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giovedì 15 dicembre 2011

domenica 27 novembre 2011



Presentazione dell'antologia di Lenin a cura di Emilio Quadrelli,inserito in un tour promozionale in tutta Italia, l'antologia sarà presentata a Palermo sabato 3 dicembre al Laboratorio occupato Vittorio Arrigoni alle ore 17:30 in collaborazione col Circolo di proletari comunisti. Seguirà dibattito.

giovedì 29 settembre 2011

Contro il rettore sceriffo Lagalla, sgomberi e repressione, Ribellarsi è giusto!

Lungi dalla retorica circa la vicinanza e il servizio per i cittadini, le istituzioni si dimostrano ancora una volta per quello che sono: strumenti contro i lavoratori, i giovani e gli studenti.
Dopo quasi 3 decenni di abbandono dell’ Ex Consorzio Agrario e trasformazione illegale di esso in discarica abusiva da parte delle istituzioni universitarie, giovani studenti medi e universitari decidono di occuparlo con il progetto di crearvi uno
studentato autogestito dagli studenti stessi.
Nell’intenzione degli occupanti tale progetto era finalizzato a dare delle risposte immediate agli studenti. Ormai lo stato
dell’istruzione italiana è davanti gli occhi di tutti, riforma dopo riforma il cosiddetto “diritto allo studio” è diventato una
chimera: da un lato studiare diventa un vero e proprio privilegio tra aumenti di rette universitarie, l’invenzione dei test di accesso alla modica cifra di 50 euro cadauno, dall’altro i servizi verso gli
studenti diminuiscono progressivamente anno dopo anno sia
quantitativamente che qualitativamente: meno mense, meno alloggi, servizi appaltati a ditte esterne private con aumento dei costi sempre a carico di
studenti e studentesse.

A fronte di questa situazione catastrofica il primo pensiero del Rettore dell’Università di Palermo e prossimo probabile candidato a sindaco nelle fila del PDL Roberto Lagalla è quello di sguinzagliare contro i propri studenti i sempre più odiati celerini e servi della digos per lo sgombero dello stabile lo scorso agosto.
Quest’operazione puzza di campagna elettorale, sotto la retorica della “legalità” si vuole lanciare un segnale alle lobby della città che sotto
l’eventuale mandato a sindaco dell’attuale rettore sarà governata la città
all’insegna dell’ordine e della disciplina, il decoro come lo chiamano loro sarà
garantito. Quale legalità e quale decoro? Quello della classe dirigente cittadina affarista e mafiosa legata a doppio filo con il governo Berlusconi.

Per questa mossa repressiva e fascista e secondariamente per la carica istituzionale che necessita di
imparzialità politica non più garantita dopo aver espresso apertamente i progetti futuri riguardanti la
propria carriera politica, il rettore deve dimettersi come già giustamente richiesto dagli studenti di vari
collettivi universitari.

Esprimiamo la massima solidarietà ai compagni di Anomalia che lottano contro lo sgombero in particolare ai 20 studenti e studentesse che hanno passato la terza notte sul tetto dello stabile in segno di protesta senza cedere neanche davanti alle intimidazioni da parte della questura che ha inviato ai suddetti studenti un’ingiunzione a presentarsi in questura per la
notifica di disparate denuncie con
l’evidente intenzione di costringerli a scendere dal tetto.
Con mosse del genere si palesa quanto il “re è nudo”, di fronte a proteste simboliche ma incisive non riuscendo con la forza si prova con l’intimidazione.

Dal G8 di Genova del 2001 la borghesia imperialista italiana ricorre sistematicamente all’uso dello stato di polizia per “risolvere” i “problemi” rappresentati dai soggetti sociali che lottano contro l’attacco frontale e sfrenato ai diritti conquistati prima dalla resistenza partigiana e in seguito dal grande ciclo di lotte degli anni ’60 e ’70. Questo processo a tappe forzate sta portando alla costruzione di un regime di moderno fascismo.

Contro tutto ciò non basta la denuncia ma occorre organizzarsi e controattaccare per respingere ogni tentativo di strapparci quei pochi diritti rimasti e riprenderci tutto, in tal senso la frammentazione sul fronte della repressione da parte del
movimento in primis e delle lotte è un danno verso chi è colpito dalla repressione e chi lotta in particolare lo è verso i proletari e il popolo che subiscono queste politiche in generale. A nostro avviso non è sufficiente lottare contro episodi repressivi quando questi avvengono neanche in un logica di politica difensiva, invece è necessario costruire un organismo permanente a livello nazionale di lotta e coordinamento contro la repressione tra le forze rivoluzionarie e i soggetti colpiti da essa per rispondere con più forza ed efficacia e limitarne i danni. Così come a livello locale ribadiamo la necessità di un coordinamento contro la repressione.

Via il “magnifico” sceriffo Lagalla!

Contro la repressione rispondere colpo su colpo!

Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo che avanza, lotta di classe e organizzazione!

venerdì 5 agosto 2011

Solidarietà con lo Studentato Occupato Anomalia che resiste!

Ieri mattina all'alba polizia e carabinieri accompagnati da un ingente drappello di agenti digos hanno fatto irruzione nello Studentato Occupato Anomalia in Via Archirafi a Palermo.
L'edificio, ex consorzio agrario, "gestito" dall'università era ridotto a discarica da oltre 20 anni e da circa un anno e mezzo occupato dai compagni che tramite l'autofinanziamento lo stavano per l'appunto trasformando in luogo fruibile per studenti e giovani organizzando e dando spazio ad attività socio-culturali, artistiche e politiche, questo settembre sarebbero stati inaugurati i primi 30 posti letto gratuiti a disposizione di studenti fuori sede e non.
Dopo decenni di attacchi all'istruzione pubblica e conseguente diminuizione quantitativae qualitativa dei servizi agli studenti accompagnati dall'aumento vertiginoso di tasse universitarie a cui si aggiunge l'attacco ai diritti dei lavoratori con aumento del precariato per di più in una fase di crisi capitalistica che viene scaricata sulle spalle di lavoratori e masse popolari, il rettore Lagalla pensa bene di mandare a sgomberare un locale che l'istituzione di cui è a capo sembrava essersi dimenticata ma che adesso magicamente vuole riportare alla" legalità" ovvero farla tornare una discarica abusiva.
Rettore e questura pensavano che sarebbe stato loro più facile eseguire lo sgombero il 3 Agosto, periodo in cui molti studenti non sono in città, invece la risposta è arrivata immediatamente e molte realtà cittadine si sono subito mobilitate partecipando al presidio permanente davanti lo Studentato dove si è svolta un'assemblea cittadina pomeridiana in cui sono intervenuti realtà politiche e sociali che lottano realmente in questa città tra cui il Comitato di lotta per la casa 12 Luglio e i precari delle cooperative sociali organizzati dallo Slai cobas per il Sindacato di Classe e aderenti al Circolo di proletari comunisti.
Ieri sera alle 22 compagni dell'Anomalia e di altre realtà studentesche e politiche hanno fatto irruzione e sono intervenute dal palco durante uno spettacolo teatrale che si stava svolgendo a Palazzo steri (sede del rettorato).
Il pubblico dopo aver sentito le ragione di tale interruzione ha solidarizzato con un lungo applauso, subito dopo l'attore sul palco ha letto un comunicato che denunciava le condizioni misere in cui versa l'arte in questo paese, a nome di un gruppo di artisti palermitani che come i loro omologhi romani si stanno organizzando per dare una risposta alle politiche governative contro la cultura.
Il probabile candidato a sindaco Lagalla ha fatto male i suoi calcoli, se pensava di poter iniziare la sua campagna elettorale a suon di "legalità" e politiche securitarie per lanciare un segnale rassicurante ai poteri forti si è sbaglaito di grosso.
La vile azione repressivà sarà e già sta diventando un boomerang che gli si ritorcerà contro.
Contro la repressione rispondere colpo su colpo!
Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo ribellarsi è giusto!

sabato 16 luglio 2011

venerdì 15 luglio 2011

da Genova 2001 alla Val Susa e Genova 2011



Pochi giorni fa in Val di Susa ha avuto luogo una vera e propria battaglia campale tra il movimento No Tav e gli apparati repressivi dello stato (in primis polizia, carabinieri, guardia di finanza, corpo forestale e reparti dell’esercito defilati ma presenti sul territorio).
Da un lato l’interesse legittimo alla salute della popolazione della valle che da anni denuncia la composizione a base di elementi nocivi della collina che si dovrebbe perforare con ovvio impatto ambientale negativo sulla valle e sulla salute degli abitanti, dall’altro lato un governo e una finta opposizione parlamentare sempre più delegittimati agli occhi delle masse popolari che vogliono la tav a tutti i costi “per non restare fuori dall’Europa”, ovvero per terminare la tratta ferroviaria ad alta velocità Lione-Torino che rientra nel corridoio Lisbona-Kiev del trasporto merci.
Quindi un’opera che serve solo l’interesse del grande capitale italiano e non solo, con lo scopo di ridurre il costo di trasporto delle merci per ingrossare i profitti dei padroni italiani a discapito della vita della popolazione.
Tutto questo “giustifica” la militarizzazione dell’intera area a fronte di una resistenza locale che si oppone a tale realizzazione e che tra alti e bassi va avanti da 20 anni.
Dopo lo sgombero forzato della valle, domenica 3 luglio il movimento No Tav ha chiamato a raccolta tutti i solidali per una grande manifestazione con l’obiettivo dichiarato di assediare il cantiere-fortezza aperto manu militari dopo lo sgombero sopracitato.
La manifestazione ha raggiunto l’obiettivo con oltre 50.000 manifestanti dalla valle e non, delegazioni di solidali da tutta Italia e qualcuno anche dall’estero. Ovviamente la questura di Torino (con a capo il macellaio del g8 2001 Mortola, adesso premiato con la promozione a questore di Torino per l’appunto) aveva posto dei paletti inaccettabili al percorso cercando di trasformare la grande manifestazione di dissenso in semplice sfilata. La popolazione della valle invece, coerentemente con quanto dichiarato, non ha perso la rotta ed ecco che decine di migliaia di manifestanti in due punti diversi hanno abbandonato il percorso ufficiale deviando per sentieri che per altre vie portavano a ridosso del cantiere-fortino, infine i tre cortei si sono trovati davanti una vera e propria forza di occupazione legittimata dalla prefettura del macellaio Mortola, dal governo Berlusconi-Maroni e dalla finta opposizione Bersani-Fassino i quali hanno cercato disperatamente e inutilmente di spezzare la resistenza della valle abusando del loro potere avendo la certezza di rimanere impuniti (genova 2001 docet), i servi del potere hanno letteralmente sparato addosso ai manifestanti i lacrimogeni cs che, oltre ad essere un gas bandito dalla Convenzione di Ginevra per l’uso in guerra in quanto vera e propria arma chimica, è anche un'arma impropria se usata come arma da fuoco sparando il candelotto ad altezza d’uomo.Ci sono inoltre i filmati dove i “difensori della legalità” danno vita ad una sassaiola contro i manifestanti e testimonianze in cui sono stati sparati anche proiettili di gomma.

Di fronte a questo apparato militare, la resistenza ha messo in scacco lo stato obbligandolo oggettivamente a stare sulla difensiva e costringendolo, come un movimento di resistenza contro un esercito occupante, a difendersi dagli attacchi dei guerriglieri supportati dal popolo che li rifocilla e li rimanda all’attacco, mantenendo l’occupazione del territorio con tutti i mezzi possibili al di fuori della loro legalità.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla conoscenza del territorio e soprattutto all’appoggio popolare.

Quest’ultimo punto è fondamentale, senza tale elemento a fronte dei 230 feriti tra i manifestanti lo stato non avrebbe potuto dichiarare i 190 feriti (cifra comunque gonfiata) tra gli sbirri, molti dei quali tra l’altro intossicati dallo stesso gas cs che controvento gli finiva addosso.

Dopo la grande giornata di lotta e vittoria sul campo, la borghesia mobilita la stampa e la disinformazione che ne consegue. Innanzitutto la solita divisione tra buoni ( la parte del corteo che non ha deviato) e cattivi (chi infischiandosene del macellaio Mortola e delle sue prescrizioni ha preso le vie del bosco): i black bloc interni e stranieri, i centri sociali, gli anarchici e i “violenti” in generale.

Le gerarchie in divisa che da macellai diventano vittime accogliendo la solita “solidarietà bipartisan” verso “i ragazzi in divisa che difendono la legalità”!

A smentire i pennivendoli dei giornali borghesi, i parassiti dei movimenti che poi prendono le distanze come sel, verdi e “sinistra” varia ( ma chi li vuole? Che si portino alle elezioni ma senza speculare sulle lotte !), la finta opposizione parlamentare e il governo moderno fascista è la conferenza ufficiale No Tav :“ tutti parte dello stesso movimento, non ci sono black bloc, l’obiettivo era assediare e abbiamo assediato, abbiamo resistito legittimamente all’attacco delle forze dell’ordine” e cosi via. Fino alla scorsa fiaccolata dove il leader No Tav Perino dichiara “eravamo tutti black bloc” e viene sommerso da migliaia di applausi.

A 10 anni dalla macelleria messicana e dalla grande resistenza nelle strade di Genova non possiamo non notare certi punti di contatto tra questi due avvenimenti separati da un decennio.

Innanzitutto a Genova il “movimento dei movimenti”, come lo chiamava qualcuno, è stato duramente represso in un vero e proprio esperimento dittatoriale o sospensione della democrazia borghese, stessa sospensione democratica e repressione del dissenso nella Valle di Susa.

Lo stato di polizia applicato in quei giorni con i risultati che portano il nome di Bolzaneto, Piazza Alimonda e Scuola Diaz si è autoassolto nelle aule dei tribunali.

A Genova una nuova generazione di giovani ribelli non ha seguito la scelta suicida dei cattolici-lillipuziani massacrati mentre tenevano le mani alzate dipinte di bianco ma ha contrattaccato mettendo in rotta momentanea i fascisti esaltati e drogati in divisa così come è successo pochi giorni fa.

Dopo 10 anni in Val di Susa tra i presenti c’è chi è stato anche a Genova e ha metabolizzato la lezione, la resistenza ha messo in rotta lo stato, non si è caduti nella trappola della divisione tra buoni e cattivi ma il movimento si è costruito saldamente dividendosi bene i “compiti” sul campo rispettando veramente le diverse pratiche e non alla genoa social forum-disobbediente maniera dove nel nome di un fantomatico “rispetto delle pratiche differenti” si isola e si indicano alla questura i “violenti” da cui si prendono le distanze.

Dopo 10 anni chi lotta quotidianamente sta capendo sulla propria pelle che il moderno regime dopo genova 2001 avanza passo dopo passo a tappe forzate verso la sua costruzione a poco a poco gettando la maschera.

Se è vero che qualcosa sta cambiando crediamo che chi oggi è in prima linea nelle lotte, non solo in Val Susa, ma a Firenze nel movimento studentesco e ora contro la criminalizzazione e repressione, a Napoli contro le discariche, a Palermo contro il fascismo di bassa manovalanza e istituzionale e così via non possa e non debba dimenticare da dove è cominciato tutto.

Mentre in Val Susa le merde in divisa tengono ostaggi 5 nostri compagni e si monta il caso mediatico in maniera terrorista - pratica ormai diffusa (a partire da genova dopo la scuola diaz in particolare e ultimamente vedi firenze e bologna) - per il decennale di genova la polizia di stato provocatoriamente allestirà un gazebo a piazza alimonda il 20 luglio, contemporaneamente il comitato promotore di “verso genova 2011” formato dai notabili/parassiti/sciacalli del movimento, in primis Agnoletto e a seguire ciò che è rimasto dei disobbedienti e “buoni” vari, si mette d’accordo con la questura per evitare come la morte i luoghi simbolo del g8 2001 organizzando un mese di iniziative di stampo commemorativo e auto celebrativo “per non dimenticare” a parole mentre nei fatti si lascia piazza Alimonda agli assassini e si vuole cancellare la memoria di grande resistenza giovanile e popolare che Genova per l’ennesima volta ha visto nella sua storia.

Bisogna schierarsi: o lasciare che Agnoletto e co, che in questi 10 anni hanno fatto carriera politica sulle spalle di un movimento e di un giovane assassinato dallo stato, monopolizzino e riformino storicamente la grande battaglia di genova 2001 o riprendere ciò che spetta a chi lotta quotidianamente da nord a sud e sui vari fronti anche contro questi signori, habitué nel prendere le distanze, veri e propri sbirri di movimento che in altro modo non si potrebbe definirli.

Libertà per i giovani no tav ostaggi dello stato !

Noi non perdoniamo noi non dimentichiamo!
Torniamo dove non vogliono farci andare: tutti a piazza Alimonda, davanti la Diaz e Bolzaneto!

Pagherete caro pagherete tutto!

Dalla Val Susa a Genova 2011, contro lo stato di polizia e il moderno fascismo,

RIBELLARSI è GIUSTO!

mercoledì 8 giugno 2011

E' TROPPO TARDI PER RESTARE CALMI ..... Verso una 3 giorni alternativa e di lotta per Genova 2011


La tensione nel Paese si alza di giorno in giorno. La lotta che viviamo incarna i disagi sociali presenti e futuri, coinvolge i lavoratori e le masse popolari che non possono più sottostare a una situazione simile. La nostra dignità ed il nostro orgoglio uniti a questa consapevolezza ci muovono a combattere l'intero sistema. La lotta ci porta ad unirci a chiunque non accetta tutto ciò: studenti, operai e disoccupati che prendono parte a una scena ribelle.

Vogliamo combattere stato e padroni senza nasconderci dietro maschere e infami accordi che vediamo mettere in pratica quotidianamente da sindacati e partiti di “sinistra” di turno..

Appoggiamo con complicità tutti gli "atti di violenza" avvenuti diffusamente nelle città italiane durante quest'ultimo periodo di lotta a partire dall’autunno studentesco fino alle recentissime proteste operaie da Genova alla Campania, sempre condannati e criticati da sindacati, partiti, ben pensanti, giornalisti e persino "eroi di carta" che vantano la stima di un'intera nazione come Saviano, che rifiutano, negano l'essenza e combattono un'intera generazione. Li appoggiamo perchè siamo convinti che è nell'azione della lotta rivoluzionaria che dobbiamo incanalare la rabbia. In questo vogliamo coinvolgere studenti, operai e disoccupati, affinchè l'azione raggiunga un senso compiuto, mandi un segnale a chi ancora non capisce, renda consapevole questo Paese di ciò che avvertiamo. Non bastano più e non sono mai servite le sfilate di “bandiere sbiadite” e gli scioperi o i cortei nazionali fatti il fine settimana.

Siamo convinti che il riformismo politico e sindacale in Italia abbia contribuito a creare questa situazione, con accordi e silenzi al soldo del padrone. Non è in loro che ci riconosciamo, non abbiamo rappresentanti politici e non ne vogliamo. Ci rivolgiamo a chi ha capito che non è questo il modo per cambiare qualcosa, non è affidarsi a chi sta in poltrona e vomita dibattiti. Il vero nemico non è una Gelmini o un Marchionne, è l'intero sistema che crea individui simili, prima della Gelmini abbiamo conosciuto la Moratti e Fioroni, il problema è radicato nell'intero sistema politico ed economico. Ci affidiamo alla nostra coscienza, al nostro disagio, non siamo più mossi dalla “gioia di stare insieme in piazza”, ma dalla rabbia che scorre in noi. Possiamo farlo senza le “bandiere” di chi vuole mettere il cappello su un movimento di lotta generazionale nato dieci anni fa, senza partitini e chiacchieroni.

Un esempio dell'espressione di questi sentimenti fu quel 14 dicembre a Roma, che già ci pare così lontano e irripetibile da quanto ci siamo soffermati a ricordarne e celebrarne il risultato, il conflitto creato.

Dopo quella trionfale giornata il movimento studentesco si è frenato e di lì a poco è morto, per l'ennesima volta. NON ABBIAMO VOLUTO fare un passo avanti, alzare ulteriormente la tensione, ampliare il conflitto e continuare un percorso che avrebbe potuto ribaltare le sorti di molte infami strategie repressive che ora, sulla nostra pelle, assaporano il gusto della vittoria, da Firenze a Palermo, da Genova a Bologna passando per Padova. E' da qui che vogliamo ripartire, dal terribile errore di non voler convocare una assemblea nazionale subito dopo il 14 dicembre, che crediamo avrebbe potuto quantomeno dare degli strumenti al movimento studentesco indebolito dalla fase di riflusso per poter contrastare in maniera più efficace da quella attuale le azioni repressive dello stato. Vogliamo ripartire dalla necessità di confrontarci in momenti collettivi per dare delle risposte in termini di lotte e mobilitazioni unitarie.

Vogliamo tentare di ricostruire un percorso collettivo , che ponga le proprie basi su valori come l'antifascismo, l'autonomia di classe, la lotta alla precarietà e la resistenza ad una repressione che ci colpisce sempre più significativamente fiutando le nostre fragilità e i limiti della nostra determinazione.

Vogliamo comunicare con tutte le realtà che reagiscono a tutto ciò e che lottano quotidianamente, vogliamo proporre a tutti loro un'unione collettiva ed unità d’azione per quanto riguarda l’appuntamento per il decennale del g8 di genova.

E' PER QUESTI MOTIVI CHE PROPONIAMO AL MOVIMENTO ANTAGONISTA NEL SUO INSIEME, DI ORGANIZZARE IN PRIMA PERSONA DELLE ASSEMBLEE UNITARIE E PREPARATORIE LOCALI DA TENERSI A META’ GIUGNO NELLE SINGOLE REGIONI PER LA COSTRUZIONE DI UNA 3 GIORNI ALTERNATIVA PER L'ANNIVERSARIO DEI DIECI ANNI DAL G8 DI GENOVA.

3 GIORNI ALTERNATIVA CHE PREVEDA MOMENTI ASSEMBLEARI DEI MOVIMENTI STUDENTESCO, CONTRO LA REPRESSIONE, CONTRO LA GUERRA, ANTIFASCISTA, ANTIMPERIALISTA… CHE SIANO DIFFERENTI PER METODO, PROPOSTE E FINALITA’ AI VUOTI SOCIAL FORUM, CHE CULMININO IN UNA MOBILITAZIONE DI PIAZZA COMBATTIVA E CONTRAPPOSTA ALLA SFILATA PROMOSSA DALL’ORGANIZZAZIONE UFFICIALE DI “VERSO GENOVA 2011”.

E' il prossimo grande appuntamento al quale siamo chiamati. Per noi, un appuntamento che ha tutte le caratteristiche del 19 maggio torinese come del 14 dicembre romano. La nostra speranza è che le imminenti giornate di luglio siano anche l'occasione per rigenerare le basi e rafforzare l’ opposizione collettiva agli attacchi quotidiani che padroni e stato compiono contro i territori e le realtà in lotta a livello nazionale.

Da quei caldi giorni di dieci anni fa un intero movimento e' mutato notevolmente, una nazione ha imparato a conoscere il sapore amaro di una repressione sempre più determinata e sistematica che si è delineate sempre più chiaramente in stato di polizia, di una crisi economica che ha messo a nudo tutte le incapacità di questo sistema che, lungi dal risolvere i problemi delle masse popolari e dei lavoratori, è causa primaria di sfruttamento, precarietà, guerra e morte. Ripartire dal G8 2001 significa, per noi, riprendere consapevolezza che, come accadde in quel luglio, se mossi dalla rabbia collettiva che non conosce interessi personali o vincoli verso i partiti della “sinistra” ufficiale e di palazzo ma ascolta il cuore e le necessità di rivendicare un ruolo attivo nella nostra esistenza allora possiamo cambiare le cose, scrivere la storia.

Non è tempo per moderazione e calma.

Non è tempo per "comprensione" e dialogo.

Il nostro obiettivo immediato è il conflitto, il nostro compito è sovvertire.

C A O S ANTIFA GENOVA

RED BLOCK PALERMO

mercoledì 20 aprile 2011

RESOCONTO MANIFESTAZIONE CONTRO LA GUERRA IN LIBIA DEL 16 APRILE A NAPOLI

RIGIRIAMO DA PROLETARI COMUNISTI:
Oltre 2000 compagni hanno partecipato ieri a Napoli alla manifestazione
contro la guerra di aggressione dell'imperialismo verso la Libia e in
solidarietà con i migranti giunti sul nostro territorio.
La manifestazione indetta a livello nazionale ha visto però una
partecipazione essenzialmente napoletana con alcune delegazioni provenienti
da Roma, Taranto, Palermo, Cosenza, e qualche altra. Anche a livello
napoletano vi sono state, nonostante le numerose adesioni alla
manifestazione, diverse realtà che non hanno effettivamente partecipato.
Questo da valore al carattere di avanguardia di massa della manifestazione,
al ruolo di prima fila svolto da numerosi giovani, universitari e studenti
medi, che costituivano oltre un quarto della manifestazione; una
manifestazione necessaria che si assunta il ruolo di rappresentare
nazionalmente tutto il movimento di opposizione alla guerra imperialista,
alternativo al pacifismo, ben intenzionato o di maniera, che peraltro non
aveva portato che poco più di 500 persone alla manifestazione di Roma,
anch'essa giusta e opportuna, convocata da Emergency.
Il corteo si è svolto con combattività, ha attraversato quartieri popolari
di Fuorigrotta e Bagnoli, ottenendo attenzione e sostegno, grazie anche alla
denuncia che legava la guerra alle condizioni di vita dei proletari e delle
masse; ha realizzato durante il suo percorso azioni di denuncia verso
Unicredit e Fiat.
Forte è stata la presenza solidale per l'attivista pacifista
internazionalista Vittorio Arrigoni, così come la solidarietà alla lotta del
popolo palestinese.
Proletari comunisti, Red Block, Disoccupati Organizzati dello Slai cobas per
il sindacato di classe hanno costituito una significativa delegazione da
Taranto e Palermo, dietro lo striscione "Via il governo della guerra, della
repressione e della disoccupazione"; hanno portato pannelli e opuscoli di
informazione sulla lotta degli immigrati al Campo di Manduria (TA) e diffuso
massicciamente Proletari comunisti, con la nostra posizione sulla guerra,
sulla Libia e a sostegno delle rivolte arabe.

Contro le posizioni pacifiste e falso antimperialiste, è stato riportato
nella manifestazione lo slogan "La guerra imperialista si può fermare solo
se avanza la guerra popolare". E in questo quadro i manifesti della recente
campagna a sostegno della guerra popolare in India, esprimevano fino in
fondo la linea e la pratica di questo slogan.
La manifestazione si è conclusa all'imbocco del vialone che porta alla Base,
bloccata come era prevedibile da forti contingenti polizieschi.
Dal camion della manifestazioni sono intervenuti i compagni di Napoli, di
Roma, dell'Università di Bologna, Roma e Palermo, della Sardegna.
Per noi, è intervenuta una compagna di Proletari comunisti di Taranto che ha
ripreso e raccontato la lotta con gli immigrati del Campo di Manduria,
portato il saluto di una parte di essi alla manifestazione, lanciato un
nuovo appuntamento al Campo di Manduria per Giugno.
Un compagno di Red Block ha raccontato l'attività svolta a Palermo in
preparazione della manifestazione, ha ripreso la denuncia contro guerra e i
campi di migranti, e riportato ancora una volta le ragioni del sostegno alla
guerra popolare in India nel quadro dell'opposizione al sistema imperialista
e alle sue guerre.

I contenuti della manifestazione espressi anche nelle conclusioni danno
forza alle ragioni del suo svolgimento, che deve essere considerato non la
conclusione di un percorso, ma l'inizio di un percorso del movimento contro
l'imperialismo e la guerra, contro i governi imperialisti europei, contro
l'imperialismo italiano. Temi che vengono affrontati nell'assemblea di oggi,
domenica, e che daranno vita a nuove iniziative

domenica 10 aprile 2011

ASSEMBLEA CITTADINA CONTRO LA GUERRA IN LIBIA

MERCOLEDI' 13 APRILE ORE 17.00 NELL'AULA 5 OCCUPATA DELL'ACCADEMIA DI BELLE ARTI SI TERRA' UN'ASSEMBLEA CITTADINA PER ORGANIZZARE LA PARTENZA PER NAPOLI DI SABATO 16 APRILE IN OCCASIONE DEL CORTEO NAZIONALE CONTRO LA GUERRA IN LIBIA. VISITA IL SITO: www.stopwar.altervista.org

sabato 9 aprile 2011

Campagna di sostegno alla guerra popolare in India

Dalla mattina di ieri, 8 aprile 2011, l’appello e la mozione di solidarietà alla guerra popolare in India sta circolando nelle mani degli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese con i quali, durante l’ingresso al primo turno, si sono scambiate battute sui rapporti tra operai delle fabbriche dei cosiddetti paesi civili come l’Italia e paesi “in via di sviluppo” come l’India. Alla Fincantieri dove la maggioranza degli operai è in cassa integrazione è stata fatta l’affissione del manifesto e delle locandine con invito alle due iniziative, quella all’Accademia delle Belle Arti che si è tenuta il 7 aprile e quella presso la sede sindacale dello Slai Cobas per il sindacato di classe prevista per il pomeriggio dell’8. Ieri pomeriggio quindi si è tenuta l’assemblea con lavoratori, precari e alcuni disoccupati. Sono stati spiegati, grazie anche all’ausilio della mostra, di filmati e diapositive, e dei documenti presenti sul banchetto, i motivi della campagna di solidarietà internazionale. È stata sottolineata la necessità dell’informazione praticamente negata dai mezzi di stampa e di comunicazione ufficiali e la differenza di fondo tra la guerra popolare guidata dal partito comunista indiano maoista e le altre “guerre”, Iraq, Afghanistan… o le rivolte cui assistiamo in questi giorni principalmente nei paesi arabi. In particolare si è parlato degli aspetti legati al mondo del lavoro, fabbriche, call center, e alle strette relazioni anche tra le politiche di svendita e privatizzazione del settore pubblico dei vari paesi “sviluppati” ed “emergenti” che peggiorano, o rendono impossibili, le condizioni di vita e di lavoro delle grandi masse. Sono stati riportati esempi di come i compagni indiani guidano le lotte sindacali organizzando gli operai, i lavoratori, i grandi scioperi e le manifestazioni di massa che vengono messe in campo contro i padroni, il governo indiani. Sempre particolarmente toccante in questi momenti è, all’interno delle condizioni generali, il racconto/denuncia delle condizioni delle donne ma soprattutto la risposta in senso rivoluzionario che queste stesse donne sempre di più danno, aderendo come protagoniste in prima linea nella lotta alla guerra popolare, al governo reazionario indiano che attraverso l’operazione Green Hunt sta commettendo un genocidio contro il proprio popolo. Tra i documenti citati, che denunciano questa operazione e che è stato anche utilizzato un po’ come “guida” nel percorso del sostegno alla guerra popolare, vi è il resoconto di Arundhaty Roy “In marcia con i compagni” che i presenti e in particolare le donne lavoratrici e precarie hanno richiesto con molta curiosità ed interesse. Alla fine è stata letta la mozione di solidarietà che è stata sottoscritta da tutti i presenti. ***** TESTO DELLA MOZIONE India, il paese dove “gli operai bruciano i padroni” Noi operai, lavoratori, precari, disoccupati salutiamo la lotta delle masse popolari indiane contro il regime reazionario indiano e l’imperialismo che lo sostiene.In India le masse lottano contro i padroni che licenziano e sfruttano, contro il carovita, la corruzione e il terrorismo di Stato, con grandi scioperi e manifestazioni, occupazioni di fabbriche, attacchi ai padroni.In India il governo è deciso a vendere le risorse naturali e umane alle multinazionali imperialiste occidentali, ai nuovi monopoli dei padroni delle grandi fabbriche automobolistiche e siderurgiche, come Tata, Essar, Jindal, Mittal, ecc., che traggono dallo sfruttamento selvaggio di operai, spesso donne e bambini, i profitti che permettono loro di divenire acquirenti e partecipanti dei grandi monopoli internazionali del settore, in alleanza anche con i padroni italiani.Contro tutto questo le masse popolari indiane si ribellano e sviluppano una guerra di popolo guidata dal partito della classe operaia indiana, il Partito Comunista dell’India maoista.Il governo indiano e l’imperialismo scatenano contro le masse ribelli una repressione che, sotto il nome di “operazione Green Hunt”, è fatta di massacri, esecuzioni sommarie, repressione verso interi villaggi e settori della popolazione, per cercare di cancellare quello che i padroni del mondo definiscono “la più grave minaccia interna e un pericolo per il sistema internazionale”, la guerra di popolo che ha invece per obiettivo quello di stabilire un governo popolare basato sull’unità di operai e contadini, rovesciando gli imperialisti, la borghesia e le classi feudali.La lotta per i diritti dei lavoratori e dei popoli, la lotta per il lavoro, i salari, le condizioni di vita; la lotta per la libertà, per la democrazia; la lotta per rovesciare il potere dei padroni e per il potere nelle mani dei lavoratori e delle masse popolari, è una lotta internazionale che ci unisce in ogni angolo del mondo.Per questo esprimiamo la massima solidarietà alle masse popolari indiane, al Partito che le guida, perchè respingano gli attacchi del nemico e avanzino fino alla vittoria. proletari comunisti - PCm Italy campagna di sostegno internazionale alla guerra popolare in India 2-9 aprile diffuso in fabbriche, posti di lavoro, organizzazioni sindacali, lotte proletarie

venerdì 8 aprile 2011

MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO LA GUERRA IL 16 APRILE A NAPOLI!

L’Italia che a parole ripudia la guerra si è lanciata in una nuova aggressione militare a senso unico, come le precedenti, questa volta contro la Libia che rappresenta la “nostra” quarta sponda. La quinta in vent’anni, la terza nel giro di un decennio in cui si è persa ogni remora nei confronti dell’intervento bellico. Ma a differenza delle altre occasioni pochi sembrano indignarsi, pochi alzano la voce per gridare che questa, come già altre guerre, ha dei motivi ben precisi: le immense ricchezze del sottosuolo libico, il gas, il petrolio, gli affari delle grandi aziende e della grande finanza. Motivi che stanno causando già centinaia di morti fra i libici, e che ne causeranno ancora di più, appena l’uranio impoverito, sganciato in quantità, comincerà a fare effetto. Motivi che potrebbero portare, come già successo nei Balcani, in Afghanistan o in Iraq, alla devastazione della Libia, alla fine della sua sovranità, all’occupazione militare di un territorio-chiave per controllare e addomesticare tutte le rivolte che stanno agitando il Nord Africa e il mondo arabo. Come al solito, la prima vittima della guerra è stata la verità: per giustificare l’uso della forza abbiamo visto squadernarsi tutte le retoriche guerrafondaie, nelle varianti di destra e di “sinistra”. Da un ritrovato e sfacciato spirito colonialista (“dobbiamo intervenire perché la Libia è casa nostra”) al ritornello della guerra umanitaria (“dobbiamo proteggere la popolazione contro il tiranno”), passando ovviamente per i cliché razzisti (“dobbiamo intervenire per portare la democrazia ai popoli sottosviluppati”). Soprattutto si è cercato di neutralizzare l’impatto emotivo di una nuova guerra, di farla sparire dalla nostra percezione, di inserirla nel tessuto della quotidianità, parlando di “no-fly zone”, “pattugliamento umanitario”, “sostegno ai ribelli”. Dovremmo sapere bene cosa si nasconde dietro questi eufemismi: il profitto delle multinazionali dell’energia, il desiderio delle potenze occidentali di accaparrarsi, anche dopo il disastro nucleare giapponese, risorse preziose in tempo di crisi, la voglia di controllare un pezzo di mondo che si è risvegliato e cerca da sé la sua libertà. Si interviene in Libia proprio come si sono sostenuti fino alla fine i regimi di Ben Alì o Mubarack, o come si appoggia la repressione dei movimenti popolari in Bahrein o nello Yemen… Ancora una volta il “diritto internazionale” si rivela nei fatti solo la legge del più forte. Giusto otto anni fa, contro analoghe menzogne, eravamo in milioni a scendere in piazza. Oggi il silenzio dei pacifisti e dei movimenti è assordante, mentre la sinistra istituzionale si nasconde dietro ad una risoluzione ONU scritta, come già altre volte, ad uso e consumo di USA, Gran Bretagna e Francia, mentre a spingere per l’intervento ci sono in prima fila il PD ed il Presidente Napolitano… Ad “opporsi” alla guerra c’è solo la destra estrema della Lega, che parla di “invasione dei clandestini”, lascia marcire i profughi a Lampedusa, crea strumentalmente un’emergenza umanitaria, esaspera l’odio contro i più deboli e i “dannati della terra” per rastrellare voti sotto elezioni. Forse è giunto il momento di riscattare questa vergognosa Italia, che dal baciamano a Gheddafi, il “nostro miglior alleato”, è passata alle bombe, per paura di perdere i propri affari in Libia. È giunto il momento di dire la nostra, mentre riscrivono la storia del Mediterraneo attraverso le bombe, la violazione dei diritti dei migranti e la continua militarizzazione del nostro e del loro territorio. È giunto il momento di affermare che non esistono interessi “nazionali”, ma solo gli interessi degli sfruttati e dei dominati di tutto il mondo contro quelli dei dominanti e dei regimi di tutto il mondo. È giunto il momento di proclamare che i popoli, e lo hanno scritto in questi giorni proprio i tunisini e gli egiziani in rivolta, o si liberano da soli o non si liberano affatto. Tutto questo lo vogliamo dire chiaro e forte proprio a Napoli, dove è appena passato il comando dell’operazione ora a guida NATO. Ed è per questo che facciamo appello ai movimenti, alle associazioni, ai comitati, alle forze politiche e sindacali, a tutti i pacifisti coerenti ed a tutti i cittadini a far crescere in tutta Italia la mobilitazione contro la guerra e costruire insieme una grande manifestazione nazionale proprio a Napoli, sabato 16 aprile. Una manifestazione che, schierandosi a fianco del popolo libico e di tutte le popolazioni in rivolta dell'area, chieda: • La fine immediata dei bombardamenti e dell'aggressione militare; • La fine di ogni ingerenza straniera, compresa l’ipotesi di embargo e di sequestro dei beni libici non meno criminale dell’aggressione militare; • Il diritto d'asilo per tutti i profughi e i migranti in fuga; • Il taglio delle spese militari e l’utilizzo di fondi e mezzi per le vere priorità sociali di un’Italia in crisi: casa, lavoro, servizi sociali, reddito garantito, provvedimenti a difesa del territorio e dell’ambiente; Chiediamo a tutte e tutti di diffondere e sottoscrivere quest’appello, per cercare nelle due settimane che abbiamo davanti di costruire insieme una grande e determinata manifestazione contro la guerra! Nel caso questo appello dovesse incontrare come speriamo, il sostegno delle più significative realtà impegnate nella lotta contro la guerra proponiamo di tenere il giorno successivo alla manifestazione, domenica 17 aprile, una Assemblea nazionale del movimento contro la guerra per discutere insieme come proseguire la lotta contro questa infame politica che va a seminare in nome dell’umanità e della democrazia morte e distruzione presso altri popoli, con la vigliacca consapevolezza che questi paesi non hanno nemmeno le armi per potersi difendere adeguatamente di fronte alle micidiali armi di distruzione di massa utilizzate. ASSEMBLEA NAPOLETANA CONTRO LA GUERRA per info, adesioni e contatti: assembleanowar.na@gmail.com Visita il sito per vedere le adesioni (in aggiornamentob continuo)

giovedì 7 aprile 2011

Palermo accademia di belle arti ..SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA

PALERMO 7 APRILE:
Il Cail, Collettivo Autorganizzato dell'Accademia di Belle Arti di Palermo, ha ospitato i rappresentanti locali del Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India nell'aula 5 occupata di Palazzo Santa Rosalia, edificio situato in pieno centro a Palermo e adiacente al quartiere popolare "Capo".

La settimana di propaganda in città con attacchinaggi estesi del manifesto nazionale e volantinaggi dell’appello, è sfociata in questa prima iniziativa oggi che ha visto la partecipazione di studenti e lavoratori all'assemblea di informazione accompagnata dalla proiezione di immagini e video sulla guerra popolare in corso in India.

Una buona partecipazione è venuta anche da alcuni studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia che si stanno avvicinando alla politica e sono stati coinvolti dalla propaganda effettuata dall'organizzazione giovanile Red Block .

I temi approfonditi sono stati molteplici: l'India paese complesso definito dalla borghesia “emergente” - le condizioni di vita degli operai e delle masse contadine - la guerra popolare in corso guidata dal Pci maoista con accenni storici sulla sua formazione e sviluppo della guerra popolare - la repressione del governo indiano contro le masse rivoluzionarie con approfondimenti in merito all'operazione Salwa Judum e l'attuale operazione Green Hunt (caccia verde)- le condizioni di vita delle donne soggette ad un’oppressione “di lunga durata” di classe, di genere e feudale soprattutto per le donne che vivono nelle zone dell’entroterra, la loro ribellione e adesione crescente alla guerra popolare, la lotta delle compagne contro il maschilismo e patriarcalismo nella società e all'interno del partito - la via del maoismo e della guerra popolare.

Sono stati messi a disposizione e quindi presentati alcuni materiali scritti per approfondire la questione, tra questi l'opuscolo pubblicato dalla rivista "Internazionale” della scrittrice Arundathi Roy "Nella giungla con i maoisti" e la rivista “Maoist Road”.

Nell'aula è stata anche visionata per la prima volta a Palermo la mostra concettuale fornita dal comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India.

Tutti i partecipanti hanno dimostrato interesse per l'iniziativa visto che non capita tutti i giorni, fino ad ora, di sentire parlare di guerre di popolo all'interno dei luoghi della "formazione" che siano scuole, Università, Accademie di Belle Arti o altro ancora.
L'iniziativa si è conclusa con un aperitivo sociale in un clima piacevole tra i partecipanti che sono stati messi a conoscenza dell’altra iniziativa prevista per domani, una assemblea proletaria presso la sede dello Slai Cobas per il sindaacto di classe.

martedì 5 aprile 2011

PALERMO A SOSTEGNO DELLA GUERRA POPOLARE IN INDIA!



VISITA IL BLOG DEL COMITATO INTERNAZIONALE DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA:
www.guerrapopolare-india.blogspot.com

domenica 3 aprile 2011

CAMPAGNA INTERNAZIONALE DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA




I giovani maoisti di Red Block, organizzazione giovanile di proletari comunisti- Pcm Italia, aderisce alla Campagna Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India.
In india è in corso una Guerra Popolare combattuta dall’eroico Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione e diretto dal glorioso Partito Comunista Indiano (maoista) che sta cambiando il volto del secondo paese più popolato al mondo.
Nella “più grande democrazia del mondo” dove in realtà la gran parte del popolo vive nella miseria ed espropriato dei propri diritti fondamentali per il profitto del capitalismo indiano asservito all’imperialismo, nelle zone liberate si sta sviluppando la democrazia popolare delle masse povere, contadine, adivasi e tribali, delle donne, un vero e proprio embrione dello stato di nuova democrazia preludio del socialismo. Lo stato reazionario indiano vuole stroncare sul nascere tutto ciò e l’anno scorso ha lanciato l’operazione green hunt, una vera e propria guerra contro i popoli che lottano in India con impiego di centinaia di migliaia di paramilitari, una campagna genocida e criminale a cui il popolo sta resistendo con eroismo sia nel “Corridoio Rosso” che nel resto dell’India dove trova la solidarietà dell’intellighenzia democratica nelle università e nelle città in generale.
Con genuino spirito internazionalista appoggiamo la Guerra Popolare in India perché è determinante per l’avanzamento della rivoluzione mondiale, per noi giovani rivoluzionari maoisti operanti nelle cittadelle e metropoli imperialiste, la Guerra Popolare in India è fonte d’ispirazione e di incoraggiamento nel nostro lavoro rivoluzionario.
Per questo saremo impegnati,in particolare durante la campagna, nell’informazione e mobilitazione dei giovani a sostegno della Guerra Popolare in India nelle scuole, università e nei quartieri proletari dove siamo presenti.

Viva il marxismo-leninismo-maoismo!
Viva la Guerra Popolare in India!
Viva le masse indiane dirette dal PCI(m)!
Viva l'eroico EGLP!
Per un secolo di Guerre Popolari!

Red Block
2 aprile 2011

venerdì 25 marzo 2011

"Zona rossa”, assessori comunali e camerati da Roma e Catania per la presentazione del libro di Casapound…






...Tutti assediati come topi in trappola dagli antifascisti!

Dopo quasi due settimane dall’inizio della campagna di boicottaggio verso Mondadori Multicenter di Palermo, colpevole di apologia di fascismo per ospitare nei suoi locali la presentazione del libro su Casapound di Domenico Di Tullio (anch’egli militante di Casapound), la città di Palermo ha dimostrato ancora una volta di non tollerare i fascisti e l’imposizione di illegittime “zone rosse” per difendere un manipolo di squadristi.
Mercoledì 23 Marzo nonostante la militarizzazione del centro città con 9 camionette tra polizia, carabinieri e guardia di finanza nonché un elicottero, il vero movimento antifascista, formato dai lavoratori e dalle lavoratrici e dagli studenti che hanno animato l’autunno, è sceso in piazza compatto e determinato. Chi vuole legittimare la feccia neofascista e contemporaneamente infangare l’eroica resistenza partigiana del nostro popolo ha visto con i suoi occhi che prima deve fare i conti con chi ancora quella memoria non l’ha perduta e la mette in pratica quotidianamente.
Non sono bastate le cariche, anche con le camionette e le decine di lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo per intimidire i manifestanti che invece hanno anche ricevuto la solidarietà da diversi passanti e negozianti che hanno rifornito i giovani antifascisti di acqua e limoni per combattere l’effetto dei lacrimogeni.

E le famose falangi nere che annunciano di schierarsi davanti la Mondadori fin dall’11 febbraio,
quando in quell’occasione il movimento antifascista aveva sventato la presentazione di tale libro facendo di fatto annullare l’evento?

Scrive la giornalista Giusi Spica in un articolo di Repubblica del 24 Marzo:
“Di fronte alle prime cariche della polizia contro gli autonomi che tentavano di penetrare nell’area blindata, i più giovani (fascisti n.d.r.) cominciano a innervosirsi. I poliziotti li invitano alla calma (che bravi padri di famiglia! n.d.r.) e li chiudono dentro i confini, […] tra gli attivisti di destra c’è una tensione palpabile. Parlano poco. Drizzano le antenne per capire quello che succede oltre il muro dei blindati.”



Stavolta Scappapound non è scappata… perché protetta da 80 sbirri in divisa senza contare quelli in borghese, a cui si sono aggiunti i “valorosi” camerati da Roma e da Catania, i fascisti di Giovane Italia (giovani del PDL) ovvero i figliocci diretti di Berlusconi e futuri deputati e assessori, nonché il partito La Destra di Storace. La “ciliegina sulla torta” è rappresentata anche dalla presenza degli assessori Giampiero Cannella e Raoul Russo che evidentemente non hanno di meglio da fare.
Tutto questo concentrato maleodorante di doppi petti e fascistelli armati di caschi e cinture chiamati in aiuto per difendere i loro amichetti e figliocci che se lasciati soli corrono subito a piagnucolare in questura…




Al di là della fraseologia ed estetica ribelle di Scappapound è evidente ancora una volta il loro ruolo di burattini manovrati direttamente dal PDL di Berlusconi che mette loro a disposizione strutture e risorse, come la Mondadori di sua proprietà, e tutti i mezzi necessari per agire a difesa del governo e dei padroni.
Lo stesso governo che attacca quotidianamente i diritti dei lavoratori, dei giovani e degli studenti e delle masse popolari in generale. Un governo che ha intrapreso l’ennesima “guerra umanitaria” leggi guerra di aggressione per sfruttare le risorse naturali libiche.





Dall’altro lato della barricata invece l’immagine è opposta: giovani ribelli che lottano contro le ingiustizie, difesi dalla solidarietà che intercorre tra di loro e armati di ideali di cambiamento contro il vecchio marciume blindato tra Via Mariano Stabile e Via Cavour. Da questo lato non c’è paura e non c’è tensione, ma la convinzione di lottare per un mondo migliore così come fecero i nostri nonni ed eroi partigiani che invece la feccia nera di Scappapound chiama “infami”.
Con questa determinazione, gli antifascisti, i giovani e le giovani studentesse, i lavoratori e le lavoratrici hanno resistito per più di un’ora alla macchina repressiva della questura.
Altro che opposti estremisti! Semmai rappresentanti di interessi diversi: da un lato il vecchio, destinato a finire nella “pattumiera della storia”, dall’altro il nuovo.
Mercoledì 23 è stato dimostrato ancora una volta che i fascisti in questa città non hanno un tessuto sociale che li sorregge e che la loro agibilità “politica” è garantita solo dalle forze dell’ordine che li difendono illegalmente e violando la stessa costituzione su cui hanno giurato.
Senza tutta questa protezione gentilmente concessagli i cari camerati sarebbero stati spazzati via in un batter di ciglio e rispediti nelle fogne da cui provengono.

mercoledì 2 marzo 2011

venerdì 25 febbraio 2011

A SOSTEGNO DEI POPOLI IN LOTTA!


Contro il macellaio libico Gheddafi e il suo “amico” Berlusconi.

Oggi 26/02/11 nelle piazze di tutto il mondo sotto lo slogan “tanti popoli un’unica lotta” si manifesta la solidarietà alle lotte di tutti i popoli del mondo.
In particolare a quei popoli che ancora lottano per l’autodeterminazione e l’indipendenza nazionale come il popolo basco, il popolo nordirlandese, il popolo sarhawi, il popolo tamil e molti altri.
In una giornata come oggi non possiamo non dare la nostra solidarietà a tutti quei popoli arabi che sono in rivolta sociale contro i loro governanti.
La rivolta sociale nei paesi arabi ha ormai toccato tutti i paesi del Nord-Africa (Marocco,Algeria,Tunisia,Libia ed Egitto), lo Yemen e il Bahrein nella Penisola Araba, la Siria, la Giordania e i Territori Palestinesi nel Medio Oriente e “rischia” di estendersi anche ad altri paesi africani ed asiatici…
Dopo la caduta dei dittatori tunisino ed egiziano Ben Ali e Mubarak, adesso anche Gheddafi rischia di essere detronizzato dopo 42 anni di potere. Pur di non cedere il suo potere non sta esitando a ordinare ai suoi fedelissimi e mercenari di compiere un vero e proprio massacro: già si parla di 10.000 morti in tutta la Libia con una punta di mille morti nella capitale Tripoli in un paese che conta circa 6 milioni di abitanti.
Tutto questo massacro in meno di una settimana con l’uso di mercenari e bombardamenti dell’aviazione sui cortei e su interi quartieri popolari, già giungono i primi video dei massacri e delle fosse comuni.
Ancora una volta il governo italiano, cosi come durante le rivolte in Tunisia ed Egitto, si dimostra essere uno tra i più strenui sostenitori di questi regimi sanguinari.
Un filo nero lega il nostro governo a questi regimi, un filo nero che si chiama petrolio e gas, che si chiama investimento dei padroni italiani e Confindustria in questi regioni “dimenticandosi” a convenienza i diritti umani.
Anche stavolta essere al fianco di questi popoli in lotta significa essere contro il governo Berlusconi e tutti i governi dei padroni che in stretta continuità (D’Alema, Prodi, Berlusconi) sono complici di questi massacri appoggiando politicamente, economicamente e militarmente questi regimi:
le armi in dotazione all’esercito e ai mercenari libici sono principalmente fornite dall’Italia, infatti
le autorizzazioni alle esportazioni italiane in Libia per il 2009 sono state pari a circa 111,8 milioni di euro, in aumento rispetto ai 93 milioni circa del 2008 (in particolare bombe, siluri, razzi, aeromobili e apparecchiature elettroniche).
E' utile ricordare che negli ultimi dieci anni diversi sono stati gli accordi stipulati con il regime di
Gheddafi:
La Agusta Westlands, una società del Gruppo Finmeccanica, ha venduto 10 elicotteri AW109E Power tra il 2006 e il 2009, per un valore di circa 80 milioni di euro.
A seguito degli accordi contenuti nel Trattato di Bengasi, nel maggio 2009, la Guardia di Finanza ha proceduto alla consegna delle prime tre motovedette alla Marina libica per il pattugliamento nel Mar Mediterraneo, seguite nel febbraio 2010 da altre tre imbarcazioni.
La Finmeccanica ha stipulato accordi con società libiche:
ha firmato nell'ottobre 2009 un accordo del valore di 300 milioni di euro per la realizzazione di un grande sistema di protezione e sicurezza dei confini.

TANTI POPOLI UN’UNICA LOTTA!
LA LORO LOTTA E' LA NOSTRA LOTTA!Contro le politiche dei governi che, come in Italia, affamano il popolo e non danno futuro ai giovani Contro i regimi imperialisti USA/Israele/Europa che, con la complicità di governi corrotti, saccheggiano le risorse di questi paesi, costringendo intere generazioni all'emigrazione e ad un destino di sfruttamento senza alcun futuroPER IL DIRITTO DI TUTTI I POPOLI ALL'AUTODETERMINAZIONE

Circolo proletari comunisti Palermo www.proletaricomunisti.blogspot.com
prolcompa@libero.it