu.
Pochissimi di loro si sono formati scrivendo manifesti murali a grandi caratteri
nel periodo iniziale del movimento, ma molti sono stati impegnati nella lotta
armata. Ho richiesto la riorganizzazione del quartier generale, perché credo che
Kuai Ta-fu non sia più in grado di controllare la situazione.
Kang Sheng: La situazione potrebbe essere meno grave di quanto affermi.
Presidente: Tan Hou-lan, la Rivoluzione culturale ha due anni. Anche i tuoi gruppi,
composti di 100 o 200 persone, si sono costituiti con ritmo incessante. Per il momento
tu non puoi andartene perché tu sei una regina. Dei quattro assi presenti alla riunione
di oggi, due sono donne. Tu sei eccezionale! Penso che per il momento sia meglio
che tu non parta. Tu devi dar loro cibo da mangiare e libertà di movimento. Questi
uomini sono piuttosto sfortunati! Sono un grosso miscuglio di gente del genere
“alleanza proletaria provinciale”. Ciononostante essi volevano impegnarsi in una
attività diretta a costituire un contropotere. Anche altre scuole vi hanno partecipato.
Anche tu [indicando Han] e Kuai Ta-fu siete stati pienamente coinvolti.
Han Ai-ching: Sì, vi ho partecipato anch’io.
Chiang Ching: È stato Han Ai-ching che ha tentato di rovesciare gli altri.
Presidente: Tu sei coinvolto, così come lo è il nostro comandante Kuai. Sebbene
i giovani facciano alcune cose positive, c’è da aspettarsi che facciano anche cose
negative. Hai detto che il Gruppo del Comitato centrale per la Rivoluzione culturale
non ti ha dato istruzioni. Ma il compagno Lin Piao e il Primo Ministro Chou hanno
parlato il 24 e il 27 marzo e hanno tenuto un raduno di 100 mila persone. In quella
occasione hanno parlato anche i compagni Huang Tso-chen e Wen Yu-cheng, ma
alcuni elementi al livello più basso si stavano ancora azzuffando, come se fossero
usciti di senno per opporsi a noi. La nostra posizione è questa: noi vogliamo
innanzitutto lottare con la ragione, non con le armi. Ma se voi volete combattere, va
bene lo stesso. Ma la lotta crescerà di intensità ed entrambe le parti possiedono armi
fabbricate in casa. Che tipo di battaglia state combattendo? Questo vostro tipo di lotta
non ha molto senso. Tirate fuori i fucili e l’artiglieria e combattete come hanno fatto
nello Szechwan, dove hanno sparato con cannoni antiaerei.
Chiang Ching: Disfattisti!
Presidente: Visto che tu, “vecchio Budda”, sei così importante e potente, come mai
non sei riuscita a radunare più di 200 o 300 uomini? Dove sono finite le tue truppe?
Tu devi ancora contare sull’appoggio degli operai e dei militari in pensione. Senza
di loro saresti perduta! Il compagno Lin Piao dispone di molti soldati; se te ne fornisce
alcune migliaia o decine di migliaia, riusciresti ad annientare completamente i Gruppi
Chingkangshan? Non voglio qui una risposta a questa domanda. Pensaci su e magari
tieni una riunione e discutine. Ma la cosa principale è l’unità.
Lin Piao: L’unità deve precedere ogni altra cosa. Il Presidente ha indicato quattro
possibilità d’azione: 1. il controllo militare; 2. dividere l’uno in due; 3. lotta-criticadispersione;
4. se devi combattere, fallo alla grande.
Presidente: A proposito del dividere l’uno in due, dal momento che c’è già del
rancore le due parti sono in tensione e non riescono a dormire. D’altra parte trasferire la scuola sarebbe un problema. Se le nuove sistemazioni fossero ancora
a Pechino, le liti non potrebbero essere evitate. Questo auditorium è completamente
vuoto e Chungnanhai è grande abbastanza per accogliere da 40 a 50 mila
Guardie rosse. Non potremmo trasformarla in una scuola? Forse Nieh Yuan-tzu
o Hou Han-ching (un dirigente dei Gruppi Chingkangshan dell’Università di
Pechino) ci starebbero. […] Non dite voi: “Macella il bue (Niu), uccidi la scimmia
(Hou) e cuoci il montone (Yang)”? Per quanto capisco, il bue si riferisce a Niu Huilin,
la scimmia a Hou Han-ching e il montone a Yang Ko-ming. Di questi tre io
conosco solo Yang Ko-ming. Anche Yang è un giovane che un tempo partecipò
all’undicesima sessione plenaria del Comitato centrale e che curò la redazione di
quel manifesto a grandi caratteri. Questo manifesto vi ha diviso in due famiglie.
Questi fenomeni sociali non si sono sviluppati come ci si aspettava. Chi avrebbe
previsto una simile lotta? All’inizio abbiamo progettato di sospendere le scuole per
sei mesi e abbiamo annunciato la nostra decisione sui quotidiani. In seguito
mezzo anno si è rivelato insufficiente, così abbiamo esteso la sospensione a un
anno e poi a un altro anno, a due e a tre anni. Io ho detto che se ciò non basterà
ancora, la sospensione potrà durare per tutto il tempo che sarà necessario. L’uomo
non smetterà di invecchiare per questo. Allora eri una matricola e ora non lo sei
più. Se continui così per altri due, quattro od otto anni, tu non […]
Anche “lottare-criticare-disperdere” è una buona misura. Tan Hou-lan non vuole
forse andarsene? Quando tutti se ne saranno andati, noi potremo pulire la casa.
Dobbiamo avere delle università? Dobbiamo immatricolare degli studenti? Non
possiamo permetterci di bloccare le iscrizioni. Il discorso che ho fatto prima lasciava
spazio alla flessibilità. Tuttavia noi dobbiamo ancora avere delle università. Io ho
menzionato soltanto gli istituti di scienza e di ingegneria, ma non intendevo dire che
non dobbiamo sviluppare gli studi umanistici. Se non ne viene fuori niente, pazienza.
Per quanto ne so, nelle scuole medie superiori, nelle scuole elementari e nelle scuole
medie inferiori le materie fondamentali non cambiano molto. Basta che uno studente
studi per sei o dieci anni al massimo. Ora le materie delle scuole medie superiori si
sovrappongono a quelle delle scuole medie inferiori e le materie che si studiano
all’università coincidono, nei corsi fondamentali, con quelle che si studiano nelle
scuole medie superiori. Per quanto riguarda i corsi di specializzazione, gli insegnanti
dei corsi di specializzazione non sono all’altezza di questi corsi, i filosofi non sono
in grado di parlare di filosofia. Cosa possono imparare gli studenti? Nieh Yuan-tzu,
non sei forse una filosofa?