domenica 17 luglio 2016

Una importante intervista con un ex militante del Black Panther Party pubblicata da infoaut - Conferma che negli USA serve un nuovo Black Panther Party adatto ai nostri giorni e sulla base di un bilancio dell'esperienza


Capitalismo, rivoluzione, violenza della polizia. Intervista con un ex-militante del Black Panther Party

Vi proponiamo una lunga intervista realizzata nel maggio del 2015 con Jihad Abdul Mumit, membro dell’associazione Jerico Movement, fondata nel 1988 da prigionieri politici negli Stati Uniti per chiedere il rilascio dei compagni ancora detenuti. Jihad ha passato 23 anni in prigione per la sua militanza nel Black panther party e nella Black liberation army, in particolare è stato accusato di aver compiuto due espropri di banche per finanziare l'organizzazione.

La chiacchierata con Jihad è stata l’occasione per raccontare il suo percorso militante ma anche affrontare diversi nodi molto attuali. È stata un’intervista emozionante e ci ha molto colpiti la tensione verso il presente di questo vecchio militante, la profondità delle sue analisi, la voglia di mettersi ancora in gioco, la chiarezza delle intenzioni unita a una capacità di vedere le contraddizioni che ci circondano in tutta la loro ricchezza.

Nonostante l’intervista sia stata registrata più di un anno fa – eravamo a poche settimane dalla morte di Freddie Gray e nel momento dell’esplosione del movimento Black lives matters – ci sembra aver conservato tutta la forza di un punto di vista importante e di una testimonianza preziosa.

Partiamo dall’attività del Jerico movement. Quanti prigionieri politici ci sono in questo momento negli USA?

È una domanda difficile, noi rappresentiamo in questo momento circa 55 prigionieri, ma ci occupiamo solo dei prigionieri che vengono da quel periodo specifico, che avevano una precisa ideologia e una strategia per portare un cambiamento rivoluzionario nella società. Non posso quindi rispondere perché ci sono tanti tipi di prigionieri politici, oggi ce ne sono tantissimi, in particolare dopo l'11 settembre, anche se molti di loro sono pure e semplici vittime. Vittime della sorveglianza della polizia, di trappole, di quadri interpretativi, gente che ha semplicemente dato soldi ad associazioni o che non ha fatto proprio nulla. Ce ne sono probabilmente centinaia di prigionieri politici. Noi li riconosciamo tutti ma Jerico ha la capacità organizzativa di occuparsi solo di una parte specifica di essi.

Hai vissuto un periodo molto intenso di lotte che si cerca semplicemente di rimuovere dalla memoria collettiva, un po' come succede in Italia. Cosa ha rappresentato questo periodo per te?

Nel 1970, quando avevo 16 anni (ne ho 60 oggi quasi 61) mi sono unito al Black Panther Party. La situazione che vediamo oggi negli USA, ossia la brutalità della polizia, il razzismo, tutto ciò esiste veramente dall'epoca delle piantagioni schiavistiche, da secoli. L'essenza è rimasta la stessa. C'è stata qualche riforma certo ma la cosa continua ancora oggi, come abbiamo visto a Ferguson, a Los Angles, New York e ora a Baltimora.

Io ho raggiunto il BPP perché per me rappresentava un'organizzazione con un'ideologia solida che portava una visione del cambiamento negli USA, sfidando il capitalismo. Il BPP era un'organizzazione marxista-leninista. Anche se ci concentravamo principalmente sulla gente nera, la questione per noi era costruire una nuova società. Una cosa che facevamo per esempio era questa. Quando qualcuno stava subendo un arresto, le pantere arrivavano e si assicuravano che questa persona potesse beneficiare dei suoi diritti, che non fosse brutalizzata dalla polizia. A quest'epoca portavamo apertamente armi perché la legge statunitense lo permetteva a differenza di ora. Era piuttosto facile ottenere fucili e altre armi. Immaginati la scena. C'è qualcuno che viene spintonato dalla polizia. Un gruppo di persone arriva e gli spiega i suoi diritti. E sono armati. La polizia la odiava questa cosa. Capisci l'antagonismo. Noi cercavamo di spiegare alla comunità i loro cosiddetti "diritti legali” (legal rights) in un sistema capitalista. Ma anche i loro diritto alla autodifesa.

venerdì 15 luglio 2016

50° Anniversario della GRCP - DISCORSO SULLA GRANDE RIVOLUZIONE CULTURALE A SHANGHAI (12 febbraio 1967)


La Comune popolare di Shanghai fu istituita il 5 febbraio 1967; essa fu il prodotto della Rivoluzione di gennaio. La sua esistenza durò fino al 24 febbraio dello stesso anno. Essa cambiò poi nome, diventò Comitato rivoluzionario della città di Shanghai e servì da modello ai nuovi organi del potere, ai Comitati rivoluzionari basati sulla triplice alleanza tra militari, quadri rivoluzionari e rappresentanti delle masse. Due importanti membri del Gruppo del Comitato centrale della Rivoluzione culturale, Chang Chung-chiao e Yao WenYuan, diressero il Comitato provvisorio della Comune

Il periodo che va da febbraio ad aprile è decisivo nella grande Rivoluzione culturale proletaria. Durante questi tre mesi si delineeranno chiaramente gli indirizzi della grande Rivoluzione culturale. 
Il lavoro effettuato a Shanghai è da giudicare molto fruttuoso, visto nel complesso; non erano forse soltanto mille o duemila gli operai di Shanghai che si mossero per la prima volta durante gli avvenimenti Anting? Ormai sono già più di un milione! Ciò dimostra che la mobilitazione degli operai di Shanghai ha avuto un buon successo. La nostra attuale rivoluzione, la grande Rivoluzione culturale proletaria, è una rivoluzione sotto la dittatura del proletariato, l’abbiamo iniziata noi stessi. Essa è necessaria perché una parte dell’apparato amministrativo della nostra dittatura del proletariato è stata usurpata, questa parte non appartiene al proletariato, bensì alla borghesia; per questo dobbiamo fare la rivoluzione. Su questo deve riflettere una buona volta il Gruppo del Comitato centrale per la Rivoluzione culturale, deve scrivere un saggio proprio con il titolo “rivoluzione sotto la dittatura del proletariato”. Questa è una questione teorica molto significativa. Abbiamo bisogno in ogni caso della triplice alleanza. I problemi nel Fukien non sono molto grandi e neanche i problemi nello Kweichow. Anche il problema della Mongolia interna non è grande; se ci sarà del caos, comunque ce ne sarà poco. Attualmente nella provincia dello Shanhsi il 53 per cento delle masse, il 27 per cento delle truppe e il 20 per cento dei quadri degli uffici pubblici partecipano alla rivoluzione. Shanghai dovrebbe imparare da loro. La rivoluzione di gennaio ha vinto, ma i mesi di febbraio, marzo, aprile sono ancora più decisivi, ancora più significativi. Il motto “dubitare di tutto, abbattere tutto” è reazionario. Coloro che dubitano di tutto e abbattono tutto subiranno sicuramente un ribaltamento nell’opposto, saranno certamente abbattuti dalla gente e riusciranno difficilmente a tenersi a galla per qualche giorno. Qui abbiamo delle singole unità che non vogliono ammettere nemmeno un vicedirettore di reparto. Gente di questo stampo, che non vuole ammettere nemmeno un vicedirettore di reparto, riuscirà difficilmente a tenersi a galla per qualche giorno. 

mercoledì 13 luglio 2016

DISCORSO A UNA RIUNIONE DEL GRUPPO DEL COMITATO CENTRALE PER LA RIVOLUZIONE CULTURALE (9 gennaio 1967)


Al Wenhuipao1 la sinistra adesso ha preso il potere. Si sono ribellati il quattro. Il Quotidiano della liberazione si è ribellato il sei. Questa è la direzione giusta. Ho letto tutti e tre i numeri del Wenhuipao usciti dopo la presa del potere. Hanno ristampato alcuni articoli delle Guardie rosse. Ce ne sono di buoni che dovrebbero essere ripubblicati anche altrove. Il cinque il Wenhuipao ha pubblicato la Lettera al popolo dell’intera città. Il Quotidiano del popolo dovrebbe ripubblicarla e le stazioni radio dovrebbero trasmetterla. Queste ribellioni interne vanno bene. Fra pochi giorni potremo avere un rapporto generale al riguardo. Si tratta di una classe che ne rovescia un’altra. Questa è una grande rivoluzione. Secondo me molti giornali dovrebbero essere soppressi. Tuttavia i giornali devono continuare a uscire. Il problema è sapere da chi sono pubblicati. È bene che il Wenhuipao e il Quotidiano della liberazione abbiano cambiato la loro direzione. Non appena cominceranno a circolare questi due giornali, certamente riusciranno a influenzare la Cina orientale e ogni provincia e municipalità del paese. Prima di fare una rivoluzione, bisogna innanzitutto creare un’opinione pubblica favorevole. Il 1° giugno è stato il giorno in cui si è preso il potere al Quotidiano del popolo. Il Centro mandò un gruppo di lavoro e pubblicò l’editoriale Spazzar via tutti i mostri e i demoni. Io non sono d’accordo con la sostituzione di tutto il personale del Quotidiano del popolo, ma un cambio di direzione doveva esserci. Tang Ping-shu ha sostituito Wu Leng-hsi2 . Sulle prime le masse erano diffidenti perché il Quotidiano del popolo aveva ingannato il popolo in passato e, per di più, non aveva pubblicato nessuna dichiarazione. La presa del potere in due giornali è una questione nazionale e noi dobbiamo sostenere la loro ribellione. I nostri giornali dovrebbero ripubblicare gli articoli delle Guardie rosse. Sono molto ben scritti, mentre i nostri documenti sono roba assolutamente priva di vita. Il dipartimento della propaganda del Comitato centrale potrebbe essere mandato a spasso, anche se quella gente continua a camparci sopra. Ci sono molte cose che il Dipartimento della propaganda e il Ministero della cultura non hanno saputo affrontare. Nemmeno io e te [indica Chen Po-ta] ci saremmo riusciti. Ma appena sono arrivate le Guardie rosse li hanno messi subito sotto controllo. L’ascesa del potere rivoluzionario a Shanghai ha dato speranza all’intero paese. Essa non mancherà d’influenzare l’intera Cina orientale e tutte le province e le municipalità del paese. La Lettera al popolo dell’intera città è un raro esempio di buon articolo. Essa si riferisce alla città di Shanghai, ma i problemi che affronta sono di importanza nazionale. DISCORSO A UNA RIUNIONE DEL GRUPPO DEL COMITATO CENTRALE PER LA RIVOLUZIONE CULTURALE. 
Oggi c’è gente che per fare la rivoluzione vuole tante cose. Quando noi abbiamo fatto la rivoluzione, dal 1920 in poi, abbiamo fondato prima la Lega della gioventù e poi il Partito comunista cinese. Non avevamo né fondi né tipografie né biciclette. Quando facevamo i giornali trattavamo con grande amicizia gli operai e chiacchieravamo con loro mentre scrivevamo i nostri articoli. Dobbiamo stabilire legami con ogni tipo di gente, di sinistra, di destra e di centro. Io non sono mai stato d’accordo con quegli organismi che vogliono restare incontaminati nei loro rapporti. [Qualcuno interrompe: “Quelli di Wu Leng-hsi ora stanno molto bene. Sono persino ingrassati”.] Siamo noi che abbiamo permesso a Wu Leng-hsi di starsene troppo comodo. Io però sono contrario alla loro destituzione. Meglio che rimangano ai loro posti e che siano controllati dalle masse. Quando cominciammo a fare la rivoluzione quello con cui ci scontravamo era l’opportunismo, non il marxismo-leninismo. Quando ero giovane non avevo letto nemmeno il Manifesto del partito comunista. La nostra parola d’ordine deve essere: “fare la rivoluzione e promuovere la produzione”. Non dobbiamo fare la rivoluzione abbandonando la produzione. La fazione conservatrice in realtà non è in grado di promuovere la produzione3 . Questa è una lotta di classe. Voi non dovete credere che “quando sarà morto Chang il macellaio dovremo mangiarci il maiale con tutte le setole” o che non si possa fare niente senza di loro. Non credete a queste sciocchezze.

lunedì 11 luglio 2016

Usa - contro i crimini polizieschi - protesta popolare in tante città (foto e video).

I GIOVANI AFROAMERICANI HANNO LA NECESSITA' DI RICOSTRUIRE IL NUOVO BLACK PANTHER PARTY!

RIBELLARSI E' GIUSTO!


PHOENIX

ATLANTA

LOUISIANA

BATON ROUGE






ST. PAUL

MINNESOTA

NEW YORK CITY


CHICAGO

NEW ORLEANS





DETROIT

BALTIMORE























venerdì 8 luglio 2016

50° Anniversario della GRCP - PORTIAMO FINO IN FONDO LA GRANDE RIVOLUZIONE CULTURALE PROLETARIA (1° gennaio 1967) - TERZA ED ULTIMA PARTE


Tutti i movimenti di rivoluzione culturale nella storia contemporanea della Cina hanno avuto inizio da movimenti studenteschi che si sono poi estesi agli operai e ai contadini, fino a giungere alla fase in cui gli intellettuali rivoluzionari si integrano con le masse operaie e contadine. Questa è una legge oggettiva. Fu così per il Movimento del 4 maggio che segnò l’inizio della storia rivoluzionaria contemporanea del nostro paese ed è stato così anche per la grande Rivoluzione culturale proletaria che ha portato a una nuova fase la rivoluzione socialista in Cina. Nel 1967 la grande Rivoluzione culturale proletaria cinese si svilupperà in modo ancora più ampio, secondo questa legge oggettiva. Il 1967 sarà l’anno in cui la lotta di classe si spiegherà in tutti i campi e in tutto il paese. Il 1967 sarà l’anno in cui il proletariato, unito con le altre masse rivoluzionarie, lancerà un’offensiva generale contro il pugno di persone che avendo posizioni di potere nel partito hanno imboccato la via del capitalismo e contro tutti gli elementi nocivi della società. Il 1967 sarà l’anno in cui la critica alla linea reazionaria borghese, per eliminarne l’influenza, verrà condotta ancora più a fondo. Il 1967 sarà l’anno in cui il movimento di lotta, critica e trasformazione verrà coronato da una vittoria decisiva. I principali compiti politici posti di fronte a tutto il partito e alle masse rivoluzionarie dell’intero paese per il 1967 sono i seguenti: 1. Nelle fabbriche e nelle zone rurali si deve portare avanti energicamente la grande Rivoluzione culturale proletaria, così da promuovere la trasformazione rivoluzionaria del pensiero dell’uomo e dare impeto allo sviluppo della produzione industriale e agricola, secondo la direttiva del presidente Mao e del Comitato centrale del partito di “fare la rivoluzione e promuovere la produzione”. La grande Rivoluzione culturale proletaria nelle fabbriche e nelle zone rurali deve seguire la Risoluzione dell’undicesima sessione plenaria del Comitato centrale del Partito comunista cinese sulla grande Rivoluzione culturale proletaria (i sedici punti). È necessario attenersi alla linea secondo cui le masse devono educarsi, Portiamo fino in fondo la grande Rivoluzione culturale proletaria liberarsi e mobilitarsi da sole nella rivoluzione. Nessuno può farlo in loro vece. Il movimento delle “quattro pulizie” (in campo politico, ideologico, organizzativo ed economico) deve essere incorporato nella grande Rivoluzione culturale, in cui la questione suddetta e quella della verifica dei risultati saranno risolte. La grande Rivoluzione culturale proletaria nelle fabbriche e nelle zone rurali è della massima importanza. Gli operai e i contadini sono la forza principale della rivoluzione.

Cagliari - grande contestazione di padroni e militari all'università - massima informazione e sostegno

CAGLIARI. CACCIATI INDUSTRIALI DELLA SARAS E MARINA MILITARE DALL'UNIVERSITÀ



E' durato meno di dieci minuti il IX seminario anti-inquinamento organizzato dalla Marina Militare e l'Università di Cagliari con la partecipazione della SARAS nell'aula magna della cittadella universitaria di Monserrato. Si trattava di un momento associato all'esercitazione che si terrà domani nelle acque del golfo di Cagliari. Un teatrino grottesco dove i principali responsabili della devastazione e dell'inquinamento marino e terrestre in Sardegna si incontrano per autoassolversi. Una goffa operazione di pulizia dell'immagine per la SARAS, principale minaccia per la sicurezza ambientale delle coste sarde, e per i militari, impegnati nella devastazione di coste ed entroterra sardo. Una vivace contestazione ha impedito lo svolgimento del seminario, opponendosi alla presenza di Militari e SARAS all'università di Cagliari.


L'Ateneo tramite la rettrice Del Zompo ha scelto la complicità con gli interessi dell'economia di guerra e di sfruttamento della Sardegna e del suo ricatto. Sorpresa che dagli studenti si alzassero cori di contestazione contro l'iniziativa, la rettrice, con palese imbarazzo per la figuraccia rimediata davanti ai propri partners, ha denunciato i toni violenti e anti-democratici della contestazione. Siamo contenti che il dissenso rappresenti per voi una spina nel fianco e non un'opinione tra le altre da poter ignorare. L'Ateneo di Cagliari offre saperi, copertura e sponda istituzionale agli stessi responsabili della distruzione della Sardegna: un bel saggio di pluralismo e democrazia, non c'è che dire. Ma si sa, questi signori si gloriano di democrazia solo quando se ne devono far scudo per continuare a tutelare i propri interessi. Di interessi ne esistono di altri però, distanti e contrapposti: quelli dei giovani che vivono l'università e sono costretti a lasciare l'isola per colpa del ricatto imposto dall'economia di guerra e sfruttamento che oggi avrebbe voluto sfilare alla cittadella di Monserrato, quella di chi abita i territori minacciati dalla più grande raffineria del Mediterraneo, costretti a morire in fabbrica o di cancro, o di chi subisce ogni giorno l'occupazione militare dell'isola.
Oggi a sloggiare da casa nostra siete stati voi.

p.s. Un saluto ai valenti militari in borghese che hanno ingaggiato un sincero confronto democratico con una giovane studentessa su “quanti cazzi succhi”. Raccogliamo l'invito che ci avete rivolto a reincontrarci. Non c'è bisogno che ci veniate a cercare, come dicevate, saremo ovunque abbiate la strafottenza di pensarvi a casa, per non lasciarvi in pace. 



lunedì 4 luglio 2016

50° Anniversario della GRCP - PORTIAMO FINO IN FONDO LA GRANDE RIVOLUZIONE CULTURALE PROLETARIA (1° gennaio 1967) - SECONDA PARTE


Il presidente Mao ci ha spesso insegnato come “la guida errata che arreca danno alla rivoluzione non deve essere accettata senza condizioni, ma risolutamente contrastata”. In effetti, nel corso di questa grande Rivoluzione culturale, le masse degli studenti, insegnanti e quadri rivoluzionari hanno opposto vivace resistenza alla guida errata. Accettare e applicare con decisione la giusta guida del marxismo-leninismo e del pensiero di Mao Tse-tung, contrastare risolutamente la guida errata che danneggia la rivoluzione e opporsi al servilismo: ecco il principio politico e anche il principio organizzativo del partito proletario armato del marxismo-leninismo e del pensiero di Mao Tse-tung. Tutti i veri comunisti devono agire con decisione secondo questo principio e propagandarlo tra le masse in modo corretto. Una volta che questo principio sarà stato assimilato dalle masse e dai quadri rivoluzionari, gli individui abbarbicati alla linea reazionaria borghese e coloro che avendo posizioni di potere nel partito si sono avviati sulla via del capitalismo saranno disarmati. Sono passati più di quattro mesi dalla chiusura dell’undicesima sessione plenaria dell’ottavo Comitato centrale del partito. Il presidente Mao e i suoi compagni d’armi hanno svolto una grande mole di lavoro ideologico e politico nei riguardi di quei compagni che hanno commesso errori di linea; anche le masse rivoluzionarie li hanno criticati ed educati. Alcuni compagni hanno già corretto i propri errori e altri li stanno correggendo: ciò deve essere accolto con favore. A quelli che non intendono correggere i loro errori dobbiamo gridare in faccia: fermatevi, siete sull’orlo del precipizio! Se continuano a tenersi abbarbicati alla linea reazionaria borghese e a fare il doppio gioco davanti al partito e alle masse, sono destinati a far causa comune con quelli che avendo posizioni di potere nel partito hanno imboccato la via del capitalismo o a dimostrare di essere della stessa specie. Questa lotta tra le due linee va molto in profondità. Il movimento di massa per la denuncia e la critica della linea reazionaria borghese, svoltosi negli ultimi mesi, ha riportato considerevoli successi, permettendo a centinaia di milioni di persone di comprendere l’essenza della lotta. La linea rivoluzionaria proletaria rappresentata dal presidente Mao consiste nel mobilitare senza riserve le masse, combattere e schiacciare il pugno di persone che avendo posizioni di potere nel partito hanno imboccato la via del capitalismo e le autorità accademiche reazionarie della borghesia, eliminando tutti i residui delle classi sfruttatrici. La linea reazionaria borghese invece mira a reprimere le masse, proteggere coloro che avendo posizioni di potere nel partito hanno imboccato la via del capitalismo e le autorità accademiche reazionarie della borghesia, salvaguardando tutti i residui delle classi sfruttatrici. La prima vuole portare fino in fondo la rivoluzione socialista, mentre la seconda vuole mantenere il vecchio ordine capitalista. L’una è rivoluzionaria, l’altra conservatrice. Questa è l’essenza della lotta tra le due linee. Parallelamente all’approfondirsi del movimento di massa per la denuncia e la critica della linea reazionaria borghese, la linea rivoluzionaria proletaria del presidente Mao è stata assimilata ancora più decisamente dalle masse e nella grande Rivoluzione culturale proletaria cinese si è prodotta una nuova situazione. Le principali caratteristiche di questa situazione si possono riassumere nei punti seguenti. 
1. Le grandi masse degli operai e dei contadini si sono mobilitate, hanno spazzato via tutti gli ostacoli e, create le loro organizzazioni rivoluzionarie, si sono gettate nel movimento della grande Rivoluzione culturale proletaria. 
2. Le forze degli studenti rivoluzionari sono considerevolmente aumentate. Numerosi studenti rivoluzionari si sono recati nelle fabbriche e nei villaggi e hanno cominciato a integrarsi con le masse degli operai e dei contadini. 
3. I quadri rivoluzionari delle organizzazioni di partito e di Stato si sono ribellati contro i responsabili abbarbicati alla linea reazionaria borghese. 
4. Il movimento di massa ha allargato il suo campo d’azione e il contenuto della lotta si è fatto più ricco. Tra gli operai, i contadini, gli studenti e i quadri sono comparse sempre più numerose avanguardie rivoluzionarie. Gli individui che avendo posizioni di potere nel partito hanno imboccato la via del capitalismo si trovano sempre più isolati.

venerdì 1 luglio 2016

50° Anniversario della GRCP - PORTIAMO FINO IN FONDO LA GRANDE RIVOLUZIONE CULTURALE PROLETARIA (1° gennaio 1967) - PRIMA PARTE


Editoriale del Quotidiano del popolo e di Bandiera rossa. Questo testo è uno di quelli che la redazione delle Opere di Mao Tse-tung ha ritenuto utile pubblicare assieme ai testi redatti da Mao Tse-tung o redatti sotto la sua direzione. Essi sono redatti da organismi o portavoci della linea e protagonisti delle iniziative politiche dirette da Mao Tse-tung e, a parere della redazione, aiuteranno il lettore a conoscere meglio sia la lotta di classe nel cui contesto si inserisce il pensiero di Mao Tse-tung sia la comprensione che di essa ebbero i suoi più vicini compagni di lotta. È tuttavia probabile che questo testo sia stato per lo meno approvato da Mao Tse-tung.

La grande Rivoluzione culturale proletaria, iniziata in Cina nel 1966, è il più grande evento degli anni ‘60. Questa rivoluzione ha portato a una nuova fase la rivoluzione socialista nel nostro paese, aprendo una nuova era nella storia del movimento comunista internazionale. Sotto la guida di Lenin la grande Rivoluzione socialista d’Ottobre aprì l’epoca della rivoluzione proletaria. La Rivoluzione d’Ottobre risolse il problema della conquista del potere e dell’instaurazione della dittatura del proletariato ricorrendo alla violenza rivoluzionaria e stabilendo così un grande esempio per il proletariato di tutto il mondo. A quell’epoca tuttavia fu impossibile risolvere tutta una serie di problemi: chi avrebbe vinto nello Stato socialista, il proletariato o la borghesia? Come mantenere il potere politico del proletariato? Come consolidare la dittatura del proletariato e come prevenire la restaurazione del capitalismo? Nel paese natale della Rivoluzione d’Ottobre una cricca di moderni revisionisti ha usurpato la direzione del partito e dello Stato, portando l’Unione Sovietica, primo paese socialista del mondo, a imboccare la strada della restaurazione del capitalismo. Questa lezione pone al proletariato internazionale un nuovo problema-chiave: è in grado il proletariato di mantenere il potere di cui si è impadronito? Può la restaurazione del capitalismo essere prevenuta? Questo problema decide non solo il destino dei paesi sotto la dittatura del proletariato, ma anche quello della causa rivoluzionaria del proletariato e di tutte le nazioni oppresse del mondo. La grande Rivoluzione culturale proletaria, iniziata e guidata personalmente dal presidente Mao Tse-tung, mira a risolvere questo problema della massima importanza storica, stabilendo un nuovo e grande esempio per il proletariato di tutto il mondo. La grande Rivoluzione culturale proletaria è una nuova fase della rivoluzione socialista nel nostro paese. Dopo il compimento per l’essenziale della trasformazione socialista della proprietà dei mezzi di produzione, gli elementi borghesi di destra esistenti nella società e il gruppetto di rappresentanti della borghesia in seno al nostro partito non si sono rassegnati alla eliminazione del sistema dello sfruttamento. Hanno ripetutamente lanciato attacchi furiosi contro il proletariato, nel vano tentativo di giungere alla restaurazione del capitalismo. Alla luce delle tesi del presidente Mao Tse-tung sulle classi e sulla lotta di classe nella società socialista, il nostro partito ha guidato il proletariato e le altre masse rivoluzionarie a respingere con successo le provocazioni della borghesia. Questa grande Rivoluzione culturale proletaria è una prova di forza generale tra il proletariato da una parte e la borghesia e i suoi agenti nel nostro partito dall’altra. Attraverso un’accanita lotta di classe, la grande Rivoluzione culturale proletaria ha cominciato a ottenere grandi vittorie. Nel 1963 in Cina, sotto la guida personale del presidente Mao Tse-tung, fu lanciata la rivoluzione nella letteratura e nell’arte, segnata principalmente dalla riforma del teatro. Fu quello in effetti l’inizio della grande Rivoluzione culturale proletaria. A partire dall’ottobre del 1965 la campagna di critica lanciata personalmente dal presidente Mao contro l’opera antipartito e antisocialista La destituzione di Hai Jui, contro il gruppo controrivoluzionario del “villaggio dei tre” e contro i dirigenti controrivoluzionari e revisionisti dell’ex-comitato municipale di Pechino del Partito comunista cinese servì a preparare l’opinione pubblica e ad aprire la strada al movimento di massa su larga scala della grande Rivoluzione culturale proletaria. Il 1° giugno 19661 il presidente Mao ha deciso di diffondere attraverso la stampa il primo giornale murale a grandi caratteri marxista-leninista del paese, apparso all’università di Pechino, accendendo così le fiamme violente della grande Rivoluzione culturale proletaria e suscitando un movimento di massa avente come bersaglio principale il pugno di persone che avendo posizioni di potere nel partito hanno imboccato la via del capitalismo. Una parte di questi elementi e delle autorità accademiche reazionarie borghesi è stata smascherata e il suo prestigio ridotto in cenere dalle masse. La vita politica, la fisionomia sociale del nostro paese e la condizione spirituale del nostro popolo hanno subito profondi cambiamenti. Questo grande movimento di massa ha visto nascere molti coraggiosi pionieri rivoluzionari. La strada della rivoluzione è tortuosa. Proprio nel momento in cui centinaia di milioni di persone si sollevavano coscientemente nella rivoluzione, ispirandosi alla linea rivoluzionaria proletaria del presidente Mao, una o due persone, seguite da poche altre con incarichi di responsabilità nel Comitato centrale del partito, hanno profittato dell’assenza da Pechino del presidente Mao per avanzare una linea reazionaria borghese da opporre alla giusta linea del presidente Mao Tse-tung. Costoro, insieme ai responsabili che applicavano risolutamente questa linea reazionaria borghese, si sono tenuti sulla posizione reazionaria della borghesia e hanno praticato la dittatura borghese nei campi in cui temporaneamente detenevano il potere, tentando con ogni mezzo di reprimere l’impetuoso movimento della grande Rivoluzione culturale proletaria.