martedì 8 ottobre 2013

Brasile: scontri durante la protesta di insegnanti e studenti."Il Black Bloc è il mio studente"

Le masse che non sono più disposte a vivere come prima si rivoltano contro lo Stato, i suoi governi, i suoi sbirri cani rabbiosi con la giusta violenza, "con  la forza invisibile della collettività, la solidarietà, l'odio di classe", come dicono i compagni del Movimento Studentesco Popolare Rivoluzionario (MEPR)
http://mepr.org.br/inicio.html

La marcia di protesta degli insegnanti brasiliani a Rio de Janeiro in stato d'assedio e anche a San Paolo ieri sera si è trasformata in guerriglia urbana con violenze e scontri con la polizia.Ci sono stati arresti arbitrari. Distrutte le vetrine di alcune banche ed è stato dato fuoco ad un autobus . Assalito l'edificio che ospita l'Assemblea municipale. Il consolato americano è stato attaccato con bottiglie molotov.

10.000 in piazza hanno intonato slogan contro il governatore di Rio, Sergio Cabral, e il sindaco della città, Eduardo Paes, contestati per il ‘piano di carriera’ adottato dal Consiglio municipale, che gestisce le scuole pubbliche.
Il documento in questione è considerato “anticostituzionale” poiché riguarda solo il 7% degli insegnanti di Rio – quelli che lavorano 40 ore nella stessa scuola – non prendendo in considerazione le istanze della maggioranza dei professori, tutti sottopagati. In sciopero da 53 giorni, gli insegnanti della scuola secondaria rivendicano il ritiro del piano varato – che prevede un aumento del 15% dello stipendio di una minoranza – e un aumento salariale come precondizioni per riprendere i negoziati con il comune. Da un mese hanno sospeso la propria attività anche i maestri e le maestre delle materne e delle scuole primarie. Lo sciopero coinvolge 600.000 alunni costretti a rimanere a casa. La manifestazione di ieri voleva anche denunciare il ricorso eccessivo all’uso della forza da parte della polizia durante la protesta della scorsa settimana.
A gran voce contestano le scelte politiche del presidente Dilma Rousseff che ha speso milioni di reais in vista di grandi eventi sportivi internazionali, tra cui la Coppa del mondo di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016. Secondo i brasiliani sono spese gonfiate dalla corruzione dilagante, a fronte della mancanza di servizi di base, dalla sanità all’istruzione.
Gli insegnanti hanno partecipato attivamente alle azioni di militanti contro le truppe statali e fasciste, la maggior parte dei quali mascherati e non identificabili, e scandivano lo slogan: "Il Black Bloc è il mio studente".
Mentre le banche sono state attaccate, decine di soccorritori, con il camice bianco, correvano da una parte all'altra, soccorrendo i feriti dalle schegge e dai gas. Ogni volta che un manifestante ferito gridava "soccorritore", è apparso sempre un volontario che funziona molto meglio del SSN, a quanto pare. La polizia ha sparato persino contro i soccorritori proiettili di gomma.
 





domenica 6 ottobre 2013

Giù le mani da Jayeeta Das, Hem Mishra, da tutti gli studenti e intellettuali indiani progressisti!

Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India condanna fermamente l’arresto degli studenti e attivisti culturali  Hem Mishra, Pandu Narote e Mahesh Tirki e del giornalista Prashant Rahi da parte delle forze di polizia indiane lo scorso 23 Agosto.



Lo stato  indiano sta costruendo una campagna mediatica di criminalizzazione contro lo studente Hem Mishra della Jawaharlal Nehru University (JNU) di Dehli e membro del Comitato per il Rilascio dei Prigionieri Politici, dell’Unione degli Studenti Democratici e inoltre particolarmente attivo nel Fronte Culturale Rivoluzionario dedito nella denuncia dell’oppressione di casta, delle atrocità sui dalits (gli intoccabili), i suicidi trai i contadini e delle atrocità da parte dello stato indiano contro gli Adivasi (popolazioni tribali) nell’ambito della guerra contro il popolo chiamata Operazione Green Hunt (battuta di caccia), diretta contro il movimento rivoluzionario maoista attivo in oltre 1/3 del subcontinente indiano, in cui forze paramilitari indiane commettono atroci crimini contro queste popolazioni come stupri, incendi di villaggi e uccisioni sommarie.

Proprio per questa denuncia che Hem conduceva attivamente all’interno dell’università mostrando le prove di questi massacri raccolte “sul campo” nei suoi viaggi in queste zone lontane dalla capitale migliaia di Kilometri, adesso è accusato dalla polizia di essere un maoista e quindi un terrorista secondo l’equazione che usa fare lo stato indiano contro i movimenti rivoluzionari.

Subito dopo il suo arresto varie organizzazioni studentesche, docenti dell’università di Delhi e intellettuali hanno organizzato conferenze stampa e manifestazioni chiedendo l’immediato rilascio di Hem.
Manoranjan Mohanty un docente in pensione ha dichiarato che questi arresti sono una chiara indicazione che “adesso l’Operazione Green Hunt sta avendo luogo anche nelle università e nelle aree urbane”.

La nota scrittrice e attivista Arundathy Roy  ha dichiarato che questo arresto “è un palese tentativo di criminalizzare azioni innocue” e legittime in uno stato sedicente democratico.





Già lo scorso 2 Agosto Jayeeta Das, un’attivista per i diritti del popolo in West Bengal era stata arrestata dai Servizi Segreti senza mandato a Calcutta, perquisendole la casa e minacciando i familiari presenti forzandoli a firmare carte in bianco.

Spesso i media e le istituzioni accademiche di tutto il mondo definiscono  l’India  la “più grande democrazia del mondo”. Davanti a questi arresti, all’Operazione Green Hunt un vero e proprio genocidio di uno stato contro il suo stesso popolo, come si fa a parlare di grande democrazia?

Facciamo appello a tutti gli studenti ai loro collettivi e organizzazioni studentesche, ai docenti e agli intellettuali progressisti di mostrare un segno di solidarietà verso gli studenti e i docenti arrestati e criminalizzati dallo stato Indiano diffondendo questo comunicato. Smascheriamo la falsa democrazia dello stato indiano che criminalizza ogni opposizione e tutte le organizzazioni studentesche che lottano contro l'Operazione Green Hunt e che sono al fianco alle masse popolari che lottano in armi contro il regime indiano oppressore e affamatore!

Sosteniamo la lotta di liberazione delle masse popolari contro lo stato fascista indiano!

Il maoismo non è terrorismo, il vero terrorista è chi uccide, tortura e incarcera il popolo!

Comitato di sostegno guerra popolare in India                                                    Red Block blog

www.guerrapopolare-india.blogspot.com                                              www.redblockit.blogspot.com                   csgpindia@gmail.com

sabato 5 ottobre 2013

4 OTTOBRE CORTEI STUDENTESCHI IN TUTTA ITALIA, GRANDE PARTECIPAZIONE E AZIONI DI PROTESTA GIUSTE


Ieri 4 ottobre si è tenuto in diverse città italiane il primo corteo studentesco, con la partecipazione di un grande numero di studenti dal nord al sud, dagli studenti medi agli universitari.
Corteo nazionale importante per i numeri e per il tipo di denuncia che ha spaziato dalla particolare situazione dell'istruzione alla politica in generale, la crisi e le misure repressive. Momenti di tensione e giuste azioni di protesta in alcune città come Bologna o Palermo.
Gli studenti hanno denunciato il grave stato dell'istruzione pubblica, dovuto dai tagli dei precedenti governi, i disagi, il caro libri, le strutture fatiscenti; gli studenti hanno svolto anche delle azioni dimostrative come lanci di vernice, calate di striscioni e occupazioni simboliche come quella all'Agenzia delle Entrate di Milano.
I manifestanti hanno ricordato, tra gli slogan e i megafonaggi, gli immigrati rimasti vittime nel mare di Lampedusa e Pavlos Fyssas, rapper greco ucciso dai militanti di Alba Dorata. Presenti bandiere della NoTav e NoMuos.

A Roma, momenti di tensione dopo che un albero prende fuoco e due bottiglie vuote raggiungono i poliziotti.
A Bologna, lanciate uova e farina contro Letta presente in città per l'inaugurazione del centro di welfare e cultura, mentre veniva urlato "assediamo il responsabile dell'austerità"; gli studenti sono giunti allo scontro con la polizia quando hanno tentato di forzare il cordone per introdursi nel palazzo.

A Piacenza, durante una contestazione contro il caro trasporti, un ragazzo viene fermato dalle forze del disordine per poi essere rilasciato nella mattinata dopo il blocco di alcuni pullman da parte dei manifestanti.
A Napoli gli studenti si sono armati dei "book block", a Olbia ed a Ravenna vengono sanzionate le sedi di alcune banche, a Pisa la stessa sorte è subita dalla sede del Partito Democratico.
Al termine del corteo nel catanese, gli studenti della città hanno occupato la facoltà di Scienze Politiche in vista dell'assemblea che si sarebbe dovuta tenere nel pomeriggio verso il 19 ottobre. Stessa azione da parte degli studenti palermitani, che hanno sciolto il corteo solo dopo aver raggiunto la facoltà di Lettere e Filosofia nella cittadella universitaria per lanciare un'assemblea in vista delle prossime giornate di lotta nazionali. Il corteo palermitano è stato riempito da 5000 studenti che hanno paralizzato il traffico nel cuore della città dividendosi in altri piccoli cortei prima di raggiungere il concentramento.
Azione importante una volta raggiunta il palazzo dell'Assemblea Regionale Siciliana: incendiati i manichini di Letta, Berlusconi, Crocetta ed i simboli dei partiti parlamentari, in denuncia all'operato di tutti i politici, dal centro-destra al centro-"sinistra", in denuncia a chi, come Crocetta si riempiva la bocca di parole come la "rivoluzione" e ha gridato durante la campagna elettorale che la costruzione del Muos a Niscemi non l'avrebbe permessa e oggi ha revocato la precedente revoca per l'arresto dei lavori! e criminalizza gli attivisti noMuos; in denuncia a chi, come Letta, con il suo governo delle larghe intese approfondisce la miseria delle masse popolari con misure antioperaie e antipopolari e finanzia con milioni di euro le missioni di guerra all'estero, milioni che spetterebbero all'istruzione pubblica, e mentre loro si affannano nei palazzi per le poltrone, gli studenti come i precari, i disoccupati, i proletari sono quelli che subiscono il peso della crisi.

Gli striscioni dal nord al sud avevano slogan come "siamo tutti antifascisti", "se ci bloccano il futuro noi blocchiamo la città", "pagherete caro, pagherete tutto" , "ripresa economica solo a parole, scendiamo nelle piazze prendiamoci le scuole" e a Roma, alla fermata della metro Colosseo, è stato aperto uno striscione con scritto "Offre l'Atac", in risposta al caro-trasporti della capitale.
Una importante giornata di lotta che ha dato l'avvio a questo autunno, che può dare una forte spinta per le prossime mobilitazioni, tra cui l'importante data del 19 ottobre a Roma.


 Corteo di studenti

lunedì 30 settembre 2013

per il 19 ottobre - una proposta da Napoli per il dibattito

Appello per la costruzione di uno spezzone anticapitalista e di classe al corteo del 19 ottobre a Roma.

Iniziamo dalla fine: perché scenderemo in piazza il 19 ottobre? Per iniziare un percorso faticoso e lungo, ma necessario. Per provare a rimettere al centro le questioni del lavoro e dei diritti ad esso connessi, ormai depennate dall’agenda politica dei governi, della maggior parte delle organizzazioni politiche e – paradossalmente – anche sindacali, in nome dei sacrifici “necessari a salvare il nostro Paese”e dell’unità nazionale.
Queste questioni ci chiamano in causa tutti, in prima persona. Chi si trova nella fascia tra i 20 e i 30 ed è stato sostanzialmente privato del futuro e vive un presente di disoccupazione o, nel “migliore” dei casi, di precarietà assoluta (senza prospettive né sul piano professionale, né su quello esistenziale); chi di anni ne ha molti di più, e casomai un lavoro ce l’ha, ma rischia continuamente di perderlo e vede quotidianamente negati i suoi diritti.
Questo è il quadro davanti al quale ci ha messo la crisi e questa, per quanto ambiziosa possa sembrare, è la battaglia che oggi più che mai ci sembra necessario intraprendere: quella per il diritto al lavoro, a lavorare meno, a lavorare tutti, in sicurezza e a parità di salario. Perché chi sta “dentro” al mercato del lavoro possa non morire di fatica e di ipersfruttamento e chi sta “fuori” entri dentro e prenda parola, libero da logiche assistenziali, per incidere direttamente sulle forme del dominio.

Dal 2007 in poi con la crisi si è prodotta una serie di trasformazioni rapidissime e decisive:
c’è stata una rapida e incisiva concentrazione dei capitali, sono cambiate le relazioni fra gli Stati, sono scoppiate guerre e rivolte, e l’assetto dell’Unione Europea si è ulteriormente gerarchizzato.

Il paesi locomotiva dell’UE, Francia e, soprattutto, Germania hanno fatto valere il loro peso e tentato di “prendere il controllo” di quelli che versavano in condizioni più critiche, in particolare Grecia, Portogallo, Italia; l’operazione di “salvataggio” dei “paesi in difficoltà” messe in campo dalla Banca Centrale Europea (l’Outright Monetary Transactions, cioè l’acquisto diretto da parte della BCE di titoli di stato a breve termine emessi da paesi in difficoltà macroeconomica grave e conclamata) è infatti vincolata alla disponibilità del paese “da salvare” di assoggettarsi allo European Stability Mechanism, un programma di stabilità che di fatto esautorerà, ancora più di adesso, la sovranità nazionale. Ci troviamo dunque di fronte ad un vero e proprio campo di battaglia nel quale diverse frazioni di borghesia – di paesi differenti in competizione tra loro o, trasversalmente, all’interno del medesimo paese – si affrontano per difendere e affermare i loro interessi.

La parziale anomalia della struttura produttiva e sociale del capitalismo italiano ha fatto sì che gli effetti della crisi siano stati più forti nel nostro Paese e abbiano portato a un tentativo evidente di ridisegnare anche gli equilibri interni alle stesse classi dominanti (il Governo Monti è stato interprete per eccellenza di questo tentativo, cercando di mistificarlo dietro la retorica della “salvezza della Nazione”). Una frazione della grande borghesia italiana, più legata ai movimenti internazionali di capitale, sta infatti provando a sgominare e assorbire tutti quei soggetti che vivono “parassitariamente” del plusvalore estratto nella sfera della produzione (la filiera del commercio, gran parte dei professionisti e di quei ceti corporativi che sopravvivono grazie a licenze e privilegi, “gli esperti della politica” e il management pubblico).

Ma veniamo a noi.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un attacco violentissimo contro il salario diretto, indiretto e differito (che ha riguardato anche i cosiddetti “cedi medi”, che vanno impoverendosi di giorno in giorno e la cui progressiva estinzione è sintomo della polarizzazione che sempre più contraddistingue anche il nostro Paese), ad un aumento dei ritmi di lavoro e ad una compressione dei diritti. Questa compressione ha riguardato le libertà politiche in senso generale – con un succedersi di governi tecnici e di “larghe intese”, una sempre maggiore militarizzazione dei territori e con una repressione violentissima e spesso “preventiva” di ogni forma di dissenso – ma anche la soppressione della democrazia sui posti di lavoro: la modifica dell’articolo 18, i diktat del piano Marchionne, la riforma Fornero e il recente accordo di rappresentanza – solo per citare alcuni esempi – vanno esattamente in questa direzione. Il tutto giustificato in maniera ideologica con la presunta insostenibilità del debito pubblico, che di certo non è esploso per favorire chi adesso sta subendo gli effetti più devastanti di questa crisi, e la necessità di “tranquillizzare” i mercati, che altro non sono che i capitali trasnazionali in cerca di valorizzazione.

Gli effetti silenziosi di una situazione così drammatica sono stati la ricerca di un lavoro all’estero o il ricorso ai risparmi familiari per sopravvivere.

Negli scorsi anni, nonostante il disagio e la rabbia sociale siano palpabili, non abbiamo assistito nei settori lavorativi a grandi mobilitazioni sia perché, e ci si scuserà la semplificazione, i sindacati confederali fanno ormai a tutti gli effetti da “tappo”, utilizzando ogni arma per bloccare le spinte dal basso che ogni tanto si producono, sia perché le situazioni di tensione che si sono create sono dipese quasi sempre dalla chiusura delle attività, sono partite cioè quando il potere collettivo dei lavoratori era già stato messo in discussione dalla loro espulsione dal ciclo produttivo. I momenti di piazza, anche importanti numericamente e radicali sul piano del conflitto, sono stati “esplosioni” di rabbia significative sul piano sociale, ma che hanno lasciato poco o niente sul piano politico.

A questi fallimenti, a questo immobilismo, spesso si è risposto rinunciando, o ripiegando su altre lotte – apparentemente più facili da vincere – mentre il nodo gordiano è sempre lì ad attenderci, quello del conflitto tra capitale e lavoro. Ma di cosa parliamo quando evochiamo questo conflitto, di cosa si tratta in fin dei conti? Parliamo dell’incompatibilità radicale (che viene mistificata in ogni modo) tra chi produce e chi beneficia della fatica altrui, tra chi è disoccupato e chi lo mantiene in stand by per poterlo meglio ricattare, tra chi aspira ad entrare nel mercato del lavoro e costruirsi un futuro e chi sceglie di tenerlo fuori in modo da far lavorare – e dunque pagare – meno persone, ma sfruttandole più intensamente e per più ore.

Da una parte ci siamo noi, dall’altra ci sono loro.
E se loro provano a confonderci con divisioni e contrapposizioni che non ci riguardano (la “troika” contro i P.I.G.S, i padri contro i figli, quelli che lavorano a tempo indeterminato – i “privilegiati” – contro i precari o quelli che lavorano contro quelli che sono disoccupati) allora il nostro primo compito è tracciare di nuovo, in maniera chiara e netta, la linea che concretamente ci separa.

La crisi economica ci offre tanti frutti avvelenati, ma è anche un’occasione per segnare questo confine, per individuare un punto di partenza dal quale ricominciare a combattere per i nostri diritti, per aprire nuovi spazi, organizzarsi e far ripartire un ciclo di lotte come è accaduto e sta accadendo in tanti Paesi nel mondo, in Turchia, in Nord Africa, in Brasile, in Messico. Queste lotte – alle quali siamo materialmente, concretamente connessi e non certo solo ideologicamente o “sentimentalmente” vicini, in quanto dal loro esito dipendono anche le nostre possibilità e prospettive – dimostrano che, a livello globale, esistono ancora le condizioni per sottrarre a chi ci sfrutta parte del suo potere, per contrastarlo, per provare a ribaltare la situazione. Queste lotte ci dicono che la linea di separazione di cui parlavamo non divide il mondo tra Nord e Sud o tra Est e Ovest e che siamo dalla stessa parte della barricata nella battaglia per riprenderci il lavoro, la giustizia sociale, il futuro.

Mica facile, ma dobbiamo provarci. Il 19 ottobre non cambierà il mondo, non assalteremo “il palazzo d’inverno”, ma da qualche parte bisogna cominciare.

sabato 28 settembre 2013

Bloccare il MUOS, sabotare la guerra, cacciare Crocetta! MANIFESTAZIONE NAZIONALE SABATO 28 - PALERMO

MANIFESTAZIONE NAZIONALE NOMUOS - SABATO 28 SETTEMBRE 
PIAZZA POLITEAMA ORE 15
PALERMO

Bloccare il MUOS, sabotare la guerra, cacciare Crocetta!

Dopo i blocchi stradali in Contrada Ulmo, il taglio delle reti perimetrali della base americana
l’occupazione di molti consigli comunali, si è arrivati alla grandiosa manifestazione del 9 Agosto dove centinaia di manifestanti hanno invaso la base militare respingendo e aggirando gli inutili tentativi delle cosiddette “forze dell’ordine” e arrivando fin sotto le antenne si sono ripresi i compagni che per protesta pochi giorni prima vi si erano arrampi
cati.
Il grande risultato raggiunto in quella giornata è stato possibile grazie alla mobilitazione popolare e alla sua determinazione che ha dimostrato sul campo che non ci sono reti che tengano e scudi e manganelli che possano fermare la volontà popolare di raggiungere i propri obiettivi!

In questa fase particolare in cui sembra imminente un attacco alla Siria il dovere dei popoli del mondo, dei rivoluzionari e dei sinceri democratici è quello di opporsi a questa ennesima strage e, nel nostro caso particolare, all’impiego previsto delle basi militari siciliane per l’intervento di aggressione insieme alle altre basi sparse sul territorio nazionale da Taranto a Napoli a Vicenza. Ancora una volta il governo americano parla di “prove” dell’esistenza di armi di distruzione di massa per giustificare un intervento che utilizzerebbe davvero armi di distruzione di massa in dotazione all’esercito americano come il fosforo bianco, il napalm e munizioni ad uranio impoverito
Inoltre vi è anche il “fronte interno” rappresentato dalle vittime tra la popolazione siciliana che subisce le onde elettromagnetiche nocive per la salute che sono causa di un elevato tasso al di sopra della media di tumori e leucemie, così come dimostrato dagli studi provenienti dal Politecnico di Torino.

Per tutto questo il Muos non può essere considerato una grande opera speculativa al pari di TAV e ponte sullo stretto di Messina, bensì uno strumento di importanza strategica per l’imperialismo americano, indispensabile per la conduzione dei propri piani di controllo e dominio mondiale di conseguenza il contrasto a esso richiede una maggiore organizzazione e la comprensione che non si tratta di una mera questione territoriale o locale bensì di una lotta d’importanza mondiale.

L’infame Crocetta, che ha costruito la sua campagna elettorale a Niscemi contro il Muos e che adesso addita i nomuos come “mafiosi” e “violenti”, è complice dei progetti imperialisti guerrafondai e di tutti i malati e i morti da esso derivanti, va cacciato come tutti gli altri ladroni che occupano poltrone istituzionali, il suo palazzo va assediato, la sua vita deve essere resa impossibile a causa della sua grave responsabilità. Cadute le illusioni, la popolazione di Niscemi lo scorso 9 Agosto ha giustamente affermato che adesso Crocetta non è più il benvenuto e nel caso provi a tornare riceverà l’accoglienza che si merita.
Anche i deputati del M5S dopo il bluff propagandistico del blocco della finanziaria all’assemblea regionale per qualche giorno, al pari di tutti gli altri deputati stanno sulle loro poltrone mentre la lotta prosegue per altre strade più efficaci, stesso “risultato” inconcludente avranno questi fantomatici ricorsi che non solo sono inefficaci ma che contribuiscono a creare illusioni distogliendo dall’obiettivo creando quindi danni seri alla lotta stessa.

Quanto detto dimostra ancora una volta che è il popolo e solo il popolo a fare la storia!
Basta con le illusioni elettorali e verso le istituzioni!
Contro il Muos, contro la guerra imperialista. Assediamo la regione, cacciamo Crocetta, continuare la mobilitazione a Niscemi sulla linea del 9 Agosto e del 21 Settembre!

giovedì 19 settembre 2013

Dilaga la protesta antifascista in Grecia - La polizia fiancheggia i fascisti e arresta gli antifascisti in rivolta

 
Pavlos Fryssas cantante de hip hop di 34 anni, sindacalista metalmeccanico e militante di sinistra

Pavlos Fryssas
l'aggresore di 45 anni è un appartenente al partito nazi-fascista Alba Dorata, che è già stata autrice di altri assassinii di immigrati
 
Atenas
15.000 persone con parole d'ordine - il popolo non dimentica e colpirà i fascisti - il sangue che scorre domanda vendetta
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mercoledì 18 settembre 2013

GIOVANE ANTIFASCISTA UCCISO DA MILITANTI DI ALBA DORATA IN GRECIA - FASCISTI INFAMI PAGHERETE CARO, PAGHERETE TUTTO!

http://www.sportdog.gr/sites/default/files/imagecache/lightbox_full/article/2013_09/fyssas.jpg

Pavlos Fyassas in arte Killah P., un rapper antifascista greco, è stato accoltellato a morte stamattina ad Atene da una banda di dieci militanti di Alba Dorata. Arrestato un uomo di 45anni, membro dell'organizzazione neonazista, la quale non riconosce l'assassino come suo militante e minaccia azioni legali contro chi ha sostenuto ciò.

Secondo la ricostruzione dei fatti, Pavlos stava guardando una partita di calcio in un bar, quando il gruppo ha cominciato ad insultarlo; una volta uscito dal locale, il giovane antifascista è stato accoltellato a morte da persone con delle felpe nere e pantaloni mimetici. L'ambulanza, secondo un testimone, ha tardato ad arrivare e le gravi ferite hanno provocato la morte di Pavlos.

Nonostante alcuni giornali vorrebbero descrivere il fatto come una lite poi degenerata, si tratta in realtà di un'aggressione di matrice politica.
E' stata indetta, per oggi pomeriggio, una manifestazione nella capitale greca da parte delle organizzazioni antifasciste contro quest'ennesimo attacco, e in denuncia alla violenza fascista in crescita.

Massima solidarietà militante a Pavlos, per quest'aggressione premeditata. E' necessario rispondere colpo su colpo contro la vigliaccheria fascista, attraverso azioni antifasciste militanti, sociali e culturali.
Come in Grecia, anche in Italia i fascisti tentano di alzare la testa, vedi il raduno di Forza Nuova lo scorso 12 settembre che ha ottenuto l'appoggio del sindaco di centro-"sinistra"; camminando in ogni occasione a fianco degli sbirri e dei questori loro perenni protettori, cercando di infiltrarsi nei movimenti studenteschi con la pratica vigliacca del "senza bandiere" per nascondere la loro vera natura fascista.

E' necessaria una Rete Antifascista nazionale!
chiudere i covi nazifascisti!
Fascisti infami pagherete caro, pagherete tutto!

martedì 17 settembre 2013

Chiudere i covi nazifascisti!

Milano, antifascisti attaccano sede di Forza Nuova contro il raduno di Cantù

Il 13 settembre, mentre era in pieno svolgimento il raduno nazifascista Boreal a Cantù, gli/le antifascisti/e di Milano hanno colpito una sede di Forza Nuova, gruppo organizzatore del raduno. Si tratta di una sede aperta all'interno di un quartiere popolare. Alla chiusura simbolica di questa nuova sede è seguito un volantinaggio per le vie del quartiere. Di seguito il testo distribuito da Milano antifascista. tratto da http://www.infoaut.org

FUORI I FASCISTI DAL MIO QUARTIERE

In Via Palmieri 1 da poco è arrivato un gruppo di codardi che non ha nemmeno il coraggio di presentarsi con il proprio nome. Si presentano come “Uniti per il quartiere”, ma sono i fascisti di Forza Nuova.
Che cosa ci sono venuti a fare in Stadera?
Quello che fanno ovunque e da sempre i fascisti: difendere gli interessi dei padroni. Fascisti e razzisti sono utili ai potenti di questa città. Non hai la casa? Non hai lavoro? La colpa è degli immigrati. Ripetono questa storia da anni, solo per metterci uno contro l’altro. Al mondo ci sono sfruttati e sfruttatori. Noi siamo gli sfruttati, come i nostri fratelli immigrati. La nostra rabbia, la nostra lotta, la indirizziamo contro chi ci sfrutta. Sono gli sfruttatori quelli che ci tolgono il lavoro, lo rendono sempre più precario e sottopagato, cancellano i diritti fondamentali e ci tolgono le case. Lo fanno per speculare e per arricchirsi alle nostre spalle. Gli sfruttatori hanno i loro cani da guardia. Sono i fascisti, da sempre amici dei potenti. Fascisti, razzisti, xenofobi, sono utili ai potenti perché alimentano la guerra tra poveri. Sono un’arma di distrazione di massa. E per questo sono ricompensati dai potenti.
Chi ha dato la sede di Via Palmieri 1 ai fascisti di Forza Nuova?
L’ALER!!! La stessa ALER che ci sgombera, anche in presenza di bambini e anziani. La stessa ALER che ha i vertici in affari con la ‘ndrangheta. La stessa ALER corrotta e marcia fino al midollo, implicata un giorno sì e l’altro pure in un’inchiesta per corruzione. La stessa ALER che lascia metà Stadera in stato di abbandono con le case che cadono a pezzi, ma un posticino per i loro amici fascisti lo trova sempre, così come è già successo in passato quando regalò sei locali in comodato d’uso gratuito a Prosperini.

Noi siamo antifascisti e antirazzisti, come lo sono stati i tanti partigiani dello Stadera che hanno combattuto contro il nazifascismo. Ce lo ricordano ogni giorno le lapidi dei caduti di Via Palmieri, Barrili e Neera.
Essere antifascisti e antirazzisti significa schierarsi al fianco degli sfruttati, indipendentemente dal colore della loro pelle.
Per questo oggi abbiamo chiuso simbolicamente la loro sede.

Fuori i fascisti dal mio quartiere!
Chiudere i covi nazifascisti!

Antifascisti Milano