mercoledì 24 maggio 2017

26-27 maggio appuntamenti anti G7


VENERDI' 26 MAGGIO, ORE 17:30 ASSEMBLEA POPOLARE CONTRO IL G7 IN PIAZZA MUNICIPIO A GIARDINI

PER L'ACCOGLIENZA NEI PRESSI DI GIARDINI-TAORMINA:

In assenza di qualsiasi risposta dalle istituzioni in merito al problema dell’accoglienza dei manifestanti che vorranno scendere il 26 e 27 Maggio a Giardini ed in assenza di spazi autogestiti o privati che possano dare ospitalità in loco, abbiamo raccolto gli indirizzi di alcuni camping tra i più vicini alla zona per chi volesse farci base. Questi camping distano, al meno, 3 km da Giardini ed è quindi consigliabile spostarsi da essi in macchina per raggiungere i luoghi degli appuntamenti. Sono, però, in paesi regolarmente serviti dalla linea ferroviaria che collega Catania a Messina. Ricordiamo a tutti che il 26 e 27 la stazione di Giardini di tale linea sarà chiusa, mentre al momento risultano aperte e funzionanti le altre della stessa tratta.

Camping Almoetia - via San Marco 19, 95011 Calatabiano (CT) -http://www.campingalmoetia.it/home/

Camping "La Focetta Sicula"
Contrada Siena, 40
98030 - Sant'Alessio Siculo (ME) http://www.lafocetta.it/camping/it/

Camping Paradise Strada Statale 114 km 41 Letojanni (Me) Sicilia http://www.campingparadise.it/

CONTRO IL G7 DEI POTENTI,
SABATO 27 MAGGIO CORTEO CONCENTRAMENTO ORE 15:00 AL TERMINAL BUS DI GIARDINI NAXOS

martedì 23 maggio 2017

G7 come una guerra contro le masse popolari e di occupazione del territorio

La Sicilia trasformata in "zona militarizzata"
I rappresentanti dei padroni del mondo stanno a taormina e in due giorni consumano quanto decine di lavoratori, precari hanno in anni di lavoro; è chi per la "sicurezza" di Ministri, e i loro mega staff, che decidono piani di miseria, sfruttamento, peggioramento delle condizioni di vita di milioni di proletari, giovani, donne, masse popolari, di usare fondi sociali per rafforzare la repressione, per le guerre, contro i popoli, contro i migranti, e per questo viola ogni regola democratica, di libertà collettiva e personale; è chi si attrezza con micidiali gas lacrimogeni tossici, manganelli, armi a rispondere, reprimere ogni legittima manifestazioni di lotta
.."PRETENDONO CHE NON CI SIANO PROTESTE VERE

che non si disturbi il manovratore, che ci si limiti a innocui controvertici e manifestazioni fuori dalla zona del conflitto, con il consenso attivo di chi nel movimento propugna la pace senza giustizia, la repressione senza ribellione così possono lavorare in pace i padoni delmondo e i loro ministri PER ETERNIZZARE IL SISTEMA IMPERIALISTA , I LORO GOVERNI, I LORO STATI, IL LORO POTERE ECONOMICO, POLITICO,MILITARE



CONTRO IL G7 DI TAORMINA E' GIUSTO RIBELLARSI! PALERMO SIT-IN AL CONSOLATO AMERICANO

CONTRO IL G7 DI TAORMINA 

CONTRO I POTENTI DEL MONDO, DA TRUMP... A GENTILONI, CHE CONFERMERANNO E POTENZIERANNO LE LORO POLITICHE DI GUERRA IMPERIALISTA, DI RAPINA, DI MISERIA, DI RAZZISMO, DI REPRESSIONE AL SERVIZIO DEL SISTEMA DEL CAPITALE, A DISCAPITO E A DANNO DI MILIONI DI LAVORATORI, GIOVANI, DONNE, MIGRANTI... MASSE POPOLARI


RIBELLARSI E' PIU' CHE LEGITTIMO E GIUSTO


20 maggio sit-in presso il Consolato Americano a Palermo
denuncia, volantinaggio, contro-informazione




a sostegno delle guerre di popolo di liberazione 
in India come in tutto il mondo



giovedì 18 maggio 2017

USA - Guardie rosse Austin

USA - Red Guards Austin: In These Times Pacifists are Shameful


Verso il G7 di Taormina: presidio a Palermo al Consolato degli Stati Uniti - sabato 20 maggio ore 16

Questo G7 a maggio è il primo importante viaggio del fascio-imperialista Trump, e quindi dobbiamo far sentire la voce dell'opposizione proletaria e popolare, antifascista e antimperialista del nostro paese.

… La Sicilia, progressivamente insieme a tutto il Sud dell’Italia, è diventata una grande piattaforma militare piena di armi convenzionali e nucleari, di basi militari, Sigonella e aeroporti civili trasformati in militari come Trapani e Palermo, strumenti di controllo delle telecomunicazioni militari come il radar di Marsala e il Muos di Niscemi.

Un’isola di armi, di morte e distruzione dalla quale partono azioni di guerra con e senza droni…


martedì 9 maggio 2017

Ni Macron...ni Macron - Macron vince e si presenta con le cariche poliziesche

Già ieri, nella notte di blocchi seguita all'elezione di Macron, ci sono stati diversi momenti di scontro tra manifestanti e una polizia molto nervosa e subito intenzionata a mostrare il pugno di ferro contro chi non ha ritenuto di dover per forza esultare alla vittoria di Macron. Ma le forze dell'ordine sono state protagoniste anche sabato sera a Massy, dopo le sollevazioni seguite alla notizia di un ulteriore morto per mano poliziesca: quella di Curtis, un ragazzo 17enne che a detta di alcuni testimoni sarebbe stato travolto lo scorso venerdì sera da un veicolo della BAC durante un inseguimento nelle banlieue parigina di Antony.

infoaut

Prima manifestazione “No Macron”, la polizia carica

di Redazione Contropiano


"Emmanuel Macron è stato eletto presidente della Repubblica. Mobilitiamoci sin d'ora per dimostrargli che la piazza vuole farsi sentire e vuole combattere i suoi progetti di regressione sociale", si legge nell'appello del collettivo rivolto allo schieramento del 'né Macron, né Le Pen'. Alcune migliaia di persone si sono radunate nella piazza parigina rispondendo all'appello del collettivo Front Social per manifestare contro le politiche "ultra-liberali" del presidente eletto. Nella piazza un massiccio dispositivo di sicurezza, con decine di furgoni della polizia e agenti in tenuta antisommossa che hanno perquisito borse e zaini agli accessi e nelle strade adiacenti. Due fermate della metropolitana sono state chiuse. Sventolano diverse bandiere e striscioni, da quella del sindacato Cgt, ai Sans Papiers, dal movimento Nuit Debout presente con un suo coro che intona Bella Ciao e Bandiera rossa, ai sostenitori di Jean-Luc Mélenchon che mettono Macron "sotto tutela" in vista delle legislative di giugno. 
La polizia ha attaccato quasi immediatamente, all'altezza di Place de la Republique, coprendosi come al solito dietro la presunta presnza di black bloc nel corteo. Almeno un ragazzo è stato fermato dopo essere stato violentemente picchiato dai poliziotti in assetto antisommossa. Tutte le strade vengono bloccate e anche i giornalisti vengono trattati malissimo, alcuni di loro lamentano di essere stati manganellati nonostante portassero i contrassegni "press". 

Un primo video: 






Contrastare a Milano - Roma - ovunque i rastrellamenti razzisti del decreto Minniti


MILANO

Bari G7 - Fermati 10 compagni

Non si può restare soli, certe notti qui

Contro narrazione tossica e provocazioni poliziesche al G7 
di Bari.

Questa notte, dieci tra compagne e compagni della – Puglia contro il G7 – sono stati trattenuti in stato di fermo, identificati con foto segnalazione ed impronte digitali; Avvicinati per quello che sembrava un normale controllo, sono stati portati al commissariato di San Paolo senza alcuna motivazione reale se non quella di avere alcuni manifesti del coordinamento Pugliese contro il G7 riguardanti la manifestazione del prossimo 13 Maggio.


Mentre la città di Bari è soffocata dalla narrazione tossica che giornali e testate web continuano a portare avanti in vista del prossimo G7 finanziario che si terrà a Bari seminando paure e allarmismi attraverso lo spauracchio “black block”, le forze dell’ordine, con un ennesimo atto di abuso di polizia, continuano a provocare e minacciare apertamente tutte e tutti coloro che intendono dare voce alla loro opposizione ai “grandi della terra”.

Durante l’identificazione alle solite minacce e provocazioni si è aggiunto il tentativo di rifilare una versione di comodo che i compagni e le compagne si sono rifiutati di firmare e la volontà di sottrarre alla libertà di circolazione un migrante. Lo stesso questore, che difronte a tv e giornali afferma che “sarà garantito il diritto a manifestare per le strade della città di Bari”, la notte alimenta un clima di tensione e persecuzione contro attiviste ed attivisti largamente fomentato dagli organi di stampa in vista del prossimo G7. Uno scenario perfettamente coerente alla legge securitaria Minniti/Orlando, fortemente voluta dal Presidente dell’Anci e Sindaco di Bari Antonio Decaro, che dà il via libera ad episodi di abuso di polizia come quello che hanno subito compagne e compagni questa notte a Bari. L’uso del “teorema della legalità” nasconde solo il tentativo di privarci della giustizia sociale, del diritto a manifestare il nostro dissenso e del diritto alla libera circolazione.
Non saranno queste intimidazioni ad impedirci di scendere nelle strade il prossimo 13 Maggio, per ribadire il nostro rifiuto ad un modello di sviluppo che punta alla svendita dei territori alle multinazionali del gas e del petrolio, così come deciso dal governo Renzi attraverso lo Sblocca Italia.

Invitiamo tutte e tutti a mobilitarsi nei prossimi giorni, a partecipare a tutte le iniziative che si terranno in città contro il G7 dei potenti e alla grande manifestazione che si terrà il giorno 13 Maggio.

Concentramento ore 9:00
Largo 2 Giugno – Ingresso Viale Einaudi

mercoledì 3 maggio 2017

Manifestazioni e scontri nel 1° Maggio a Istanbul-Berlino-Bruxelles - attacco al consolato turco a Zurigo



1ER MAI: UN MORT ET DE NOMBREUSES ARRESTATIONS À ISTANBUL
La police turque a fait usage de gaz lacrymogène et de balles en caoutchouc à Istanbul, ce lundi 1er mai, pour disperser les manifestants qui souhaitaient rallier la place Taksim malgré l’interdiction des autorités. Un manifestant de 57 ans a perdu la vie, écrasé par une arroseuse de la police. La police locale a annoncé l’arrestation de 165 personnes, dont 139 pour des "manifestations non autorisées" à Istanbul. La place Taksim fut le principal lieu de rassemblement pour le 1er Mai jusqu’en 1977, date à laquelle 34 personnes furent tuées. Après avoir été réautorisés en 2010, les rassemblements y ont été à nouveau interdits après les grandes manifestations antigouvernementales de 2013.
Des barrages policiers ont ainsi été installés lundi pour bloquer les accès à la place située sur la rive européenne d’Istanbul. Plus de 30.000 policiers ont été déployés à Istanbul pour la journée. A Ankara, au moins 6 000 personnes ont manifesté, brandissant des lettres géantes formant le mot hayir ("non", en turc), ainsi que des banderoles "Non, c’est non", en référence au referendum constitutionnel augmentant les pouvoir du président Erdogan.
Arrestation à Istanbul

1 MAI: BERLIN
La manifestation berlinoise pour un 1er mai révolutionnaire ("Revolutionären 1. Mai Demonstration") a réuni 10.000 personnes et, encore une fois cette année, a été émaillée d’incidents à Kreuzberg et à Neukölln. Divers projectiles ont été lancés sur les policiers et leurs véhicules. La police a fait usage de spray au poivre et a procédé à environ 40 arrestations.


La manifestation à Berlin
EDIT : A Halle, à 170 km de la capitale allemande, cinq agents ont été blessés alors que les forces de l’ordre défendaient un rassemblement de 500 manifestants d’extrême droite contre une contre-manifestation antifasciste de plusieurs milliers de personnes. La police a fait usage de matraque et de gaz contre les antifas et compte cinq blessé dans ses rangs. A Stuttgart, un policier a également été blessé lors de la manifestation de la gauche révolutionnaire.

Voir le dossier: Allemagne avec les tags: Allemagne - Manifestation - Nos sources

1ER MAI: REPORTAGE SUR LA MANIFESTATION DE BRUXELLES
300 personnes ont participé à Bruxelles pour le Premier Mai à une manifestation co-organisée par le Secours rouge. Le cortège est parti du "carré Moscou" à Saint-Gilles et s’est terminé à proximité de la place Rouppe en passant par la rue Haute. Les organisations de l’immigration ou de l’exil politique de Turquie étaient particulièrement bien représentées dans le cortège qui s’est arrêté à trois reprises à proximité de lieu de mémoires des luttes antifasciste, ouvrière et internationalistes. De brève intervention ont été faites pour rappeler que saint-Gilles abritait des bases de la résistance anti-nazie, que les gendarmes avaient fait un massacre d’ouvrier rue Haute, et que la rue du Poiçon était l’endroit où s’organisait la solidarité internationale.



1ER MAI : LE CONSULAT DE TURQUIE ATTAQUÉ À ZÜRICH
A l’occasion du premier mai, le consulat de Turquie a été attaqué à Zürich. Un groupe de soixante manifestants masqués ont jeté des bouteilles de peintures et des pierres sur le bâtiment et tagué les alentours du fameux "Kill Erdogan" devenu célèbre depuis la manifestation du 28 mars à Berne (voir notre article).




giovedì 27 aprile 2017

La deriva autoritaria del governo moderno fascista per mano del decreto Minniti continua a mietere vittime tra le fila di militanti e sindacati di base

Sta montando una criminalizzazione delle lotte sociali, per il lavoro, per i diritti dei lavoratori, denunce, condanne, carcere, multe esorbitanti, da nord a sud.

Bologna. Nove condanne a chi ha protestato per la morte di Abd El Salam
da contropiano


Questa mattina nove decreti di condanna sono stati notificati ad altrettanti attivisti bolognesi per aver partecipato alla determinata manifestazione di protesta per l’omicidio del delegato USB della logistica avvenuto a Piacenza nella notte tra il 14 e il 15 settembre scorso.
A Bologna come in molte altre città italiane alla notizia dell’assassinio del nostro compagno la USB aveva chiamato i lavoratori a scendere in piazza. Ovunque la risposta era stata immediata e determinata.
Ora il gip di Bologna condanna nove giovani militanti al pagamento di cifre esorbitanti, 
mediamente 25 mila euro cadauno, al posto di mesi e mesi di reclusione alcuni “in qualità di promotori della riunione pubblica di protesta organizzata dall’associazione sindacale USB a seguito della morte del lavoratore egiziano Abd Elsalam Ahmed Eldanf, investito………..e del conseguente corteo di protesta…….omettevano di darne preventivo avviso, almeno tre giorni prima, al Questore” (sic!); altri per aver acceso una torcia fumogena “senza licenza dell’autorità”; tutti per aver forzato i cordoni della polizia per entrare in stazione e diffondere il comunicato di protesta alla cittadinanza.
“E’ evidente la volontà di colpire l’USB e chi esercita il diritto al conflitto – dichiara Pierpaolo Leonardi dell’Esecutivo nazionale USB – L’assassinio di Abd El Salam è avvenuto nel corso di una battaglia sindacale molto dura e determinata contro i licenziamenti alla GLS e per garantire diritti agli operai di quella azienda. Abd El era un nostro delegato di stabilimento ed era sul piazzale a svolgere la sua funzione di militante dell’USB. Oggi la magistratura colpisce duramente chi si è unito a migliaia di altri uomini e donne nel dolore per l’assassinio di un proprio compagno”.
La stretta repressiva definitivamente legittimata in questi ultimi giorni con il via libera al decreto Minniti si preannuncia molto dura soprattutto nei confronti delle lotte sociali e sindacali, altri episodi di “prevenzione” delle lotte si erano avuti nei giorni scorsi. La USB annuncia non solo ogni iniziativa legale necessaria a tutela dei propri militanti ma anche l’apertura di un vasto confronto politico con tutti coloro che si diranno disponibili a contrastare la deriva autoritaria nel Paese.

Tutti insieme contro il G7 di Taormina


venerdì 7 aprile 2017

NO TAV: NICOLETTA DOSIO, LUCA E GIANNI VATTIMO ASSOLTI CON FORMULA PIENA PERCHE' IL FATTO NON SUSSISTE

dal blog notav.info
Nicoletta Dosio, Luca Abba’ e Gianni Vattimo sono stati finalmente assolti con formula piena, perché il fatto non sussiste.
La vicenda è lunga e dimostra la mentalità contorta, l’uso spregiudicato di risorse pubbliche e la volontà di punire i notav (e tutto il mondo che ci gravita attorno) della procura di Torino, nelle persone dei soliti due pm con l’elmetto.


Ai tre era contestato il falso nei moduli per l’accesso in carcere che all’epoca l’Europarlamentare Gianni Vattimo, aveva depositato per far accedere Luca e Nicoletta, nominati consulenti per i movimenti sociali.
Ai Pm non andava giù e per la prima volta forse nella storia, si sono permessi di convocare e portare in tribunale un europarlamentare per la sua attività.
Nicoletta e Luca erano già stati prosciolti in udienza preliminare, ma i due pm avevano fatto ricorso in Cassazione, la quale aveva rimandato al tribunale escludendo che i due avessero dichiarato il falso, ma aveva rilevato che il gip si era dimenticata di valutare un concorso dei due nel falso che era stato contestato a Vattimo.
Secondo la Procura Vattimo aveva dichiarato il falso dichiarando che i Luca e Nicoletta erano suoi collaboratori per i movimenti sociali. Evidentemente il giudice ha ritenuto che nessuno ha dichiarato il falso e l’ingresso in carcere era del tutto legittimo, alla faccia dei due pm.

martedì 28 marzo 2017

Nicoletta Dosio Movimento NOTAV denuncia la repressione alla manifestazione di Roma di sabato

Ci racconti un po’ come è andata, che cosa è successo, visto che sei tra coloro che hanno raggiunto i fermati? 

Sì, certo. Io sono partita al mattino con il treno, mentre un nutrito gruppo di No Tav, insieme a realtà anche torinesi erano partiti la sera prima, dopo l’assemblea che si era tenuta qui a Bussoleno, l’assemblea No Tav. Fin dalla partenza hanno visto come tutte le volte l’auto della Digos che li ha accompagnati fino a Roma, li ha seguiti. Prima di arrivare a Roma Nord li ha superati e li ha aspettati al casello, dove sono stati fermati insieme ad altri pullman che poi hanno ritrovato al centro di identificazione di Tor Cervara. Sono state perquisite le persone… Prima han chiesto i documenti, sembrava tutto risolto, li hanno messi nuovamente sui pullman e invece di lasciarli andare verso il raduno per la manifestazione pomeridiana – quella indetta da Eurostop e dalle realtà del No sociale – si sono visti deviare fuori in questa zona degradatissima, tra l’altro fuori Roma, in questo enorme edificio che è un Cie, centro di identificazione – lo saprete bene voi che lì ci abitate – per tutta quanta l’Italia centrale e meridionale. Quello che ho notato fin da subito era l’arroganza di chi li faceva scendere e li perquisiva. Tra l’altro è pure comparsa una foto – perché noi eravamo in contatto e quindi anche mi mandavano comunicazioni, mi raccontavano… – di uno di questi agenti che si è tirato su la manica e aveva un bel tatuaggio. Un tatuaggio costituito da un pugnale intorno al quale c’era scritto: “si vis pacem, para bellum”, se vuoi la pace prepara la guerra. Questo è il tipo di personale a cui è affidato l’ordine pubblico in questa nostra situazione; che è non solo di vera emergenza democratica, ma ormai direi di fascismo neanche più nascosto, sempre più evidente. Sono stati portati in questo centro in condizioni diverse, perché ad un anziano No Tav è stato trovato un coltellino, un Opinel, a cui tra l’altro aveva attaccato un fischietto all’Opinel. E sono gli strumenti che di solito ci si porta sul pullman perché le manifestazioni, i viaggi in pullman, sono anche un momento di socialità. Ci si porta da mangiare, si sta insieme, si condivide, come facciamo in valle, nella nostra vita, nei luoghi del presidio e via dicendo. Quindi questo coltellino, insieme a forchetta e cucchiaio, aveva questo significato, cioè quello di posata quotidiana per mangiare, per stare insieme. E questa è diventata un’arma particolarmente pericolosa, difatti lui l’han preso immediatamente da parte e l’han chiuso con un altro ragazzino, a cui era stato trovata non una "maschera antigas" sopraffina, ma una di quelle cose che ci si mette sulla bocca e che abbiamo un po’ tutti in tasca, o comunque nelle nostre borse, perché in Clarea spesso e volentieri ci accolgono con i lacrimogeni. Lui tra l’altro, probabilmente, l’aveva persino dimenticata… E quindi questo è stato il motivo per cui anche questo ragazzo minorenne è stato isolato, in camere dove non è stato passato neanche cibo, in vera e propria situazione di detenzione preventiva. E gli altri erano raggruppati insieme, portati anche loro in questo Cie; han preso i documenti e glieli hanno tenuti per tutto il giorno, fino alla fine della manifestazione, praticamente. Ah, oltre a questi nostri due compagni c’erano anche altri 4 ragazzi pisani, che sono stati anch’essi tenuti chiusi, detenuti pure loro in questo Cie, perché gli han trovato nello zaino una felpa, che di solito ci si porta o come cambio o comunque per mettersi addosso perché le giornate non sono proprio di grande caldo. Quindi per una felpa una persona può essere presa, può essere detenuta per 10 ore e può ricevere un foglio di via di tre anni. Lo stesso può succedere ad un anziano per un coltellino con cui tagliava il formaggio. Questa è la situazione democratica del nostro paese…

martedì 21 marzo 2017

Parigi: ancora in piazza contro la violenza poliziesca e lo stato di polizia

Parigi, in migliaia contro la violenza della polizia


Ieri, 19 marzo a Parigi si è svolta la manifestazione contro la violenza della polizia. In migliaia hanno sfilato nel primo pomeriggio da Place de la Nation raggiungendo Place de la République. “Giustizia e dignità, stop all’impunità della polizia” era lo slogan che imperava lungo il corteo.
La manifestazione di ieri è stata organizzata a causa dei continui abusi delle forze dell’ordine nelle periferie della Capitale francese. Il mese scorso, infatti, si è svolto l’ennesimo episodio di violenza nella citè di Aulenay-sous-Bois. Un gruppo di poliziotti ha violentato Théo con un manganello provocandogli danni importanti al retto. Durante le settimane si sono sussuguiti cortei, presidi e scontri con la polizia a dimostrazione di una situazione diventata ormai insostenibile. Quello di Theò è il più recente dei casi di abuso ma è lunga la lista di persone nelle periferie parigine che sono state uccise e violentate perchè nere o arabe. Alla giornata di ieri hanno partecipato tante delle famiglie delle vittime di abusi.
Lungo il percorso del corteo migliaia di giovani si sono scontrati con le forze dell’ordine che hanno risposto con i gas lacrimogeni. Nelle prossime settimane sono previste altre mobilitazioni contro le elezioni presidenziali alle porte, il razzismo e la polizia. Il 17 aprile, in particolare, ci sarà la mobilitazione contro il meeting nazionale del Front National.

domenica 12 marzo 2017

Napoli antifascista contro Salvini...RIBELLARSI E' GIUSTO! (video)




Napoli. i fatti sono 10.000 in piazza in una grande manifestazione di massa - la polizia carica - i manifestanti resistono e attaccano - e' giusto cosi!

che il vento di napoli si estenda ovunque





Napoli, è giusto ribellarsi! Salvini non deve parlare! Minniti e il suo governo se ne devono andare!



Un corteo organizzato contro Matteo Salvini, atteso al Palacongressi di Napolidopo le proteste di venerdì e il via libera finale della prefettura alla sua convention. intorno alle 17 un gruppo di incappucciati si stacca dal corteo e accerchia la polizia. Lì inizia il lancio di sassi, petardi e bombe carta. Modalità di guerriglia urbana alle quali la polizia reagisce con cariche e idranti. Prima è stata un’operazione di contenimento, poi gli agenti sono avanzati per rispondere agli assalti di “circa 200 persone”, come riferisce SkyTg24. Quattro persone sono state fermate. Undici gli agenti feriti, ai quali si aggiungono tre ispettori e due funzionari.
A pochi minuti dall’inizio della manifestazione erano spuntati caschi, sciarpe e passamontagna dietro i quali si erano nascoste decine di giovani incappucciati. Una volta che il corteo è arrivato nei pressi del Palacongressi, è iniziato il lancio di oggetti, pietre e molotov. Poi si sono dispersi, lasciandosi alle spalle decine di cassonetti dati alle fiamme per sbarrare la strada alla polizia. Sullo sfondo segnali stradali divelti, muri imbrattati e auto bruciate e intorno una coltre di fumo che rendeva l’aria irrespirabile. E mentre proseguiva la guerriglia urbana una molotov ha colpito un cellulare dei carabinieri e provocato un principio di incendio subito estinto.

A Napoli i manifestanti resistono e agiscono - la feccia PD con la macchietta corrotta DELUCA scendono in campo a sostegno dei fasciorazzisti Salvini e della polizia di MINNITI


De Luca: solidarietà a Salvini e alla Polizia Sui fatti di Napoli interviene il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, dal Lingotto a Torino. "Esprimo a nome del Pd la nostra solidarietà a Matteo Salvini. In questo momento sono in corso a Napoli scontri alimentati dai centri sociali che non lo fanno parlare, io la penso esattamente al contrario di Salvini ma lui ha diritto di parlare dove e come crede, il diritto di parola è il diritto alla libertà di tutti noi. Esprimo solidarietà anche alle forze di polizia". - See more at: http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/visita-Salvini-a-Napoli-petardi-e-scontri-con-polizia-al-corteo-di-protesta-9373b02e-1722-4e1a-9648-51a309076594.html

domenica 5 marzo 2017

Bologna - LIBERTA' PER GLI STUDENTI ARRESTATI!

BOLOGNA, MISURE CAUTELARI PER GLI SCONTRI IN MENSA; CONTINUA LA MOBILITAZIONE IN UNIVERSITÀ


Crolla il castello accusatorio della Procura bolognese.
Sono state notificate questa mattina le misure cautelari a Carlo, Enrico, Vallo e Alessio, rispetto alla vertenza sul caro-mensa e alle giornate di lotta che hanno acceso l’autunno universitario bolognese.
Tre obblighi di firma ed un divieto di dimora sono il risultato di una campagna di criminalizzazione delle lotte che abbiamo visto in questi mesi in città. Da sottolineare come il castello accusatorio della procura, seguita da una questura che va a braccetto con l’amministrazione PD e l’università, sia caduto miseramente a partire dall’inconsistenza del reato di estorsione con il quale si è provato a mettere in discussione una lotta giusta e legittima come quella contro il caro-mensa e delle autoriduzioni.
La spettacolarizzazione di questo castello accusatorio, che si è data in queste ultime settimane, è
anche la riprova di come la relazione tra procura e qualche gazzettiere della città volesse puntare un dito criminalizzante nei confronti delle lotte sociali studentesche. Sviluppi che hanno visto anche il trapelare e pubblicare informazioni e fonti secretate che dovrebbero riguardare solo i diretti interessati.
E’ dunque l’utilizzo della stampa e dell’opinione pubblica come strumento per influenzare le scelte dei tribunali che andiamo a contestare e a contrastare. La forza e la legittimità delle mobilitazioni studentesche sono di fatto l’antidoto ad ogni narrazione tossica, ad ogni tentativo di spettacolarizzare l’intervento repressivo nei confronti delle lotte che sviluppiamo.
Prima la procura mezzo stampa ha fatto sapere che sarebbe stato creato un unico fascicolo che comprendesse gli episodi della mensa e le giornate di lotta legate alla biblioteca di discipline umanistiche di Via Zamboni 36 e che le misure cautelari sarebbero state una ventina di arresti domiciliari andando ad ipotizzare il reato di associazione a delinquere.
Da qui solo passi indietro: prima sdoppiando nuovamente i fascicoli parlando di decine di arresti, poi tendando la via dei domiciliari con l’accusa di estorsione riducendosi infine alle misure che oggi sono state notificate a questi 4 compagni, da sempre attivi e generosi nell’ambito delle lotte studentesche.
Che siamo nel giusto lo sappiamo e per questo andremo avanti, anche se tra noi e la conquista dei nostri diritti si frapporrà un cordone di celerini o una porta chiusa.
La battaglia come quella per un accesso garantito al servizio mensa è tutt’altro che spenta e cogliamo l’occasione per ribadire che se non si troverà una risoluzione del problema si tornerà a bussare alle porte dei responsabili affinché le istanze sollevate vengano prese in considerazione ed applicate!

Collettivo Universitario Autonomo.

giovedì 2 marzo 2017

Bologna - Cariche e un fermo contro gli studenti che contestavano il Career Day... vetrina dorata e simbolo dell'università-azienda


Ancora una volta è la celere, nel silenzio complice delle altre istituzioni, a rispondere alle azioni degli studenti e delle studentesse in lotta da più di un mese a Bologna dopo i fatti della Biblioteca del 36. Come era iniziata, con la celere che irruppe in università lo scorso 9 febbraio, è continuata oggi con il fronteggiamento all'ingresso del Career Day, che ha portato ad un fermo tra i manifestanti.

Il Career Day bolognese, vetrina dorata e simbolo dell'università-azienda dei nostri tempi, è lo specchio più puntuale delle politiche di privatizzazione e di messa a profitto degli studenti portata avanti dall'Alma Mater per ottenere fondi dalle aziende a cui svende i suoi prodotti-studenti.

Oggi però, dopo la quarta assemblea studentesca di ieri, centinaia di studenti in lotta si sono recati a contestare quella vetrina, per ribadire come dietro di essa ci sia la stessa logica che impone selezioni all'ingresso nelle biblioteche e che vuole ridurre a zero il dibattito politico e il dissenso all'interno dell'esamificio Alma Mater.


La retorica della spettacolarizzazione delle meravigliose prospettive di carriera che si possono avere approfittando della relazione tra Ateneo e aziende, voleva essere attaccata a partire dalle contraddizioni portate nelle proprie vite da quella che è definita la generazione Erasmus.

Una generazione distrutta dall'austerità dell'Unione Europea anche per quanto riguarda il terreno della formazione, per la quale esiste soltanto un incerto futuro di precarietà dove il desolante presente è invece fatto di stages, tirocini, voucher, promesse disattese in stile Garanzia Giovani.

Radunatisi alle 12 in piazza Verdi, il corteo ha raggiunto l'area Fiere, attraversando ponte San Donato e via Stalingrado, venendo bloccato da uno sbarramento inaccettabile di diversi blindati e decine di esponenti della DIGOS.


Lo sbarramento impediva agli studenti di poter andare a dire a chi stava partecipando a quella messinscena la reale sostanza di una università che dà saperi precari, non permette la diffusione del pensiero critico e serve solo a produrre candidati produttivi per le aziende.

Nella carica, successiva alla spinta dei manifestanti per avere libertà di movimento, viene fermato un compagno.

Il fermo si svolge all'interno di una dinamica grottesca, arbitraria e pre-determinata da parte della DIGOS, alla ricerca continua di strumenti utili alla criminalizzazione della lotta in corso, come testimonia questo video

Il corteo, mentre il compagno veniva portato in Questura, è ripartito puntando verso i viali, dove ha bloccato il traffico cittadino per mezz'ora prima di rientrare in zona universitaria e iniziare un corteo interno alle facoltà per comunicare quanto successo e decidere insieme le prossime date di lotta. Sono stati via via raggiunti i poli universitari di Berti-Pichat, via Belmeloro e Strada Maggiore, richiedendo a gran voce la liberazione del compagno così come di Sara e Orlando, ai domiciliari dallo scorso 10 febbraio.


Da infoaut: Ulteriori aggiornamenti sulla pagina Quelli del 36

lunedì 27 febbraio 2017

Antifascisti in piazza in Francia-Germania-Gran Bretagna

3000 Antifascisti per le strade contro il fascismo del Fronte Nazionale della Le Pen







Nantes renderà chiaro per le strade che la Le Pen e il Fronte Nazionale, non passeranno!
manifestazione antifascista contro Le Pen e il Fronte Nazionale, le carica della polizia.
Germania - antifa Francoforte (Germania)



Centinaia di manifestanti antifascisti a Francoforte contro l'ascesa del fascismo e del razzismo.







Gran Bretagna - antifa Tottenham Strada / Kingsland Road


Antifascisti Londra
Centinaia di manifestanti antifascisti nelle strade in Dalston, contro la galleria DL50





link di riferimento: 



martedì 21 febbraio 2017

Bologna .. i tornelli vanno divelti!

Considerando la situazione di alcune settimane fa, può sembrare incredibile che l’installazione dei tornelli al fine di controllare l’accesso alla biblioteca del 36, ed il successivo ingresso della celere in università, abbiano dato vita ad un movimento la cui estensione e partecipazione non si vedevano, in ambito universitario, dai tempi dell’Onda.
Tuttavia, per comprendere pienamente la funzione della limitazione all’accesso alla biblioteca, e la determinata risposta di una parte rilevante della comunità studentesca, è necessario comprendere la portata simbolica del tornello.
I tornelli, infatti, non hanno solo a che vedere con l’accesso alla biblioteca, ma rappresentano una determinata concezione dell’università e, di conseguenza, dello studente, del momento formativo e dell’immaginario ad esso collegato.
Il tornello non è solo un dispositivo securitario di controllo, che permette di monitorare l’ingresso alla biblioteca, identificando chi vi accede. Il tornello funge da barriera, quale strumento di separazione di un mondo, quello accademico, dal contesto in cui questo è collocato, ossia piazza verdi, da sempre luogo di incontro, socialità, produzione culturale: il tornello interrompe la commistione e la connessione del mondo universitario e dei suoi soggetti con il tessuto urbano, i suoi problemi e le sue lotte.
Oltre all’aspetto securitario, l’installazione del tornello (per di più in un luogo anomalo quale il 36) ridefinisce l’idea di biblioteca, delle attività che vi si svolgono e dei suoi frequentatori.
I tornelli all’entrata si contrappongono all’idea di biblioteca quale luogo di studio e apprendimento di un sapere critico che permette di interrogare il presente e comprenderne le dinamiche, quale luogo di incontro, di confronto, di socialità, di condivisione dei saperi non solo tra studenti, ma anche con soggetti esterni. I tornelli si contrappongono ad un’università aperta, che grazie alla connessione con il tessuto sociale è (stata) una straordinaria fucina di sapere critico, di pensiero alternativo che stravolge gli schemi precostituiti e cerca di fornire interpretazioni approfondite del reale; un’università che, proprio perché concentrata sull’analisi delle dinamiche del presente, può e deve essere attraversata anche da chi non vi sia iscritto.
Il tornello invece, simbolo di un contesto assiologico produttivista, elitario ed escludente, rappresenta e rafforza un’idea diametralmente opposta: l’università come luogo in cui apprendere nozioni utili solamente al fine di trovare un lavoro, la biblioteca quale luogo di studio nozionistico, dove i contatti con gli altri studenti si trasformano in rapporti tra colleghi e dove l’obiettivo diviene solamente il superamento dell’esame con il migliore voto possibile, poiché il momento della valutazione svolge un ruolo determinante nella procedura di selezione di coloro che saranno i più competenti ed appetibili sul mercato. Secondo tale prospettiva, se ciò che viene insegnato e studiato sono solo nozioni spendibili nel contesto lavorativo, la cui acquisizione è certificata dal conseguimento della laurea o di un master, nessun esterno può avere interesse a frequentare una lezione od una conferenza.
Il tornello rappresenta un’università asettica e funzionale alle esigenze delle imprese, del tutto chiusa rispetto al contesto sociale circostante, estranea alle dinamiche dei territori.
Il tornello impone la privatizzazione di uno spazio, prima pubblico e libero, ed ora accessibile solamente per chi abbia uno scopo funzionale.
Ancora, il tornello raffigura l’esclusività dell’accesso alla biblioteca e, di conseguenza, alla conoscenza, che viene riservato solamente a coloro che possono pagare un’esosa retta annuale. Da questo punto di vista, il tornello funge quale barriera tra coloro che hanno i mezzi per accedere alla formazione universitaria e coloro che invece non li hanno: il tornello riproduce la barriera di classe che separa coloro che possono ambire ad una possibilità in un mondo dove domina la logica concorrenziale e coloro che, invece, hanno già perso in partenza. Vi è una saldatura metaforica tra il tornello ed altre barriere – non fisiche, ma economiche e, quindi, di classe – quali l’introduzione del numero chiuso per svariati corsi universitari, o l’aumento esponenziale delle rette.
Questa concezione dell’università e della conoscenza comportano altresì una determinata visione dello studente. Lo studente non è più soggetto attivo che partecipa ad uno scambio costante con coloro con cui interagisce, inserito in un contesto sociale plurale e diversificato, ma è soggetto passivo, che consuma un determinato prodotto (la formazione universitaria) funzionale al successo nella competizione del mondo del lavoro. Lo studente diventa consumatore, la formazione e la conoscenza non attengono più alla sfera dei bisogni e dei diritti, ma sono considerate come servizi.
Tramite la ricezione acritica dei contenuti che gli vengono proposti, lo studente deve interiorizzarne la logica ed accettare con entusiasmo un mondo che gli viene presentato come il migliore di quelli possibili. Lo studente diviene soggetto plasmato e funzionalizzato rispetto alla razionalità neoliberale, abituato a pensare nei termini imprenditoriali di costi e benefici, mosso dal criterio valutativo dell’utile. Questa concezione dell’università, del soggetto che la frequenta e dei saperi che essa produce è volta a disciplinare e funzionalizzare la conoscenza rispetto alle esigenze imprenditoriali.
Tale progettualità si rafforza tramite la narrazione di un futuro pieno di possibilità da cogliere per i meritevoli che sappiano mettersi in gioco in un mondo pieno di sfide e che sappiano realizzarsi nel perseguimento di obiettivi eteroimposti, ma perfettamente interiorizzati. La biblioteca sbarrata da un tornello trasforma il momento dello studio, imponendo una concezione produttivista, secondo la quale occorre dare tutte le proprie energie al fine di primeggiare al momento dell’esame: sin dal momento della formazione lo studente viene abituato all’accettazione acritica del presente, della sua naturalità ontologica e della logica dei sacrifici necessari al successo, faro dell’universo desiderante e simbolo di realizzazione personale.
È per questi motivi che il tornello non è soltanto una noiosa porta da aprire con un tesserino, ma porta con sé una visione dell’accademia e dei soggetti che la frequentano fondamentali per il progetto di ristrutturazione neoliberale ed al quale occorre opporsi con ogni mezzo, portando un’analisi, una visione ed una progettualità politiche che siano all’altezza della sfida.



I tornelli vanno divelti, ma è altresì necessario combattere frontalmente l’universo che due porte di vetro si portano dietro: è il mondo che essi rappresentano che va abbattuto dalle fondamenta, e con esso anche la concezione dell’università e dello studente che gli sono proprie.

Bologna - noi condividiamo questa nota e siamo a fianco degli studenti in lotta a Bologna

Bologna: viva la sacrosanta lotta contro i tornelli



All’università di via Zamboni 36 a Bologna, dieci giorni fa è iniziata una protesta non ancora terminata degli studenti contro l’installazione dei tornelli all’ingresso della biblioteca.

I tornelli predisposti, secondo la direzione universitaria per ragioni di sicurezza e di controllo con i badge delle persone che frequentano la biblioteca, sono costati circa 90.000 euro.

Se i tornelli servono a impedire l’ingresso alla biblioteca a chiunque non abbia il badge, quindi servono a negare l’ingresso alla maggior parte dei suoi frequentatori. La protesta contro i tornelli è quindi sacrosanta!

Nessuno può vietare l’ingresso all’Università di Bologna, che ha le radici in un millennio di storia.

In realtà le istituzioni universitarie in accordo con la polizia e i vertici della prefettura hanno deciso di eliminare e di reprimere qualsiasi possibilità di nascita di organizzazioni o di collettivi di lotta, temendo che la resistenza studentesca potesse generalizzarsi in altre città, dando vita ad un vasto movimento degli studenti come fu quello del 1977.

90.000 euro buttati al vento, come sostengono gli studenti, perché non può essere vietato l’accesso alla biblioteca ad altri studenti anche se non iscritti all’Unibo, essendo la biblioteca un luogo pubblico e pagato con le tasse di tutti, quindi a disposizione di chiunque voglia usufruire del prestito o della consultazione dei libri anche dagli studenti esterni.

Con i tornelli coloro che arrivavano dall’esterno cioè i non iscritti all’Unibo non avrebbero avuto il diritto alla fruizione del materiale della biblioteca compreso l’utilizzo degli spazi adibiti allo studio ed agli spazi per assemblee fra collettivi studenteschi.

La protesta degli studenti che contestavano anche la continua presenza di agenti della Digos in borghese all’interno della struttura bibliotecaria è stata perciò energicamente repressa con manganellate e con due studenti arrestati.

E.L.