Stamane all'alba varie forze del disordine hanno sgomberato il Laboratorio Arrigoni nel quartiere popolare Albergheria di Palermo sito in un'ex fabbrica abbandonata da 10 anni, escluso per la frequentazione di tossicodipendenti, e sottratta al degrado da quasi un anno. In questi mesi il laboratorio è diventato un luogo a disposizione del quartiere dove si svolge il doposcuola per i bambini della scuola elementare, cineforum, eventi sportivi, culturali e politici.
Ancora una volta in una città come Palermo, una delle capitali della disoccupazione e del degrado sociale, il potere politico locale pensa bene di colpire chi si organizza materialmente dando una risposta concreta ai bisogni sociali e culturali che il potere stesso non può e non vuole fornire a studenti, lavoratori e abitanti dei quartieri popolari.
Ancora una volta gli abitanti dell'albergheria in particolare i giovani hanno a che fare con la vera natura delle forze dell'ordine quali forze ostili ed estranee al quartiere che dopo aver provocato la morte di Peppe e Pasquale, pochi anni fa, due giovani del quartiere rimasti uccisi durante un'inseguimento conclusosi tragicamente, adesso privano gli stessi giovani di uno spazio del genere.
A completare il quadro delle prodezze dei servi in divisa la denuncia di una proletaria vicina del centro sociale che usufruiva "abusivamente" dell'attacco luce e acqua del Laboratorio. In periodo di sacrifici "lacrime e sangue", sempre per proletari, lavoratori e giovani si capisce, al taglio di servizi sociali e all'attacco a chi li fornisce dal basso si colpisce legalmente chi prova a tirare avanti.
i figli della borghesia e dei poteri forti della città, i fascistelli figli di papà di Giovane Italia, giovanile del PDL esultano, la futura classe dirigente già dalla tenera età dimostra di chi è figlia...
Ancora una volta la repressione non fermerà la ribellione, anzi la alimenta e darà una ragione in più a molti altri per cacciare governanti e questurini e fascistelli al loro servizio !
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martedì 20 dicembre 2011
venerdì 11 novembre 2011
CONTRO I PRESIDI SCERIFFO! LOTTA E ORGANIZZAZIONE! NASCE IL COLLETTIVO PRO-TESTA!

Pochi giorni fa denunciavamo su questo blog l'autoritarismo dell'ormai noto preside Tripodi dell'Iti Volta di Palermo, reazionario d.o.c "all'avanguardia" nel capoluogo siciliano per l'utilizzo di sanzioni disciplinari e del voto in condotta a fini politici contro gli studenti in prima linea nella lotta per una scuola laica, pubblica e al di fuori delle logiche del profitto.
A fargli buona compagnia si aggiunge adesso il preside Francesco Fiordaliso del liceo classico di Castelvetrano, cittadina in provincia di Trapani, dove ad una delle prime mobilitazioni studentesche totalmente autorganizzata dagli studenti, ha minacciato 3 studenti di sospensione da 1 a 3 giorni per aver organizzato tale protesta.
Gli studenti non si sono fatti intimidire anzi hanno risposto con la lotta e la denuncia di tali atti repressivi da vero e proprio preside sceriffo, tra l'altro in linea con l'impostazione fascista della riforma Gelmini e si sono organizzati nel collettivo Pro-testa che oggi ha avuto il suo battesimo del fuoco con un primo volantinaggio che riportiamo qui sotto.
Agli studenti ribelli va tutta la nostra solidarietà attiva e di lotta!
Volantino distribuito in questi giorni nel liceo classico Giovanni Pantaleo di Castelvetrano (Trapani):
15 Ottobre, giorno di indignazione internazionale, un gruppo di studenti che vogliono cambiare lo stato di cose presenti decide di scendere in piazza, bloccare la città e di riappropriarsi dei propri spazi. Il corteo, svoltosi a Castelvetrano, vede come protagonisti circa 500 studenti indignati di fronte al degrado politico,
alla crisi prodotta dal sistema capitalista che governo e padroni vogliono che a pagarla siano esclusivamente lavoratori, giovani e masse popolari.Ma lo scandalo più grosso, oltre a questo, è che lo stato intende far pagare tale crisi a noi studenti e alle classi più disagiate, quali lavoratori e operai. Durante lo svolgimento del corteo sono stati lanciati cori di resistenza e protesta contro realtà politiche sempre più neofasciste e mafiose. Questa nuova generazione ribelle, piena di ideali, che sogna una società migliore basata sull’uguaglianza e sulla dignità umana decide di bloccare la città, di fermarsi davanti le banche(strumento del capitale), di attaccare i palazzi del potere e di occupare le piazze. Dopo circa 3 ore di mobilitazione, l’indignazione studentesca si riversa contro i presidi, quest’ultimi in linea con la riforma Gelmini, autoritari e repressivi, che non permettono agli studenti di scendere in piazza. Tali padroni negano il diritto dello studente a manifestare, minacciandolo e reprimendolo con provvedimenti disciplinari; ci stroncano sul nascere. Ma, cosa più importante ancora è notare come ogni anno fascisti di ogni specie parlano di diritto allo studio cercando di far passare come fannulloni e buoni a nulla quegli studenti che per il diritto allo studio che viene loro negato lottano con tenacia e coraggio affrontando ogni rischio. Il diritto allo studio non esiste, sono gli studenti che devono conquistarlo. Pensiamo a tutto lo spreco di denaro per permettersi gli studi, dai libri alle tasse, è forse questo il diritto allo studio di cui tanto si parla? Alcuni ragazzi del liceo Classico, per l’appunto, hanno subito gravi provvedimenti disciplinari basati su false accuse.
CONTRO OGNI FORMA DI REPRESSIONE, NON UN PASSO INDIETRO. NO SUBMISSION!
COLLETTIVO STUDENTESCO PRO-TESTA
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sabato 5 novembre 2011
ALL' I.T.I. A. VOLTA DI PALERMO IL PRESIDE REPRIME IN NOME DEL DIRITTO ALLO STUDIO.
Nei giorni scorsi il preside dell'istituto tecnico industriale Alessandro Volta ha firmato una circolare repressiva rivolta agli studenti che pensando con la propria testa decidono di ribellarsi a un futuro precario loro riservato da chi governa.
Non ha perso tempo il preside Tripodi, in linea con la riforma Gelmini, affermando che gli studenti che parteciperanno a manifestazioni e scioperi non potranno partecipare ad attività extrascolastiche come gite e viaggi d'istruzione e ancora chi bloccherà l'attività didattica con occupazioni o autogestioni si beccherà da 15 a 30 giorni di sospensione. Nelle dichiarazioni rilasciate ai giornali dal preside Tripodi si legge che le sue intenzioni
sono quelle di garantire il diritto allo studio e che questa circolare da lui firmata è il frutto di una discussione avuta anche con i docenti e i genitori che si erano precedentemente riuniti.
Innanzitutto ci sarebbe da obiettare quando Tripodi afferma che la sua delibera è voluta anche dai genitori dei ragazzi, forse si riferisce a un piccolissimo numero di genitori presenti al consiglio d'istituto che di certo con i genitori di ragazzi di tutto l'istituto non hanno alcun contatto, ma cosa più importante ancora è notare come ogni anno fascisti di ogni specie parlano di diritto allo studio cercando di far passare come fannulloni e
buoni a nulla quegli studenti che per il diritto allo studio che viene loro negato
lottano con tenacia e coraggio affrontando ogni rischio.
Il diritto allo studio non esiste, sono gli studenti che devono conquistarlo.
Pensiamo a tutto lo spreco di denaro per permettersi gli studi, dai libri alle tasse, è forse questo il diritto allo studio di cui tanto si parla?
Ritorniamo alle affermazioni del preside Tripodi.
Queste affermazioni di certo non stupiscono affatto poichè i presidi nelle scuole rappresentano gli esecutori della riforma Gelmini, vero è anche che a livello individuale ci sono presidi che possono anche opporsi e magari solidarizzare con gli studenti per eventuali proteste, ma si parla appunto di individualità e in ogni caso vi sono sempre dei ruoli da mantenere e ciò spinge i presidi ad avere per condizioni materiali e oggettive interessi differenti da quelli degli studenti. Inoltre non è questo il caso…
In quanto esecutore della riforma Gelmini il preside Tripodi non ha assolutamente dubbi in merito all'interpretazione ed è già entrato nel personaggio che gli si chiede di essere, un preside neofascista ma forse addirittura neanche ha dovuto impegnarsi più di tanto per immedesimarsi nella parte, gli è venuto spontaneo.
Come definire se non come provvedimenti fascisti i provvedimenti previsti dalla riforma che sono ben applicati nell'esempio in questione?
Riteniamo vergognose le dichiarazioni rilasciate dal preside dell'Alessandro Volta ed esprimiamo massimo appoggio a tutti gli studenti dell'istituto che invece di sottomettersi a tali provvedimenti scelgono la via della ribellione per un futuro migliore, per il diritto allo studio, quello vero che è pesantemente sotto attacco da questo governo e da personaggi come il preside fascista Tripodi
Non ha perso tempo il preside Tripodi, in linea con la riforma Gelmini, affermando che gli studenti che parteciperanno a manifestazioni e scioperi non potranno partecipare ad attività extrascolastiche come gite e viaggi d'istruzione e ancora chi bloccherà l'attività didattica con occupazioni o autogestioni si beccherà da 15 a 30 giorni di sospensione. Nelle dichiarazioni rilasciate ai giornali dal preside Tripodi si legge che le sue intenzioni
sono quelle di garantire il diritto allo studio e che questa circolare da lui firmata è il frutto di una discussione avuta anche con i docenti e i genitori che si erano precedentemente riuniti.
Innanzitutto ci sarebbe da obiettare quando Tripodi afferma che la sua delibera è voluta anche dai genitori dei ragazzi, forse si riferisce a un piccolissimo numero di genitori presenti al consiglio d'istituto che di certo con i genitori di ragazzi di tutto l'istituto non hanno alcun contatto, ma cosa più importante ancora è notare come ogni anno fascisti di ogni specie parlano di diritto allo studio cercando di far passare come fannulloni e
buoni a nulla quegli studenti che per il diritto allo studio che viene loro negato
lottano con tenacia e coraggio affrontando ogni rischio.
Il diritto allo studio non esiste, sono gli studenti che devono conquistarlo.
Pensiamo a tutto lo spreco di denaro per permettersi gli studi, dai libri alle tasse, è forse questo il diritto allo studio di cui tanto si parla?
Ritorniamo alle affermazioni del preside Tripodi.
Queste affermazioni di certo non stupiscono affatto poichè i presidi nelle scuole rappresentano gli esecutori della riforma Gelmini, vero è anche che a livello individuale ci sono presidi che possono anche opporsi e magari solidarizzare con gli studenti per eventuali proteste, ma si parla appunto di individualità e in ogni caso vi sono sempre dei ruoli da mantenere e ciò spinge i presidi ad avere per condizioni materiali e oggettive interessi differenti da quelli degli studenti. Inoltre non è questo il caso…
In quanto esecutore della riforma Gelmini il preside Tripodi non ha assolutamente dubbi in merito all'interpretazione ed è già entrato nel personaggio che gli si chiede di essere, un preside neofascista ma forse addirittura neanche ha dovuto impegnarsi più di tanto per immedesimarsi nella parte, gli è venuto spontaneo.
Come definire se non come provvedimenti fascisti i provvedimenti previsti dalla riforma che sono ben applicati nell'esempio in questione?
Riteniamo vergognose le dichiarazioni rilasciate dal preside dell'Alessandro Volta ed esprimiamo massimo appoggio a tutti gli studenti dell'istituto che invece di sottomettersi a tali provvedimenti scelgono la via della ribellione per un futuro migliore, per il diritto allo studio, quello vero che è pesantemente sotto attacco da questo governo e da personaggi come il preside fascista Tripodi
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domenica 9 ottobre 2011
dal cile ..violenta repressione degli studenti e comunicato degli studenti maoisti

SANTIAGO DE CHILE, 7 (ANSA) Margarita Bastias-
El gobierno de Sebastián Piñera respondió con una fuerte represión policial a la masiva manifestación pacífica estudiantil que ignoró el trazado callejero permitido por la autoridad metropolitana.
Tras el fracaso de la mesa de diálogo con el Gobierno, que rechazó el miércoles la demanda de enseñanza gratuita, universitarios, secundarios y profesores se convocaron en la Plaza Italia para ratificar la lucha que mantienen desde hace cinco meses y que los tiene a punto de perder el año escolar.
Fuerzas especiales de carabineros, con carros hídricos, abundante gas lacrimógeno y policía montada dispersaron a los manifestantes que se congregaron pacíficamente en Plaza Italia para avanzar por la prohibida Alameda Bernardo O'Higgins.
Carabineros por altoparlantes instó a retirarse por no estar autorizado este punto de concentración. Al ver que nadie se movía, actuó con todo el material represor, mientras un grupo de encapuchados se les enfrentó a piedras y barricadas.
Durante dos horas se vivió un aire irrespirable y la locomoción colectiva y privada debió ser desviada.
La intendenta metropolitana, Cecilia Pérez, informó de "28 personas detenidas, en su mayoría menores, dos carabineros lesionados y seis civiles lesionados", y acusó a los dirigentes de ser responsables de los incidentes.
"Los desmanes, un saqueo y las lamentables imágenes que todos los chilenos han sido testigos, obedecen sólo a la irresponsabilidad de aquellos líderes que convocaron a una marcha a sabiendas que ese lugar no estaba autorizado", afirmó. "Nuevamente delincuentes encapuchados sembrando temor en la población, nuevamente liderazgos irresponsables haciendo llamados a estar sobre la ley", agregó.
Los voceros de la Confederación de Estudiantes de Chile (Confech), Giorgio Jackson y Camila Vallejo, denunciaron el exceso de violencia policial. "Es muy irresponsable reprimir sin provocación alguna. El gobierno debe asumir", escribió Vallejo en su Twitter mientras Jackson acotó que "¡¡¡se llevan detenidos y reprimen a estudiantes que bailan en la vereda. Esto es impresentable!!".
Vallejo anotó que "el gobierno es el culpable por negarse a TODO, pedimos permiso para marchar y no lo dan, pedimos educación gratuita y tampoco. Qué pretenden".
El ministro de Educación, Felipe Bulnes, reiteró la posición del Ejecutivo y lamentó que los estudiantes hayan decretado "quebrada la mesa de diálogo" dando un "portazo" a la instancia.
Sin embargo, dijo, el gobierno seguirá disponible al diálogo y continuará trabajando a través del comité de expertos que se conformará la próxima semana, donde se estudiará el sistema de becas y créditos. Los temas educacionales serán discutidos en el Congreso, en el marco del debate presupuestario, indicó.
En cuanto a la gratuidad, Bulnes sostuvo que "no tiene sentido que los pobres terminen subsidiando a los más ricos".
Vallejo replicó con un "no nos dejemos engañar, el gobierno intenta desvirtuar nuestra demanda de la gratuidad!!".
"Nosotros se lo señalamos en la reunión y se lo volvemos a señalar al ministro de Educación. Tampoco queremos que los más pobres financien a los más ricos, sino que los más ricos financien a los más pobres y a los sectores medios", apuntó. La dirigente de la Confech indicó que lo ofrecido por el gobierno no es más "que discutir en base al GANE", el cual consagra la "hegemonía de mercado en la educación", donde el Estado en definitiva termina subsidiando a la banca privada.
La gratuidad -precisó- se logra a través de una reforma tributaria, sobre la cual el gobierno tiene una "actitud obtusa" donde se sigue insistiendo en "financiar al sector privado".
"Fue el gobierno -acusó la joven- el que dio un "portazo" a los actores sociales que han mostrado en todo momento "disposición al diálogo", enfrentando dificultades y "provocaciones", entre ellas "la ley Hinzpeter (que sanciona las tomas violentas), la no entrega de becas, un intento de división del movimiento y la tergiversación de sus objetivos".
comunicado estudiantes maoistas
Como frente estudiantil revolucionario y en base a la ideología del proletariado, y en base a los últimos hechos acontecidos en nuestra región en donde 4 estudiantes del liceo industrial A-27 fueron injustamente expulsados del establecimiento declaramos lo siguiente:
Rechazamos y repudiamos la expulsión de los cuatro compañeros, la cual es una medida fascista que atenta contra la justa lucha estudiantil que se ha manifestado a lo largo del país donde los estudiantes exigen educación Gratuita democrática y popular y luchan frontalmente contra el viejo Estado y las clases explotadoras, burgueses y terratenientes. Esta medida tomada por la dirección del establecimiento representada por Juan Carlos Duran García y la corporación SEPADE, dueños del liceo, y gran parte de los profesores, atenta contra la libertad de expresión dentro este y apunta a desmovilizar a los estudiantes, viendo en los compañeros una amenaza en contra de sus intereses de perpetuar el negociado en la educación al igual que las malas condiciones del liceo, una educación al servicio de los explotadores, viendo en los hijos del pueblo mano de obra barata para engordar sus billeteras, medida que va de la mano con la nueva ley fascista del viejo estado y su gobierno de turno que busca criminalizar la protesta popular, las tomas y toda acción de las masas que busquen reivindicar sus justas demandas. Además de educación gratuita los compañeros también exigían cuestiones mínimas como la reintegración de todos los alumnos con plan especial a quienes se les prohibió el acceso al liceo por orden de dirección, calefacción en todas las salas, mas materiales para cada especialidad y acceso a todas las maquinarias de trabajo, justas demandas que apuntan a mejorar la condición de los estudiantes de todos los alumnos del liceo. Es deber de todos los sectores democráticos y de los estudiantes rechazar esta medida que solo busca criminalizar la lucha estudiantil, amedrentar y perseguir a quienes se alzan en la lucha, con procesos judiciales y persecución policial, y exigir la reintegración inmediata de los compañeros.
Como maoístas y parte del F.E.R. rechazamos también la actitud de la URC, con profesores que aceptan esta medida sin mayor cuestionamiento, lo que reafirma que son falsos maoístas ya que no se fundan en la lucha de masas y en la defensa de los intereses de los sectores oprimidos de la sociedad, tomando una posición reaccionaria que privilegia el interés y seguridad personal por sobre la lucha de clases.
Hacemos el llamado a todos los sectores democráticos de los profesores, y principalmente a los estudiantes a rechazar esta medida y exigir la reintegración inmediata de los compañeros.
¡Basta de represión y amedrentamientos a los estudiantes que luchan!
¡Basta de autoritarismo por parte del director y sus cómplices!
¡Reintegración de los compañeros expulsados de forma inmediata!
F.E.R.
Frente estudiantil Revolucionario
Por la senda del marxismo-leninismo-maoísmo
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giovedì 29 settembre 2011
Contro il rettore sceriffo Lagalla, sgomberi e repressione, Ribellarsi è giusto!
Lungi dalla retorica circa la vicinanza e il servizio per i cittadini, le istituzioni si dimostrano ancora una volta per quello che sono: strumenti contro i lavoratori, i giovani e gli studenti.
Dopo quasi 3 decenni di abbandono dell’ Ex Consorzio Agrario e trasformazione illegale di esso in discarica abusiva da parte delle istituzioni universitarie, giovani studenti medi e universitari decidono di occuparlo con il progetto di crearvi uno
studentato autogestito dagli studenti stessi.
Nell’intenzione degli occupanti tale progetto era finalizzato a dare delle risposte immediate agli studenti. Ormai lo stato
dell’istruzione italiana è davanti gli occhi di tutti, riforma dopo riforma il cosiddetto “diritto allo studio” è diventato una
chimera: da un lato studiare diventa un vero e proprio privilegio tra aumenti di rette universitarie, l’invenzione dei test di accesso alla modica cifra di 50 euro cadauno, dall’altro i servizi verso gli
studenti diminuiscono progressivamente anno dopo anno sia
quantitativamente che qualitativamente: meno mense, meno alloggi, servizi appaltati a ditte esterne private con aumento dei costi sempre a carico di
studenti e studentesse.
A fronte di questa situazione catastrofica il primo pensiero del Rettore dell’Università di Palermo e prossimo probabile candidato a sindaco nelle fila del PDL Roberto Lagalla è quello di sguinzagliare contro i propri studenti i sempre più odiati celerini e servi della digos per lo sgombero dello stabile lo scorso agosto.
Quest’operazione puzza di campagna elettorale, sotto la retorica della “legalità” si vuole lanciare un segnale alle lobby della città che sotto
l’eventuale mandato a sindaco dell’attuale rettore sarà governata la città
all’insegna dell’ordine e della disciplina, il decoro come lo chiamano loro sarà
garantito. Quale legalità e quale decoro? Quello della classe dirigente cittadina affarista e mafiosa legata a doppio filo con il governo Berlusconi.
Per questa mossa repressiva e fascista e secondariamente per la carica istituzionale che necessita di
imparzialità politica non più garantita dopo aver espresso apertamente i progetti futuri riguardanti la
propria carriera politica, il rettore deve dimettersi come già giustamente richiesto dagli studenti di vari
collettivi universitari.
Esprimiamo la massima solidarietà ai compagni di Anomalia che lottano contro lo sgombero in particolare ai 20 studenti e studentesse che hanno passato la terza notte sul tetto dello stabile in segno di protesta senza cedere neanche davanti alle intimidazioni da parte della questura che ha inviato ai suddetti studenti un’ingiunzione a presentarsi in questura per la
notifica di disparate denuncie con
l’evidente intenzione di costringerli a scendere dal tetto.
Con mosse del genere si palesa quanto il “re è nudo”, di fronte a proteste simboliche ma incisive non riuscendo con la forza si prova con l’intimidazione.
Dal G8 di Genova del 2001 la borghesia imperialista italiana ricorre sistematicamente all’uso dello stato di polizia per “risolvere” i “problemi” rappresentati dai soggetti sociali che lottano contro l’attacco frontale e sfrenato ai diritti conquistati prima dalla resistenza partigiana e in seguito dal grande ciclo di lotte degli anni ’60 e ’70. Questo processo a tappe forzate sta portando alla costruzione di un regime di moderno fascismo.
Contro tutto ciò non basta la denuncia ma occorre organizzarsi e controattaccare per respingere ogni tentativo di strapparci quei pochi diritti rimasti e riprenderci tutto, in tal senso la frammentazione sul fronte della repressione da parte del
movimento in primis e delle lotte è un danno verso chi è colpito dalla repressione e chi lotta in particolare lo è verso i proletari e il popolo che subiscono queste politiche in generale. A nostro avviso non è sufficiente lottare contro episodi repressivi quando questi avvengono neanche in un logica di politica difensiva, invece è necessario costruire un organismo permanente a livello nazionale di lotta e coordinamento contro la repressione tra le forze rivoluzionarie e i soggetti colpiti da essa per rispondere con più forza ed efficacia e limitarne i danni. Così come a livello locale ribadiamo la necessità di un coordinamento contro la repressione.
Via il “magnifico” sceriffo Lagalla!
Contro la repressione rispondere colpo su colpo!
Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo che avanza, lotta di classe e organizzazione!
Dopo quasi 3 decenni di abbandono dell’ Ex Consorzio Agrario e trasformazione illegale di esso in discarica abusiva da parte delle istituzioni universitarie, giovani studenti medi e universitari decidono di occuparlo con il progetto di crearvi uno
studentato autogestito dagli studenti stessi.
Nell’intenzione degli occupanti tale progetto era finalizzato a dare delle risposte immediate agli studenti. Ormai lo stato
dell’istruzione italiana è davanti gli occhi di tutti, riforma dopo riforma il cosiddetto “diritto allo studio” è diventato una
chimera: da un lato studiare diventa un vero e proprio privilegio tra aumenti di rette universitarie, l’invenzione dei test di accesso alla modica cifra di 50 euro cadauno, dall’altro i servizi verso gli
studenti diminuiscono progressivamente anno dopo anno sia
quantitativamente che qualitativamente: meno mense, meno alloggi, servizi appaltati a ditte esterne private con aumento dei costi sempre a carico di
studenti e studentesse.
A fronte di questa situazione catastrofica il primo pensiero del Rettore dell’Università di Palermo e prossimo probabile candidato a sindaco nelle fila del PDL Roberto Lagalla è quello di sguinzagliare contro i propri studenti i sempre più odiati celerini e servi della digos per lo sgombero dello stabile lo scorso agosto.
Quest’operazione puzza di campagna elettorale, sotto la retorica della “legalità” si vuole lanciare un segnale alle lobby della città che sotto
l’eventuale mandato a sindaco dell’attuale rettore sarà governata la città
all’insegna dell’ordine e della disciplina, il decoro come lo chiamano loro sarà
garantito. Quale legalità e quale decoro? Quello della classe dirigente cittadina affarista e mafiosa legata a doppio filo con il governo Berlusconi.
Per questa mossa repressiva e fascista e secondariamente per la carica istituzionale che necessita di
imparzialità politica non più garantita dopo aver espresso apertamente i progetti futuri riguardanti la
propria carriera politica, il rettore deve dimettersi come già giustamente richiesto dagli studenti di vari
collettivi universitari.
Esprimiamo la massima solidarietà ai compagni di Anomalia che lottano contro lo sgombero in particolare ai 20 studenti e studentesse che hanno passato la terza notte sul tetto dello stabile in segno di protesta senza cedere neanche davanti alle intimidazioni da parte della questura che ha inviato ai suddetti studenti un’ingiunzione a presentarsi in questura per la
notifica di disparate denuncie con
l’evidente intenzione di costringerli a scendere dal tetto.
Con mosse del genere si palesa quanto il “re è nudo”, di fronte a proteste simboliche ma incisive non riuscendo con la forza si prova con l’intimidazione.
Dal G8 di Genova del 2001 la borghesia imperialista italiana ricorre sistematicamente all’uso dello stato di polizia per “risolvere” i “problemi” rappresentati dai soggetti sociali che lottano contro l’attacco frontale e sfrenato ai diritti conquistati prima dalla resistenza partigiana e in seguito dal grande ciclo di lotte degli anni ’60 e ’70. Questo processo a tappe forzate sta portando alla costruzione di un regime di moderno fascismo.
Contro tutto ciò non basta la denuncia ma occorre organizzarsi e controattaccare per respingere ogni tentativo di strapparci quei pochi diritti rimasti e riprenderci tutto, in tal senso la frammentazione sul fronte della repressione da parte del
movimento in primis e delle lotte è un danno verso chi è colpito dalla repressione e chi lotta in particolare lo è verso i proletari e il popolo che subiscono queste politiche in generale. A nostro avviso non è sufficiente lottare contro episodi repressivi quando questi avvengono neanche in un logica di politica difensiva, invece è necessario costruire un organismo permanente a livello nazionale di lotta e coordinamento contro la repressione tra le forze rivoluzionarie e i soggetti colpiti da essa per rispondere con più forza ed efficacia e limitarne i danni. Così come a livello locale ribadiamo la necessità di un coordinamento contro la repressione.
Via il “magnifico” sceriffo Lagalla!
Contro la repressione rispondere colpo su colpo!
Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo che avanza, lotta di classe e organizzazione!
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venerdì 5 agosto 2011
Solidarietà con lo Studentato Occupato Anomalia che resiste!
Ieri mattina all'alba polizia e carabinieri accompagnati da un ingente drappello di agenti digos hanno fatto irruzione nello Studentato Occupato Anomalia in Via Archirafi a Palermo.
L'edificio, ex consorzio agrario, "gestito" dall'università era ridotto a discarica da oltre 20 anni e da circa un anno e mezzo occupato dai compagni che tramite l'autofinanziamento lo stavano per l'appunto trasformando in luogo fruibile per studenti e giovani organizzando e dando spazio ad attività socio-culturali, artistiche e politiche, questo settembre sarebbero stati inaugurati i primi 30 posti letto gratuiti a disposizione di studenti fuori sede e non.
Dopo decenni di attacchi all'istruzione pubblica e conseguente diminuizione quantitativae qualitativa dei servizi agli studenti accompagnati dall'aumento vertiginoso di tasse universitarie a cui si aggiunge l'attacco ai diritti dei lavoratori con aumento del precariato per di più in una fase di crisi capitalistica che viene scaricata sulle spalle di lavoratori e masse popolari, il rettore Lagalla pensa bene di mandare a sgomberare un locale che l'istituzione di cui è a capo sembrava essersi dimenticata ma che adesso magicamente vuole riportare alla" legalità" ovvero farla tornare una discarica abusiva.
Rettore e questura pensavano che sarebbe stato loro più facile eseguire lo sgombero il 3 Agosto, periodo in cui molti studenti non sono in città, invece la risposta è arrivata immediatamente e molte realtà cittadine si sono subito mobilitate partecipando al presidio permanente davanti lo Studentato dove si è svolta un'assemblea cittadina pomeridiana in cui sono intervenuti realtà politiche e sociali che lottano realmente in questa città tra cui il Comitato di lotta per la casa 12 Luglio e i precari delle cooperative sociali organizzati dallo Slai cobas per il Sindacato di Classe e aderenti al Circolo di proletari comunisti.
Ieri sera alle 22 compagni dell'Anomalia e di altre realtà studentesche e politiche hanno fatto irruzione e sono intervenute dal palco durante uno spettacolo teatrale che si stava svolgendo a Palazzo steri (sede del rettorato).
Il pubblico dopo aver sentito le ragione di tale interruzione ha solidarizzato con un lungo applauso, subito dopo l'attore sul palco ha letto un comunicato che denunciava le condizioni misere in cui versa l'arte in questo paese, a nome di un gruppo di artisti palermitani che come i loro omologhi romani si stanno organizzando per dare una risposta alle politiche governative contro la cultura.
Il probabile candidato a sindaco Lagalla ha fatto male i suoi calcoli, se pensava di poter iniziare la sua campagna elettorale a suon di "legalità" e politiche securitarie per lanciare un segnale rassicurante ai poteri forti si è sbaglaito di grosso.
La vile azione repressivà sarà e già sta diventando un boomerang che gli si ritorcerà contro.
Contro la repressione rispondere colpo su colpo!
Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo ribellarsi è giusto!
L'edificio, ex consorzio agrario, "gestito" dall'università era ridotto a discarica da oltre 20 anni e da circa un anno e mezzo occupato dai compagni che tramite l'autofinanziamento lo stavano per l'appunto trasformando in luogo fruibile per studenti e giovani organizzando e dando spazio ad attività socio-culturali, artistiche e politiche, questo settembre sarebbero stati inaugurati i primi 30 posti letto gratuiti a disposizione di studenti fuori sede e non.
Dopo decenni di attacchi all'istruzione pubblica e conseguente diminuizione quantitativae qualitativa dei servizi agli studenti accompagnati dall'aumento vertiginoso di tasse universitarie a cui si aggiunge l'attacco ai diritti dei lavoratori con aumento del precariato per di più in una fase di crisi capitalistica che viene scaricata sulle spalle di lavoratori e masse popolari, il rettore Lagalla pensa bene di mandare a sgomberare un locale che l'istituzione di cui è a capo sembrava essersi dimenticata ma che adesso magicamente vuole riportare alla" legalità" ovvero farla tornare una discarica abusiva.
Rettore e questura pensavano che sarebbe stato loro più facile eseguire lo sgombero il 3 Agosto, periodo in cui molti studenti non sono in città, invece la risposta è arrivata immediatamente e molte realtà cittadine si sono subito mobilitate partecipando al presidio permanente davanti lo Studentato dove si è svolta un'assemblea cittadina pomeridiana in cui sono intervenuti realtà politiche e sociali che lottano realmente in questa città tra cui il Comitato di lotta per la casa 12 Luglio e i precari delle cooperative sociali organizzati dallo Slai cobas per il Sindacato di Classe e aderenti al Circolo di proletari comunisti.
Ieri sera alle 22 compagni dell'Anomalia e di altre realtà studentesche e politiche hanno fatto irruzione e sono intervenute dal palco durante uno spettacolo teatrale che si stava svolgendo a Palazzo steri (sede del rettorato).
Il pubblico dopo aver sentito le ragione di tale interruzione ha solidarizzato con un lungo applauso, subito dopo l'attore sul palco ha letto un comunicato che denunciava le condizioni misere in cui versa l'arte in questo paese, a nome di un gruppo di artisti palermitani che come i loro omologhi romani si stanno organizzando per dare una risposta alle politiche governative contro la cultura.
Il probabile candidato a sindaco Lagalla ha fatto male i suoi calcoli, se pensava di poter iniziare la sua campagna elettorale a suon di "legalità" e politiche securitarie per lanciare un segnale rassicurante ai poteri forti si è sbaglaito di grosso.
La vile azione repressivà sarà e già sta diventando un boomerang che gli si ritorcerà contro.
Contro la repressione rispondere colpo su colpo!
Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo ribellarsi è giusto!
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martedì 21 giugno 2011
Con la Libera Repubblica della Maddalena

Esprimiamo massima solidarietà a tutta la popolazione della Val di Susa, al Centro sociale Askatasuna e a tutti i compagni che lottano contro la Tav e contro i poteri forti ed il tentativo di Confindustria e governo di lucrare ulteriori profitti sulle spalle del popolo.
Ancora una volta con l'utilizzo della repressione si cerca di colpire e intimidire i compagni che sono in prima linea in questa battaglia, così venerdi scorso all'alba la digos ha perquisito la casa dell'attivista No Tav Alberto Perino ed il Centro Sociale Askatasuna sfondando il portone d'ingresso con un'ariete, come scrivono i compagni nel loro comunicato, come se fosse una vera e propria operazione militare.
Ancora una volta con l'utilizzo della repressione si cerca di colpire e intimidire i compagni che sono in prima linea in questa battaglia, così venerdi scorso all'alba la digos ha perquisito la casa dell'attivista No Tav Alberto Perino ed il Centro Sociale Askatasuna sfondando il portone d'ingresso con un'ariete, come scrivono i compagni nel loro comunicato, come se fosse una vera e propria operazione militare.
Di fronte alla determinazione che da anni è caratteristica degli abitanti della Val di Susa e non solo, lo stato dei padroni agisce strutturandosi in stato di polizia che marcia speditamente verso il moderno fascismo.
La repressione non ferma ma alimenta la nostra ribellione!
Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo!
Solidarietà e lunga vita alla Libera Repubblica della Maddalena!
mercoledì 18 maggio 2011
Genova 2001 non è così lontana… Contro lo stato di polizia che avanza verso il moderno fascismo rispondere colpo su colpo!
Il 4 maggio scorso a Firenze un’ imponente operazione di polizia che ha visto protagonisti Digos Ucigos e AISI ha portato a 5 arresti domiciliari e 17 obblighi di firma e a 78 indagati in tutto, tutti compagni protagonisti del movimento studentesco anti-gelmini. La grande stampa invece ha parlato di una grande operazione antisovversiva contro un’organizzazione anarchica, presentando i compagni come gente che agisce quasi nella clandestinità.
Le accuse sono gravissime: si parla anche di associazione a delinquere. Infatti come spesso accade quando vengono fatte queste retate, si costruiscono ad arte montature giudiziarie; in questo caso si dice che tutti questi studenti farebbero parte di un organizzazione anarchica sovversiva e terrorista, cercando di far passare l’equazione lotta radicale = delinquenza.
Due giorni dopo a Genova durante lo sciopero generale del 6 maggio indetto dalla CGIL gli studenti decidono di fare un corteo alternativo che riprenda le pratiche radicali dello scorso autunno, ovvero di cortei non autorizzati e diametralmente opposti al modello sfilata come quello in corso in città della CGIL, si sceglie ancora una volta la strada della lotta e dei blocchi stradali e non della conciliazione con i sindacati venduti.
Giunti alla stazione ferroviaria per bloccare simbolicamente i binari parte il pestaggio selvaggio delle forze del (dis)ordine, la maggior parte dei manifestanti sono studenti medi minorenni che vengono picchiati dai servi in divisa armati di manganelli e scudi. Dopo un’aggressione a freddo di questa portata gli studenti giustamente si difendono e parte una sassaiola contro i servi in divisa.
Anche qui ritorna lo spauracchio degli anarchici nelle dichiarazioni dello sbirro portavoce del sindacato di polizia affiliato alla CGIL che, facendo un vero e proprio stravolgimento dei fatti, accusa gli studenti di aver attaccato e ferito (poverini!) le forze dell’ordine e aggiunge che agli “anarchici” non deve essere permesso di manifestare. È chiaro l’obiettivo: impedire in maniera preventiva il dissenso a chi lo esercita coerentemente al di fuori degli schemi imposti.
Proprio in quest’ultimo episodio non si può, anche istintivamente, non fare un salto indietro di 10 anni e pensare alle giornate di Genova 2001 dove un enorme movimento di massa eterogeneo e dalle mille anime era sceso in piazza per contestare il summit degli 8 paesi imperialisti che ogni anno si incontrano per coordinare le loro politiche di sfruttamento e spartirsi la torta delle risorse economiche. Decine di migliaia di persone vennero aggredite brutalmente dalla repressione organizzata dal governo italiano ma l’aspetto più importante è che molte migliaia di giovani risposero colpo su colpo respingendo la pratica fallimentare del pacifismo, una nuova generazione di ribelli è nata proprio in quelle giornate.
Da quei giorni dobbiamo ripartire, quando la borghesia imperialista italiana ha fatto un salto di qualità nell’utilizzo sistematico della repressione per mezzo dello stato di polizia permanente.
Dopo Genova con l’inasprirsi dell’attacco ai diritti dei lavoratori, delle masse popolari in genere, con l’attacco quotidiano allo stato sociale alle tutele conquistate nel grande ciclo di lotte
del ’68-’77, ogni manifestazione di dissenso e contestazione al potere viene trasformato in problema di ordine pubblico. Quando sono realtà organizzate e coscienti ad organizzare il dissenso si utilizza lo spauracchio del “terrorismo” di matrice anarchica o comunista.
Nel lontano 1848 Marx scriveva nel Manifesto del Partito Comunista: “ Qual è quel partito d’opposizione che non sia stato tacciato di comunismo dai suoi avversari al potere, qual è quel partito d’opposizione che non abbia rilanciato l’accusa infamante di comunismo alle personalità più avanzate dell’opposizione o ai suoi avversari?”.
Quotidianamente il rais Berlusconi ma tutta l’area politica e culturale che fa capo a questo governo taccia di essere “comunisti” e “anarchici” chiunque esprima un seppur minimo dissenso verso il governo stesso. Anche nelle contraddizioni interne alla borghesia italiana o a poteri dello stato come la magistratura, che fa la sua parte in un ottica di divisioni di poteri all’interno della democrazia borghese, il premier attacca e accusa di comunismo e terrorismo.
Adesso i recenti fatti di Firenze e Genova, a cui si aggiunge l’altra grande operazione repressiva a Bologna dove anche qui i compagni e le compagne sono “accusati” di essere anarchici, ricordano ancora una volta che l’unico strumento che la borghesia utilizza contro i movimenti di opposizione è la repressione e la criminalizzazione per mezzo della propaganda mediatica, falsificando i fatti.
Gli ultimi fatti di Firenze, Genova e Bologna ci inducono a non dimenticare ciò che accadde 10 anni fa a Genova durante le giornate del g8 e ci convincono ancora di più che uno sforzo deve essere fatto da parte di tutte le realtà studentesche, antimperialiste, comuniste, anarchiche e di movimento per la costruzione di una mobilitazione di lotta per il decennale di Genova, che sia alternativa alla sfilata promossa dall’area riformista che fa capo ad Agnoletto e tutto l’ex Genova social forum e ai partiti della falsa sinistra parlamentare ed ex parlamentare che propongono la mera riproposizione del social forum del 2001 come passerella politica e la mera commemorazione, sotterrando di fatto le istanze di lotta di oggi per le quali ci battiamo quotidianamente.
Invitiamo tutti i compagni e le realtà di movimento ad esprimersi sul nostro appello relativo alla costruzione di una mobilitazione alternativa per il decennale del G8 di Genova (lo trovate scaricabile sul nostro in alto a destra) che già circola da qualche mese e che presenteremo e discuteremo pubblicamente nei prossimi giorni a Genova, Torino, Milano e Bergamo.
Red Block
Le accuse sono gravissime: si parla anche di associazione a delinquere. Infatti come spesso accade quando vengono fatte queste retate, si costruiscono ad arte montature giudiziarie; in questo caso si dice che tutti questi studenti farebbero parte di un organizzazione anarchica sovversiva e terrorista, cercando di far passare l’equazione lotta radicale = delinquenza.
Due giorni dopo a Genova durante lo sciopero generale del 6 maggio indetto dalla CGIL gli studenti decidono di fare un corteo alternativo che riprenda le pratiche radicali dello scorso autunno, ovvero di cortei non autorizzati e diametralmente opposti al modello sfilata come quello in corso in città della CGIL, si sceglie ancora una volta la strada della lotta e dei blocchi stradali e non della conciliazione con i sindacati venduti.
Giunti alla stazione ferroviaria per bloccare simbolicamente i binari parte il pestaggio selvaggio delle forze del (dis)ordine, la maggior parte dei manifestanti sono studenti medi minorenni che vengono picchiati dai servi in divisa armati di manganelli e scudi. Dopo un’aggressione a freddo di questa portata gli studenti giustamente si difendono e parte una sassaiola contro i servi in divisa.
Anche qui ritorna lo spauracchio degli anarchici nelle dichiarazioni dello sbirro portavoce del sindacato di polizia affiliato alla CGIL che, facendo un vero e proprio stravolgimento dei fatti, accusa gli studenti di aver attaccato e ferito (poverini!) le forze dell’ordine e aggiunge che agli “anarchici” non deve essere permesso di manifestare. È chiaro l’obiettivo: impedire in maniera preventiva il dissenso a chi lo esercita coerentemente al di fuori degli schemi imposti.
Proprio in quest’ultimo episodio non si può, anche istintivamente, non fare un salto indietro di 10 anni e pensare alle giornate di Genova 2001 dove un enorme movimento di massa eterogeneo e dalle mille anime era sceso in piazza per contestare il summit degli 8 paesi imperialisti che ogni anno si incontrano per coordinare le loro politiche di sfruttamento e spartirsi la torta delle risorse economiche. Decine di migliaia di persone vennero aggredite brutalmente dalla repressione organizzata dal governo italiano ma l’aspetto più importante è che molte migliaia di giovani risposero colpo su colpo respingendo la pratica fallimentare del pacifismo, una nuova generazione di ribelli è nata proprio in quelle giornate.
Da quei giorni dobbiamo ripartire, quando la borghesia imperialista italiana ha fatto un salto di qualità nell’utilizzo sistematico della repressione per mezzo dello stato di polizia permanente.
Dopo Genova con l’inasprirsi dell’attacco ai diritti dei lavoratori, delle masse popolari in genere, con l’attacco quotidiano allo stato sociale alle tutele conquistate nel grande ciclo di lotte
del ’68-’77, ogni manifestazione di dissenso e contestazione al potere viene trasformato in problema di ordine pubblico. Quando sono realtà organizzate e coscienti ad organizzare il dissenso si utilizza lo spauracchio del “terrorismo” di matrice anarchica o comunista.
Nel lontano 1848 Marx scriveva nel Manifesto del Partito Comunista: “ Qual è quel partito d’opposizione che non sia stato tacciato di comunismo dai suoi avversari al potere, qual è quel partito d’opposizione che non abbia rilanciato l’accusa infamante di comunismo alle personalità più avanzate dell’opposizione o ai suoi avversari?”.
Quotidianamente il rais Berlusconi ma tutta l’area politica e culturale che fa capo a questo governo taccia di essere “comunisti” e “anarchici” chiunque esprima un seppur minimo dissenso verso il governo stesso. Anche nelle contraddizioni interne alla borghesia italiana o a poteri dello stato come la magistratura, che fa la sua parte in un ottica di divisioni di poteri all’interno della democrazia borghese, il premier attacca e accusa di comunismo e terrorismo.
Adesso i recenti fatti di Firenze e Genova, a cui si aggiunge l’altra grande operazione repressiva a Bologna dove anche qui i compagni e le compagne sono “accusati” di essere anarchici, ricordano ancora una volta che l’unico strumento che la borghesia utilizza contro i movimenti di opposizione è la repressione e la criminalizzazione per mezzo della propaganda mediatica, falsificando i fatti.
Gli ultimi fatti di Firenze, Genova e Bologna ci inducono a non dimenticare ciò che accadde 10 anni fa a Genova durante le giornate del g8 e ci convincono ancora di più che uno sforzo deve essere fatto da parte di tutte le realtà studentesche, antimperialiste, comuniste, anarchiche e di movimento per la costruzione di una mobilitazione di lotta per il decennale di Genova, che sia alternativa alla sfilata promossa dall’area riformista che fa capo ad Agnoletto e tutto l’ex Genova social forum e ai partiti della falsa sinistra parlamentare ed ex parlamentare che propongono la mera riproposizione del social forum del 2001 come passerella politica e la mera commemorazione, sotterrando di fatto le istanze di lotta di oggi per le quali ci battiamo quotidianamente.
Invitiamo tutti i compagni e le realtà di movimento ad esprimersi sul nostro appello relativo alla costruzione di una mobilitazione alternativa per il decennale del G8 di Genova (lo trovate scaricabile sul nostro in alto a destra) che già circola da qualche mese e che presenteremo e discuteremo pubblicamente nei prossimi giorni a Genova, Torino, Milano e Bergamo.
Red Block
martedì 17 maggio 2011
Genova 2001 non è così lontana… Contro lo stato di polizia che avanza verso il moderno fascismo rispondere colpo su colpo!
Il 4 maggio scorso a Firenze un’ imponente operazione di polizia che ha visto protagonisti Digos Ucigos e AISI ha portato a 5 arresti domiciliari e 17 obblighi di firma e a 78 indagati in tutto, tutti compagni protagonisti del movimento studentesco anti-gelmini. La grande stampa invece ha parlato di una grande operazione antisovversiva contro un’organizzazione anarchica, presentando i compagni come gente che agisce quasi nella clandestinità.
Le accuse sono gravissime: si parla anche di associazione a delinquere. Infatti come spesso accade quando vengono fatte queste retate, si costruiscono ad arte montature giudiziarie; in questo caso si dice che tutti questi studenti farebbero parte di un organizzazione anarchica sovversiva e terrorista, cercando di far passare l’equazione lotta radicale = delinquenza.
Due giorni dopo a Genova durante lo sciopero generale del 6 maggio indetto dalla CGIL gli studenti decidono di fare un corteo alternativo che riprenda le pratiche radicali dello scorso autunno, ovvero di cortei non autorizzati e diametralmente opposti al modello sfilata come quello in corso in città della CGIL, si sceglie ancora una volta la strada della lotta e dei blocchi stradali e non della conciliazione con i sindacati venduti.
Giunti alla stazione ferroviaria per bloccare simbolicamente i binari parte il pestaggio selvaggio delle forze del (dis)ordine, la maggior parte dei manifestanti sono studenti medi minorenni che vengono picchiati dai servi in divisa armati di manganelli e scudi. Dopo un’aggressione a freddo di questa portata gli studenti giustamente si difendono e parte una sassaiola contro i servi in divisa.
Anche qui ritorna lo spauracchio degli anarchici nelle dichiarazioni dello sbirro portavoce del sindacato di polizia affiliato alla CGIL che, facendo un vero e proprio stravolgimento dei fatti, accusa gli studenti di aver attaccato e ferito (poverini!) le forze dell’ordine e aggiunge che agli “anarchici” non deve essere permesso di manifestare. È chiaro l’obiettivo: impedire in maniera preventiva il dissenso a chi lo esercita coerentemente al di fuori degli schemi imposti.
Proprio in quest’ultimo episodio non si può, anche istintivamente, non fare un salto indietro di 10 anni e pensare alle giornate di Genova 2001 dove un enorme movimento di massa eterogeneo e dalle mille anime era sceso in piazza per contestare il summit degli 8 paesi imperialisti che ogni anno si incontrano per coordinare le loro politiche di sfruttamento e spartirsi la torta delle risorse economiche. Decine di migliaia di persone vennero aggredite brutalmente dalla repressione organizzata dal governo italiano ma l’aspetto più importante è che molte migliaia di giovani risposero colpo su colpo respingendo la pratica fallimentare del pacifismo, una nuova generazione di ribelli è nata proprio in quelle giornate.
Da quei giorni dobbiamo ripartire, quando la borghesia imperialista italiana ha fatto un salto di qualità nell’utilizzo sistematico della repressione per mezzo dello stato di polizia permanente.
Dopo Genova con l’inasprirsi dell’attacco ai diritti dei lavoratori, delle masse popolari in genere, con l’attacco quotidiano allo stato sociale alle tutele conquistate nel grande ciclo di lotte
del ’68-’77, ogni manifestazione di dissenso e contestazione al potere viene trasformato in problema di ordine pubblico. Quando sono realtà organizzate e coscienti ad organizzare il dissenso si utilizza lo spauracchio del “terrorismo” di matrice anarchica o comunista.
Nel lontano 1848 Marx scriveva nel Manifesto del Partito Comunista: “ Qual è quel partito d’opposizione che non sia stato tacciato di comunismo dai suoi avversari al potere, qual è quel partito d’opposizione che non abbia rilanciato l’accusa infamante di comunismo alle personalità più avanzate dell’opposizione o ai suoi avversari?”.
Quotidianamente il rais Berlusconi ma tutta l’area politica e culturale che fa capo a questo governo taccia di essere “comunisti” e “anarchici” chiunque esprima un seppur minimo dissenso verso il governo stesso. Anche nelle contraddizioni interne alla borghesia italiana o a poteri dello stato come la magistratura, che fa la sua parte in un ottica di divisioni di poteri all’interno della democrazia borghese, il premier attacca e accusa di comunismo e terrorismo.
Adesso i recenti fatti di Firenze e Genova, a cui si aggiunge l’altra grande operazione repressiva a Bologna dove anche qui i compagni e le compagne sono “accusati” di essere anarchici, ricordano ancora una volta che l’unico strumento che la borghesia utilizza contro i movimenti di opposizione è la repressione e la criminalizzazione per mezzo della propaganda mediatica, falsificando i fatti.
Gli ultimi fatti di Firenze, Genova e Bologna ci inducono a non dimenticare ciò che accadde 10 anni fa a Genova durante le giornate del g8 e ci convincono ancora di più che uno sforzo deve essere fatto da parte di tutte le realtà studentesche, antimperialiste, comuniste, anarchiche e di movimento per la costruzione di una mobilitazione di lotta per il decennale di Genova, che sia alternativa alla sfilata promossa dall’area riformista che fa capo ad Agnoletto e tutto l’ex Genova social forum e ai partiti della falsa sinistra parlamentare ed ex parlamentare che propongono la mera riproposizione del social forum del 2001 come passerella politica e la mera commemorazione, sotterrando di fatto le istanze di lotta di oggi per le quali ci battiamo quotidianamente.
Invitiamo tutti i compagni e le realtà di movimento ad esprimersi sul nostro appello relativo alla costruzione di una mobilitazione alternativa per il decennale del G8 di Genova (lo trovate scaricabile sul nostro in alto a destra) che già circola da qualche mese e che presenteremo e discuteremo pubblicamente nei prossimi giorni a Genova, Torino, Milano e Bergamo.
Red Block
Le accuse sono gravissime: si parla anche di associazione a delinquere. Infatti come spesso accade quando vengono fatte queste retate, si costruiscono ad arte montature giudiziarie; in questo caso si dice che tutti questi studenti farebbero parte di un organizzazione anarchica sovversiva e terrorista, cercando di far passare l’equazione lotta radicale = delinquenza.
Due giorni dopo a Genova durante lo sciopero generale del 6 maggio indetto dalla CGIL gli studenti decidono di fare un corteo alternativo che riprenda le pratiche radicali dello scorso autunno, ovvero di cortei non autorizzati e diametralmente opposti al modello sfilata come quello in corso in città della CGIL, si sceglie ancora una volta la strada della lotta e dei blocchi stradali e non della conciliazione con i sindacati venduti.
Giunti alla stazione ferroviaria per bloccare simbolicamente i binari parte il pestaggio selvaggio delle forze del (dis)ordine, la maggior parte dei manifestanti sono studenti medi minorenni che vengono picchiati dai servi in divisa armati di manganelli e scudi. Dopo un’aggressione a freddo di questa portata gli studenti giustamente si difendono e parte una sassaiola contro i servi in divisa.
Anche qui ritorna lo spauracchio degli anarchici nelle dichiarazioni dello sbirro portavoce del sindacato di polizia affiliato alla CGIL che, facendo un vero e proprio stravolgimento dei fatti, accusa gli studenti di aver attaccato e ferito (poverini!) le forze dell’ordine e aggiunge che agli “anarchici” non deve essere permesso di manifestare. È chiaro l’obiettivo: impedire in maniera preventiva il dissenso a chi lo esercita coerentemente al di fuori degli schemi imposti.
Proprio in quest’ultimo episodio non si può, anche istintivamente, non fare un salto indietro di 10 anni e pensare alle giornate di Genova 2001 dove un enorme movimento di massa eterogeneo e dalle mille anime era sceso in piazza per contestare il summit degli 8 paesi imperialisti che ogni anno si incontrano per coordinare le loro politiche di sfruttamento e spartirsi la torta delle risorse economiche. Decine di migliaia di persone vennero aggredite brutalmente dalla repressione organizzata dal governo italiano ma l’aspetto più importante è che molte migliaia di giovani risposero colpo su colpo respingendo la pratica fallimentare del pacifismo, una nuova generazione di ribelli è nata proprio in quelle giornate.
Da quei giorni dobbiamo ripartire, quando la borghesia imperialista italiana ha fatto un salto di qualità nell’utilizzo sistematico della repressione per mezzo dello stato di polizia permanente.
Dopo Genova con l’inasprirsi dell’attacco ai diritti dei lavoratori, delle masse popolari in genere, con l’attacco quotidiano allo stato sociale alle tutele conquistate nel grande ciclo di lotte
del ’68-’77, ogni manifestazione di dissenso e contestazione al potere viene trasformato in problema di ordine pubblico. Quando sono realtà organizzate e coscienti ad organizzare il dissenso si utilizza lo spauracchio del “terrorismo” di matrice anarchica o comunista.
Nel lontano 1848 Marx scriveva nel Manifesto del Partito Comunista: “ Qual è quel partito d’opposizione che non sia stato tacciato di comunismo dai suoi avversari al potere, qual è quel partito d’opposizione che non abbia rilanciato l’accusa infamante di comunismo alle personalità più avanzate dell’opposizione o ai suoi avversari?”.
Quotidianamente il rais Berlusconi ma tutta l’area politica e culturale che fa capo a questo governo taccia di essere “comunisti” e “anarchici” chiunque esprima un seppur minimo dissenso verso il governo stesso. Anche nelle contraddizioni interne alla borghesia italiana o a poteri dello stato come la magistratura, che fa la sua parte in un ottica di divisioni di poteri all’interno della democrazia borghese, il premier attacca e accusa di comunismo e terrorismo.
Adesso i recenti fatti di Firenze e Genova, a cui si aggiunge l’altra grande operazione repressiva a Bologna dove anche qui i compagni e le compagne sono “accusati” di essere anarchici, ricordano ancora una volta che l’unico strumento che la borghesia utilizza contro i movimenti di opposizione è la repressione e la criminalizzazione per mezzo della propaganda mediatica, falsificando i fatti.
Gli ultimi fatti di Firenze, Genova e Bologna ci inducono a non dimenticare ciò che accadde 10 anni fa a Genova durante le giornate del g8 e ci convincono ancora di più che uno sforzo deve essere fatto da parte di tutte le realtà studentesche, antimperialiste, comuniste, anarchiche e di movimento per la costruzione di una mobilitazione di lotta per il decennale di Genova, che sia alternativa alla sfilata promossa dall’area riformista che fa capo ad Agnoletto e tutto l’ex Genova social forum e ai partiti della falsa sinistra parlamentare ed ex parlamentare che propongono la mera riproposizione del social forum del 2001 come passerella politica e la mera commemorazione, sotterrando di fatto le istanze di lotta di oggi per le quali ci battiamo quotidianamente.
Invitiamo tutti i compagni e le realtà di movimento ad esprimersi sul nostro appello relativo alla costruzione di una mobilitazione alternativa per il decennale del G8 di Genova (lo trovate scaricabile sul nostro in alto a destra) che già circola da qualche mese e che presenteremo e discuteremo pubblicamente nei prossimi giorni a Genova, Torino, Milano e Bergamo.
Red Block
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venerdì 13 maggio 2011
Solidarietà agli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Palermo
Red Block esprime massima solidarietà alle studentesse e agli studenti del CAIL dell’Accademia di Belle Arti di Palermo in seguito allo sgombero in facoltà dell’ auletta 5 occupata.
In seguito ad un autunno intenso di lotte studentesche, dopo aver occupato l’accademia, aprendola al movimento e alla città per più di un mese coerentemente con la lotta radicale portata avanti, i compagni e le compagne del collettivo decisero di continuare “a tempo indeterminato” l’occupazione occupando un’auletta che fosse al servizio degli studenti.
Di fronte ad un direttore sempre più complice ad eseguire l’essenza della riforma Gelmini, ovvero negare spazi e diritti agli studenti, e sempre più ostile verso le loro richieste, l’auletta ha rappresentato in embrione un nuovo modo di intendere i luoghi della formazione ospitando iniziative culturali, politiche e sociali ed essendo a disposizione di tutti gli studenti della facoltà.
Per questo diamo pieno sostegno a tutti gli studenti che si riprendono i propri spazi negati in scuole e facoltà.
Contro la normalizzazione della vita studentesca dopo il movimento che ci siano 10-100-1000 aulette occupate in ogni scuola e facoltà!
Riprendiamoci gli spazi che ci tolgono!
Contro la riforma e i presidi che la applicano nelle facoltà!
Ribellarsi è giusto!
Red Block
Palermo 13/05/2011
In seguito ad un autunno intenso di lotte studentesche, dopo aver occupato l’accademia, aprendola al movimento e alla città per più di un mese coerentemente con la lotta radicale portata avanti, i compagni e le compagne del collettivo decisero di continuare “a tempo indeterminato” l’occupazione occupando un’auletta che fosse al servizio degli studenti.
Di fronte ad un direttore sempre più complice ad eseguire l’essenza della riforma Gelmini, ovvero negare spazi e diritti agli studenti, e sempre più ostile verso le loro richieste, l’auletta ha rappresentato in embrione un nuovo modo di intendere i luoghi della formazione ospitando iniziative culturali, politiche e sociali ed essendo a disposizione di tutti gli studenti della facoltà.
Per questo diamo pieno sostegno a tutti gli studenti che si riprendono i propri spazi negati in scuole e facoltà.
Contro la normalizzazione della vita studentesca dopo il movimento che ci siano 10-100-1000 aulette occupate in ogni scuola e facoltà!
Riprendiamoci gli spazi che ci tolgono!
Contro la riforma e i presidi che la applicano nelle facoltà!
Ribellarsi è giusto!
Red Block
Palermo 13/05/2011
Genova 2001 non è così lontana… Contro lo stato di polizia che avanza verso il moderno fascismo rispondere colpo su colpo!
Il 4 maggio scorso a Firenze un’ imponente operazione di polizia che ha visto protagonisti Digos Ucigos e AISI ha portato a 5 arresti domiciliari e 17 obblighi di firma e a 78 indagati in tutto, tutti compagni protagonisti del movimento studentesco anti-gelmini. La grande stampa invece ha parlato di una grande operazione antisovversiva contro un’organizzazione anarchica, presentando i compagni come gente che agisce quasi nella clandestinità.
Le accuse sono gravissime: si parla anche di associazione a delinquere. Infatti come spesso accade quando vengono fatte queste retate, si costruiscono ad arte montature giudiziarie; in questo caso si dice che tutti questi studenti farebbero parte di un organizzazione anarchica sovversiva e terrorista, cercando di far passare l’equazione lotta radicale = delinquenza.
Due giorni dopo a Genova durante lo sciopero generale del 6 maggio indetto dalla CGIL gli studenti decidono di fare un corteo alternativo che riprenda le pratiche radicali dello scorso autunno, ovvero di cortei non autorizzati e diametralmente opposti al modello sfilata come quello in corso in città della CGIL, si sceglie ancora una volta la strada della lotta e dei blocchi stradali e non della conciliazione con i sindacati venduti.
Giunti alla stazione ferroviaria per bloccare simbolicamente i binari parte il pestaggio selvaggio delle forze del (dis)ordine, la maggior parte dei manifestanti sono studenti medi minorenni che vengono picchiati dai servi in divisa armati di manganelli e scudi. Dopo un’aggressione a freddo di questa portata gli studenti giustamente si difendono e parte una sassaiola contro i servi in divisa.
Anche qui ritorna lo spauracchio degli anarchici nelle dichiarazioni dello sbirro portavoce del sindacato di polizia affiliato alla CGIL che, facendo un vero e proprio stravolgimento dei fatti, accusa gli studenti di aver attaccato e ferito (poverini!) le forze dell’ordine e aggiunge che agli “anarchici” non deve essere permesso di manifestare. È chiaro l’obiettivo: impedire in maniera preventiva il dissenso a chi lo esercita coerentemente al di fuori degli schemi imposti.
Proprio in quest’ultimo episodio non si può, anche istintivamente, non fare un salto indietro di 10 anni e pensare alle giornate di Genova 2001 dove un enorme movimento di massa eterogeneo e dalle mille anime era sceso in piazza per contestare il summit degli 8 paesi imperialisti che ogni anno si incontrano per coordinare le loro politiche di sfruttamento e spartirsi la torta delle risorse economiche. Decine di migliaia di persone vennero aggredite brutalmente dalla repressione organizzata dal governo italiano ma l’aspetto più importante è che molte migliaia di giovani risposero colpo su colpo respingendo la pratica fallimentare del pacifismo, una nuova generazione di ribelli è nata proprio in quelle giornate.
Da quei giorni dobbiamo ripartire, quando la borghesia imperialista italiana ha fatto un salto di qualità nell’utilizzo sistematico della repressione per mezzo dello stato di polizia permanente.
Dopo Genova con l’inasprirsi dell’attacco ai diritti dei lavoratori, delle masse popolari in genere, con l’attacco quotidiano allo stato sociale alle tutele conquistate nel grande ciclo di lotte
del ’68-’77, ogni manifestazione di dissenso e contestazione al potere viene trasformato in problema di ordine pubblico. Quando sono realtà organizzate e coscienti ad organizzare il dissenso si utilizza lo spauracchio del “terrorismo” di matrice anarchica o comunista.
Nel lontano 1848 Marx scriveva nel Manifesto del Partito Comunista: “ Qual è quel partito d’opposizione che non sia stato tacciato di comunismo dai suoi avversari al potere, qual è quel partito d’opposizione che non abbia rilanciato l’accusa infamante di comunismo alle personalità più avanzate dell’opposizione o ai suoi avversari?”.
Quotidianamente il rais Berlusconi ma tutta l’area politica e culturale che fa capo a questo governo taccia di essere “comunisti” e “anarchici” chiunque esprima un seppur minimo dissenso verso il governo stesso. Anche nelle contraddizioni interne alla borghesia italiana o a poteri dello stato come la magistratura, che fa la sua parte in un ottica di divisioni di poteri all’interno della democrazia borghese, il premier attacca e accusa di comunismo e terrorismo.
Adesso i recenti fatti di Firenze e Genova, a cui si aggiunge l’altra grande operazione repressiva a Bologna dove anche qui i compagni e le compagne sono “accusati” di essere anarchici, ricordano ancora una volta che l’unico strumento che la borghesia utilizza contro i movimenti di opposizione è la repressione e la criminalizzazione per mezzo della propaganda mediatica, falsificando i fatti.
Gli ultimi fatti di Firenze, Genova e Bologna ci inducono a non dimenticare ciò che accadde 10 anni fa a Genova durante le giornate del g8 e ci convincono ancora di più che uno sforzo deve essere fatto da parte di tutte le realtà studentesche, antimperialiste, comuniste, anarchiche e di movimento per la costruzione di una mobilitazione di lotta per il decennale di Genova, che sia alternativa alla sfilata promossa dall’area riformista che fa capo ad Agnoletto e tutto l’ex Genova social forum e ai partiti della falsa sinistra parlamentare ed ex parlamentare che propongono la mera riproposizione del social forum del 2001 come passerella politica e la mera commemorazione, sotterrando di fatto le istanze di lotta di oggi per le quali ci battiamo quotidianamente.
Invitiamo tutti i compagni e le realtà di movimento ad esprimersi sul nostro appello relativo alla costruzione di una mobilitazione alternativa per il decennale del G8 di Genova (lo trovate scaricabile sul nostro in alto a destra) che già circola da qualche mese e che presenteremo e discuteremo pubblicamente nei prossimi giorni a Genova, Torino, Milano e Bergamo.
Red Block
Le accuse sono gravissime: si parla anche di associazione a delinquere. Infatti come spesso accade quando vengono fatte queste retate, si costruiscono ad arte montature giudiziarie; in questo caso si dice che tutti questi studenti farebbero parte di un organizzazione anarchica sovversiva e terrorista, cercando di far passare l’equazione lotta radicale = delinquenza.
Due giorni dopo a Genova durante lo sciopero generale del 6 maggio indetto dalla CGIL gli studenti decidono di fare un corteo alternativo che riprenda le pratiche radicali dello scorso autunno, ovvero di cortei non autorizzati e diametralmente opposti al modello sfilata come quello in corso in città della CGIL, si sceglie ancora una volta la strada della lotta e dei blocchi stradali e non della conciliazione con i sindacati venduti.
Giunti alla stazione ferroviaria per bloccare simbolicamente i binari parte il pestaggio selvaggio delle forze del (dis)ordine, la maggior parte dei manifestanti sono studenti medi minorenni che vengono picchiati dai servi in divisa armati di manganelli e scudi. Dopo un’aggressione a freddo di questa portata gli studenti giustamente si difendono e parte una sassaiola contro i servi in divisa.
Anche qui ritorna lo spauracchio degli anarchici nelle dichiarazioni dello sbirro portavoce del sindacato di polizia affiliato alla CGIL che, facendo un vero e proprio stravolgimento dei fatti, accusa gli studenti di aver attaccato e ferito (poverini!) le forze dell’ordine e aggiunge che agli “anarchici” non deve essere permesso di manifestare. È chiaro l’obiettivo: impedire in maniera preventiva il dissenso a chi lo esercita coerentemente al di fuori degli schemi imposti.
Proprio in quest’ultimo episodio non si può, anche istintivamente, non fare un salto indietro di 10 anni e pensare alle giornate di Genova 2001 dove un enorme movimento di massa eterogeneo e dalle mille anime era sceso in piazza per contestare il summit degli 8 paesi imperialisti che ogni anno si incontrano per coordinare le loro politiche di sfruttamento e spartirsi la torta delle risorse economiche. Decine di migliaia di persone vennero aggredite brutalmente dalla repressione organizzata dal governo italiano ma l’aspetto più importante è che molte migliaia di giovani risposero colpo su colpo respingendo la pratica fallimentare del pacifismo, una nuova generazione di ribelli è nata proprio in quelle giornate.
Da quei giorni dobbiamo ripartire, quando la borghesia imperialista italiana ha fatto un salto di qualità nell’utilizzo sistematico della repressione per mezzo dello stato di polizia permanente.
Dopo Genova con l’inasprirsi dell’attacco ai diritti dei lavoratori, delle masse popolari in genere, con l’attacco quotidiano allo stato sociale alle tutele conquistate nel grande ciclo di lotte
del ’68-’77, ogni manifestazione di dissenso e contestazione al potere viene trasformato in problema di ordine pubblico. Quando sono realtà organizzate e coscienti ad organizzare il dissenso si utilizza lo spauracchio del “terrorismo” di matrice anarchica o comunista.
Nel lontano 1848 Marx scriveva nel Manifesto del Partito Comunista: “ Qual è quel partito d’opposizione che non sia stato tacciato di comunismo dai suoi avversari al potere, qual è quel partito d’opposizione che non abbia rilanciato l’accusa infamante di comunismo alle personalità più avanzate dell’opposizione o ai suoi avversari?”.
Quotidianamente il rais Berlusconi ma tutta l’area politica e culturale che fa capo a questo governo taccia di essere “comunisti” e “anarchici” chiunque esprima un seppur minimo dissenso verso il governo stesso. Anche nelle contraddizioni interne alla borghesia italiana o a poteri dello stato come la magistratura, che fa la sua parte in un ottica di divisioni di poteri all’interno della democrazia borghese, il premier attacca e accusa di comunismo e terrorismo.
Adesso i recenti fatti di Firenze e Genova, a cui si aggiunge l’altra grande operazione repressiva a Bologna dove anche qui i compagni e le compagne sono “accusati” di essere anarchici, ricordano ancora una volta che l’unico strumento che la borghesia utilizza contro i movimenti di opposizione è la repressione e la criminalizzazione per mezzo della propaganda mediatica, falsificando i fatti.
Gli ultimi fatti di Firenze, Genova e Bologna ci inducono a non dimenticare ciò che accadde 10 anni fa a Genova durante le giornate del g8 e ci convincono ancora di più che uno sforzo deve essere fatto da parte di tutte le realtà studentesche, antimperialiste, comuniste, anarchiche e di movimento per la costruzione di una mobilitazione di lotta per il decennale di Genova, che sia alternativa alla sfilata promossa dall’area riformista che fa capo ad Agnoletto e tutto l’ex Genova social forum e ai partiti della falsa sinistra parlamentare ed ex parlamentare che propongono la mera riproposizione del social forum del 2001 come passerella politica e la mera commemorazione, sotterrando di fatto le istanze di lotta di oggi per le quali ci battiamo quotidianamente.
Invitiamo tutti i compagni e le realtà di movimento ad esprimersi sul nostro appello relativo alla costruzione di una mobilitazione alternativa per il decennale del G8 di Genova (lo trovate scaricabile sul nostro in alto a destra) che già circola da qualche mese e che presenteremo e discuteremo pubblicamente nei prossimi giorni a Genova, Torino, Milano e Bergamo.
Red Block
venerdì 29 aprile 2011
FASCISTI INFAMI PAGHERETE CARO... PAGHERETE TUTTO!
A distanza di due giorni dalle aggressioni fasciste del 27 Aprile a Napoli e Roma di cui abbiamo già espresso la nostra solidarietàhttp://redblock-it.blogspot.com/2011/04/solidarieta-ai-compagni-antifascisti-di.html
con forte rabbia questa mattina abbiamo saputo che alcuni compagni antifascisti appartenenti al collettivo “studenti Federico II” sono stati aggrediti con le lame dai servi fascisti di Casapound.
L'azione viscida e squadrista era stata premeditata:
Ieri sera intorno le 21.00 sono comparse sui muri davanti l’ingresso della facoltà di Lettere e Filosofia Federico II alcune svastiche, scritte naziste e minatorie verso i compagni: “Antifà’ vi buchiamo quando vogliamo”
Questa mattina i compagni del collettivo hanno organizzato un banchetto informativo in facoltà per denunciare l’accaduto e ripulire i muri, quando intorno le 10.30 tre infami fascisti di Casapound (uno candidato alle prossime elezioni) si sono avvicinati con aria spavalda (si sentivano sicuri avendo coltelli in tasca) e hanno aggredito con le lame i compagni che fortunatamente si sono difesi evitando il peggio.
Condotti all’ospedale infatti due compagni hanno avuto punti di sutura alle braccia, alle gambe mentre un terzo dopo alcuni punti di sutura in testa aspetta di essere operato alla mano (probabile lacerazione dei muscoli) con cui si è difeso da un colpo che poteva costargli la vita.
A fronte di ciò appena due compagni sono stati dimessi dall’ospedale sono stati condotti in questura.
I compagni antifascisti napoletani nel frattempo hanno organizzato un corteo in direzione della questura, nel percorso una sede del PDL è stata assaltata in quanto il PDL ha già dimostrato quanto appoggia questa manovalanza infame sia economicamente che ideologicamente.
Red Block esprime massima solidarietà militante ai compagni napoletani colpiti nuovamente da un’aggressione vile e premeditata da questi sedicenti fascisti del terzo millennio che più di una volta hanno dimostrato la loro vigliaccheria.
E’ necessario rispondere colpo su colpo con un’azione antifascista militante-culturale-sociale.
E’ necessaria una RAF nazionale (rete antifascista)!
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giovedì 28 aprile 2011
SOLIDARIETA' AI COMPAGNI ANTIFASCISTI DI NAPOLI E ROMA!

Esprimiamo massima solidarietà ai compagni antifascisti aggrediti in due episodi differenti giorno 27 Aprile a Napoli e a Roma.
Nel primo caso un compagno sedicenne militante del circolo Comunisti Ponticelli è stato aggredito da 3 neonazisti tra i 25 e i 30 anni. Il compagno e i compagni del circolo all'interno del quartiere lavorano quotidianamente al fianco delle masse popolari e dei lavoratori. Per questo danno fastidio soprattutto in periodo di campagna elettorale dato il loro impegno antifascista e di boicotaggio elettorale sfatando il mito del voto come strumento "democratico e di partecipazione alla vita pubblica", sabbiamo bene come, soprattutto al Sud italia, che le elezioni sono spesso sinonimo di voto clientelare e mafioso e dove i fascisti vanno a braccetto con politici da palazzo eletti grazie a tale sistema di cui la mafia è parte attiva e integrante.
Nel secondo caso invece 5 giovani compagni studenti medi sono stati aggrediti da una quindicina di neofascisti di Blocco Studentesco e Casapound riconosciuti da uno degli studenti aggrediti. Anche qui i servi del potere e in particolare di questo governo Berlusconi colpiscono chi è in prima linea nelle lotte, in questo caso studenti medi partecipanti del grande movimento studentesco dello scorso autunno che aveva serie potenzialità per far cadere il governo e nella messa in scacco dei servi in divisa come dimostrato il 14 Dicembre proprio a Roma.
I due episodi se pur diversi hanno delle analogie: a essere colpiti sono studenti da parte di prodi camerati molto più grandi e in notevole superiorità numerica, questo in barba a tutta la retorica sull'onore tanto cara alla destra fascista.
Vengono colpiti in entrambi i casi compagni che sono in prima linea nelle lotte contro il governo e questo sistema che questi fascistelli da strapazzo difendono.
L'antifascismo militante è l'unica risposta che si può dare a questi infami costruito nel lavoro quotidiano e nelle lotte sociali e culturali contro questo sistema e governo moderno fascista che fa da humus naturale per questa bassa manovalanza squadrista.
Ricacciamoli nelle fogne!
Viva l'antifascismo militante!
Per la costruzione di R.A.F. (Reti Antifasciste), ovunque!
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mercoledì 20 aprile 2011
Libertà per i prigionieri politici in Marocco


Gli studenti, detenuti e detenute politici e politiche del movimento studentesco della via democratica di base (MarxistaLeninistaMaoista)
Foglio di presentazione degli studenti prigionieri politici, attualmente detenuti e membri del movimento studentesco marocchino che sono separati attualmente in due prigioni: Marrakech e Essaouira.
Gli arresti sono cominciati il 14 maggio 2008, il giorno che è stato segnato dalla storica rivolta degli studenti all'università Cadi Ayyad Marrakech, in concomitanza con la battaglia del popolo marocchino per la gratuità dell'insegnamento, dei servizi pubblici e per il rifiuto della loro privatizzazione, la battaglia nella quale il popolo ha subito dei numerosi martiri e centinaia di detenuti politici.
Il 14 maggio 2008, gli studenti in seno all'Unione Nazionale degli Studenti del Marocco (UNEM), sotto il comando della Via Democratica di Base (VDB), la corrente politica studentesca marxista leninista maoista, hanno organizzato diverse manifestazioni al fine d'ottenere alcune rivendicazioni politiche e sindacali, quali la liberazione delle/dei detenute/i politiche/i, il miglioramento delle condizioni di vita (il prezzo dei prodotti alimentari, degli alloggi), l'ottenimento delle borse di studio e per mettere fine al campo delle forze di repressione all'università come altre rivendicazioni pedagogiche...
Il regime reazionario semi-feudale-coloniale che esiste in Marocco, non ha esitato a reprimere questo movimento e di conseguenza ha avuto luogo una larga operazione di arresti e di detenzioni. La prima vittima è stato un gruppo di studenti composto da 7 militanti detenuti il 14 maggio 2008 e un secondo gruppo di 11 militanti (gruppo di Zahra Boudkour) detenuto il 15 maggio di cui due di essi sono ancora in prigione (Mourad Chouini: 4 anni di prigione a Essaouira e Khaled Miftah: 3 anni di prigione a Marrakech).
La lotta del popolo marocchino è continuata dopo il 14 maggio 2008 e il movimento ha perseguito la sua marcia per le rivendicazioni legittime sopracitate, per le libertà politiche e sindacali come anche la liberazione degli studenti detenuti e per questo, il movimento ha subito durante due anni numerosi sacrifici, in particolare il martirio di "Abderrazak El Gadiri" e di altri detenuti politici.
Il 10 ottobre 2010 le forze di repressione hanno rapito un altro militante di base, Youssef El Hamdia, dalla sua casa a Marrakech (condannato a 2 anni dal tribunale di prima istanza, poi un anno e mezzo di prigione dalla corte d'appello per la sua partecipazione al movimento), prigioniero a Essaouira.
Due giorni dopo le forze di repressione hanno rapito la militante Ilham EL HASNOUNI dalla sua casa a Essaouira, il 13 ottobre 2010, e la procedura prosegue fino ad ora davanti il giudice istruttore per la sua partecipazione alle manifestazioni del 2008.
Successivamente, il 18 e il 24 novembre 2010 le forze di repressione hanno rapito altri due militanti: Abderrahem Abouhane, dalla sua casa a Chichaoua e Mohamed El Mouaddine alla stazione degli autobus CTM a Marrakech, condannati tutti e due a 6 mesi dal tribunale di prima istanza, e dopo a 4 mesi di prigione in appello.
I militanti di base sono rimasti sempre attivi all'università, soprattutto si uniscono alle masse popolari all'interno e all'esterno dell'università; hanno giocato un ruolo principale nel movimento del 20 febbraio 2011 in piazza, e 4 militanti sono stati arrestati dal 23 febbraio 2001 presso il campus universitario. Si tratta di: ‘’Loubna AFRIATE’’, ‘’Fatima Zahra FAIZ’’, ‘’Adbelhak ELTALHAOUI’’ e ‘’Jalal KOUTBI’’, arrestati per distribuzione di volantini, l'indomani Mohamed El Aarbi Jeddi è stato detenuto nel centro città e Nasser Hessain il 25 febbraio 2011 e il 9 marzo fu detenuto anche il militante Hicham El Maskini, come anche la militante Safae Issam il 16 marzo; si sa che c'è una lunga lista di procedimenti che hanno di mira altri studenti da poter detenere da un momento all'altro.
Il regime non ha il coraggio di ammettere l'esistenza di detenuti politici in Marocco e condanna i militanti per violazioni di primo e secondo grado (delitti e crimini) allo scopo di criminalizzare il movimento politico e sindacale, come fu nel caso degli anni 70 e 80, conosciuti sotto il nome di "anni di piombo". Il regime marocchino a voluto far credere, come anche i media internazionali dominanti, che questa pagina della storia era finita. Ma, sotto la vernice delle riforme, l'oppressione è rimasta la medesima, il regime è sempre torturatore.
Malgrado le pressioni, malgrado le detenzioni, il movimento studentesco resterà sempre attivo fino a quando ci saranno delle rivendicazioni da raggiungere, fino a quando esisteranno le disuguaglianze e violazioni ai diritti del popolo da parte del regime, e lotterà sempre per la dignità a fianco del popolo marocchino di cui fa parte.
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domenica 27 marzo 2011
SOLIDARIETA' AL CPO GRAMIGNA

I militanti di Red Block esprimono massima solidatierà ai compagni del CPO Gramigna sgomberato nei giorni scorsi.
A testimonianza del fatto che sia il centro-destra che il centro-sinistra siano parte integrante dello stesso cancro di cui l'Italia è afflitta possiamo notare che l'ordine dello sgombero è partito dal vicesindaco di Padova facente parte della giunta del PD.
Dei due stabili occupati dai compagni lo scorso 29 ottobre uno è stato sequestrato mentre l'altro demolito con le ruspe.
Oltre al sequestro di tutto il materiale all'interno del plesso quattro compagni e due compagne sono stati denunciati.
I compagni del CPO Gramigna attivi politicamente ormai da vecchia data, col passare degli anni hanno instaurato buoni rapporti con la gente del quartiere che anche in questa occasione ha dimostrato forte solidarietà.
Nè questo nè un altro sgombero potranno mai fermare chi ha scelto di lottare per un futuro migliore, per il comunismo!
mercoledì 29 dicembre 2010
Ancora sull'attacco alla sede del Pd
Comunicato stampa
In merito ai fatti riportati dalla stampa in questi giorni circa l'attacco alla sede regionale e provinciale del Pd a Palermo in via Bentivegna, il movimento studentesco esprime la propria solidarietà ai giovani di Red Block la cui sigla è stata pretestuosamente accostata alle scritte comparse davanti il marciapiede e sulla saracinesca della sede del Pd.
Il movimento studentesco respinge tale provocazione funzionale al tentativo di criminalizzare le lotte e le ragioni che esso esprime in particolare in seguito alle mobilitazioni degli ultimi mesi culminate nelle grandi manifestazioni del 14 e del 22 Dicembre.
Pertanto si invitano i giornalisti a partecipare all'assemblea-conferenza stampa che si terrà all'Accademia di Belle Arti occupata giorno 30 Dicembre alle ore 16:00.
Accademia di Belle Arti occupata
CAIL (collettivo autorganizzato accademia in lotta)
Collettivo Carlo Giuliani
Collettivo Studentesco Antiautoritario
Coordinamento studenti medi Palermo
Lettere e Filosofia per l'autoriforma
Red Block
Scienze per l'autoriforma
Studentato occupato Anomalia
In merito ai fatti riportati dalla stampa in questi giorni circa l'attacco alla sede regionale e provinciale del Pd a Palermo in via Bentivegna, il movimento studentesco esprime la propria solidarietà ai giovani di Red Block la cui sigla è stata pretestuosamente accostata alle scritte comparse davanti il marciapiede e sulla saracinesca della sede del Pd.
Il movimento studentesco respinge tale provocazione funzionale al tentativo di criminalizzare le lotte e le ragioni che esso esprime in particolare in seguito alle mobilitazioni degli ultimi mesi culminate nelle grandi manifestazioni del 14 e del 22 Dicembre.
Pertanto si invitano i giornalisti a partecipare all'assemblea-conferenza stampa che si terrà all'Accademia di Belle Arti occupata giorno 30 Dicembre alle ore 16:00.
Accademia di Belle Arti occupata
CAIL (collettivo autorganizzato accademia in lotta)
Collettivo Carlo Giuliani
Collettivo Studentesco Antiautoritario
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venerdì 22 ottobre 2010
Continua la repressione contro il movimento indipendentista basco

La polizia spagnola ha arrestato 14 giovani indipendentisti in un’ operazione in Euskal Herria e Catalogna. Sono accusati di ricostruire il SEGI (organizzazione giovanile e indipendentista basca n.d.r.).
La polizia spagnola ha arrestato più di quattordici giovani separatisti, con l’accusa di ricostruire il Segi, in un’operazione iniziata alle tre del mattino e sviluppatasi in Euskal Herria e Catalogna. Annuncia che nella macroretata una dozzina di persone sono state messe in isolamento.
GARA
Bilbao. Dall'inizio dell'operazione ordinata dal giudice Fernando Grande Marlaska si sono verificate perquisizioni di case e le aste relative a più di quattordici giovani arrestati, che sono detenuti in isolamento, come indicato dal movimento Amnesty.
Gli arresti hanno avuto luogo a Barcellona, Bizkaia, Araba, Gipuzkoa e Navarra, ma ancora non si sa esattamente né il numero né l'identità degli arrestati di quest’ultima operazione,
In Bizkaia Xabat è stato arrestato Ruiz Morán, Arrese Ikoitz Otegi, Ruben Villa Esnaola, Xavier Vidal Sanz, Imanol Beristain Gutierrez Tobar Irati Eguskitza e Endika Pérez Gómez. In Aruba hanno arrestato Robles e Emii Ilazki Yus e Barcellona, dove ha studiato Marina Sagastizabel.
La polizia ha caricato contro il popolo che ha dato sostegno agli arrestati a Moran e picchiato almeno uno di loro con i manganelli.
A Navarra, gli arrestati sono Ibon Stefano, Errotxapea; Egoi Iris (Donibane) e Imanol Salinas e Xabier Arina, entrambi arrestati in Burlata, come indicato dal movimento amnistia.
Irisarri e Arina sono due dei giovani inclusi nelle "liste nere", un rapporto che include i nomi dei giovani che sono state incriminati dalle dichiarazioni rese durante la detenzione in stato di isolamento nelle mani della polizia che ha presentato due anni fa in Navarra. Entrambi sono stati disposti a comparire davanti al giudice.
Salinas è stato interrogato tre settimane fa, durante l'audizione Nacionaal spagnolo ed è in attesa di giudizio.
Marlaska arrestato nel novembre dello scorso anno durante un altro giro di vite importante sulla sinistra giovanile nazionalista.
Come in quell’occasione, il giudice ha autorizzato l'entrata in case e locali di vario tipo.
Ha tralasciato che la polizia è già entrata nell’ alloggio di Bolueta, Galdakao e Portugalete, e in un locale di DEUSTUA.
La preoccupazione per lo stato dei detenuti
Dopo aver mostrato la sua preoccupazione per lo stato in cui si possono trovare i detenuti, il movimento Amnesty sottolinea che il governo spagnolo mantiene il suo "impegno sulla cieca repressione".
"Date le iniziative politiche che si stanno verificando in Euskal Herria, arresti, torture, prigionia, le cariche e il divieto sono la risposta di Madrid", osserva, prima di sottolineare che si vuole indebolire il movimento per l'indipendenza attraverso la repressione.
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domenica 10 ottobre 2010
Comunicato stampa: Come sono andati i fatti ieri mattina davanti il Liceo Classico Umberto I di Palermo.
Ci sono molte inesattezze e falsità circa le notizie divulgate dalle agenzie stampa sul sit-in antifascista davanti il liceo classico Umberto I di Palermo svoltosi ieri 09/10/10 alle ore 12:00.
Innanzitutto smentiamo che ci siano dei nostri compagni in stato di fermo o di arresto, tutt’ora rimangono “ostaggi” dello stato tre compagni universitari. Altri tre arrestati, tra cui un minorenne, sono stati rilasciati ieri nel tardo pomeriggio.
il sit-in non è stato organizzato solamente dalla nostra organizzazione ma anche da altri antifascisti palermitani, collettivi e organizzazioni tra cui il Collettivo ‘68 degli stessi studenti del liceo classico Umberto I.
Si trattava di un semplice volantinaggio di denuncia circa le ultime aggressioni fasciste avvenute davanti la scuola da parte di gruppi neofascisti come Casapound e Giovane Italia (ex Azione Giovani), l’ultima consumatasi lo scorso 25 settembre ai danni di alcuni studenti medi antifascisti di cui abbiamo già scritto sul nostro blog.
Il volantinaggio è incominciato alle 12:00 in concomitanza con l’uscita di alcuni studenti, erano presenti una trentina di antifascisti posizionati sul marciapiede di fronte la scuola con uno striscione con su scritto “Cacciamo i fascisti da scuole e facoltà”.
Quando è terminata l’uscita dei ragazzi da scuola, alcuni dei quali si sono uniti al sit in, sono sopraggiunti agenti della digos che ci hanno intimato di andarcene perché il sit-in “non era autorizzato”, al nostro netto rifiuto di interrompere il sacrosanto diritto d’espressione sancito dalla Costituzione Italiana, e ribattendo che si trattava di un volantinaggio sul marciapiede per il quale non c’è bisogno di nessuna comunicazione in questura, gli agenti della digos hanno intimato i presenti a fornire le generalità, alla nostra richiesta di spiegazioni hanno afferrato strattonandolo un compagno del Collettivo 20 luglio di scienze politiche dicendo: “ora tu vieni con noi”, alcuni compagni hanno reagito sfilandogli il compagno e ritirandoselo sul marciapiede, a questo punto è iniziato il parapiglia dove gli agenti della digos più alcuni poliziotti in divisa, sopraggiunti su un paio di volanti, si sono avventati contro tutti i compagni cercando di arrestarne quanti più possibile, il sit-in ha risposto compatto e determinato: i compagni tiravano dalla presa dei poliziotti gli altri che erano placcati da 4-5 poliziotti e agenti della digos contemporaneamente.
Questa reazione determinata e compatta da un lato ha sorpreso chi è abituato ad ubbidire e a servire i superiori, dall’altro ha causato una foga ancora maggiore dei servi in divisa che si sono avventati principalmente contro i più piccoli.
Due compagni appena diciottenni, tutt’ora in arresto, sono stati sbattuti violentemente sul marciapiede con 4-5 poliziotti per ognuno che li bloccavano anche pressando con le ginocchia sul collo dei compagni.
Nel mentre agli studenti della scuola che tecnicamente erano usciti ma che erano rimasti dentro l’atrio non è stato permesso di uscire, il preside ha ordinato di chiudere i cancelli. Molti di loro indignati sono saliti sulla cancellata e sulle ringhiere della scuola gridando “vergogna !” in direzione della polizia, anche molti genitori e passanti che poco prima si erano avvicinati al nostro sit-in, osservavano la scena con un misto di indignazione e incredulità, una giovanissima studentessa appena sopraggiunta al sit-in e vedendo un tale spettacolo, ha inveito con rabbia contro la polizia e come risposta è stata sbattuta contro dei cassonetti.
Contemporaneamente sopraggiungevano altre volanti da cui scendevano altri poliziotti che si avventavano sugli studenti del sit-in e sugli studenti della scuola obbligandoli a cancellare foto e filmini amatoriali: le prove dell’aggressione poliziesca.
Dopo una resistenza determinata degli iniziali partecipanti più gli studenti che sono riusciti a raggiungere il sit-in, dopo aver sbattuto a terra e al muro alcuni di noi, sono riusciti ad arrestare 6 compagni (Cesare,Ruggero e Francesco tutt’ora in stato d’arresto e Paolo,Mauro e Carlo indagati ma rilasciati ieri nel tardo pomeriggio), gli altri dopo essersi ricompattati, hanno deciso di fornire solo 3 documenti permettendo al resto dei compagni di allontanarsi ed evitare ulteriori fermi e arresti.
Per arrestare questi sei compagni lo stato ha messo in campo uno spropositato intervento della polizia ( in tutto circa 15 volanti, una camionetta dell’antisommossa e le strade limitrofe chiuse al traffico), un’autentica aggressione contro 30 studenti antifascisti da parte di almeno 50 poliziotti “supportati” sul campo da una decina di digossini, abbiamo avuto anche l’onore di ricevere la visita del vice questore Pampillonia!
Questa è la cronaca dei fatti, al contrario di quanto scritto dai giornali, non c’è stata alcuna colluttazione o scontro con i fascisti (anche se li abbiamo visti scorazzare liberamente sia prima che dopo il sit-in nei pressi del liceo), non c’è stato nessun lancio di oggetti contro le forze dell’ordine, piuttosto il contrario.
La versione divulgata dalla questura circa uno scontro tra opposte fazioni che si fronteggiavano e totalmente falsa e serve solo a giustificare il grave atto di repressione poliziesca davanti agli occhi di decine di persone tra studenti,genitori, lavoratori e passanti.
Il problema di ordine pubblico è stato provocato dalla repressione poliziesca contro un pacifico volantinaggio che non stava mettendo in pericolo nessuno studente della scuola contrariamente da quanto dichiarato dal preside della scuola Antonino Raffaele.
La scellerata decisione del preside di chiamare continuamente la Questura anche in questa occasione è stata causa di “problemi all’ordine pubblico” e della contusione di studenti giovanissimi, di tutto questo il preside è responsabile e dovrà rendere conto agli studenti.
Come abbiamo scritto in comunicati precedenti sul nostro blog, ormai è da circa un anno che il preside tollera che organizzazioni neofasciste facciano la loro sporca propaganda sia dentro che fuori la scuola.
Chiunque dovrebbe indignarsi davanti al fatto che esistano gruppi neofascisti, tollerati e spalleggiati dallo stato e dal governo, in teoria vietati dalla costituzione italiana di cui il preside dovrebbe esserne garante a scuola.
Ma tutto ciò non ci stupisce, l’antifascismo non lo deleghiamo a nessuno, ne ad un preside che non ha cura dei propri studenti, ancor meno allo stato e ai suoi servi in divisa che storicamente sono collusi con i fascisti.
L’antifascismo è un valore sacrosanto che difendiamo e pratichiamo quotidianamente.
In questa città, come diciamo da tempo, il clima sta cambiando, a Palermo la digos scorta i fascisti di Casapound la notte per coprire le scritte antifasciste davanti l’Umberto, a Palermo ieri la questura ha alzato di grosso il tiro contro chi esprime un’ opinione non conforme a quella dominante, contro chi denuncia la collusione tra istituzione e squadristi, contro gli antifascisti e indirettamente contro qualsiasi cittadino che esprime il proprio dissenso. Non dimentichiamo come la settimana scorsa siano successi episodi analoghi contro liberi cittadini che non gradivano la visita del Papa costata 3 milioni di € in una città in permanente emergenza sociale
È evidente che, dopo la grande manifestazione studentesca di Venerdi scorso con la partecipazione di 7000 studenti che gridavano all’unisono “siamo tutti antifascisti” , che dopo l’esperienza dell’onda del 2008 sono pronti a scendere nuovamente in campo con più esperienza e determinazione, la reazione delle istituzioni è di paura e spaesamento al montare del dissenso reagendo con la repressione poliziesca, principalmente contro i giovani e i giovanissimi che scoprono un nuovo modo di fare politica, quella vera, lontana da partiti e sindacati istituzionali.
Tutto questo non rimarrà impunito!
Cesare,Ruggero e Francesco liberi subito!
Chi semina vento raccoglie tempesta!
Oggi alle ore 16:00 sit-in sotto la Questura a seguire assemblea di movimento presso la sede dello Slai Cobas per il Sindacato di Classe in Via G.del Duca 4 (accanto i cantieri culturali della zisa).
Domani ore 9:00 sit-in davanti il Tribunale di Palermo
Partecipiamo in massa a tutti gli appuntamenti, la solidarietà è un’arma!
Red Block
Domenica 10/10/10
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domenica 3 ottobre 2010
A SOSTEGNO DEL POPOLO BASCO! CONTRO LA REPRESSIONE DELLO STATO IMPERIALISTA SPAGNOLO!
Lo scorso 28 settembre la polizia spagnola ha arrestato 7 indipendentisti baschi e militanti dell'organizzazione internazionalista Askapena. Solita accusa ovvero l'appartenenza all'ETA: l'organizzazione che lotta per l'indipendenza dei Paesi Baschi dagli stati spagnolo e francese, considerata terrorista e quindi illegale nell'Unione Europea e negli USA.
Red Block esprime massima solidarietà militante ai compagni arrestati dallo stato spagnolo e si impegna a diffondere la conoscenza dell'accaduto e ad organizzare la solidarietà tra i giovani proletari e studenti con cui lavoriamo e che organizziamo a Palermo.
E' necessario riprendere il filo delle manifestazioni internazionali di solidarietà al popolo basco e ai popoli in lotta intraprese nei mesi addietro per rafforzare effettivamente la solidarietà al popolo basco e a tutti popoli oppressi dall'imperialismo.
Walter, Gabi, Unai, Itxaso, Lekuona, Ruben David e Aritz liberi subito!
La lotta dei popoli non è terrorismo!
A morte l'imperialismo!
Viva la solidarietà internazionalista!
di seguito il comunicato di Askapena:
Comunicato di Askapena.
In seguito alla retata contro Askapena, portata avanti dalla polizia nazionale spagnola all'alba di martedì 28 settembre, dall'Organizzazione Internazionalista Basca Askapena vogliamo comunicare quanto segue:
1- Denunciamo fermamente il sequestro da parte dell'apparato repressivo dello Stato spagnolo di sette militanti internazionalisti. Vogliamo sottolineare che questa operazione si inquadra in una campagna di criminalizzazione della solidarietà tra i popoli che cominciò anni addietro con intossicazioni diffuse dai mezzi di comunicazione al servizio degli interessi dell'impero e che sempre ebbe Askapena come punto di mira.
2- Innanzitutto, vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai e alle detenute, ai loro famigliari e amici. Allo stesso modo vogliamo mostrare la nostra preoccupazione per il trattamento che potrebbero ricevere durante la “incomunicazione”.
3- Questa operazione non è altro che l'ennesimo attacco contro il processo che si sta ponendo in marcia nei Paesi Baschi. Lo Stato spagnolo invece di offrire una soluzione politica e democratica, utilizza unicamente i mezzi repressivi e sta provando a sabotare il cammino intrapreso. In tal senso, l'implicazione e la solidarietà esistente per il raggiungimento di una soluzione democratica si sono convertite in un problema per lo Stato spagnolo, e vuole fermarle.
4- Facciamo appello al popolo basco affinché solidarizzi con i e le detenute e con Askapena, e che prenda parte alle mobilitazioni di protesta davanti a questo colpo repressivo.
5- Allo stesso modo facciamo appello ai popoli in lotta e alla rete Amici e amiche di Euskal Herria affinché denuncino la natura totalitaria dello Stato spagnolo, e più concretamente, che solidarizzino con Askapena, affinchè i diritti di questo popolo vengano rispettati.
Libertà per i e le detenute!
Viva Euskal Herria internazionalista!
Tanti popoli, un'unica lotta!
Herriak independentzia!
Red Block esprime massima solidarietà militante ai compagni arrestati dallo stato spagnolo e si impegna a diffondere la conoscenza dell'accaduto e ad organizzare la solidarietà tra i giovani proletari e studenti con cui lavoriamo e che organizziamo a Palermo.
E' necessario riprendere il filo delle manifestazioni internazionali di solidarietà al popolo basco e ai popoli in lotta intraprese nei mesi addietro per rafforzare effettivamente la solidarietà al popolo basco e a tutti popoli oppressi dall'imperialismo.
Walter, Gabi, Unai, Itxaso, Lekuona, Ruben David e Aritz liberi subito!
La lotta dei popoli non è terrorismo!
A morte l'imperialismo!
Viva la solidarietà internazionalista!
di seguito il comunicato di Askapena:
Comunicato di Askapena.
In seguito alla retata contro Askapena, portata avanti dalla polizia nazionale spagnola all'alba di martedì 28 settembre, dall'Organizzazione Internazionalista Basca Askapena vogliamo comunicare quanto segue:
1- Denunciamo fermamente il sequestro da parte dell'apparato repressivo dello Stato spagnolo di sette militanti internazionalisti. Vogliamo sottolineare che questa operazione si inquadra in una campagna di criminalizzazione della solidarietà tra i popoli che cominciò anni addietro con intossicazioni diffuse dai mezzi di comunicazione al servizio degli interessi dell'impero e che sempre ebbe Askapena come punto di mira.
2- Innanzitutto, vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai e alle detenute, ai loro famigliari e amici. Allo stesso modo vogliamo mostrare la nostra preoccupazione per il trattamento che potrebbero ricevere durante la “incomunicazione”.
3- Questa operazione non è altro che l'ennesimo attacco contro il processo che si sta ponendo in marcia nei Paesi Baschi. Lo Stato spagnolo invece di offrire una soluzione politica e democratica, utilizza unicamente i mezzi repressivi e sta provando a sabotare il cammino intrapreso. In tal senso, l'implicazione e la solidarietà esistente per il raggiungimento di una soluzione democratica si sono convertite in un problema per lo Stato spagnolo, e vuole fermarle.
4- Facciamo appello al popolo basco affinché solidarizzi con i e le detenute e con Askapena, e che prenda parte alle mobilitazioni di protesta davanti a questo colpo repressivo.
5- Allo stesso modo facciamo appello ai popoli in lotta e alla rete Amici e amiche di Euskal Herria affinché denuncino la natura totalitaria dello Stato spagnolo, e più concretamente, che solidarizzino con Askapena, affinchè i diritti di questo popolo vengano rispettati.
Libertà per i e le detenute!
Viva Euskal Herria internazionalista!
Tanti popoli, un'unica lotta!
Herriak independentzia!
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venerdì 1 ottobre 2010
Solidarietà al Centro Sociale Mezzacanaja
I compagni e le compagne di Red Block Palermo esprimono massima solidarietà al Centro Sociale Mezzacanaja oggetto dell'ennesimo atto repressivo moderno fascista nelle cui dinamiche rientra la cosidetta "opposizione" di "sinistra". Nel caso particolare la giunta di Senigallia è formata anche da partiti quali Verdi, Sinistra e Libertà e il PDCI.
In merito all'accaduto riportiamo direttamente il comunicato dei compagni:
Nella mattina di mercoledì 22 settembre l’autorità giudiziaria di Ancona ha posto sotto sequestro la fabbrica ex-ragno che il Mezza Canaja occupa da dieci mesi.
La messa dei sigilli è la conclusione di un’articolata operazione giudiziaria che è cominciata lo scorso 24 giugno con la notifica a tredici attivisti del centro sociale di altrettante denunce con l’accusa di occupazione, scasso e istigazione a delinquere. In verità, compare anche un altro denunciato, ovvero il direttore responsabile del Corriere Adriatico per aver pubblicato le motivazioni dell’occupazione. Altro che bavaglio, questa è intimidazione bella e buona verso chi svolge il proprio lavoro.
Le denunce firmate dal Procuratore della Repubblica Giovanna Lebboroni hanno fornito su un piatto d’argento al Giudice per le Indagini Preliminari la motivazione per mettere sotto sequestro lo spazio. Ricordiamo, uno spazio abbandonato da circa vent’anni, di proprietà della società “SO. DE. CO. REAL ESTATE S.R.L.”, una delle scatole cinesi della “Unione Fiduciaria s.p.a.”. In pratica, uno stabile in mano alla grande rendita finanziaria e speculativa.
La pratica della messa dei sigilli, del sequestro preventivo, per sgomberare gli spazi occupati è ormai un dispositivo repressivo da anni ampiamente usato in tutta Italia. L’azione giudiziaria occupa lo spazio della politica, si sostituisce a essa, eliminando di fatto ogni possibilità di mediazione, di trattativa, d’incontro, di confronto, di dialogo e di dialettica tra la dimensione sociale dei movimenti e quella politica delle istituzioni.
L’azione giudiziaria si dà quindi come atto di violenza pura.
La strategia politica della seconda Amministrazione Angeloni – quella con i Verdi al governo – verso il Mezza Canaja è stata essenzialmente quella di aprire una trattativa che avesse, di fatto, come unico obiettivo la demolizione delle ex-colonie Enel, utilizzando il ricatto della penale per evitare ogni tipo di resistenza. La strategia dell’Amministrazione Mangialardi – quella con i Verdi, PdCI e SEL al governo – è stata invece quella di ignorare pubblicamente il problema, di far finta di niente.
Nonostante sei anni di precarietà, tre occupazioni e continue tensioni, il Mezza Canaja – piaccia o non piaccia – si è però radicato nel tessuto sociale di questa città, assumendo, di fatto, il ruolo di un’organizzazione politica riconosciuta e partecipe alla vita civica e pubblica di Senigallia.
E’ ora che chi governa questa città si assuma la responsabilità politica di dire a tutti i suoi cittadini se il Mezza Canaja è una risorsa – un bene comune – per Senigallia o se invece è un problema. Il primo caso implica una gestione politica, il secondo una da ordine pubblico. Scorciatoie burocratico-amministrative fondate sul dare un colpo al cerchio – far star calmi noi – e uno alla botte – non fare scelte politiche pubbliche – non sono più praticabili. Oggi, o la politica ha la volontà di trovare una soluzione pubblica, credibile e stabile, partendo da un accordo condiviso tra parti diverse e con diversi interessi, oppure, accetta la criminalizzazione dei movimenti, perché questo è ciò che nemmeno troppo sottotraccia, emerge dall’azione giudiziaria.
Lunedì 27 settembre incontreremo il Sindaco Maurizio Mangialardi per proporgli una “soluzione politica”. Soltanto una volta ascoltate e pesate le sue parole, decideremo se e come reagire allo sgombero, se è il tempo del confronto o dello scontro.
Mezza Canaja
In merito all'accaduto riportiamo direttamente il comunicato dei compagni:
Nella mattina di mercoledì 22 settembre l’autorità giudiziaria di Ancona ha posto sotto sequestro la fabbrica ex-ragno che il Mezza Canaja occupa da dieci mesi.
La messa dei sigilli è la conclusione di un’articolata operazione giudiziaria che è cominciata lo scorso 24 giugno con la notifica a tredici attivisti del centro sociale di altrettante denunce con l’accusa di occupazione, scasso e istigazione a delinquere. In verità, compare anche un altro denunciato, ovvero il direttore responsabile del Corriere Adriatico per aver pubblicato le motivazioni dell’occupazione. Altro che bavaglio, questa è intimidazione bella e buona verso chi svolge il proprio lavoro.
Le denunce firmate dal Procuratore della Repubblica Giovanna Lebboroni hanno fornito su un piatto d’argento al Giudice per le Indagini Preliminari la motivazione per mettere sotto sequestro lo spazio. Ricordiamo, uno spazio abbandonato da circa vent’anni, di proprietà della società “SO. DE. CO. REAL ESTATE S.R.L.”, una delle scatole cinesi della “Unione Fiduciaria s.p.a.”. In pratica, uno stabile in mano alla grande rendita finanziaria e speculativa.
La pratica della messa dei sigilli, del sequestro preventivo, per sgomberare gli spazi occupati è ormai un dispositivo repressivo da anni ampiamente usato in tutta Italia. L’azione giudiziaria occupa lo spazio della politica, si sostituisce a essa, eliminando di fatto ogni possibilità di mediazione, di trattativa, d’incontro, di confronto, di dialogo e di dialettica tra la dimensione sociale dei movimenti e quella politica delle istituzioni.
L’azione giudiziaria si dà quindi come atto di violenza pura.
La strategia politica della seconda Amministrazione Angeloni – quella con i Verdi al governo – verso il Mezza Canaja è stata essenzialmente quella di aprire una trattativa che avesse, di fatto, come unico obiettivo la demolizione delle ex-colonie Enel, utilizzando il ricatto della penale per evitare ogni tipo di resistenza. La strategia dell’Amministrazione Mangialardi – quella con i Verdi, PdCI e SEL al governo – è stata invece quella di ignorare pubblicamente il problema, di far finta di niente.
Nonostante sei anni di precarietà, tre occupazioni e continue tensioni, il Mezza Canaja – piaccia o non piaccia – si è però radicato nel tessuto sociale di questa città, assumendo, di fatto, il ruolo di un’organizzazione politica riconosciuta e partecipe alla vita civica e pubblica di Senigallia.
E’ ora che chi governa questa città si assuma la responsabilità politica di dire a tutti i suoi cittadini se il Mezza Canaja è una risorsa – un bene comune – per Senigallia o se invece è un problema. Il primo caso implica una gestione politica, il secondo una da ordine pubblico. Scorciatoie burocratico-amministrative fondate sul dare un colpo al cerchio – far star calmi noi – e uno alla botte – non fare scelte politiche pubbliche – non sono più praticabili. Oggi, o la politica ha la volontà di trovare una soluzione pubblica, credibile e stabile, partendo da un accordo condiviso tra parti diverse e con diversi interessi, oppure, accetta la criminalizzazione dei movimenti, perché questo è ciò che nemmeno troppo sottotraccia, emerge dall’azione giudiziaria.
Lunedì 27 settembre incontreremo il Sindaco Maurizio Mangialardi per proporgli una “soluzione politica”. Soltanto una volta ascoltate e pesate le sue parole, decideremo se e come reagire allo sgombero, se è il tempo del confronto o dello scontro.
Mezza Canaja
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