lunedì 1 dicembre 2014

Davide Rosci: "violato il mio diritto allo studio"

Quando alla tv ascolto i politici, i magistrati e gli operatori del settore dire che la detenzione deve tendere alla rieducazione del detenuto mi viene da ridere.
Mi sono fatto un anno di reclusione tra un carcere e un altro e vi posso garantire che in quei luoghi di sofferenza la persona tutto riesce a fare tranne che a redimersi. E come potrebbe essere altrimenti se tu i reclusi li tratti come degli animali?
Non so veramente dove questi figuri trovino il coraggio di farsi belli davanti alle telecamere quando quella volta all’anno viene messa in scena una rappresentazione teatrale o un’iniziativa di facciata simile all’interno di un penitenziario, eppure, dopo la toccata e fuga, il politico di turno non perde tempo nell’affermare: “ho visto un carcere funzionante, un carcere che và incontro ai detenuti e ai loro famigliari”. E ci credo, hai visto quello che il Direttore voleva farti vedere mica è stupido…
Il carcere è l’inferno in terra e bisogna avere il coraggio di dirlo chiaramente così come bisogna che un parlamentare che lo ispezioni abbia l’accuratezza di chiedere quanti tentati omicidi all’anno si verificano, quanti  atti autolesionistici  avvengono e magari indagare con gli operatori e i detenuti sulle criticità che all’interno di quelle mura si vivono.
Farlo risulterebbe un primo coraggioso passo, ma il lavoro non sarebbe che all’inizio perché se la Corte dei Diritti dell’Uomo ti condanna contestandoti un sistema inumano e degradante questo non è solo riconducibile al sovraffollamento.
Utile sarebbe aumentare il fondo da impiegare nell’assunzione di psicologi, pschiatri e figure preposte così come le risorse da destinare alle attività di reinserimento.
A riguardo delle attività di reinserimento quest’estate rimasi piacevolmente colpito quando alla presenza dei mass-media venne reso noto dal Rettore Luciano D’Amico della futura nascita di un polo Universitario a Castrogno, e ciò grazie alla convenzione tra l’Università di Teramo e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Devo dire che purtroppo ad oggi la cosa è attiva solo sulla carta. Subito mi interessai e feci mandare una mail all’Università per chiedere se anche chi era ai domiciliari rientrasse nel progetto e successivamente venni contattato dalla responsabile della convenzione e la risposta fu affermativa. Ero felicissimo di questa opportunità perché iscrivendomi anche io avrei potuto usufruire di “tutte” le agevolazioni che venivano citate durante la conferenza stampa e quindi avrei potuto ultimare i miei studi iniziati anni addietro conseguendo la laurea Magistrale in Economia Bancaria. Inoltre, aspetto di non poca importanza, avrei potuto anche inoltrare la richiesta di frequentare le lezioni appellandomi al diritto allo studio che, come è noto, è costituzionalmente riconosciuto.
Il sogno però si è infranto e veramente non so più cosa pensare perché oggi, la corte d’Appello di Roma, quella delle assoluzioni del caso Cucchi, a firma di quel giudice che mi ha condannato a 9 anni grazie ad un reato fascista, ha rigettato l’istanza.
E’ veramente scandaloso che mi venga negato il diritto allo studio e questo lo è due volte di più se si pensa che l’art.21 della Costituzione recita a chiare lettere che la detenzione debba tendere al reinserimento del detenuto nella società. E quale miglior mezzo se non quello dello studio per raggiungere tale obiettivo?
Sono quasi tre anni che mi hanno tolto la libertà grazie ad un reato datato 1930 e sono quasi tre anni che vedo ingiustizie da ogni parte pur non essendo condannato in via definitiva.
Visto che questo a mio avviso è un modo di fare antidemocratico,  visto che mi vengono applicate leggi fasciste, visto che da detenuto sono stato trattato peggio di come Mussolini trattava i detenuti politici e visto che mi vengono negati i più elementari diritti ho deciso di riconsegnare la mia carta d’identità e chiedere la revoca della cittadinanza italiana al Presidente della Repubblica perché non voglio più essere cittadino di uno stato come il nostro che con i deboli si vendica in maniera spudorata mentre contro i forti lascia che i processi vadano in prescrizione, vedi i 3000 morti del caso Eternit, o peggio ancora che si autoassolva come per l’omicidio Cucchi e il Terremoto dell’Aquila. A tutto c’è un limite! Altro che la giustizia uguale per tutti…

martedì 19 agosto 2014

FERGUSON: CON LA GIOVENTU' E LA COMUNITA' AFRO-AMERICANA, RIBELLARSI E' GIUSTO!



Lo stato imperialista e razzista statunitense ha ucciso un altro giovane afro-americano, il 18enne Michael Brown, per mano di un suo servo in divisa.

Non si tratta di un caso isolato, di una "mela marcia" all'interno delle forze dell'ordine statunitensi, ma di una costante. Dietro la facciata di grande democrazia, negli USA vige uno stato di polizia che avanza verso il moderno fascismo e che colpisce in particolare proletari e minoranze etniche e religiose. In questo quadro vengono fomentate e foraggiate forze reazionarie e neo-medievali quali il Ku Klux Klan e in tal senso assistiamo anche a fenomeni in cui una parte delle masse che si rispecchiano nei "valori" WASP (White Anglo-Saxon Protestant) si mobilitano in senso reazionario e chiedono la totale libertà senza se e senza ma per lo sbirro assassino.

La rabbia della comunità afro-americana di Ferguson non si placa neanche davanti ai provvedimenti fascisti e da vera occupazione militare  (metodi che l'imperialismo conosce molto bene applicandoli durante le guerre di aggressione contro altri popoli) come l'imposizione di coprifuoco, dotazioni di armi ed equipaggiamenti militari alla polizia locale e più recentemente facendo intervenire direttamente la Guardia Nazionale.

Di fronte alla criminalizzazione del giovane Michael da parte del capo della polizia di Ferguson e contro la comunità tutta che viene accusata di saccheggio da parte dei media come spesso avviene durante le rivolte proletarie nelle cittadelle imperialiste come già successo negli ultimi anni nelle banlieues francesi e a Londra, i manifestanti esigono giustizia e una punizione esemplare contro lo sbirro assassino.

Sappiamo per certo che lo stato imperialista americano difficilmente punirà un suo servo e che l'unica via per ottenerla è quella della rivolta proletaria che sfoci in rivoluzione per abbattere questo sistema imperialista basato sullo sfruttamento del proletariato e delle minoranze oppresse come la comunità afro-americana.

Solo se la gioventù proletaria in rivolta si organizza e si lega con l'avanguardia rivoluzionaria questo può avvenire.

Viva la rivolta della gioventù proletaria e della comunità afro-americana di Ferguson!

Spazzare via la feccia razzista fomentata dalla classe dominante statunitense!

Morte allo stato imperialista statunitense! 

Sostegno alle avanguardie rivoluzionarie maoiste in campo in questa battaglia!

Red Block
19/08/14

Segue un'approfondimento sui fatti di questi giorni dalla stampa borghese:


Ferguson, il 18enne nero Brown è stato ucciso da 6 proiettili. Continuano scontri
L'esito dell'autopsia indipendente è stato rivelato dal New York Times. Nella cittadina del Missouri non si fermano le proteste contro la polizia dopo che sabato sera i manifestanti hanno violato il coprifuoco imposto dal governatore Jay Nixon. Obama ha interrotto le vacanze in vista di un incontro con il ministro della Giustizia Eric Holder per affrontare la vicenda


Ferguson nuova notte di scontri. Spunta un video sull’uccisione del 18enne Brown
Il filmato è stato registrato da una 19enne che lo ha consegnato alla Cnn: "Ho visto il ragazzo con le mani alzate e in quel momento il poliziotto ha sparato". Nelle strade dispiegata la Guardia nazionale

Non si fermano le proteste a Ferguson, Missouri, per la morte del 18enne di coloreMichael Brown, avvenuta il 9 agosto per mano di un poliziotto. Nuovi scontri nella notte tra manifestanti e polizia dopo che la folla si è riunita ancora una volta, dopo la sospensione del coprifuoco, violato nelle due notti precedenti. La polizia schierata in forze ha dato l’ordine alla folla di disperdersi, mentre diverse persone hanno lanciato pietre e bottiglie contro gli agenti in tenuta antisommossa.

Usa military police: Terrorizzare e occupare
Una analisi approfondita sull'evoluzione militarista della polizia locale degli Stati Uniti. Dalla guerra alla droga soldi e tecnologie militari hanno traformato il concetto del "proteggere e servire".
17 / 8 / 2014
Jason Westcott era impaurito.
Una sera dell’autunno scorso aveva scoperto su Facebook che un amico di un amico stava pianificando con qualche altro complice di penetrare a casa sua. Avevano intenzione di rubare la pistola e un paio di apparecchi televisivi di Westcott. Secondo il messaggio su Facebook, il sospetto stava progettando di “far fuori” Westcott che ha immediatamente telefonato alla polizia di Tampa Bay per segnalare il complotto.
Secondo il Tampa Bay Timesgli investigatori che hanno risposto alla chiamata di Westcott hanno avuto per lui un messaggio semplice: “Se qualcuno penetra in questa casa prendi la pistola e spara per uccidere”.
Verso le 19.30 del 27 maggio sono arrivati gli intrusi. Westcott ha seguito il consiglio degli agenti, ha afferrato la pistola per difendere casa sua ed è morto puntandolo contro gli estranei. Questi hanno usato fucili semiautomatici e pistole per abbattere il ventinovenne meccanico di motociclette. E’ stato colpito tre volte, una al braccio e due al fianco ed è stato dichiarato morto durante il trasporto all’ospedale.
Gli intrusi, tuttavia, non erano dei ladri da quattro soldi in cerca di un modesto bottino. Erano invece membri della squadra SWAT del Dipartimento di Polizia di Tampa Bay che stavano eseguendo un ordine di perquisizione, su sospetti che Westcott e il suo compagno fossero trafficanti di marijuana. Avevano ricevuto la soffiata da un informatore confidenziale che avevano mandato quattro volte  nella casa di Westcott tra febbraio e maggio ad acquistare piccole quantità di marijuana, per  tra i 20 e i 60 dollari alla volta. L’informatore aveva riferito alla polizia di aver visto due pistole nella casa, ed è stato per questo che la polizia di Tampa Bay ha impiegato una squadra SWAT per eseguire il mandato di perquisizione.

Alla fine lo stesso dipartimento di polizia che aveva detto a Westcott di proteggere la sua casa usando la forza lo ha ucciso mentre lo faceva. Dopo aver perquisito il suo piccolo appartamento in affitto i poliziotti hanno in effetti trovato dell’erba, per un valore di due dollari, e una pistola denunciata, quella che stava impugnando quando le pallottole lo hanno massacrato.

e come dicono gli afroamericani

e di conseguenza


giovedì 24 luglio 2014

Tra rabbia e dolore i giovani si riprendono Gerusalemme


Scontri da settimane in tutti i quartieri a Est, arresti e repressione da parte israeliana. Mentre le donne boicottano, i ragazzi scendono in strada verso una nuova unità di base. - See more at: http://nena-news.it/tra-rabbia-e-dolore-giovani-si-riprendono-gerusalemme/#sthash.QotVofpQ.dpuf
di Chiara Cruciati – Il Manifesto
Gerusalemme, 24 luglio 2014, Nena News – Dov’è il consueto caos, l’affollamento, le voci della festa, quelle della rottura del digiuno, al tramonto? Gerusalemme ha perso il suo Ramadan, lo ha messo in un angolo, soffocata dal dolore per il massacro di Gaza. Pochissimi turisti vagano per la Città Vecchia con il cappellino per proteggersi dal sole, pochi palestinesi camminano per i vicoli con le buste della spesa per l’Iftar, la cena dopo un lungo giorno di digiuno. La città è semivuota, il suq non risuona del suono delle voci che si accavallano e delle grida dei venditori di spezie e pane.
Gerusalemme si accende di notte. Di rabbia e frustrazione. Da settimane, dal giorno della brutale uccisione del giovane Mohammed Abu Khdeir, ogni quartiere di Gerusalemme Est diventa il teatro della collera palestinese, per decenni di oppressione, per le discriminazioni subite e, oggi, per l’ennesima aggressione militare alla Striscia. Da Shuafat a Issawiya, da Silwan a at-Tur e Al-Ram (che due giorni fa ha pianto la morte del 21enne Mahmoud Shawamreh, ucciso da un colpo d’arma da fuoco sparato da un colono), i giovani palestinesi scendono in strada, lanciano pietre, molotov e fuochi d’artificio per confondere i soldati. La repressione è forte: dal primo luglio ad oggi solo a Shuafat sono stati arrestati 295 palestinesi, una ventina quelli detenuti solo martedì notte, mentre la risposta alle manifestazioni sono proiettili di gomma, granate stordenti, gas lacrimogeni e munizioni vere. A Silwan e Issawiya i soldati hanno spruzzato acqua chimica dentro le tende di protesta e contro i dimostranti.
«Da settimane la popolazione palestinese è target di attacchi violenti e indiscriminati da parte di israeliani – spiega al manifesto Daoud Al Ghoul, attivista del Comitato di Silwan e membro dell’organizzazione palestinese Health Work Committee – Alcune donne sono state picchiate, altri insultati o accoltellati. La risposta sono le manifestazioni: gli scontri ci sono sempre stati, ma poi così forti né così persistenti. I giovani che scendono in piazza sono più numerosi e politicamente organizzati. A ciò si aggiungono le azioni delle famiglie, delle donne, delle madri, che decidono di boicottare i negozi israeliani, non vanno più a fare la spesa a Gerusalemme Ovest né salgono sul tram cittadino o sui mezzi pubblici israeliani».
Una rabbia figlia di una discriminazione palese: se si traccia una linea di fronte alla Porta di Damasco, nel cuore di Gerusalemme, la linea che divide i quartieri ovest da quelli est, la separazione si tocca, si vede. La Gerusalemme palestinese è stanca, stanca di decenni di oblio, abbandono, tentativi più o meno riusciti di trasferimento forzato della sua popolazione: «Era come se la rabbia fosse stata compressa in un vaso che ora è andato in pezzi. La morte di Mohammed prima, Gaza adesso, hanno acceso la miccia. I giovani hanno perso completamente la fiducia verso i leader politici, i partiti, non hanno una guida. Dopo gli accordi di Oslo il gap tra gli interessi e il business della leadership e gli interessi della popolazione è diventato incolmabile».
Passando da un quartiere all’altro della Città Vecchia, sembra di volare dalla Terra a Marte. Nessun servizio, una sola stanza che fa da casa ad un’intera famiglia, acqua tagliata per chi non può pagare le bollette, case occupate e militari sul tetto: questa la vita per i residenti palestinesi. Dall’altro lato, quello israeliano, piazze, giardini, raccolta dei rifiuti, ristoranti. Nel quartiere ebraico un gruppo di giovani israeliani raccoglie denaro da inviare all’esercito («Una donazione per mandare calzini puliti ai nostri soldati laggiù», ci dice una ragazza con i capelli rossi). La Gerusalemme palestinese è stanca e riversa questa stanchezza nella lotta di base, sociale e politica: i quartieri si autogestiscono per resistere alle demolizioni delle case e la confisca delle terre, mentre i partiti politici presenti, da Fatah a Hamas al Fronte Popolare, soffrono di estrema debolezza.
«Quello a cui assistiamo è una nuova organizzazione di base – continua Daoud – I giovani hanno individuato nuove strategie e questa crisi può essere l’inizio di un collegamento stabile tra le varie forme di lotta in tutta la Palestina storica. Per quello che Gerusalemme rappresenta, questa città può essere il link tra Cisgiordania, Gaza e ’48 [l’attuale Stato di Israele, ndr]. Ci vorrà tempo e una strategia politica forte di lungo periodo. Ma Gerusalemme è il cuore del popolo palestinese e sta tornando a battere».

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lunedì 19 maggio 2014

CONTINUA LA REPRESSIONE CONTRO I GIOVANI NELLA TUNISIA "IN TRANSIZIONE DEMOCRATICA"


Sabato mattina 17 Maggio, nella centrale Avenue Bourghuiba a Tunisi, si è svolta una manifestazione davanti la sede del Ministero dell’Interno per chiedere la scarcerazione del famoso blogger Azyz Amami arrestato lo scorso 15 Maggio a La Goullette (sobborgo marittimo di Tunisi). La manifestazione era formata principalmente da giovani che hanno denunciato l’ennessimo atto repressivo da parte di questo “governo tecnico” di transizione contro i giovani ribelli che hanno animato la rivolta di fine 2010/inizio 2011 che ha permesso la caduta del governo fascista e pluridecennale di Ben Ali sostenuto dall’imperialismo occidentale.

Azyz è accusato di consumo e spaccio di stupefacenti (cannabis), questo reato in Tunisia è punito severamente fino a 5 anni di detenzione più una multa fino a 3000 dt (1450€). In realtà è molto probabile che il giovane blogger sia stato “incastrato” dalla manovalanza solerte e sempre attiva del Ministero degli Interni. Giusto pochi giorni prima il suo arresto, Azyz aveva lanciato una campagna virtuale dal nome “Anche io ho bruciato una stazione di polizia”, solidarizzando con i molti giovani  sotto processo e arresto con l’accusa di aver bruciato caserme di polizia durante la rivolta, formato “gang”, diffamazione e disturbato l’ordine pubblico: lo stato borghese dopo aver cambiato volto, ma non la sostanza, processa la rivolta ed i suoi protagonisti principali: i giovani che, insieme ai lavoratori, alle donne, ai disoccupati e al popolo tunisino hanno messo fine alla dittatura di Ben Ali!

In particolare i giovani di Djerba, di Kram, di Bouzayen e Gafsa sono tutti accusati di “diffamazione” contro personalità legate all’ex partito di regime lo RCD o per aver organizzato sit-in di protesta contro i recenti assassini politici di noti esponenti sindacali e di sinistra (Chokri Belaid e Mohamed Brahmi) uccisi presumibilmente dai salafiti con la connivenza dell’ex governo islamista a guida Ennhadha. In alcune località come Bouzayene, Regueb, Meknassi e Jelma, la popolazione sta organizzando dei comitati di sostegno per i giovani e organizza molto frequentemente manifestazioni davanti i tribunali.

Tornando alla recente manifestazione a Tunisi, i giovani hanno mostrato di non voler più chinare la testa davanti a questa continua criminalizzazione, e dopo aver lanciato slogans quali “Ministero dell’Interno è il Ministero del Terrorismo”, “Anch’io ho bruciato una stazione di polizia”, “Fedeli al sangue dei Martiri”, “Azyz, Sabri e Bou Zayan liberi!”, “Abbasso lo stato di polizia”, “Se la rivoluzione è un crimine, allora incriminateci tutti”, hanno simbolicamente iniziato a tagliare il filo spinato intorno al Ministero. 
Per chi non lo sapesse, il Ministero dell’Interno tunisino è eccessivamente militarizzato, il filo spinato percorre gli isolati e i marciapiedi adiacenti, nella principale Avenue Bourguiba su cui il Ministero si affaccia il filo spinato è presente anche nella parte centrale e pedonale della strada, tutto il suo perimetro è off limits e pedoni e mezzi sono costretti a deviazioni. È un luogo “istintivamente” odiato da molti tunisini in quanto all’interno i prigioneri politici vengono trattenuti e torturati. I primi mesi dopo la rivolta tutto questo apparato di filo spinato era stato smantellato per poi ripristanrlo subito dopo come chiaro segno di “normalizzazione” e continuità col passato...



Tant’è vero che i giovani immediatamente sono stati attaccati dalla polizia e inseguiti nelle vicine Rue de Marseille e Avenue de Paris, proprio in quest’ultima uno di essi ha rischiato di essere arrestato ma come testimonia questo  VIDEO è stato prontamente liberato dagli altri giovani che erano con lui mettendo in fuga i poliziotti. Sorte meno fortunata hanno avuto due reporter che sono stati fermati e tradotti in caserma dalla polizia.

A quasi 4 anni dalla rivolta (o “rivoluzione” come comunemente viene chiamata dai tunisini) e il seguente cambio ai vertici del potere, solo la borghesia compradora ha capitalizzato i principali risultati di questi eventi affidandosi prima agli islamisti (che tutt’ora sono influenti) e in seguito a questo governo tecnico che sta traghettando il Paese verso nuove elezioni generali da tenersi entro quest’anno in data ancora da definire.

I giovani, i lavoratori, le donne e i disoccupati stanno pagando il cosidetto “periodo di transizione” osannato da organizzazioni internazionali, capi di stato e di governo di tutto il mondo come un esempio da seguire nell’area, al prezzo di aumento della disoccupazione, diminuizione del potere d’acquisto mentre allo stesso tempo tutti i partiti parlamentari seduti alla costituente pensano solo alla prova elettorale e ad alleanze, mentre gli esponenti dell’ex regime vengono scarcerati uno dopo l’altro a partire dagli ex funzionari del Ministero dell’Interno. Chi tenta di riprendere il filo di continuità con la rivolta viene incarcerato e processato.

La rivolta era iniziata al grido di pane, lavoro e libertà, allo stato attuale la libertà di parola (pur sempre negli stretti recinti della fragile democrazia borghese tunisina) deve rappresentare solo un primo passo per completare il lavoro inconcluso e messo in pericolo dai nuovi padroni che si sono sostituiti al vecchio. Il fermento che ancora permane nelle università, sui posti di lavoro e nelle strade se riuscirà a trovare la giusta “direzione”  in modo da organizzarsi e strutturarsi potrà dare risposte concrete ai bisogni delle masse nel quadro di una vera “rivoluzione” di nuova democrazia.

giovedì 15 maggio 2014

INDIA - ARRESTO DEL PROF SAIBABA. Organizzazioni studentesche protestano - manifestazioni anche in Italia

Pubblicato da ICSWP ⋅ 13 maggio 2014

Nuova Delhi: mentre tornava a casa dall'Università Daulat Ram College di Delhi il 9 maggio, il Prof. GN Saibaba è stato arrestato dalla polizia del Maharashtra per i suoi presunti legami con i maoisti. Diverse organizzazioni studentesche, tra cui la JNUSU, hanno organizzato proteste bruciando immagini della polizia del Maharashtra e della legge draconiana "UAPA" e contro l'Operazione Green Hunt è nella notte di domenica presso l'University Jawaharlal Nehru.

Parlando ad una assemblea della JNUSU il Vice Presidente Sandeep Saurav ha detto che in nome della sicurezza nazionale, siamo stati testimoni ancora una volta di un arresto illegale di attivisti. "Condanniamo la mossa della polizia del Maharashtra e richiediamo la liberazione del Prof Saibaba immediatamente", ha detto Sandeep.

Hanno partecipato all'assemblea rappresentanti di AISA , AISF , UDSF , DSF e diverse altre organizzazioni. L'invito a bruciare le effigi e a protestare è stato dato dall'Unione degli Studenti democratici" (DSU).

È interessante notare che una conferenza stampa in solidarietà con il Prof Saibaba si era tenuta a la sera stessa organizzata dalla Teacher Association (DUTA) Università di Delhi, Presidente Nandita Narain, e presente la scrittrice e attivista Arundhati Roy.
Una protesta di insegnanti e studenti della DU e JNU insieme ad altre organizzazioni si è tenuta anche di fronte al Maharashtra Sadan Sabato.


http://twocircles.net/2014may12/student_organizations_protest_arrest_prof_saibaba.html
 
 
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Per la liberazione Immediata di GN Saibaba!

Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India denuncia a tutto il movimento l'ennesimo crimine del governo indiano contro chiunque si oppone alla sua politica di repressione.
Il prof. SAIBABA, leader del Fronte Democratico Rivoluzionario, è stato segretamente e illegalmente sequestrato e arrestato dalla polizia del Maharastra.
L'arresto è nel quadro della politica di terra bruciata intorno a tutti gli intellettuali, che in India sono decine di migliaia, considerati sostenitori del PCI (maoista) e della guerra popolare, che tocca un tezo dell'india e che,
nel solo "corridoio rosso", coinvolge 60 milioni di persone.

Il Comitato fa appello a una pronta mobilitazione e decide un mese di iniziative a partire dalle seguenti città. Date e caratteristiche delle azioni saranno decise a livello locale.
Roma, ambasciata indiana
Milano, consolato indiano
Palermo, università
Taranto, università e Ilva

Naturalmente ci auguriamo che altre realtà vorranno partecipare alla campagna e prendere iniziative, coordinate con il comitato o autonome.
Materiali, video e informazioni possono essere richieste alla email del Comitato:
csgpindia@gmail.com
 
 
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Sequestrato clandestinamente Il Prof GN Saibaba, vicepresidente del FRD - Urge solidarietà internazionale!

Comunicato del Fronte Democratico Rivoluzionario - 9 maggio 2014

Oggi, 9 maggio, agenti in borghese della polizia del Maharashtra hanno sequestrato il Prof GN Saibaba mentre tornava da una sessioni di esami al Daulat Ram College della Delhi University. il Prof Saibaba, che soffre di invalidità al 90% ed è ridotto su una sedia a rotelle, è stato bendato e caricato su un automobile appena dopo essere entrato nell'atrio dell'Università.
Si ritiene che dopo l'arresto in segreto avvenuto entro il campus sia stato trasferito in aereo a Gadchiroli, in Maharashtra.
Nessuno dei suoi famigliari è stato informato e, dopo ripetuti tentativi di contattarlo, il suo autista ha informato la famiglia del suo sequestro. Questo arresto vile eclandestino mostra la disperazione della polizia del Maharastra e viola i più elementari diritti umani di un'iiriducibile voce democratica del paese. Si suppone che il suo sequestro sia legato a una caso montato dalla polizia del Maharastra, che già aveva fatto irruzione e poi interrogato il Prof. Saibaba nella sua abitazione, rispettivamente il 12 settembre e 7 gennaio scorsi.
Sia durante la perquisizione che nell'interrogatorio, il Prof Saibaba e i suoi familiari hanno prestato piena collaborazione con gli antei della polizia e dell'Intelligence.
questo sequestro mostra fino a che punto la polizia del Maharastra può spingersi nella fabbricazione di false accuse per incriminare le voci che parlano in difesa dei diritti democratici del popolo.
Il 5 maggio il presidente del FDR dell'Uttarakhand, Jeevan Chandra, è stato prelevato in simili circostanze.
L'accusa contro di lui è di avere legami coi maoisti e di aver fatto appello al boicottaggio delle elezioni.
Il Fronte Democratico Rivoluzionario condanna con forza il sequestro del Prof Saibaba e il sequestro e di Jeevan Chandra da parte delle forze di polizia e convoca una


MANIFESTAZIONE DI PROTESTA
contro il sequestro del Prof GN Saibaba
Maharashtra Sadan
Kasturba Gandhi Marg
Sabato 10 maggio ore 11


Varavara Rao, Presidente 
Rajkishore, segretario generale


 Comunicato dei docenti dell'Università di Delhi
G N Saibaba, Preofessore associato al Ramlal Anand College, Delhi University, è stato sequestrato dalla polizia del Maharastra oggi, 9 maggio, intorno alle  13.00 mentre si trovava Daulat Ram College per svolgere una sessione di esami. La notizia è trapelata solo intorno alle 15.00, quando Vasantha, moglie del Prof. Saibaba, ha ricevuto una misteriosa chiamata che la informava che il marito era stato portato a Gadhchiroli dalla polizia del Maharashtra. Al momento non c'è nessuna altra comunicazione ufficiale della polizia circa il suo arresto o le accuse mosse contro di lui. Anche il conducente della sua auto è scomparso per alcune ore.
Un'ora dopo, Vasantha, accompagnata da docenti dell'Università di Delhi, ha sposrto denuncia di scomparsa presso la stazione di polizia di Maurice Nagar. La polizia del Maurice Nagar ha allora confermato che la polizia del Maharashtra ha prodotto contro Saibaba un mandato di arresto senza possibilità di libertà su cauzione.
Successivamente, il prof Saibaba è riuscito a farsi prestare un cellulare da qualcuno in aeroporto e a parlare brevemente con la figlia, prima che il telefono gli fosse strappato di mano. Ha confermato di trovarsi nell'aeroporto di Delhi e che stava per essere trasferito in Nagpur dalla polizia di Gadchiroli.
Da un anno il prof. Saibaba subisce soprusi e intimidazioni. La sua abitaziione è stata perquisita e gli sono stati sequestrati oggetti personali dichiarati utili per l'inchiesta. Chiaramente, è in atto un tentetivo di incastrarlo. L'associazione dei docenti dell'Università di Delhi ha già denunciato questi tentativi della polizia. Oggi la polizia ha agito senza dare alcuna informazione e sequestrato il prof Saibaba, che soffre di invalidità al 90% e si muove su una sedia a rotelle. Le minacce e intimidazioni contro di lui sono una grossolana dei suoi elementari diritti umani.
Condanniamo energicamente quest'azione arbitraia e illegale della polizia, con la complicità delle autorità accademiche. È il tentativo di soffocare una voce di dissenso e reprimere tutti quelli che levano la loro voce contro ingiustizia e oppressione.


 Primo messaggio da attivisti di Delhi
Il Prof. G.N. Saibaba, dell'Università di Delhi e segrtario aggiunto del Fronte Democratico Rivoluzionario è stato sequestrato oggi dalla polizia del Maharashtra di ritorno dalla sua facoltà. senza avvisare nessuno, la polizia lo ha condotto all'aeroporto, dove è stato imbarcato per il Maharashtra. Oggi alle 17.30 è convocata una conferenza stampa presso la sua residenza (Gwyer Hall Hostel) per condannare il sequestro. Da una anno la polizia cerca di implicarlo con accuse assolutamente false e infondate. Per preparare il terreno, hanno prima scatenato il più scandaloso processo mediatico, poi la polizia ha perquisito la sua abitazione e infine, all'inizio dell'anno, lo ha interrogato Oggi lo hanno sequestrato con un'operazione clandestina. Condanniamo e protestiamo contro questa ignobile operazione poliziesca
 

venerdì 2 maggio 2014

Roma senza casa - Risponderemo con forza con la manifestazione indetta per il 12 maggio

Roma, basta manovre di palazzo sulla testa dei senza casa

altIn questi giorni si fa un gran parlare di occupazioni, intercettazioni, rapporti del movimento di lotta per la casa con le amministrazioni locali e le forze politiche. Si cerca, in particolare, di sporcare l'azione dei movimenti accusandoli di gestire la loro attività come un'associazione a delinquere, di essere dei caporali che schiavizzano migranti per fare numero nei cortei.
Non vi è nessuno che eviti di usare con leggerezza termini come racket delle occupazioni, coperture politiche, amicizie imbarazzanti. Per giunta senza alcuna distinzione, si mischiano sigle che non hanno niente in comune, al solo scopo di contribuire a criminalizzare un movimento che sfugge al controllo istituzionale e conquista, attraverso la propria determinazione, spazi di libertà e dignità.
A chi giova? Chi sta soffiando sul fuoco?
Ci sembra che si utilizzi strumentalmente un fatto specifico, circoscritto e tutto da chiarire, per fare campagna elettorale e regolare i conti con l'amministrazione Marino. Un fuoco probabilmente "amico" che parte dall'interno della stessa maggioranza e che trova deciso conforto negli attacchi confezionati dal centrodestra.
A questo si affianca l'opera denigratoria di certa stampa tutta tesa a "sostenere" i poteri forti, nonché i padroni del mattone e di molte testate giornalistiche.
A questo punto ci sembra necessario ribadire alcune cose:
In primo luogo, i nostri percorsi di lotta sono del tutto trasparenti, rappresentano un'alternativa reale allo sfruttamento a cui l'assenza di politiche per il diritto alla casa e la subalternità dei governanti alle potenti lobby del mattone, ancora ci costringe. Nessuno può offuscare la realtà di un movimento meticcio, che dentro la lotta ricostruisce relazioni sociali e legami di solidarietà, che si batte contro ogni forma di razzismo e discriminazione e che vive del protagonismo diretto e dell'autorganizzazione di tutte le persone coinvolte.
In secondo luogo, sul tema dell'interlocuzione con gli amministratori: abbiamo sempre imposto, attraverso la lotta, il confronto atutte le amministrazioni che si sono susseguite negli anni al governo della città e della regione (ed anche con i governi nazionali) siano state esse di centrodestra o di centrosinistra. Ci siamo sempre battuti per difendere non solo gli interessi delle persone già coinvolte nei movimenti, ma più in generale di tutte le persone che vivono le difficoltà dell'emergenza e della precarietà abitativa. Lo sanno bene le migliaia di persone sotto sfratto o senzacasa che hanno trovato nei movimenti l'unica possibilità di risposta al proprio bisogno e di riscatto sociale.
Soprattutto, quello che abbiamo ottenuto è sempre scaturito da momenti di conflitto, manifestazioni, tendopoli, occupazioni, blocchi stradali e quant'altro. Tutti hanno dovuto, loro malgrado, fare i conti con un movimento che è sceso in piazza, con determinazione, sbattendo in faccia ai governanti di turno ritardi, colpe, incapacità di dare una risposta vera al bisogno abitativo nella città.
L'unico rapporto che abbiamo con le Istituzioni della città, dunque, è quello del confronto attraverso la lotta, senza nessuna logica di scambio elettorale: mai abbiamo promesso o dato voti a nessuno e mai li daremo a forze politiche estranee e distanti dai bisogni di chi paga – oggi – il caro prezzo delle politiche di austerità e precarietà.
La campagna di denigrazione e di criminalizzazione in atto in questo momento nei nostri confronti fa il paio con le dichiarazioni del Ministro dell'Interno, il cambio di passo del prefetto Pecoraro, con i violenti sgomberi avvenuti nelle scorse settimane ai danni di studenti e famiglie, con il provvedimento governativo impropriamente denominato "piano casa". Un decreto che, oltre ad attaccare frontalmente movimenti attraverso l'annullamento delle residenze ed il taglio delle utenze, si pone in piena continuità con le scelte scellerate compiute in questo Paese, da tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni. Governi che hanno annullato e cancellato ogni diritto alla casa in concomitanza con politiche economiche tese a incrementare precarietà e divisione sociale.
Ma allo stesso tempo ci chiediamo: che ruolo intendono svolgere le forze politiche che sostengono le maggioranze in Comune e in Regione? Ritengono utile attaccare frontalmente movimenti che, mentre l'inerzia regnava sovrana, hanno garantito a migliaia di persone una soluzione alloggiativa, che hanno portato al centro dell'agenda politica il tema della casa?
A Roma sono decine le occupazioni e non ci vuole tanto buon senso per capire che una strada dettata dalla forza pubblica o dalla procura produrrà nuove tensioni e nuova disperazione mista a rabbia sociale. Per questo consideriamo grave la campagna giornalistica che accusa i movimenti disegnandoli in modo disgustoso. Nelle nostre comunità si incontrano culture e storie differenti, dentro percorsi di emancipazione, tutela dei diritti e rigenerazione urbana. Non c'è spazio per la prevaricazione, la prepotenza, il razzismo, la violenza di genere. Difenderemo tutto questo e sfidiamo chiunque: magistratura, questura, prefettura, governo, forze politiche a dimostrare il contrario.
La cultura politica che sopravvive e sfrutta l'emergenza va sconfitta e noi stiamo lavorando in questa direzione. Noi continueremo a lottare giorno per giorno per conquistare i nostri diritti e difendere la nostra dignità. che partirà alle 15 da piazza della Repubblica e arriverà al Campidoglio attraversando le vie del centro. Ci vediamo in città!
Blocchi Precari Metropolitani, Coordinamento Cittadino di Lotta per la Casa, Comitato Obiettivo Casa, Progetto Degage, Resistenza Abitativa Metropolitana, Alexis occupato, Progetto Neetbloc

1° MAGGIO A BERGAMO - I LAVORATORI SI RIPRENDONO IL PALCO E FANNO SCAPPARE I CONFEDERALI, DANDO VITA AD UN ASSEMBLEA POPOLARE

...Una mattinata e un corteo che segna un giorno storico e non solo per Bergamo. Dove i lavoratori delle logistiche, organizzati nello Slai Cobas per il sindacato di classe, in lotta a Trezzo, a cui si sono uniti altri operai delle logistiche sia di Bergamo che Milano, hanno sin dall'arrivo al concentramento riempito la piazza della stazione di striscioni sulla loro, di tutti, Lotta
e il manifesto dello Slai Cobas sdc, ma che ben presto si arricchiva dei cartelli-striscione-suoni degli immigrati di Bolgare che denunciavano l'ordinanza razzista del sindaco leghista che ha portato a 500 euro la tassa di residenza
In questo spezzone erano presenti i compagni di Proletari Comunisti che hanno diffuso il volantino internazionalista che è stato ben accolto così come le bandiere che sono state sbandierate, non trovando differenze tra quelle del sindacato e quelle di proletari comunisti
Da subito sono stati i comizi che hanno gridato alla piazza cosa è un 1° Maggio Rosso Proletario e Internazionalista, dove si sono alternati gli interventi di chi dirige la lotta a Trezzo ai lavoratori protagonisti di questa lotta, che hanno denunciato le connivenze dei sindacati confederali coi padroni delle logistiche, ma per ribadire, anche, che queste complicità non hanno diviso i lavoratori e che la lotta continua. A questi comizi si sono uniti con l'intervento, in particolare, di una immigrata di Bolgare la denuncia del razzismo e la vergogna di questo governo, che ha anche sottolineato l'unità tra lavoratrici e lavoratori

Quindi è partito il corteo e lo spezzone si è ingrossato con l'arrivo del Comitato NoSfratti, Comitato Antirazzista  550 euro, Comitato di Zingonia, e altri sindacati di base, USB e CUB, che hanno anche fatto a spinta affinché quelli di Rifondazione e di Lotta Comunista non solo relegassero in coda lo spezzone ma anche di spezzarlo

Lungo tutto il corteo si è data visibilità a tutte le ragioni che lo spezzone conteneva, dal diritto al lavoro al diritto all'abitare, dall'antirazzismo alla denuncia dell'accordo sulla rappresentanza, dall'unità di classe all'internazionalismo proletario. Diffusione anche dei volantini sulla lotta a Trezzo e altri sulle varie tematiche, tutti ben accolti dalla folla di persone in giro per Bergamo. Ma il bello della giornata è arrivato alla fine del corteo. Arrivati nella piazza dove era installato il palco, mentre Rifondazione pensava di fermarsi davanti la sede del Comune, in pratica per non disturbare i comizi dei confederali, lo spezzone si è diretto in maniera compatta verso il palco gridando che questi venduti e delinquenti non possono parlare a nome dei lavoratori, che il 1° Maggio è nostro. Sino ad arrivare a sfiorare lo scontro fisico, i confederali sono stati costretti a interrompere le loro chiacchere e ad abbandonare il palco con le loro bandiere, qualcuna che non era stata salvata è stata calpestata e qualcuno pensava, bene, che era meglio bruciarla. Tanta la gioa di tutti di essersi ripresi il palco e poter dare vita a un vero 1° Maggio di lotta popolare


un messaggio rosso, internazionalista e proletario al I° maggio a Portella della Ginestra

         
Ieri Primo maggio, giornata internazionale dei lavoratori,  una delegazione di proletari comunisti era presente a Portella della Ginestra (luogo della prima strage di Stato dal 45' in poi in Italia) partecipando in forma critica con la parola d'ordine "1° maggio rosso e proletario e non istituzionale" e portando tra le masse partecipanti innanzitutto il messaggio internazionalista "Un altro primo maggio arriva..." di diversi partiti e organizzazioni rivoluzionarie di tutto  il mondo, con l'obbiettivo di ridare senso attraverso la lotta a questa giornata che nella storia ha sviluppato la solidarietà tra la classe operaia, e smontare la farsa dei partiti e organizzazioni istituzionali e sindacati confederali della "sinistra" borghese che mistificano questa giornata storica per il proletariato e le masse operaie e infangano date storiche come quella del 1° maggio con la presenza di figure istituzionali, dall'infinitamente ipocrita Presidente della Regione Crocetta a vari esponenti del PD, il partito di "maggioranza relativa" dell'attuale governo Renzi della precarietà e disoccupazione permanente con il Jobs Act, e segretari dei sindacati confederali (CGIL), che hanno sfruttato per l'ennesima volta il palco a Portella a fini elettoralistici: elogio alla democrazia (quale democrazia? quella borghese?) e alla costituzione che per le masse lavoratrici nei fatti concreti è sempre più carta straccia.
Parole d'ordine della CGIL come "lavoro" e "basta con la crisi", quando è il sindacato tra i più colpevoli della condizione di sfruttamento delle masse e dei lavoratori, vedi  gli operai della Fiat di Termini, ecc.

Lungo il corteo dalla Casa del popolo di Piana alla spianata sono state affisse locandine.






Il volantinaggio fatto ha trovato appoggio tra i partecipanti (comunque in numero minore rispetto agli anni precedenti), è stato distribuito anche il giornale di "proletari comunisti" denunciando le false parole di chi si susseguiva nel palco.




Abbiamo fatto appello alle masse popolari a riprendere in mano il nostro 1° maggio rosso, internazionalista e proletario per segnare una linea di demarcazione netta tra noi e la borghesia al potere che schiaccia, aliena, imbarbarisce e disgrega.


Buon primo maggio di lotta
saluti rossi!

Circolo proletari comunisti Palermo