mercoledì 9 aprile 2014

GLI OPERAI CI SONO, ECCOME!


I pennivendoli al servizio dell'imperialismo hanno speso e spendono fiumi di parole, fanno interventi, per sostenere la scomparsa o riduzione ai minimi termini della classe operaia - o meglio degli “operai”, visto che la parola “classe” è proprio stata cancellata e guai a chi osa pronunciarla.
I più “tattici”, fanno una operazione apparentemente inversa ma che conduce allo stesso risultato, estendono a più non posso il concetto di operai, li trasformano, li mischiano insieme ad altre figure non proletarie di lavoratori, per affermare che “siamo tutti genericamente lavoratori”, e quindi costoro di fatto giungono allo stesso scopo di dire che la classe operaia non esiste più, è un concetto che non corrisponderebbe più ad una realtà.
Questo non ha solo conseguenza sul piano di una corretta analisi economica marxista, ma anche e soprattutto sul piano politico: se la classe operaia non ha più la centralità di prima, viene meno la strategia rivoluzionaria basata sul ruolo centrale e dirigente della classe operaia, così come la necessità del partito proletario, il partito comunista marxista-leninista-maoista come reparto d'avanguardia della classe operaia.
Questo dimostra più di tante parole che la vulgata sulla scomparsa degli operai è parte dell'azione della borghesia per “cancellare” quello che resta nel 21° secolo il “becchino” del capitale. Ad essa fa da “compagna di strada” l'ottica di intellettualini borghesi che guardano alla realtà da e con una prospettiva inevitabilmente imperialista, occidentale, di fatto ristretta che guarda dal e nel “cortile” delle cittadelle imperialiste e non è in grado di comprendere il nuovo immenso proletariato che è cresciuto e cresce nel mondo, dal sud est asiatico, all'Africa, ecc; pensa di guardare il mondo ma vede solo il proprio “buco”.

Mai come oggi queste affermazioni secondo cui gli operai sono una classe in calo sono false, sono totalmente arbitrarie, e si scontrano con una realtà che invece mostra che non solo gli operai ci sono, sono vivi e vegeti, ma essi a livello mondiale sono nettamente aumentati.


Nel 2012 gli operai stanno raggiungendo i 2 miliardi. C'è un continuo trasferimento dalle campagne alle città: “nella seconda metà del secolo scorso i flussi netti dalle campagne di tutto il mondo sono cresciuti anno dopo anno, dai 17 milioni/anno nel 1950 ai 35 milioni/anno del 2000, e nel 1° decennio del XXI secolo 40 milioni/anno. In questa urbanizzazione l'Asia copre quasi due terzi, mentre emerge l'Africa con un quarto del totale, e marginale è divenuto il contributo del vecchio mondo... se l'Europa delle città è raddoppiata, l'Asia è diventata 7 volte più urbana. ”
I capisaldi sono rappresentati: dalla Cina che ha doppiato il capo del 50% di urbani, Indonesia (44%), Pakistan (36%), India (30%), Bangladesh (28%); mentre l'Africa nel suo complesso è attestata al 40%”.
“Dietro queste cifre c'è la crescita del numero di fabbriche e degli stabilimenti e dei connessi servizi, dei sistemi di trasporto, della produzione e distribuzione di energia e tutto quanto di altro vi è strettamente legato”.


(dal libro: 'Due miliardi di salariati - la nostra classe nel mondo' di Piermaria Davoli).

domenica 6 aprile 2014

Dagli studenti canadesi - elezioni in Quebec - l'unica via è il boicottaggio!

Quebec al voto, sfida indipendentista e studenti in piazza

Les camarades du Mouvement étudiant révolutionnaire vont se joindre au contingent abstentionniste  contre les mesures d’austérité du PQ. La manifestation est organisée par l’Association pour une solidarité syndicale étudiante (ASSÉ) sous le thème “Aux riches de faire leur juste part!“. Pour le socialisme, boycottons leurs élections!
da un articolo informativo di Contropiano Si vota in Quebec, la provincia francofona del Canada che conta il 25% della popolazione totale della Federazione e che rivendica da sempre il distacco da Ottawa. L’appuntamento elettorale di domani si carica quindi di notevoli aspettative per il fronte indipendentista uscito vincitore dalle elezioni anticipate del 4 settembre del 2012 convocate dal premier liberale precedente dopo aver sciolto il governo sull’onda di una imponente mobilitazione di studenti e lavoratori contro le politiche autoritarie e liberiste dell’esecutivo guidato da Jean Charest. La nuova premier ministre Pauline Marois, sfuggita ad un attentato mentre festeggiava la vittoria del suo Parti Québécois, formò un governo di minoranza che venne incontro ad alcune delle richieste dei dimostranti che avevano causato la caduta del governo precedente ma che poi ha tradito molte delle aspettative generate nei settori sociali meno abbienti.
Il Parti Québécois (PQ, di centrosinistra), che già in passato - 1980 e 1995 – ha promosso referendum indipendentisti persi per pochi voti, ha fatto appello agli elettori affinché gli concedano una maggioranza in grado di promulgare la “Charte des valeurs québécoises”, una corta di dichiarazione di ‘pre-indipendenza’. Si tratta di un progetto di legge che, in nome della laicità dello Stato, proibisce tra le altre cose l’esibizione pubblica di simboli religiosi oppure l’osservanza da parte dei centri per l’infanzia di regimi dietetici dettati da precetti religiosi. I nazionalisti canadesi accusano i québecois di voler ridurre i diritti delle minoranze etniche e religiose non cristiane. Insieme alle opposte valutazioni sui referendum già indetti in Scozia e in Catalogna per i prossimi mesi, naturalmente le polemiche sulla ‘Charte’ hanno tenuto banco in una campagna elettorale trasformatasi ben presto in referendum pro o contro l’indipendenza della regione che molti canadesi considerano un fardello.
D’altronde nel 1995 i ‘si’ all’indipendenza arrivarono ad un soffio dalla vittoria, fermandosi ad un frustrante 49,4%. Ma secondo alcuni politologi se il Quebec ottenesse il tanto agognato distacco, il Canada rischierebbe la disintegrazione con una parte dello stato – le province occidentali – che diventerebbero periferiche e lontane dal centro politico della federazione e si rischierebbe una spinta centrifuga.
La maggior parte dei più recenti sondaggi davano per vincente, nel voto per il rinnovo dell’Assemblea Nazionale della ‘nuova Francia’, il centrodestra del Parti Liberal e il suo leader Philippe Couillard. Che durante la campagna elettorale pur attaccando frontalmente le rivendicazioni indipendentiste del Parti Québécois e degli altri partiti di sinistra che rivendicano piena sovranità, ha spostato il suo discorso politico verso lidi federalisti, affermando di voler ottenere un maggior decentramento dei poteri e una maggiore autonomia per il Quebec.
Intanto giovedì scorso sono tornati in piazza gli studenti, che hanno dato non poco filo da torcere al governo liberale di Jean Charest e che ora hanno protestato anche contro le politiche sull’istruzione della prima ministra socialdemocratica. Più di 10 mila studenti delle scuole superiori e dell’università hanno sfilato nelle strade di Montréal sfidando la famigerata legge P6 – varata dal governo liberale proprio per impedire le proteste studentesche – che impone l’obbligo di fornire alle autorità l’itinerario delle manifestazioni. In particolare slogan e striscioni hanno preso di mira le politiche di austerità e i tagli implementati dal governo di centrosinistra che pure aveva promesso un cambiamento di rotta forte rispetto alle misure antipopolari imposte dai liberali. Ma anche il PQ non è sfuggito al ricatto del debito pubblico da ridurre anche a costo di tagliare istruzione, sanità, lavoro e diritti. Il corteo ha sfilato per circa due ore ma poi è stato bloccato dalla polizia che ha caricato gli studenti nel tentativo di realizzare alcuni arresti. Quando gli studenti hanno cercato di intervenire per impedire gli arresti i reparti antisommossa hanno di nuovo attaccato duramente il corteo con lacrimogeni e proiettili di gomma. Alla fine sei persone sono state arrestate e altrettante sono rimaste ferite.
La virata filo austerity del governo Marois potrebbe far perdere al fronte Québécois i consensi necessari ad ottenere la maggioranza nell’Assemblea Nazionale.

Corteo NOTAV: Cariche della polizia

Cariche al corteo notav terzo valico, ma le reti vanno giù!

1977064_10152343380976967_448320639_nE’ ancora in corso mentre scriviamo la giornata notav noterzovalico che ha visto partire un grosso e partecipato corteo da Arquata Scrivia fino al cantiere di  Radimero.
Il movimento che si è sviluppato in questi anni tra il Piemonte e la Liguria ha dato filo da torcere a quanti pensavano di fare il terzo valico senza opposizione, tant’è che i lavori sono già in fortissimo ritardo sulla tabella di marcia. E’ cresciuta un’opposizione popolare decisa, concreta che ha saputo tenere duro in questi anni con risultati incredibili.
Si respira la stessa aria di lotta e condivisione da quelle parti e non solo per le bandiere in comune con la Valle, c’è capacità e determinazione nel fermare l’ennesima opera inutile a discapito dei reali bisogni dei nostri territori e del nostro Paese.
I notav lo avevano detto e lo hanno fatto, arrivati al cantiere hanno tagliato le reti del cantiere per una buona parte e le forze dell’ordine presenti in un numero ben superiore alle altre volte hanno caricato e lanciato lacrimogeni provocando diversi feriti, tra cui un signore di 70 anni e per molto poco, il senatore 5 stelle Marco Scibona, che era in prima fila con le mani alzate. Lo hanno manganellato mirando al volto che è riuscito a coprirsi con le braccia, questo nonostante che tutti gridassero “è un senatore”.

Da Radio Onda d’urto  Nadia, No Tav Brescia, ci  descrive le cariche e poi Claudio, no Tav terzo valico, ci offre un commento a caldo. Ascolta o scarica la diretta delle cariche. 
In seguito alle cariche il corteo però non si è disperso e prosegue la mobilitazione con il concerto e le altre inziative in programma, una grande giornata dei notav no terzo valico che dimostra, nella reazione scomposta delle forze dell’ordine, che l’opposizione popolare fa paura, ovunque.
La cronaca della giornata da Infoaut
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SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI DELLA LOGISTICA DI TREZZO - DAL CUR PALERMO

TREZZO
GLI STUDENTI DEL CUR ESPRIMONO  LA MASSIMA SOLIDARIETA’ AI LAVORATORI DELLA LOGISTICA DI TREZZO AGGREDITI DA UNA SQUADRACCIA FASCISTA COMPOSTA DA LAVORATORI E CAPETTI…DENUNCIA INOLTRE L’IMMOBILISMO DEGLI SBIRRI; SERVI COME SEMPRE E SEMPRE PIU’ FASCISTI DICHIARATI !!!
IN MERITO ALLA VICENDA RIPORTIAMO L’ARTICOLO DEL COORDINATORE  SLAI COBAS PER IL SINDACATO DI CLASSE:
“Questa mattina, dopo la nottata davanti ai cancelli di Trezzo, abbiamo fatto entrare i lavoratori. Ma neanche dopo 20 minuti sono usciti da dentro circa 150 tra autisti, capi, capetti di cooperative e alcuni lavoratori che sembravano tutti italiani. Noi eravamo in quel momento circa 70.
Già ieri sera erano cominciate delle provocazioni da parte di capi e capetti, ma questa mattina vi è stata una pesantissima aggressione, da loro studiata e preparata.
Questo grossa squadraccia si è lanciata verso di noi, con bastoni, spranghe e altri oggetti, qualche nostro lavoratore ha anche visto delle pistole. I nostri lavoratori hanno cercato di rispondere, di togliere le mazze dalle loro mani. Siamo poi riusciti a arrivare sulla strada, evitando che ci incastrassero nell’area dei cancelli, mentre questi mazzieri venivano avanti contro di noi anche con i camion. 7 nostri lavoratori sono andati al pronto soccorso con varie ferite, sia alle mani, braccia, sia al collo, spalle, ecc.
Come ho detto vi erano anche lavoratori tra questi mazzieri fascisti, ma abbiamo saputo che una parte di loro era stata minacciata: se non andavano venivano licenziati. 
Alcuni di quelli che guidavano questo mega gruppo avevano il volto coperto da sciarpe. 
Vi sono state minacce personali anche verso di me e direttamente verso il nostro sindacato slai cobas; io ho trovato la mia macchina sfregiata, con un cacciavite avevano inciso “merda”.
Si è trattato di un’aggressione preparata, fatta con metodi proprio fascisti, di mazzieri padronali. 
I Carabinieri che sono stati presenti per tutto il tempo dell’aggressione sono rimasti tranquillamente ad osservare da lontano. E altri loro tre uomini in borghese non si sono neanche avvicinati. Dopo è comparsa anche la questura che però quasi voleva identificare noi. 
Chiaramente nessun segnale da parte della Prefettura…
Non avevamo messo in conto che sarebbero arrivati a questo, altrimenti… 
Alle 8 siamo riusciti a fare un’assemblea per decidere il prosieguo della nostra mobilitazione. 
Abbiamo deciso di dare una risposta forte, costruendo uno sciopero di tutto il settore e una manifestazione nazionale, perchè se perde una parte degli operai della Logistica perdono tutti. 
Il nostro obiettivo ora è riuscire a rispondere a questa aggressione in maniera massiccia. Ora dobbiamo allargare le nostre forze
Oggi alle 15 nell’assemblea già programmata ai cancelli della Coopital Italtrans, con lavoratori sempre della logistica, cercheremo di cominciare a costruire l’unità tra tutti gli operai della logistica per realizzare questo sciopero generale del settore nei prossimi giorni, chiamando anche altre forze solidali.
Poi alle 17 andremo alle redazioni dei giornali di Bergamo e al Corriere della Sera per dire come sono andati realmente i fatti di questa mattina. 
Altri operai di un’altra ditta della logistica erano venuti ieri e avevamo già deciso di fare un’assemblea martedì prossimo. Domani andremo a Brignano dove stanno gli operai che con lo slai cobas per il sindacato di classe di Bergamo iniziarono in questa zona la lotta della logistica. “
TREZZO 2 

LA SCUOLA NON E’ UNA FILIALE DELLA QUESTURA! - DAL CUR PALERMO

NINNI CASSARA
IN MERITO A CIO’ CHE E’ ACCADUTO PRESSO IL LICEO LINGUISTICO CASSARA’, RIPORTIAMO QUANTO SEGUE:
“PALERMO – “Denunciamo con forza l’atteggiamento della questura di Palermo che nella giornata di oggi, in pieno orario di lezione, ha sottoposto docenti ed alunni ad un interrogatorio in relazione all’occupazione che ha coinvolto la sede staccata del Liceo Linguistico “N.Cassarà” di via Fattori, a Palermo, come altre decine di scuole, nei mesi di novembre e dicembre”. Lo scrive in una nota l’Unione sindacale di base Palermo Scuola.
“L’interrogatorio, che ha visto coinvolto anche il nostro responsabile regionale - prosegue la nota del sindacato – in quanto insegnante della scuola, si è svolto a metà mattinata mentre le classi erano regolarmente a scuola, con docenti ed alunni che venivano volta per volta chiamati in presidenza per le dichiarazioni, alla presenza del Dirigente Scolastico che ha consentito questa procedura “poco ortodossa”. In un clima di tensione, con docenti sottoposti ad interrogatori “sostenuti” ed “incalzanti” che mettevano in dubbio la loro professionalità, al termine degli stessi alcuni alunni sono stati denunciati per interruzione di pubblico servizio e violenza privata”.
“Troviamo inaccettabile – recita la nota dell’Usb Palermo Scuola – che il dirigente scolastico abbia consentito tutto questo, trasformando la scuola in una “sala interrogatori” con alunni e docenti attraversati da un senso di profonda angoscia e paura, in relazione ad un evento come l’occupazione che ha interessato tutto il territorio nazionale e che rappresenta anche un momento di crescita per i ragazzi. L’accusa di violenza privata è assurda, nei confronti di ragazzi appena maggiorenni, che avevano vissuto la stessa esperienza l’anno precedente senza che avvenisse tutto questo; invece, quest’anno, si vedono catapultati in una condizione “delinquenziale” che non ha nessun presupposto logico: non un solo docente è stato vittima di alcuna violenza fisica ed il personale Ata ha potuto svolgere regolarmente il proprio servizio nella scuola durante l’occupazione. Ricordiamo alla questura di Palermo, al Dirigente scolastico e ai funzionari della polizia di Stato che la scuola è un luogo “sacro” di formazione culturale ed esistenziale, in cui i genitori mandano i loro figli per studiare e formarsi e non può diventare quello in cui è stato trasformato oggi il Linguistico N. Cassarà, ossia un covo di pericolosissimi “delinquenti” o di docenti “irresponsabili”. Il nostro sindacato sarà accanto a docenti ed alunni coinvolti in questa “bruttissimo” episodio, riteniamo fondamentale difendere il diritto al dissenso pacifico di ogni alunno, questo paese ha bisogno di fiducia nelle nuove generazioni e non di criminalizzazione del pensiero critico”.
(FONTE: M.LIVESICILIA.IT)
QUANTO ACCADUTO ALL’INTERNO DEL PLESSO DEL LICEO LINGUISTICO PALERMITANO E’ MOLTO GRAVE ED INDICATIVO DI UN LIVELLO SEMPRE CRESCENTE DI REPRESSIONE POLIZIESCA NEI CONFRONTI DI CHI ACCENNA, ANCHE SOLO IN PICCOLE -E PACIFICHE COME UN’OCCUPAZIONE STUDENTESCA!- AZIONI DI PROTESTA, AD ALZARE LA TESTA E RIBELLARSI CONTRO LA CRISI, I GOVERNI, L’ISTRUZIONE SEMPRE PIU’ CARENTE E FUNZIONALE AL CAPITALISMO, AI PADRONI.
DENUNCIAMO QUEST’ATTACCO POLIZIESCO, DENUNCIAMO LA FIGURA SBIRRESCA DI UN PRESIDE COME QUELLO DEL LICEO “CASSARA’” CHE HA CONCESSO, COME FOSSE UN’AZIONE LEGITTIMA, CHE GLI STUDENTI VENISSERO INTERROGATI E ALCUNI DI ESSI DENUNCIATI.
ESPRIMIAMO LA NOSTRA FORTE SOLIDARIETA’ AI RAGAZZI COLPITI ANCORA UNA VOLTA DALLA REPRESSIONE DEL MODERNO FASCISMO CHE AVANZA… ALZIAMO IL TIRO DELLA NOSTRA RESISTENZA CONTRO QUESTO STATO DI POLIZIA, CHE CI VUOLE RENDERE SEMPRE PIU’ VITTIME DEL SISTEMA!

sabato 5 aprile 2014

Studenti contro le elezioni in Quebec attaccati dalla polizia

Montréal: più di 10 mila studenti e studentesse in piazza. La polizia attacca il corteo


  • 10150654_438565816290246_446160667_nIeri più di 10 mila studenti e studentesse universitari e delle superiori con le loro famiglie hanno invaso le strade di Montréal per protestare contro le politiche del Parti Québécois (PQ) attualmente al potere.
    Verso le 14 la piazza Emilie Gamelin era affollata da migliaia e migliaia di giovani che hanno deciso di scendere in piazza per far sentire la propria voce. Dopo uno stallo di un'ora, dovuto al fatto che la polizia non voleva far partire il corteo perchè gli organizzatori non avevano fornito l'itinerario alle autorità, la marcia è riuscita a lasciare la piazza, sfidando la legge P6 (la quale appunto prevede l'obbligo di fornire l'itinerario di una manifestazione) e riversandosi per le vie centrali della città. Il corteo è stato animato da diversi slogan, striscioni e cartelli contro le misure d'austerity proposte dal PQ. Con la giornata di ieri gli studenti e le studentesse hanno lanciato un chiaro avvertimento ai politicanti in lizza per le elezioni politiche che si terranno il 7 aprile: la scusa del debito pubblico non giustifica le misure d'austerity, come i tagli all'istruzione, alla sanità e l'aumento delle tariffe per l'acqua e l'elettrcità, le quali troveranno una forte opposizione nelle piazze del Canada.
    Dopo due ore, quando il corteo si era diretto verso piazza Vittoria verso la sede di Quebecor (la numero uno quebecchese dei massmedia e delle telecomunicazioni), la polizia ha attaccato brutalmente il corteo. All'inizio gli agenti si sono infiltrati tra i manifestanti, sferrando calci e pugni, per eseguire un paio di arresti di persone che indossavano maschere, senza un motivo specifico se non quello di trovare per i media dei mostri da sbattere in prima pagina il giorno seguente. Quando gli studenti e le studentesse si sono opposti a queste violenze gratuite e fermi ingiustificati, la polizia ha deciso di intervenire in modo ancora più radicale soarando lacrimogeni e proiettili di gomma. Durante l'inseguimento del corteo, gli agenti hanno colpito in faccia e buttato giù dalla bicicletta un uomo anziano che si era fermato a guardare la manifestazione. L'uomo è stato trasportato in ospedale, dove gli hanno applicato dei punti. Inoltre, molti manifestanti hanno denunciato il fatto che la polizia abbia in dotazione un'altra tipologia di lacrimogeni rispetto a quelli utilizzati durante le manifestazioni del 2012: l'effetto del nuovo gas è più potente e duraturo. In seguito alle cariche, almeno sei persone sono state arrestate e almeno cinque sono rimaste ferite.
    Con la giornata di ieri gli studenti e le studentesse hanno ricordato alla classe politica che non importa chi verrà eletto il 7 aprile, tanto i politici vanno e vengono, mentre il movimento studentesco è sempre nelle piazze, dal 2012, quando le mobilitazioni della scuola e dell'università infiammarono tutto il paese.

    mercoledì 2 aprile 2014

    Grecia - grande giornata di lotta ad Atene contro la Trojka e il suo governo

    Violato il divieto di manifestare contro la troika, scontri ad Atene

    Violato il divieto di manifestare contro la troika, scontri ad Atene


    Proseguono anche oggi ad Atene le riunioni dell'Eurogruppo e dell'Ecofin – organismi finanziari ed economici dell’Unione Europea - mentre ieri circa 20 mila manifestanti sono scesi in piazza in diversi punti della capitale ellenica nonostante il divieto di manifestazione imposto dal Ministero degli Interni del governo Samaras. Le autorità greche avevano vietato ogni tipo di protesta in tutto il centro di Atene in contemporanea con l'incontro dei ministri delle Finanze dell'eurozona e poi di tutti quelli dell'Ue, ma migliaia di militanti dei partiti di sinistra, dei sindacati e delle organizzazioni sociali sono scesi comunque in piazza violando e contestando il divieto.
    Ieri sera a poca distanza dal parlamento la polizia ha disperso con lacrimogeni e granate stordenti alcuni gruppi di dimostranti che avevano tentato di sfondare un cordone che bloccava l’accesso a piazza Syntagma, antistante il parlamento. I manifestanti, in particolare quelli aderenti alla coalizione della sinistra radicale Antarsya, cercavano di raggiungere lo Zappeion, l’edificio contiguo al Parlamento dove si era svolta la riunione informale dell’Eurogruppo, e per bloccarli i reparti speciali della polizia in assetto antisommossa hanno fatto ricorso alle cariche ma anche ad un fitto lancio di lacrimogeni e all’uso di granate stordenti. Una parte dei dimostranti ha risposto con bottiglie e pietre alle ulteriori cariche dei Delta e dei Mat, gli scontri sono proseguiti nelle vie adiacenti a Syntagma e poi il grosso dei manifestanti aderenti alle organizzazioni della sinistra libertaria si sono ritirati nel quartiere di Exarchia. Si segnalano alcuni feriti lievi – soprattutto intossicati dai gas CS – parecchi fermati poi rilasciati e quattro manifestanti arrestati ieri sera e che stamattina saranno processati per direttissima.
    Sia ieri che oggi sindacati e partiti di sinistra hanno contestato i diktat dell’Unione Europea e le nuove misure di cosiddetta austerity accettate dalla maggioranza parlamentare formata dalla destra di Nea Dimokratia e dai socialisti. La Gsee e l'Adedy, i due maggiori sindacati del Paese che raggruppano rispettivamente i dipendenti del settore privato e di quello pubblico, insieme con il partito Syriza (sinistra all'opposizione) e alla Federazione nazionale insegnanti delle Scuole Medie e Superiori (Olme), hanno manifestato ieri pomeriggio alle 18 in piazza Clathmonos “per protestare contro le ripercussioni che le misure di austerità adottate dal governo hanno sulla vita dei cittadini" mentre gli aderenti al sindacato comunista Pame hanno affollato piazza Omonia, sempre nel centro della capitale ellenica blindata da migliaia di agenti di polizia. Scenario che potrebbe ripetersi il prossimo 11 aprile quando a portare ordini all’esecutivo ellenico dovrebbe essere direttamente la cancelliera tedesca Angela Merkel, almeno stando alle anticipazioni fornite ieri dal quotidiano Sueddeutsche Zeitung.
    Intanto, dopo un lungo tira e molla, la troika ha sbloccato una tranche di ‘aiuti’ da 8,3 miliardi di euro in cambio dell’applicazione di nuove specifiche misure economiche richieste dalla Germania e dalla burocrazia dell’Unione Europea nel campo dei trasporti, del lavoro, dell’agricoltura, dell’allevamento. «Le tranche saranno tre - ha spiegato il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem in una conferenza stampa tenuta ad Atene -. La prima in aprile, quelle successive in giugno e luglio. Ciascuna sarà condizionata all'adozione di sei specifiche misure». Per ricevere aiuti che il popolo greco pagherà a caro prezzo il governo di Atene ha accettato di riformare il mercato delle professioni e dell'energia e a privatizzare alcune aziende pubbliche, mentre la disoccupazione è ‘stabile’ a quota 27,5% e la sottoccupazione è a livelli simili. Ai prestiti dell’Unione Europea si aggiungono quelli del Fondo monetario internazionale, circa 3,6 miliardi. Come aveva già assicurato in passato, il ministro delle Finanze greco Yannis Stournaras ha per l’ennesima volta assicurato che il suo paese non avrà bisogno di un nuovo pacchetto di aiuti, alla scadenza di quello attuale prevista nel 2015 (in tutto la Grecia ha ricevuto 240 miliardi di euro di aiuti). Anzi, il ministro ha confermato che il governo greco intende tornare sui mercati a breve, dopo esserne stato escluso nel 2010, nel pieno della crisi debitoria, e vendere obbligazioni quinquennali nel primo semestre di quest'anno per 1,5-2,0 miliardi di euro.

    Intervista a giovani di Sidi Bou Zid - da un compagno di proletari comunisti-PCm Italia

    un compagno di proletari comunisti è in tunisia per un certo periodo per studio...
    ma ha cominciato un lavoro di inchiesta e intervento nella reltà giovanile, proletaria e femminile 
    del paese.
    Cominciamo a pubblicare una intervista:


    circa la situazione dei giovani a Sidi Bou Zid
     Qui tutti i giovani hanno preso parte alla rivolta del dicembre 2009. C’è un disaccordo di date, in Tunisia si parla del 14 Gennaio 2010, in realtà la rivolta è partita da qui in seguito all’ambulante che si è dato fuoco nel dicembre 2009.
    Questo centro che stiamo visitando è sorto dopo il 2009 ed è l’unico spazio di aggregazione giovanile in città, accanto vi è anche una palestra e una struttura sportiva, ma questo è l’unico spazio dedicato e utilizzato prettamente da giovani. C’è un campo da tennis, di basket, un cafè interno, delle stanze per fare riunioni. Questo è solo il primo passo ma per l’appunto, prima del 2009 non c’era assolutamente niente, noi giovani e giovanissimi (Nidhal ha 22 anni, nel 2009 ne aveva 17 n.d.r.) ci inventavamo i passatempi per strada. Io ho iniziato a giocare a basket in un campo improvvisato adesso possiamo venire qui, prenotare il campo e giocare. Il tutto costa solo l’iscrizione di 2 dt all’anno (0,80€ n.d.r.) ovvero niente. A parte questo centro tuttora l’unico passatempo che abbiamo e spostarci da bar a bar dove beviamo caffè e fumiamo sigarette e aschischa (narghilè n.d.r.)

    Sulla rivolta
    Tutte queste bancarelle di ortaggi che vedi per la strada sotto Ben Alì erano illegali, si poteva vendere solo al mercato e per farlo ci voleva la licenza, per ottenerla dovevi conoscere qualcuno legato al regime. L’ambulante lo conoscevamo tutti, all’ennesimo sequestro di merce è andato davanti la sede della Mucipalitè per essere ricevuto, gli è stato negato e lui ha minacciato di darsi fuoco, la risposta dall’interno è stata “fallo”, e lui lo ha fatto davvero. Mi ricordo ancora quel giorno, tutti col passaparola sapemmo quanto accaduto e spontaneamente ci incontrammo davanti la municipalitè. E scoppiò spontaneamente la protesta, fu data alle fiamme la municipalitè e il tribunale, la polizia locale non intervenì e lasciò fare in attesa dei rinforzi delle squadre speciali da Tunisi (l’antisommossa n.d.r.). furono attaccate anche macchine della polizia e date alla fiamme. Solo quelle non macchine di privati, è curioso, qui ci conosciamo tutti, fino al giorno prima ci salutavamo con i poliziotti che il giorno dopo invece venivano attaccati, non eravamo più niente. Il secondo giorno arrivò l’antisomossa che eseguì pattugliamenti tutto il giorno venendo attaccata facilmente dato che non sapevano come muoversi non conoscendo la città. I giovani si organizzavano spontaneamente tramite passaporla e telefoni coordinandosi negli attacchi nelle differenti zone della città, ogni gruppo di giovani operava nella propria zona e comunicava i movimenti agli altri gruppi di giovani. Gli scontri durarono fino alle 5 di mattino e i poliziotti che avevano pattugliato tutto il giorno subendo attacchi erano esausti non essendo riusciti a dormire, il terzo giorno fu attaccata anche una caserma della polizia allora il comandante chiese ufficialmente di fare intervenire l’esercito. Questo fu un grave atto perchè qui l’esercito è sentito più vicino alla popolazione rispetto alla polizia. Gl scontri si placarono per le vacanze scolastiche invernali ma ripresero al rientro da esse a gennaio quando ormai la rivolta si era estesa a tutto il paese, prima a Bizerte, poi a Sousse e Sfax e per ultima Tunisi.
    Sul ruolo dell’UGTT
    L’UGTT sotto Ben Ali faceva una finta opposizione, ormai era diventata corrotta, i suoi funzionari sono corrotti, infatti la sua esistenza veniva tollerata anche se ufficialmente era illegale. Dopo i primi giorni di rivolta è intervenuta l’UGTT, il ruolo positivo è stato quello di provare a coinvolgere i lavoratori qui e a farli scendere in piazza e soprattutto, grazie alla propria struttura nazionale, di allargare la protesta anche alle altre città mobiliando i propri quadri. L’aspetto negativo è stato quello di inquadrare la protesta secondo la propria visione agendo da cuscinetto tra potere da un lato e giovani in rivolta da 3 giorni dall’altro.
    Sulla situazione attuale in città
    Ancora dal 2009 non ha un governatore e neanche la polizia, come vedi non c’è polizia adibita all’ordine pubblico per le strade, le sole forze di polizie sono quelle ai chek-point all’ingresso della città, per il resto la polizia ancora non interferisce circa l’ordine pubblico ma sta chiusa nelle caserme e si occupa solo di normale amministrazione.
    Sulle elezioni
    Subito dopo la rivolta sono stato tra quelli che ha creduto alla retorica di Ennahdha, qualche giorno dopo le elezioni ho capito il mio errore. Ho letto il programma del PCOT e ci sono anche punti giusti nel programma dei comunisti, ma vedendo come stanno agendo tutti i partiti nell’ANC credo che non voterò nessuno alle prossime elezioni. All’interno dell’ANC c’è anche Nida Tounes, un partito che ha riciclato gli ex sostenitori di Ben Ali, tutti sostengono l’attuale governo tecnico.
    Sulla questione del sud e delle miniere
    Sia Bourgouiba che Ben Ali hanno diviso il paese fin dall’inizio dirottando tutte le risorse provenienti dal sud ad esempio sulle città costiere di Bizerte, Tunisi, Hammamett, Sousse, Monastir e Jerba. Tutto ciò per sviluppare il settore del turismo. Ciò ha provocato anche differenze socio-cultrali, nel nord sono più aperti verso l’esterno e in generale. Sono meno conservatori, quando sono andato a studiare a Tunisi ho visto cose che sono inimmaginabili qui, come il fatto che una studentessa possa andare a dormire a casa del ragazzo o che anche le ragazze vadano i cafè insieme agli uomini. Come vedi qui, anche al royal che sembra un posto moderno ci sono solo uomini.