domenica 15 settembre 2013

'serve la rivolta studentesca contro il decreto carrozza' - prepariamola... documento del CAU Napoli

Chiedono futuro? Che mangino brioches!" Una riflessione sul DL scuola


Lunedì 9 settembre il Consiglio dei Ministri di un sempre più traballante governo Letta ha discusso e approvato i nuovi provvedimenti in materia di scuola, università e ricerca. Il Decreto Legge prevede circa 67mila assunzioni in tre anni tra docenti, insegnanti di sostegno e personale ATA; il finanziamento di 100 milioni di euro per le borse di studio per gli studenti universitari; lo stanziamento di 8 milioni di euro per l'acquisto dei libri di testo e e-book per gli studenti più disagiati e infine l'estensione del permesso di soggiorno fino al termine del percorso di studi.
Dando un’occhiata parziale potrebbe sembrare di trovarsi di fronte ad un tentativo di voler invertire la rotta tornando ad investire nIl futuro non è scrittoell'istruzione e nella ricerca dopo anni di tagli e licenziamenti, come frettolosamente dichiarato dallo stesso premier Letta e dal ministro Carrozza. In ogni caso, non esulteremmo acriticamente per qualche spiccio dato alla ricerca universitaria, consapevoli, tra l’altro, della fitta ragnatela di baroni in cui questa si sviluppa e tenendo sempre presente che questa non offre opportunità e sviluppo per l'intera società ma rimane sottoposta agli interessi e ai profitti delle imprese e dei privati presenti negli organi accademici decisionali come il Consiglio di Amministrazione e che indirizzano i finanziamenti in base alle proprie necessità. Ma è questo il caso? Davvero non c’è trucco e non c’è inganno? Facciamo due conti e rinfreschiamoci la memoria…
Se alcuni giornalisti e sindacati studenteschi se ne dimenticano e si mostrano quasi entusiasti, noi ricordiamo benissimo che Letta e la Carrozza fanno parte di un partito, il PD, che negli ultimi anni si è reso co-protagonista di un processo di totale smantellamento del sistema pubblico scolastico e universitario, insieme ai “compagni di governo” del PDL; un processo che ha visto in tre anni il licenziamento di oltre 150mila insegnanti e personale ATA, il taglio di oltre 8 miliardi di euro e l'asservimento dell'istruzione e della formazione agli interessi dei privati. Dunque questi provvedimenti, a conti fatti, sono solo le brioches lanciate a chi lotta per il pane e non vanno nemmeno a sfiorare le fondamenta di un sistema sempre più al collasso: non abbiamo bisogno di contentini o di riforme che sono ben lontane dalle trasformazioni di cui ha bisogno l'istruzione nel nostro Paese.
Per fare solo un piccolo esempio, appare evidente, inoltre, l'intenzione di introdurre anche all'interno del sistema scolastico meccanismi di speculazione economica ed edilizia già abbondantemente sviluppati in altri contesti. Le somme necessarie per la messa in sicurezza degli edifici, infatti, non verranno più finanziate solo dallo Stato tramite le province, ma potranno essere reperite anche tramite accordi e mutui trentennali che ogni singola scuola può sottoscrivere con la Bei (Banca di sviluppo del consiglio d’Europa e la Cassa Depositi e prestiti).
Quanta credibilità può avere un governo che ha avuto il coraggio di dichiararsi a favore dell'istruzione pubblica quando esistono oltre 60mila studenti idonei non beneficiari che non ricevono borse di studio pur rientrando pienamente nei parametri richiesti? Quanta credibilità può avere un governo che stanzia 15miliardi di euro per l'acquisto di armi sottraendone 500milioni proprio all'istruzione? E ancora, quanta credibilità può avere un governo che dichiara di voler estendere il permesso di soggiorno agli studenti stranieri quando invece sono all'ordine del giorno le notizie dei respingimenti in mare di migliaia di migranti e quando il razzismo è praticamente istituzionalizzato e così presente nella nostra società e nei “palazzi del potere”?
Non dimentichiamo, inoltre, che il ministro Carrozza si è mostrato più volte favorevole e convinto a voler instaurare una forte dipendenza e sinergia tra la scuola e il mercato del lavoro. Ma quale lavoro? Quello di cui parla il ministro ha tanto il sapore dello sfruttamento a costo zero, della totale assenza di qualsiasi diritto e tutela. Un'idea di lavoro evidentemente ben lontana dalle nostre aspettative, ma molto vicina ai loro progetti riservati a “grandi e piccini”. E' questo che sottintende il ministro quando dichiara che “L'Italia non dovrà mai più sfornare un laureato che a 25 anni non ha mai fatto un lavoro, neppure il cameriere”. Detto che solo la Carrozza non sa che l’Italia è già piena di ragazzi che per poter continuare gli studi sono costretti a lavorare in pub e pizzerie, di che parliamo? Meglio studenti-camerieri sfruttati e sottopagati oggi che laureati-disoccupati domani? E semmai dovessimo trovare un lavoro “fisso” (ma visto lo stato dell’arte chiamiamolo solo “lavoro post-laurea”) saremo già abituati a stare allineati e a testa bassa, oltre che in continua competizione con chi ci è a fianco.
Proprio a proposito di lavoro e di profitti ci sembra interessante e utile soffermarci -più che sugli starnazzamenti soddisfatti di Repubblica&co- sulla reazione dei “delusi”. Basta leggere qualche articolo del Sole24ore sul DL scuola per cogliere il malcontento della Confindustria che s’è vista trascurare gli istituti tecnici, uno dei bacini preferiti da cui prelevare mano d’opera a basso costo. Perché si sa che per loro il modo giusto di investire nell’istruzione e per gli studenti è farli lavorare e studiare assieme, che sia in un pub o, mediante stage e tirocini in qualche gentile azienda pronta a ricevere a braccia aperte giovani da sottopagare (o non pagare per niente), giovani che saranno abituati alla non-continuità nell’attività lavorativa e nella percezione del salario, ad orari non corrispondenti al proprio contratto e così via. D'altronde, solo tre mesi fa, la Carrozza di fronte alle commissioni di Camera e Senato parlava di “cultura dell’imprenditorialità”, “business angels” e “venture capitalist”. Come a dire che le linee guida della sua azione sono esattamente quelle più volte indicate da Confindustria. Quindi ci sentiamo quasi di tranquillizzare tutti: gli unici a pagare saranno, ancora una volta, gli studenti meno agiati e le loro famiglie.
L’istruzione resta, infatti, un lusso per chi non riesce a far fronte alle spese, rimanendo accessibile, invece, solo ad una ristretta elite. Ci sembra obbligatorio chiamare ogni volta col proprio nome quel pacchetto-completo fatto di tasse esorbitanti, del crollo delle borse di studio, della perpetua mancanza di mense e alloggi, regalato ad ogni nuova matricola. E’ la selezione di classe, baby, e costringe migliaia di persone a restare ai margini ingrossando la fetta di popolazione che non studia/che per studiare deve lavorare; che non lavora; che viene messa in condizione di sentirsi senza “prospettive”.
Pensiamo che questo nuovo provvedimento abbia come fine reale quello di celare i veri obiettivi del governo di creare un sistema formativo completamente asservito alle logiche del mercato e agli interessi imprenditoriali, ma soprattutto in questo preciso contesto storico-politico di prevenire qualsiasi mobilitazione studentesca in un autunno che da più parti si prevede molto caldo.
Per quanto costretti, rifiutiamo l’idea di un futuro da camerieri, da stagisti, da lavoratori “flessibili”, da lavoratori-soldato! Rifiutiamo il futuro che ci state preparando, convinti che sia questo il momento di resistere insieme a tutti i lavoratori, studenti, disoccupati che vogliono lottare per abolire lo stato di cose presente!
Infiammiamo l’autunno! Riprendiamoci il futuro!

Salonicco, ultras del PAOK attaccano quartier generale di Alba Dorata


altLa “guerra” tra gli ultras del PAOK FC, squadra di calcio di Salonicco, e Alba Dorata è ulteriormente peggiorata dopo l’incidente con il calciatore albanese Ergys Kace.
Il 4 settembre, Kace ha pubblicato una foto sul suo profilo facebook personale indossando una maglietta del Kosovo Liberation Army (UCK). Pochi giorni dopo, Alba Dorata ha pubblicato un annuncio provocatorio contro il calciatore del PAOK.
Nel pomeriggio dell’11 settembre (poco dopo le 18), gli ultras del PAOK hanno attaccato con pietre il quartier generale centrale di Alba Dorata a Salonicco, nella via Kazatzaki, in risposta all’annuncio del partito.
I giovani in moto hanno causato danni materiali con le pietre lanciate. Secondo quanto affermato da alcuni passanti, ci sarebbero stati piccoli scontri quando gli albadorati che erano negli uffici in quel momento sono usciti per strada per affrontare gli ultras del PAOK.
La polizia arrivata sul posto ha arrestato 40 persone. Finora, non ci sono notizie di feriti. Gli arrestati sono stati trasferiti al dipartimento di polizia della Piazza della Democrazia a Salonicco, mentre pesanti misure di sicurezza sono state adottate in tutta la regione.
Fonte: greekreporter
Traduzione di Atene Calling

venerdì 13 settembre 2013

12 SETTEMBRE, A SOSTEGNO DELLA LOTTA DEI GIOVANI RIVOLUZIONARI TURCHI


Ieri 12 settembre, anniversario del colpo di Stato militare in Turchia, i giovani del circolo proletari comunisti di Palermo hanno svolto un volantinaggio all'interno della cittadella universitaria della città. Il tema del volantino era l'appello dei compagni turchi per una giornata internazionale di solidarietà e lotta per i prigionieri di piazza Taksim, che proletari comunisti ha raccolto ed ha invitato a sostenere.
Volantini sono stati distribuiti e affissi alla facoltà di Lettere ed in tutta la cittadella.


( riportiamo l'appello sotto)

Cari compagni italiani abbiamo una richiesta

che riguarda la solidarietà internazionale con i prigionieri di Piazza taksim nel nostro paese e noi speriamo che vi unirete all'iniziativa di una giornata di solidarietà per il 12 settembre.
Come sapete una rivolta ha avuto luogo nel nostro paese e il movimento continua sebbene non allo stesso livello. Dopo la rivolta di giugno il movimento si sviluppa in modo organizzato in particolare nei sobborghi e spesso nella forma di forum.. 
 Nonostante la repressione brutale dello stato borghese turco, il popolo non ha avuto paura e ha resistito con coraggio contro l’attacco della polizia il 31 maggio e il primo giugno, quando la polizia ha attaccato Gezi Park e piazza Taksim occupata con gas lacrimogeni e bulldozers.
Dal 31 maggio al 27 giugno il terrorismo poliziesco ha causato ottomila feriti, di cui sessanta feriti gravemente. Undici persone hanno perso gli occhi, cinque sono state assassinate dalle forze dello Stato, tra cui il giovane rivoluzionario Mehmet Ethem Sarısülük, ucciso dalle pallottole della polizia ad Ankara.
Durante la Rivolta di Giugno le forze comuniste e rivoluzionarie hanno giocato un ruolo significativo, ragion per cui è stato del tutto naturale che fossero il primo obiettivo della dittatura fascista che governa tramite l’AKP.
Per vendicarsi di quello che era successo a Taksim e per indebolire le forze rivoluzionarie e progressiste l’AKP ha attaccato molti partiti e organizzazioni politiche come il ESP (Partito Socialista degli Oppressi), il SDP (Partito Socialista Democratico), il giornale Atilim, la rivista Partizan, la radio Ozgur, l’agenzia dinotizie Etkin, le SGD (Associazioni dei Giovani Socialisti), le Nuove Donne Democratiche, Case del Popolo e altri, incarcerando dozzine di persone. Hanno invaso le sedi di partito, gli uffici dei giornali e le radio sfondando le porte, sequestrando e distruggendo le attrezzature tecniche.
Ancora oggi dozzine di rivoluzionari e comunisti sono in carcere. Le liste sono segrete e nemmeno le date dei processi sono stabilite.
Noi chiediamo a tutte le forze progressiste, rivoluzionarie e comuniste di unirsi alla lotta per i prigionieri di Taksim! La lotta per liberare i prigionieri di Taksim è la lotta per nuove sollevazioni, per un movimento rivoluzionario forte che avanzi verso la rivoluzione. Come hanno gridato più volte quelli che resistevano nelle piazze, nelle barricate e in prigione, “questo è solo l’inizio”.
Il 12 settembre, anniversario del colpo di Stato militar ein Turchia, si terrà una Giornata di Solidarietà Internazionale con i Prigionieri di Taksim per rafforzare la solidarietà internazionale e fare pressione sul regime turco.
Cari Compagni, vi invitiamo a unirvi alle azioni a livello internazionale per rivendicare la libertà per i prigionieri di Taksim organizzando presidi di protesta di fronte alle ambasciate turche, informando la popolazione del vostro paese della resistenza in Turchia-Nord Kurdistan, mandando messaggi di solidarietà, facendo scritte murali ed esprimendo la vostra solidarietà in tante maniere pratiche e creative.
Se organizzate azioni di solidarietà vi preghiamo di darcene informazione sintetica via e-mail così che possiamo pubblicarle come momenti della Giornata Internazionale di Solidarietà con i Prigionieri di Taksim.
Saluti rivoluzionari.
Partito Comunista Marxista Leninista di Turchia e Nord Kurdistan
infomlkp@googlemail.com

giovedì 12 settembre 2013

VERSO LA MANIFESTAZIONE NAZIONALE NO MUOS: GIOVANI CONTESTANO L'INFAME CROCETTA A GELA

 IL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA HA "ORDINATO" ALLA POLIZIA DI NON FARE ENTRARE NELLA SEDE DEL COMUNE DI GELA I CONTESTATORI, RILASCIANDO INFINE LE DICHIARAZIONI DI RITO RIPORTATE NELL'ARTICOLO CHE SEGUE ESTRATTO dal "Quotidiano di Gela"

Bandiere e cori di protesta, i No Muos hanno accolto così Crocetta


Gela. Una ventina di giovani del comitato No Muos ha accolto con bandiere e cori di protesta il presidente della Regione, Rosario Crocetta, intervenuto a Gela per presentare alcuni progetti infrastrutturali.
Il governatore ha ribadito alcuni concetti. “I ragazzi debbono percepire il mio dolore prima di ogni altro – ha detto Crocetta - In questa vicenda sono stato attaccato, insultato, beffeggiato anche quando ho persino revocato. Non ho autorizzato nessun Muos. Sono l’unico che ha tentato di opporsi. La legge è a favore della Marina militare statunitense e io non ho scelta. E’ una partita internazionale che di discute con il ministero. Gli atti parlano chiaro. Fino a quando ho avuto un margine ho fatto tutto. Adesso sto facendo un altro lavoro, quello di potenziare le strutture sanitarie, creando stazioni di monitoraggio. Se gli americani superano i limiti di legge chiudiamo subito. Non faremo sconti”.

4 ottobre la prima data di mobilitazione nazionale degli studenti

Documento di chiusura del campeggio studentesco nazionale No Tav

altOggi si è conclusa la seconda edizione del campeggio studentesco nazionale No Tav.
Molti sono gli studenti che da tutta Italia sono arrivati in Val Susa per dare vita a questi tre giorni di lotta.
Nella giornata di sabato gli attivisti hanno voluto esprimere la loro solidarietà ai No Tav che sono tutt'ora detenuti nel carcere delle Vallette, componendo con delle reti sul fianco della montagna una scritta ben visibile anche dall'autostrada che recita:” NO TAV LIBERI”.
Domenica invece si è deciso di portare la protesta e la netta opposizione a questa gigantesca ed inutile opera in Val Clarea intorno alle reti che difendono il cantiere; con slogan e cori gli studenti hanno deciso di varcare la zona rossa per dimostrare come non bastino intimidazioni, denunce e fogli di via per arginare una lotta popolare così profondamente radicata nel territorio come quella No Tav.
Non sono mancati, affianco a momenti di lotta concreta, momenti più assembleari e di confronto. Le realtà studentesche presenti hanno portato il loro contributo e le loro esperienze per dare al movimento una linea comune su cui costruire il nuovo ciclo di mobilitazioni. E' emersa dal dibattito la necessità di indire il 4 ottobre la prima data di mobilitazione nazionale per dare inizio ad un autunno all'insegna dell'opposizione a questo governo di larghe intese che, con la falsa speranza di una ripresa economica, continua ad infierire sulle fasce più deboli della società su cui già grava il peso di questa crisi. Riteniamo che sia molto importante che il primo corteo dell'anno sia stato pensato e deciso nel territorio valsusino che ormai da anni rappresenta l'avanguardia di tutte le lotte popolari in Italia.
Il bilancio di questi tre giorni non può che essere positivo vista la grande partecipazione studentesca e poiché si è riuscito a correlare due movimenti, quello studentesco e quello No Tav, che nascono da comuni contraddizioni.
STUDENTI NO TAV

martedì 10 settembre 2013

Turchia: il boia Erdogan reprime ancora nel sangue: un altro giovane ucciso



Sosteniamo la giornata di lotta del 12 settembre per portare in piazza la solidarietà internazionale con i prigionieri di Piazza Taksim



Turchia: duri scontri con polizia, 22enne ucciso

Un giovane di 22 anni è stato ucciso ieri sera nel sud della Turchia, ad Antakia, nel corso di duri scontri con la polizia. Lo riferiscono i media locali. Ahmet Atakan, questo è il nome del ragazzo, è stato colpito alla testa da un lacrimogeno mentre stava manifestando insieme a un centinaio di coetanei per chiedere al governo turco di processare gli agenti che il 16 giugno scorso hanno colpito con un proiettile di gas lacrimogeno il 14enne Berkin Elvan, che da allora si trova in stato di coma irreversibile. 

 



APPELLO DALLA TURCHIA
Cari compagni italiani
abbiamo una richiesta che riguarda la solidarietà internazionale con i prigionieri di Piazza Taksim nel nostro paese e noi speriamo che vi unirete all'iniziativa di una giornata di solidarietà per il 12 settembre.
Come sapete una rivolta ha avuto luogo nel nostro paese e il movimento continua sebbene non allo stesso livello. Dopo la rivolta di giugno il movimento si sviluppa in modo organizzato in particolare nei sobborghi e spesso nella forma di forum..
 Nonostante la repressione brutale dello stato borghese turco, il popolo non ha avuto paura e ha resistito con coraggio contro l’attacco della polizia il 31 maggio e il primo giugno, quando la polizia ha attaccato Gezi Park e piazza Taksim occupata con gas lacrimogeni e bulldozers.
Dal 31 maggio al 27 giugno il terrorismo poliziesco ha causato ottomila feriti, di cui sessanta feriti gravemente. Undici persone hanno perso gli occhi, cinque sono state assassinate dalle forze dello Stato, tra cui il giovane rivoluzionario Mehmet Ethem Sarisülük, ucciso dalle pallottole della polizia ad Ankara.
Durante la Rivolta di Giugno le forze comuniste e rivoluzionarie hanno giocato un ruolo significativo, ragion per cui è stato del tutto naturale che fossero il primo obiettivo della dittatura fascista che governa tramite l’AKP.
Per vendicarsi di quello che era successo a Taksim e per indebolire le forze rivoluzionarie e progressiste l’AKP ha attaccato molti partiti e organizzazioni politiche come il ESP (Partito Socialista degli Oppressi), il SDP (Partito Socialista Democratico), il giornale Atilim, la rivista Partizan, la radio Ozgur, l’agenzia dinotizie Etkin, le SGD (Associazioni dei Giovani Socialisti), le Nuove Donne Democratiche, Case del Popolo e altri, incarcerando dozzine di persone. Hanno invaso le sedi di partito, gli uffici dei giornali e le radio sfondando le porte, sequestrando e distruggendo le attrezzature tecniche.
Ancora oggi dozzine di rivoluzionari e comunisti sono in carcere. Le liste sono segrete e nemmeno le date dei processi sono stabilite.
Noi chiediamo a tutte le forze progressiste, rivoluzionarie e comuniste di unirsi alla lotta per i prigionieri di Taksim! La lotta per liberare i prigionieri di Taksim è la lotta per nuove sollevazioni, per un movimento rivoluzionario forte che avanzi verso la rivoluzione. Come hanno gridato più volte quelli che resistevano nelle piazze, nelle barricate e in prigione, “questo è solo l’inizio”.
Il 12 settembre, anniversario del colpo di Stato militar ein Turchia, si terrà una Giornata di Solidarietà Internazionale con i Prigionieri di Taksim per rafforzare la solidarietà internazionale e fare pressione sul regime turco.
Cari Compagni, vi invitiamo a unirvi alle azioni a livello internazionale per rivendicare la libertà per i prigionieri di Taksim organizzando presidi di protesta di fronte alle ambasciate turche, informando la popolazione del vostro paese della resistenza in Turchia-Nord Kurdistan, mandando messaggi di solidarietà, facendo scritte murali ed esprimendo la vostra solidarietà in tante maniere pratiche e creative.
Se organizzate azioni di solidarietà vi preghiamo di darcene informazione sintetica via e-mail così che possiamo pubblicarle come momenti della Giornata Internazionale di Solidarietà con i Prigionieri di Taksim.
Saluti rivoluzionari.
Partito Comunista Marxista Leninista di Turchia e Nord Kurdistan
infomlkp@googlemail.com


Dear Italian Comrades,
We have a request concerning international solidarity with the Taksim Prisoners in our country and we hope that you will also join the initiative of an International Day of Solidarity on September 12.
As you know, an uprising took place in our country and the movement still continues although not at the same level. After the June uprising the movement withdrew in an organized way and continues today in the laboring districts, first of all in the form of forums.
Despite the brutal repression of the bourgeois Turkish state, the people lost their fear and bravely resisted against the police attack like on 31st May and 1 st June, when the police attacked Gezi Park and the occupied Taksim Square with tear-gas and bulldozers.
From May 31 to June 27, more than 8 thousand people have been wounded by the police terror. Among them at least 60 people are wounded heavily and 11 people lost their eyes. 5 people were assassinated by the state forces,mamong them the young revolutionary Mehmet Ethem Sarisülük, who was killed by police bullets in Ankara.
During the June Uprising, the revolutionary and communist forces played a significant role, therefore it is very natural that they were the first target of the attacks of the fascist dictatorship and its AKP government.
In order to get revenge of Taksim and to weaken the revolutionary and progressive forces, the AKP has attacked many political parties and organizations such as ESP (Socialist Party of the Oppressed), SDP
(Socialist Democracy Party), Atilim Newspaper, Partizan, Ozgur Radio, Etkin News Agency, SGD (Socialist Youth Associations), New Democratic Women, Halkevleri and others, and imprisoned dozens of people. They raided the party buildings, newspaper offices and radios by breaking their doors, seizing or destroying the technical equipments.
Still today, dozens of revolutionaries and communists are in prison. The files are secret and eve the date of the trial is still not fixed.
We are calling upon all progressive, revolutionary and communist forces to join the struggle for the freedom of the Taksim Prisoners! The struggle for the freedom of the Taksim Prisoners is the struggle for new uprisings, for a strong revolutionary movement advancing towards revolution. As the resisters have cried out several times in the squares, barricades and in prison “this is only the beginning!”.
On September 12, the anniversary of the military coup in Turkey, a *Day of International Solidarity with the Taksim Prisoners* will take place in order to strengthen international solidarity and pressure on the regime in
Turkey.

Dear Comrades,
We invite you to join the international actions demanding freedom for the Taksim Prisoners organizing protest meetings in front of the Turkish embassies, informing the people in your country about the resistance in
Turkey/Northern Kurdistan, sending solidarity statements, making wall writings and expressing your solidarity in many creative and practical ways.

If you organize any kind of solidarity action, please inform us shortly via email about it so we can publish the results of the International Day of Solidarity with the Taksim Prisoners.

With revolutionary greetings,

*MLCP*
*Turkey/Northern Kurdistan*
*International Bureau*

Cile, scontri tra studenti e masse popolari e il governo reazionario

Decine di migliaia di manifestanti si sono dati appuntamento a Santiago del Cile: non solo studenti, ma anche lavoratori e disoccupati.


Nel giorno in cui l'associazione dei magistrati cileni ha chiesto pubblicamente scusa per le complicità con il regime di Augusto Pinochet, e a una settimana dall'anniversario del golpe militare che portò al regime, a Santiago del Cile decine di migliaia di manifestanti sono scesi in piazza. Come spiega Alessandro Guida dalla capitale cilena: “Agli studenti che da tempo in questo paese rivendicano il diritto ad una scuola pubblica e, più in generale, una riforma complessiva del sistema educativo creato negli anni della dittatura, si uniscono professori, operai, pensionati. Gli interventi dei rappresentanti dei movimenti presenti in piazza e lo scontro con le forze dell'ordine fotografano un paese caratterizzato da profonde disuguaglianze sociali, e che solo da poco ha iniziato a fare i conti con il suo recente passato”.

I manifestanti si sono dati appuntamento a Plaza Italia. Dopo dopo la partenza del corteo la polizia ha attaccato le frange più estreme del movimento di protesta. Gli organizzatori hanno parlato di 80mila partecipanti, mentre per le forze di polizia non erano più di 25mila.
214 le persone arrestate. 



domenica 8 settembre 2013

libertà per i compagni arrestati - presidio al carcere a Torino

Torino, centinaia in presidio sotto il carcere per Forgi e Paolo

altCentinaia di persone hanno partecipato questo pomeriggio al presidio indetto sotto il carcere delle Vallette di Torino per portare solidarietà a Forgi e Paolo, i due giovani No Tav arrestati una settimana fa mentre si dirigevano verso la Clarea per un'iniziativa di lotta assieme a decine di altri giovani universitari arrivati da tutta Italia per la settimana 'Valsusa, l'Università delle lotte'.
Dopo la convalida della detenzione in carcere avvenuta martedì per mano del Gip (che ha deciso di avallare l'impianto accusatorio messo in piedi dai Pm Padalino e Rinaudo, ormai protagonisti immancabili di tutte le ultime vicende giudiziarie contro i No Tav), subito era stato lanciato un appuntamento per non lasciare soli i No Tav e chiederne l'immediata liberazione.
Intorno alle 18 circa 300 persone si sono radunate nei pressi delle Vallette per poi spostarsi nel prato antistante il carcere, dal quale era possibile far arrivare la voce del presidio oltre le mura e raggiungere i No Tav arrestati.
Tanti gli interventi che si sono susseguiti da parte di amici, parenti e compagni di lotta di Paolo e Forgi, dai No Tav valsusini ai ragazzi e le ragazze della Verdi 15 Occupata, esperienze nelle quali entrambi si spendono attivamente da tempo; dal microfono sono stati lanciati messaggi di solidarietà e supporto non solo ai due No Tav ma anche agli altri detenuti del carcere. Calorosa e immediata la risposta dei detenuti che in tanti si sono sporti dalle inferriate delle finestre e hanno accolto con gioia la presenza delle centinaia di persone solidali presenti sul posto.
Nervoso e spropositato, invece, l'atteggiamento delle forze dell'ordine, che dall'inizio del presidio erano presenti in forza attorno al carcere; quando i No Tav hanno tentato di avvicinarsi alle inferriate per iniziare una battitura, hanno trovato l'intero perimetro della cancellata protetto da decine di metri di filo spinato, inserito probabilmente ad hoc dopo i recenti e numerosi presidi sotto le Vallette. Nonostante questo i celerini si sono immediatamente mossi continuando a spostarsi per impedire ai No Tav di avvicinarsi e rimanendo poi a presidiare l'area per tutto il tempo.
Intorno alle 20 il presidio si è sciolto con l'augurio di vedere presto i No Tav liberi; nel frattempo in tutta Italia si moltiplicano gli striscioni e le iniziative di solidarietà a Forgi e Paolo, a ribadire quanto la lotta No Tav abbia ormai da tempo oltrepassato i confini valsusini per diventare battaglia in difesa del futuro di tutti e tutte.