
sabato 16 luglio 2011
COMITATO GENOVA 2011: UN BRANCO DI PAGLIACCI!
Il comitato Genova 2011 è un branco di pagliacci: giovedì 14 luglio è stato ufficializzato - per bocca della portavoce Rita Lavaggi - il percorso del corteo per il decennale del G8.
Se qualcuno avesse avuto ancora qualche dubbio su che genere di personaggio sia il 'signor', molto poco onorevole, Vittorio Agnoletto - e su da chi sia formata la cricca di parassiti che ruota intorno alla sua figura - se ne è tolto sicuramente ogni residuo.
La manifestazione di sabato 23 luglio partirà da piazza Montano (di fronte alla stazione ferroviaria di Genova Sampierdarena) alle ore 17:00 e - dopo aver attraversato via Cantore, via Milano, e via Gramsci - si concluderà a piazza Caricamento, intorno alle ore 20:00, con un maxi concerto.
Chiunque conosca - anche solo per sommi capi - la piantina della città di Genova, sa benissimo che la zona che sarà attraversata non ha nulla a che vedere con quella dove avvennero gli scontri che portarono all'omicidio di Carlo Giuliani.
Neppure attraversa, ad esclusione di pochi metri nella parte terminale di via Gramsci, la zona che nel 2001 fu interdetta al passaggio persino dei residenti che non potessero dimostrare di essere inconfutabilmente tali.
Insomma, grazie all'opera delle istituzioni - specialmente dell'assessore comunale alla Casa, il trotzkista Bruno Pastorino, attualmente accasato con Sel - che si sono prodigate in tal senso, i luoghi simbolo delle giornate di luglio 2001 saranno tutti tranquillamente nelle mani delle 'forze dell'ordine': vergogna!
Genova, 15 luglio 2011
Stefano Ghio - Comitato promotore Circolo Proletari Comunisti Genova
venerdì 15 luglio 2011
da Genova 2001 alla Val Susa e Genova 2011

Da un lato l’interesse legittimo alla salute della popolazione della valle che da anni denuncia la composizione a base di elementi nocivi della collina che si dovrebbe perforare con ovvio impatto ambientale negativo sulla valle e sulla salute degli abitanti, dall’altro lato un governo e una finta opposizione parlamentare sempre più delegittimati agli occhi delle masse popolari che vogliono la tav a tutti i costi “per non restare fuori dall’Europa”, ovvero per terminare la tratta ferroviaria ad alta velocità Lione-Torino che rientra nel corridoio Lisbona-Kiev del trasporto merci.
Quindi un’opera che serve solo l’interesse del grande capitale italiano e non solo, con lo scopo di ridurre il costo di trasporto delle merci per ingrossare i profitti dei padroni italiani a discapito della vita della popolazione.
Tutto questo “giustifica” la militarizzazione dell’intera area a fronte di una resistenza locale che si oppone a tale realizzazione e che tra alti e bassi va avanti da 20 anni.
Dopo lo sgombero forzato della valle, domenica 3 luglio il movimento No Tav ha chiamato a raccolta tutti i solidali per una grande manifestazione con l’obiettivo dichiarato di assediare il cantiere-fortezza aperto manu militari dopo lo sgombero sopracitato.
La manifestazione ha raggiunto l’obiettivo con oltre 50.000 manifestanti dalla valle e non, delegazioni di solidali da tutta Italia e qualcuno anche dall’estero. Ovviamente la questura di Torino (con a capo il macellaio del g8 2001 Mortola, adesso premiato con la promozione a questore di Torino per l’appunto) aveva posto dei paletti inaccettabili al percorso cercando di trasformare la grande manifestazione di dissenso in semplice sfilata. La popolazione della valle invece, coerentemente con quanto dichiarato, non ha perso la rotta ed ecco che decine di migliaia di manifestanti in due punti diversi hanno abbandonato il percorso ufficiale deviando per sentieri che per altre vie portavano a ridosso del cantiere-fortino, infine i tre cortei si sono trovati davanti una vera e propria forza di occupazione legittimata dalla prefettura del macellaio Mortola, dal governo Berlusconi-Maroni e dalla finta opposizione Bersani-Fassino i quali hanno cercato disperatamente e inutilmente di spezzare la resistenza della valle abusando del loro potere avendo la certezza di rimanere impuniti (genova 2001 docet), i servi del potere hanno letteralmente sparato addosso ai manifestanti i lacrimogeni cs che, oltre ad essere un gas bandito dalla Convenzione di Ginevra per l’uso in guerra in quanto vera e propria arma chimica, è anche un'arma impropria se usata come arma da fuoco sparando il candelotto ad altezza d’uomo.Ci sono inoltre i filmati dove i “difensori della legalità” danno vita ad una sassaiola contro i manifestanti e testimonianze in cui sono stati sparati anche proiettili di gomma.
Di fronte a questo apparato militare, la resistenza ha messo in scacco lo stato obbligandolo oggettivamente a stare sulla difensiva e costringendolo, come un movimento di resistenza contro un esercito occupante, a difendersi dagli attacchi dei guerriglieri supportati dal popolo che li rifocilla e li rimanda all’attacco, mantenendo l’occupazione del territorio con tutti i mezzi possibili al di fuori della loro legalità.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla conoscenza del territorio e soprattutto all’appoggio popolare.
Quest’ultimo punto è fondamentale, senza tale elemento a fronte dei 230 feriti tra i manifestanti lo stato non avrebbe potuto dichiarare i 190 feriti (cifra comunque gonfiata) tra gli sbirri, molti dei quali tra l’altro intossicati dallo stesso gas cs che controvento gli finiva addosso.
Dopo la grande giornata di lotta e vittoria sul campo, la borghesia mobilita la stampa e la disinformazione che ne consegue. Innanzitutto la solita divisione tra buoni ( la parte del corteo che non ha deviato) e cattivi (chi infischiandosene del macellaio Mortola e delle sue prescrizioni ha preso le vie del bosco): i black bloc interni e stranieri, i centri sociali, gli anarchici e i “violenti” in generale.
Le gerarchie in divisa che da macellai diventano vittime accogliendo la solita “solidarietà bipartisan” verso “i ragazzi in divisa che difendono la legalità”!
A smentire i pennivendoli dei giornali borghesi, i parassiti dei movimenti che poi prendono le distanze come sel, verdi e “sinistra” varia ( ma chi li vuole? Che si portino alle elezioni ma senza speculare sulle lotte !), la finta opposizione parlamentare e il governo moderno fascista è la conferenza ufficiale No Tav :“ tutti parte dello stesso movimento, non ci sono black bloc, l’obiettivo era assediare e abbiamo assediato, abbiamo resistito legittimamente all’attacco delle forze dell’ordine” e cosi via. Fino alla scorsa fiaccolata dove il leader No Tav Perino dichiara “eravamo tutti black bloc” e viene sommerso da migliaia di applausi.
A 10 anni dalla macelleria messicana e dalla grande resistenza nelle strade di Genova non possiamo non notare certi punti di contatto tra questi due avvenimenti separati da un decennio.
Innanzitutto a Genova il “movimento dei movimenti”, come lo chiamava qualcuno, è stato duramente represso in un vero e proprio esperimento dittatoriale o sospensione della democrazia borghese, stessa sospensione democratica e repressione del dissenso nella Valle di Susa.
Lo stato di polizia applicato in quei giorni con i risultati che portano il nome di Bolzaneto, Piazza Alimonda e Scuola Diaz si è autoassolto nelle aule dei tribunali.
A Genova una nuova generazione di giovani ribelli non ha seguito la scelta suicida dei cattolici-lillipuziani massacrati mentre tenevano le mani alzate dipinte di bianco ma ha contrattaccato mettendo in rotta momentanea i fascisti esaltati e drogati in divisa così come è successo pochi giorni fa.
Dopo 10 anni in Val di Susa tra i presenti c’è chi è stato anche a Genova e ha metabolizzato la lezione, la resistenza ha messo in rotta lo stato, non si è caduti nella trappola della divisione tra buoni e cattivi ma il movimento si è costruito saldamente dividendosi bene i “compiti” sul campo rispettando veramente le diverse pratiche e non alla genoa social forum-disobbediente maniera dove nel nome di un fantomatico “rispetto delle pratiche differenti” si isola e si indicano alla questura i “violenti” da cui si prendono le distanze.
Dopo 10 anni chi lotta quotidianamente sta capendo sulla propria pelle che il moderno regime dopo genova 2001 avanza passo dopo passo a tappe forzate verso la sua costruzione a poco a poco gettando la maschera.
Se è vero che qualcosa sta cambiando crediamo che chi oggi è in prima linea nelle lotte, non solo in Val Susa, ma a Firenze nel movimento studentesco e ora contro la criminalizzazione e repressione, a Napoli contro le discariche, a Palermo contro il fascismo di bassa manovalanza e istituzionale e così via non possa e non debba dimenticare da dove è cominciato tutto.
Mentre in Val Susa le merde in divisa tengono ostaggi 5 nostri compagni e si monta il caso mediatico in maniera terrorista - pratica ormai diffusa (a partire da genova dopo la scuola diaz in particolare e ultimamente vedi firenze e bologna) - per il decennale di genova la polizia di stato provocatoriamente allestirà un gazebo a piazza alimonda il 20 luglio, contemporaneamente il comitato promotore di “verso genova 2011” formato dai notabili/parassiti/sciacalli del movimento, in primis Agnoletto e a seguire ciò che è rimasto dei disobbedienti e “buoni” vari, si mette d’accordo con la questura per evitare come la morte i luoghi simbolo del g8 2001 organizzando un mese di iniziative di stampo commemorativo e auto celebrativo “per non dimenticare” a parole mentre nei fatti si lascia piazza Alimonda agli assassini e si vuole cancellare la memoria di grande resistenza giovanile e popolare che Genova per l’ennesima volta ha visto nella sua storia.
Bisogna schierarsi: o lasciare che Agnoletto e co, che in questi 10 anni hanno fatto carriera politica sulle spalle di un movimento e di un giovane assassinato dallo stato, monopolizzino e riformino storicamente la grande battaglia di genova 2001 o riprendere ciò che spetta a chi lotta quotidianamente da nord a sud e sui vari fronti anche contro questi signori, habitué nel prendere le distanze, veri e propri sbirri di movimento che in altro modo non si potrebbe definirli.
Libertà per i giovani no tav ostaggi dello stato !
Noi non perdoniamo noi non dimentichiamo!
Torniamo dove non vogliono farci andare: tutti a piazza Alimonda, davanti la Diaz e Bolzaneto!
Pagherete caro pagherete tutto!
Dalla Val Susa a Genova 2011, contro lo stato di polizia e il moderno fascismo,
RIBELLARSI è GIUSTO!
mercoledì 13 luglio 2011
martedì 21 giugno 2011
Con la Libera Repubblica della Maddalena

Ancora una volta con l'utilizzo della repressione si cerca di colpire e intimidire i compagni che sono in prima linea in questa battaglia, così venerdi scorso all'alba la digos ha perquisito la casa dell'attivista No Tav Alberto Perino ed il Centro Sociale Askatasuna sfondando il portone d'ingresso con un'ariete, come scrivono i compagni nel loro comunicato, come se fosse una vera e propria operazione militare.
venerdì 10 giugno 2011
Genova 2011 non è un semplice decennale. Verso una 3 giorni di lotta autorganizzata.

Il decennale del G8 di Genova si avvicina, un decennale che non rappresenta una mera sommatoria di 10 anni bensì il decimo anniversario dell’inizio di una nuova offensiva da parte della borghesia imperialista italiana verso il “fronte interno” con l’obiettivo di restaurare e riprendersi tutto quello che, spazio dopo spazio, lotta dopo lotta i movimenti si sono conquistati o che comunque hanno frenato l’avanzata della restaurazione accendendo fuochi di resistenza.
In questi 10 anni tanto è cambiato, sia nel campo nemico che nel nostro campo:
dai giorni di Bolzaneto, della Diaz e di Pza Alimonda il potere ha lanciato un chiaro segnale di intransigenza verso le lotte autorganizzate dal basso che ne possano anche solo mettere in discussione la legittimità o intralciarne i piani.
Dall’altro lato sempre a partire da quei giorni, nonostante la brutale repressione, una nuova generazione ribelle è scesa in campo, e lungi dal farsi intimidire è stata protagonista nelle lotte in questi 10 anni su vari fronti: dalle lotte di riappropriazione del territorio come in Val di Susa o a Pisa contro l’Hub militare fino alle lotte contro le discariche in Campania, dai grandi movimenti contro la guerra imperialista e di solidarietà ai popoli in lotta, dall’antifascismo militante, alle lotte per il diritto alla casa, fino al grande movimento studentesco dello scorso autunno che ha messo insieme gli studenti medi e universitari e la gioventù precaria che già si confronta con un “mondo del lavoro” a misura del padrone e del suo profitto.
Nel 2008 è iniziata l’ennesima crisi ciclica del capitale, tutt’ora in corso, crisi che è stata scaricata dai governi delle borghesie sui propri popoli e che si sono tradotti in licenziamenti, ulteriore precarietà, taglio allo stato sociale, attacchi ai diritti conquistati nei decenni precedenti, ancora più repressione contro le reazioni spontanee a questo processo, in primis contro il movimento studentesco dell’onda che ha riportato nelle piazze pratiche di conflittualità giovanili, studentesche e precarie e che partendo dalla contestazione alla riforma Gelmini ha generalizzato la protesta contro l’intero sistema con l’ormai celebre parola d’ordine “noi la crisi non la paghiamo”.
Crediamo che i recenti episodi di repressione da Firenze a Bologna, da Cuneo a Padova passando per Palermo, Napoli e Roma siano figli proprio del G8 di Genova.
Da Genova 2001 infatti lo stato italiano ha istituzionalizzato la pratica e l’uso costante dello stato di polizia trasformando ogni problema sociale in questione di ordine pubblico da “risolvere” con l’uso del manganello. Così intere popolazioni della Val di Susa o delle periferie napoletane diventano tutte pericolose masse fomentate dai centri sociali, dagli anarchici e anche dalla camorra, tutti spauracchi di natura diversa ma che dal punto di vista del potere rappresentano “l’illegalità”e quindi utili per l’opera di demonizzazione.
Il movimento studentesco dello scorso autunno che è sceso in campo, forte dell’esperienza dell’onda e arricchito ancor più di radicalità di pratiche e analisi che si sono tradotte nell’attacco e assedio ai palazzi del potere, culminato nella meravigliosa battaglia del 14 dicembre, viene sottoposto a questo processo di criminalizzazione utilizzando lo spauracchio del “terrorismo di matrice anarchica”.
Ovunque insomma il potere, per giustificare all’opinione pubblica la repressione di movimenti di massa, li criminalizza e li riduce a movimenti illegali e violenti opera di pochi facinorosi.
Tutto questo avviene mentre l’immagine del potere è sempre più deteriorata davanti all’opinione pubblica, lo squallore diffuso all’interno di una classe dirigente che sempre più spudoratamente persegue gli affari privati a spese del popolo e contemporaneamente quando esso insorge invoca il ripristino di “legalità e democrazia”.
La stessa invocazione che veniva dagli alti vertici della polizia a Genova mentre si attuava la macelleria messicana nelle caserme e nelle scuole/dormitori per i manifestanti, gli assassini nelle piazze e le montature giudiziarie contro il movimento mentre i responsabili delle violenze di stato fino ad oggi, a distanza di dieci anni, vengono promossi gerarchicamente (vedi l’ultimo caso di Spartaco Mottola) e assolti.
Lo stato che assolve se stesso e si autoleggittima nella marcia verso la dittatura aperta.
Oggi rispetto a dieci anni fa assistiamo ancora al furto spudorato e quotidiano del nostro futuro e all’imposizione di un presente indecente per giovani e lavoratori mentre i potenti continuano ad arricchirsi e ostentano lusso e arroganza.
Per questo per il decennale di Genova crediamo sia necessario un reale momento di lotta autorganizzato dal basso e da tutti quei soggetti che in questi anni sono stati in prima linea nelle lotte e che stanno subendo la crisi sulla propria pelle, da chi ha realmente diritto di parola anche su Genova non lasciando in mano ai notabili e autorappresentanti del “movimento” che invece sono attualmente scollegati dalle dinamiche di lotta reale e quotidiana e sono più vicini a una politica movimentista mossa da logiche di palazzo dentro il quale hanno fatto anche carriera politica a spese del movimento reale..
È necessario, in questo appuntamento, ribadire che noi la loro crisi non la vogliamo pagare, che non abbiamo dimenticato le giornate di Genova e quei compagni e compagne che ancora non hanno trovato giustizia nei tribunali e che mai la troveranno lì e che ciò che è nostro ce lo vogliamo riprendere noi, dal basso.
È necessario confrontare le analisi partendo da percorsi di lotta anche e necessariamente diversi tra di loro ma consapevoli che questo elemento può rappresentare solo un valore aggiunto nella discussione con il fine di dar corpo e sostanza a proposte su come far fronte ai continui attacchi contro i lavoratori, i giovani, le donne, gli studenti, gli antifascisti, le masse popolare in genere. Per superare i limiti che necessariamente ci sono ma per avanzare facendo tesoro delle vittorie.
Per questo rinnoviamo l’appello a costruire una 3 giorni di movimento autorganizzata e dal basso che sfoci in un corteo di lotta anch’esso autorganizzato e dal basso.
Invitiamo i compagni e le compagne e le realtà di movimento a sottoscrivere l’appello “E’ troppo tardi per restare calmi. Verso una 3 giorni alternativa e di lotta per Genova 2011”e a mobilitarsi in prima persona per costruire quel necessario passaggio organizzativo rappresentato dalle assemblee territoriali e per delineare collettivamente e a livello nazionale questa mobilitazione.
mercoledì 8 giugno 2011
E' TROPPO TARDI PER RESTARE CALMI ..... Verso una 3 giorni alternativa e di lotta per Genova 2011

La tensione nel Paese si alza di giorno in giorno. La lotta che viviamo incarna i disagi sociali presenti e futuri, coinvolge i lavoratori e le masse popolari che non possono più sottostare a una situazione simile. La nostra dignità ed il nostro orgoglio uniti a questa consapevolezza ci muovono a combattere l'intero sistema. La lotta ci porta ad unirci a chiunque non accetta tutto ciò: studenti, operai e disoccupati che prendono parte a una scena ribelle.
Vogliamo combattere stato e padroni senza nasconderci dietro maschere e infami accordi che vediamo mettere in pratica quotidianamente da sindacati e partiti di “sinistra” di turno..
Appoggiamo con complicità tutti gli "atti di violenza" avvenuti diffusamente nelle città italiane durante quest'ultimo periodo di lotta a partire dall’autunno studentesco fino alle recentissime proteste operaie da Genova alla Campania, sempre condannati e criticati da sindacati, partiti, ben pensanti, giornalisti e persino "eroi di carta" che vantano la stima di un'intera nazione come Saviano, che rifiutano, negano l'essenza e combattono un'intera generazione. Li appoggiamo perchè siamo convinti che è nell'azione della lotta rivoluzionaria che dobbiamo incanalare la rabbia. In questo vogliamo coinvolgere studenti, operai e disoccupati, affinchè l'azione raggiunga un senso compiuto, mandi un segnale a chi ancora non capisce, renda consapevole questo Paese di ciò che avvertiamo. Non bastano più e non sono mai servite le sfilate di “bandiere sbiadite” e gli scioperi o i cortei nazionali fatti il fine settimana.
Siamo convinti che il riformismo politico e sindacale in Italia abbia contribuito a creare questa situazione, con accordi e silenzi al soldo del padrone. Non è in loro che ci riconosciamo, non abbiamo rappresentanti politici e non ne vogliamo. Ci rivolgiamo a chi ha capito che non è questo il modo per cambiare qualcosa, non è affidarsi a chi sta in poltrona e vomita dibattiti. Il vero nemico non è una Gelmini o un Marchionne, è l'intero sistema che crea individui simili, prima della Gelmini abbiamo conosciuto la Moratti e Fioroni, il problema è radicato nell'intero sistema politico ed economico. Ci affidiamo alla nostra coscienza, al nostro disagio, non siamo più mossi dalla “gioia di stare insieme in piazza”, ma dalla rabbia che scorre in noi. Possiamo farlo senza le “bandiere” di chi vuole mettere il cappello su un movimento di lotta generazionale nato dieci anni fa, senza partitini e chiacchieroni.
Un esempio dell'espressione di questi sentimenti fu quel 14 dicembre a Roma, che già ci pare così lontano e irripetibile da quanto ci siamo soffermati a ricordarne e celebrarne il risultato, il conflitto creato.
Dopo quella trionfale giornata il movimento studentesco si è frenato e di lì a poco è morto, per l'ennesima volta. NON ABBIAMO VOLUTO fare un passo avanti, alzare ulteriormente la tensione, ampliare il conflitto e continuare un percorso che avrebbe potuto ribaltare le sorti di molte infami strategie repressive che ora, sulla nostra pelle, assaporano il gusto della vittoria, da Firenze a Palermo, da Genova a Bologna passando per Padova. E' da qui che vogliamo ripartire, dal terribile errore di non voler convocare una assemblea nazionale subito dopo il 14 dicembre, che crediamo avrebbe potuto quantomeno dare degli strumenti al movimento studentesco indebolito dalla fase di riflusso per poter contrastare in maniera più efficace da quella attuale le azioni repressive dello stato. Vogliamo ripartire dalla necessità di confrontarci in momenti collettivi per dare delle risposte in termini di lotte e mobilitazioni unitarie.
Vogliamo tentare di ricostruire un percorso collettivo , che ponga le proprie basi su valori come l'antifascismo, l'autonomia di classe, la lotta alla precarietà e la resistenza ad una repressione che ci colpisce sempre più significativamente fiutando le nostre fragilità e i limiti della nostra determinazione.
Vogliamo comunicare con tutte le realtà che reagiscono a tutto ciò e che lottano quotidianamente, vogliamo proporre a tutti loro un'unione collettiva ed unità d’azione per quanto riguarda l’appuntamento per il decennale del g8 di genova.
E' PER QUESTI MOTIVI CHE PROPONIAMO AL MOVIMENTO ANTAGONISTA NEL SUO INSIEME, DI ORGANIZZARE IN PRIMA PERSONA DELLE ASSEMBLEE UNITARIE E PREPARATORIE LOCALI DA TENERSI A META’ GIUGNO NELLE SINGOLE REGIONI PER LA COSTRUZIONE DI UNA 3 GIORNI ALTERNATIVA PER L'ANNIVERSARIO DEI DIECI ANNI DAL G8 DI GENOVA.
3 GIORNI ALTERNATIVA CHE PREVEDA MOMENTI ASSEMBLEARI DEI MOVIMENTI STUDENTESCO, CONTRO LA REPRESSIONE, CONTRO LA GUERRA, ANTIFASCISTA, ANTIMPERIALISTA… CHE SIANO DIFFERENTI PER METODO, PROPOSTE E FINALITA’ AI VUOTI SOCIAL FORUM, CHE CULMININO IN UNA MOBILITAZIONE DI PIAZZA COMBATTIVA E CONTRAPPOSTA ALLA SFILATA PROMOSSA DALL’ORGANIZZAZIONE UFFICIALE DI “VERSO GENOVA 2011”.
E' il prossimo grande appuntamento al quale siamo chiamati. Per noi, un appuntamento che ha tutte le caratteristiche del 19 maggio torinese come del 14 dicembre romano. La nostra speranza è che le imminenti giornate di luglio siano anche l'occasione per rigenerare le basi e rafforzare l’ opposizione collettiva agli attacchi quotidiani che padroni e stato compiono contro i territori e le realtà in lotta a livello nazionale.
Da quei caldi giorni di dieci anni fa un intero movimento e' mutato notevolmente, una nazione ha imparato a conoscere il sapore amaro di una repressione sempre più determinata e sistematica che si è delineate sempre più chiaramente in stato di polizia, di una crisi economica che ha messo a nudo tutte le incapacità di questo sistema che, lungi dal risolvere i problemi delle masse popolari e dei lavoratori, è causa primaria di sfruttamento, precarietà, guerra e morte. Ripartire dal G8 2001 significa, per noi, riprendere consapevolezza che, come accadde in quel luglio, se mossi dalla rabbia collettiva che non conosce interessi personali o vincoli verso i partiti della “sinistra” ufficiale e di palazzo ma ascolta il cuore e le necessità di rivendicare un ruolo attivo nella nostra esistenza allora possiamo cambiare le cose, scrivere la storia.
Non è tempo per moderazione e calma.
Non è tempo per "comprensione" e dialogo.
Il nostro obiettivo immediato è il conflitto, il nostro compito è sovvertire.
C A O S ANTIFA GENOVA
RED BLOCK PALERMO

