venerdì 14 marzo 2014

LA RABBIA E LA RIBELLIONE DEGLI STUDENTI, GIOVANI TURCHI FA TREMARE IL GOVERNO FASCISTA ERDOGAN - LA CONTROPARTE REPRIME! RISPONDERE COLPO SU COLPO!



Turchia. Rabbia e scontri ovunque per il quindicenne ucciso dalla polizia

Dopo quasi 9 mesi di coma è morta la più giovane delle vittime della indiscriminata repressione di Erdogan e del suo regime contro il vasto movimento popolare che nella primavera dello scorso anno contestò le politiche liberiste e autoritarie del regime di Ankara. Il decesso del 15enne Berkin Elvan ha subito scatenato la rabbia e l’indignazione di centinaia di migliaia di turchi che sono scesi immediatamente in piazza in decine di città dando vita ad una nuova ondata di manifestazioni e di proteste, sicuramente la più consistente da alcuni mesi a questa parte. Finora gli arresti in tutto il paese avrebbero raggiunto quota 160 e secondo alcuni media - tra i quali il quotidiano Hurriyet - sia a Istanbul che ad Ankara la polizia avrebbe usato contro la folla i fucili Fn 303, armati con munizioni classificate "letali" e quindi proibiti in diversi paesi europei. La prima manifestazione spontanea si è tenuta presso l’ospedale dove il giovanissimo Berkin era ricoverato dal giorno in cui fu colpito alla testa dalla spoletta di un lacrimogeno – 850 grammi di peso – sparata ad altezza d’uomo da un poliziotto mai identificato nel corso di un’inchiesta farsa. A centinaia si sono scontrati con le forze dell’ordine in assetto antisommossa davanti all’ospedale di Okmeydani, quartiere alevita di Istanbul, e la polizia è tornata ad usare i micidiali gas lacrimogeni responsabili della morte di tanti manifestanti nei mesi scorsi. E anche del piccolo Berkin, che quando fu colpito stava andando a comprare il pane per la sua famiglia.
Al grido di «Berkin è immortale» e «Erdogan assassino» decine di manifestazioni si sono già tenute ieri e nuovi presidi e cortei sono previsti anche per oggi ovunque in contemporanea con il funerale della giovane vittima alla quale stanno partecipando, mentre scriviamo, molte decine di migliaia di persone. Nel pomeriggio di ieri a Istanbul un migliaio di persone si è raccolta davanti al cemevi, luogo di culto della minoranza musulmana alevita, dove il corpo del ragazzo doveva essere trasferito dopo l'autopsia, e la folla ha scandito slogan come «stato assassino», «Berkin è ovunque, la resistenza è ovunque», o «uniti contro il fascismo». Ad Ankara la polizia ha caricato nel primo pomeriggio migliaia di studenti dell'Università tecnica del medio oriente (Odtu) che dopo aver deciso in assemblea di disertare e boicottare i corsi hanno deciso di dirigersi in corteo verso il centro della città. Ma gli agenti in assetto antisommossa hanno fatto largo uso di gas lacrimogeni e di idranti per disperdere i manifestanti ferendo anche una ragazza. Altre migliaia di persone si sono comunque radunate in serata nella centrale piazza Kizilay ma anche qui hanno dovuto fare i conti con i continui e duri attacchi della polizia che ha rincorso i manifestanti fin dentro i bar. Scontri e scaramucce si sono protratti fino alla notte e alla fine la polizia ha arrestato 49 manifestanti.
Scontri tra studenti e polizia anche all'Università di Istanbul e a quella di Izmit.
Nella metropoli sul Bosforo la gente è scesa in piazza in modo massiccio in numerosi quartieri contro la repressione e per chiedere le dimissioni immediate del governo liberal-islamista dell’Akp. I manifestanti sono stati attaccati dalla polizia sia nel centro di Istanbul, a Taksim – dove in precedenza cortei erano arrivati da altre zone della città - sia nel quartiere di Kadikoy, bastione delle opposizioni laiche e di sinistra sulla sponda asiatica. Una grande manifestazione si è svolta anche nella città di Edirne, a qualche decina di chilometri di distanza da Istanbul nella Tracia turca, e a Izmir, sulla costa egea. Gente in strada anche a Trebisonda, Antalya, Adana, Konya, Eskisehir, Antakya e Diyarbakir. In moltissime città ieri sera la folla è tornata a battere le pentole in segno di protesta contro il governo.
 Ovunque, in Turchia - fuori dalle case, nella metropolitane, negli uffici pubblici, nelle università e nelle scuole, alle fermate degli autobus - campeggia la foto del piccolo Berkin accompagnata spesso da un pezzo di pane.        

Turchia in piazza per Berkin Elvan, ucciso a 15 anni. Manifestazioni in tutta Europa
Ieri, dopo 269 giorni di coma, Berkin Elvan è morto. Il ragazzo di 15 anni è stato colpito alla testa da un candelotto dei lacrimogeni sparati indiscriminatamente ad altezza uomo durante le proteste di giugno a Gezi Park e da allora non si è più svegliato. Per quanto Erdogan abbia provato a far credere al mondo intero che la repressione e la violenza della polizia nella piazza turca fossero indirizzate contro i famosi «black bloc», Elvan è la dimostrazione lampante del fatto che il premier non ha fatto altro che insabbiare la verità. Quella sera Elvan è semplicemente uscito di casa per andare a comprare il pane, non stava nemmeno partecipando alla manifestazione, eppure un candelotto di 850 grammi l'ha raggiunto alla testa.
Nella mattinata di ieri la sua famiglia ha reso pubblico che il ragazzo è morto alle 7. La notizia si è diffusa in modo virale tramite i social network e nel primo pomeriggio in più di 32 province turche decine di migliaia di persone sono scese in piazza per ricordare Elvin e per esigere le immediate dimissioni di Erdogan, il mandante di queste operazioni militari violente e brutali che hanno portato alla morte di 8 ragazzi, di cui Berkin era il più giovane.
La prima manifestazione si è tenuta ad Ankara nel quartiere alevita dove era ricoverato l'adolescente. L'ospedale era circondato da diversi cordoni della polizia, una chiara provocazione che ha fatto scoppiare la rabbia dei manifestanti, portando le due parti a scontrarsi. Nemmeno in questa tragica situazione gli agenti sono riusciti a fare meno dei lacrimogeni, i quali sono stati sparati per disperdere il concentramento. Verso le 18 un corteo di decine migliaia di persone si è diretto verso la proibitissima piazza Taksim, luogo-simbolo delle proteste di Gezi Park, mentre altri manifestanti si concentravano nel quartiere Kadikoy, nella parte asiatica della città. La polizia è intervenuta immediatamente con Toma e altri lacrimogeni in corso Istikal per fermare l'avanzata del corteo e qualche ora dopo lo stesso scenario si è riproposto in Kadikoy. In corso Istikal una donna svenuta a causa dei lacrimogeni è stata quasi schiacciata (all'ultimo momento l'amico è riuscito a sollevarla e portarla via) da un Toma sparato a folle velocità per dare la caccia ai manifestanti. Le persone sono rimaste in strada fino a mezzanotte passata, tentando di resistere alle cariche e all'aria irrespirabile.
Anche ad Ankara si sono verificati scontri e anche in questo caso la polizia ha deciso di esibire i muscoli, caricando ripetutamente i manifestanti e sparando lacrimogeni da tutte le parti. Dal primo pomeriggio gli studenti dell'università tecnica del medio oriente (Odtu) hanno deciso in assemblea di abbandonare i corsi e scendere in piazza in massa, ma la polizia in antisommossa ha iniziato a dare loro la caccia fin dal campus, ferendo una ragazza. In città la polizia ha attaccato il corteo che si stava dirigendo verso la sede del partito AKP al grido «Edogan assassino!» «Berkin vive!». Diversi bar hanno dovuto chiudere i battenti in quanto il gas ha invaso le verande; alcuni candelotti sono stati sparati persino nella metro e alle fermate dei pullman. A Mersin, città nel sud della Turchia, la polizia ha usato il pugno di ferro contro i manifestanti. Durante le cariche, il getto di un Toma ha scaraventato per terra due donne che attraversavano la strada. Una di loro è stata trasportata d'urgenza all'ospedale, avendo riportato un trauma cranico di seria entità. Più di 300 persone sono state arrestate in tutta la Turchia, diverse decine sono rimaste ferite durante le operazioni violenti e brutali della polizia.
In tutta Europa si sono svolte manifestazioni in ricordo di Berkin e contro il governo di Erdogan. Nelle città di Londra, Stoccolma e Rotterdam sono stati organizzati presidi, a Parigi in piazza della Repubblica un presidio ha espresso le condoglianze alla famiglia del ragazzo con un suo ritratto fatto di candele e a Berlino un corteo ha percorso le vie della città.
Stamattina si è tenuto il funerale: centinaia di migliaia di persone ha accompagnato la bara del ragazzo verso il cimitero per le vie di Istanbul. Centinaia di migliaia di persone sono venute per dire addio a Berkin, ben consapevoli che egli vivrà per sempre, vivrà nelle lotte e nella memoria delle persone.

giovedì 13 marzo 2014

UN FINE SETTIMANA ANTIFASCISTA A MILANO CON DAX NEL CUORE...


Apprendiamo dalla Direzione dell’Hotel della Regione di Monza che è stata revocata la concessione della sala a Forza Nuova per la conferenza in programma sabato 15, con ospite Roberto Fiore.
Crediamo si tratti di un successo ottenuto grazie alla pressione politica effettuata dai tanti soggetti e dai singoli che in questi giorni si sono mobilitati affinché l’Hotel revocasse la propria disponibilità ad ospitare l’evento neofascista.
Crediamo tuttavia che, a fronte di questo dato di fatto, sia importante mantenere la presenza antifascista in città per il pomeriggio di sabato: non è infatti possibile escludere che Forza Nuova sia in cerca di location alternative e occasioni di visibilità cittadine.
Rilanciamo quindi per sabato 15 l’appuntamento per le ore 13.30 presso la FOA Boccaccio (via Rosmini 11, Monza): insieme ci muoveremo verso la lapide di via Silvio Pellico che ricorda i 5 partigiani fucilati il 16 marzo 1945 (ore 14.30) e successivamente verso il presidio indetto dalle realtà antifasciste monzesi per le ore 15 in Largo Mazzini.
Al termine di questa mobilitazione prenderemo parte alla manifestazione prevista a Novate contro l’ingresso di Casa Pound in Consiglio Comunale della città e domenica 16 alle iniziative in programma per ricordare Dax.
Con Dax nel cuore
FOA Boccaccio 003
Collettivo Studentesco Co.M.P.O.St.

mercoledì 12 marzo 2014

TURCHIA - GIOVANI, STUDENTI ANCORA IN RIVOLTA

Muore 15enne ferito a Gezi Park
A Istanbul riesplode la rivolta

Manifestazioni in tutto il Paese. Il ragazzo era in coma da nove mesi:
una granata l’aveva colpito alla testa durante gli scontri con la polizia
 
Un’ondata di rabbia e di dolore ha scosso la Turchia oggi dopo la morte di Berkin Elvan, 15 anni, un ragazzo alevita di Istanbul ferito durante una manifestazione di Gezi Park in giugno in coma da nove mesi, diventato il simbolo della repressione subita allora dai giovani turchi ostili al premier Recep Tayyip Erdogan. 



Migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese in segno di lutto, di solidarietà con la famiglia e di protesta a Istanbul, Ankara, Smirne, Adana, Trebisonda, Antalya, Antiochia, Diyarbajkir e altrove. Ci sono stati scontri violenti a Kizilay, nel cuore di Ankara, e a Istanbul, attorno a Taksim. Le forze antisommossa hanno caricato la folla, usando anche gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Ci sono stati diversi feriti, secondo le reti sociali. La folla ha gridato «Berkin è eterno», contestando duramente il premier allo slogan di «Erdogan assassino!». 
 

martedì 11 marzo 2014

l' 8 Marzo le mamme No Muos in piazza a Catania


 
Contro violenze e militarizzazione il corteo de La Ragna-tela che si è snodato da villa Bellini a piazza Università “Con le donne migranti e le Mamme no Muos/ Per porre fine a ogni violenza alle donne migranti/ Per la smilitarizzazione dei nostri territori”.
Contro violenze e militarizzazione il corteo de La Ragna-tela che si è snodato da villa Bellini a piazza Università “Con le donne migranti e le Mamme no Muos/ Per porre fine a ogni violenza alle donne migranti/ Per la smilitarizzazione dei nostri territori”...Tanti gli slogan. Alcuni con i sapori e i profumi della nostra cucina come “Le basi che vogliamo sono di pizza e torte/Non quelle militari, non quelle della morte!!” E poi: “Niente sfruttamento, niente violenza,alle donne migranti, vera accoglienza!!” /” I nostri desideri sono tanti…con le Mamme No Muos e le donne migranti!!”...

lunedì 10 marzo 2014

L'OTTO MARZO ROSSO, PROLETARIO, DI LOTTA DI PALERMO - DALLE COMPAGNE DEL MFPR

Ieri pomeriggio, 8 marzo giornata internazionale di lotta delle donne, compagne del Mfpr, lavoratrici, precarie, disoccupate dello Slai Cobas per il sindacato di classe, una delegazione dell'Usb, studentesse di alcune scuole superiori di Palermo, compagne e studentesse del Collettivo Anillo de Fuego, e altre donne... hanno animato un bel corteo a Palermo lungo le strade del centro.
Il concentramento a p.zza Politeama è stato arricchito dalla presenza di tanti striscioni con i quali si è voluta denunciare l'ampia condizione di doppia oppressione, di doppio sfruttamento, da moderno medioevo della maggioranza delle donne nel nostro paese e la necessità della risposta di doppia lotta in quello che è l'intreccio della lotta di classe con la lotta di genere




sono state salutate le iniziative di lotta delle donne, compagne, lavoratrici... nelle altre città da Milano, a Taranto, Roma, Napoli, delle donne No Tav, No Muos ecc
ma anche in questa giornata di lotta abbiamo voluto creare un" PONTE"   con le donne, lavoratrici, operaie... in lotta nel mondo come in Bangladesh o in Cina e con le donne e compagne in prima linea nelle guerre popolari   dall'india alle Filippine, alla Turchia...
Percorrendo la via principale della città tanti gli slogan scanditi durante il corteo , "contro l'8 marzo della borghesia ribellione e lotta contro l'ipocrisia",” l'8 marzo non è una ricorrenza, ora e sempre resistenza”,”dalla scintilla dello sciopero delle donne ad un 8 marzo rosso e di lotta”, “il corpo delle donne non si tocca lo difenderemo con la lotta”, “femminicidi, violenza sessuale è questo il sistema del capitale”, “per ogni donna uccisa non basta il lutto pagherete caro pagherete tutto”, "padroni governi ma che rivoluzione! la vostra è solo rapina e corruzione”, “precarietà, miseria e carovita con questi governi facciamola finita”...
le lavoratrici e precarie hanno anche intonato una canzone di denuncia sulla condizione delle donne in famiglia
per ribadire con forza:
contro l'ipocrisia della "festa" borghese ... è necessario riaffermare la dignità storica e la verità di classe della giornata dell'8 marzo rosso e di lotta

basta alla barbarie sociale dei femminicidi stupri e violenza frutto più marcio di questa società capitalista che diffonde a piene mani, a cominciare dall'alto dei governi al potere al servizio della classe borghese dominante, un humus sessista e reazionario... il “nuovo” governo Renzi dietro l'ipocrita messa in campo di diverse donne ministre non riesce a celare il vero volto maschilista, vedi la questione della loro legge elettorale... o l'ipocrisia di Alfano che in occasione dell'8 marzo  presenta un 'opuscolo “No more feminicide” quando i femminicidi non diminuiscono affatto nel nostro paese e le misure repressive del governo non risolvono perchè questo stato borghese è la vera causa della emergenza sociale delle uccisioni e violenza sulle donne



contro il profondo attacco al diritto di aborto e alla libera scelta delle donne sulla propria vita, è stata rilanciata la solidarietà alle donne spagnole attaccate pesantemente dal governo ma è stato detto che anche nel nostro paese ci sono diversi aspetti sia pratici che ideologici che attaccano e ostacolano le donne, le proletarie, le giovani, le immigrate... (vedi per esempio la crescente obiezione di coscienza negli ospedali pubblici, la presenza dei movimenti per la vita nei consultori, l'attacco ideologico della chiesa...) che in diversi casi si ritrovano costrette a ricorrere alle mammane.

contro la precarietà del lavoro, a cassa integrazione infinita, la disoccupazione, i tagli ai servizi sociali e sanitari... siamo le prime ad essere licenziate, discriminate... non vogliamo essere ammortizzatori sociali viventi come invece questa società, questo Stato ci vuole imporre


contro la cultura sessista e a misura dei padroni che questo sistema sociale usa per soffocare il sapere critico, che sin dal primo giorno di vita divide i ruoli tra ragazze e ragazzi, che inculca alle giovani il culto dell'apparenza e del modello di donne/veline della tv, una società che dopo gli studi riserva loro un futuro precario o addirittura un non futuro...
Per la doppia lotta rivoluzionaria della maggioranza delle donne che non può e non deve delegare ma prendere in mano la lotta per cambiarla davvero questa società che fa della doppia oppressione un suo cardine/base e che pertanto non può essere riformata ma rovesciata...

Al megafono si sono susseguiti gli interventi di compagne, lavoratrici... alle commesse che si affacciavano sulla soglia dei negozi abbiamo dato la nostra solidarietà per le condizioni di sfruttamento a cui sono sottoposte,  le donne che ci hanno seguito ai lati del corteo condividendo in generale quello che veniva detto ci ha dato e ci dà la forza di rafforzare le nostre denunce e lotta, dai  balconi alcune ragazze si sono affacciate e hanno applaudito ai nostri slogan e alle nostre parole d'ordine, così donne della via popolare Bandiera si sono avvicinate prendendo i volantini e dandoci ragione nella denuncia contro i governi, contro il presidente della regione, il sindaco che lasciano la città nel degrado, loro che si sono fatti le campagne elettorali sulle "rivoluzioni"  che non hanno cambiato proprio nulla ma solo peggiorato la nostra condizione di vita



Il corteo si è quindi concluso a piazza pretoria  al Palazzo del Comune dove nonstante il Sindaco fosse come al solito latitante quando si tratta di misurarsi con le donne proletarie e con le giovani mentre è molto presente nei convegni al chiuso dei palazzi fatti di mere premiazioni a donne borghesi che si parlano addosso, abbiamo trovato uno schieramento di polizia con relativi furgoni  blindati  a tutela del palazzo del potere che all'arrivo del corteo si è messo subito a protezione del palazzo chiudendo il portone... anche qui abbiamo lanciato alcuni slogan e fatto alcuni interventi, in particolare una compagna lavoratrice del Comune ha denunciato le condizioni fatiscenti in cui lavora all'interno di una delegazione comunale, un'altra  lavoratrice della Gesip ha denunciato la condizione di lavoro in cui versano tutti i lavoratori Gesip di continua cassa integrazione, una giovane ex universitaria ha parlato contro la condizione di esasperante disoccupazione in cui si ritrovano i giovani in generale ma in particolare tante giovani in una città come Palermo ad alto tasso di disoccupazione femminile, della difficoltà che si incontra anche quando si va a fare un colloquio di lavoro in cui le donne sono sottoposte a veri e propri interrogatori sulla loro condizione familiare, sessuale ecc, una precaria delle Coop Sociali ha messo in guardia il Sindaco e il Comune "che nessuno pensi di toglierci il lavoro se il  servizio di assistenza agli studenti disabili, a seguito riforma delle province passerà, come si ventila alla vostra gestione... ve la vedrete con noi!", una compagna ha denunciato la politica repressiva del Comune di Palermo come unica risposta alle legittime proteste di lavoratrici, precarie, senza casa, studentesse...






Dalla scintilla dello sciopero delle donne all'8 marzo rosso e di lotta la nostra doppia lotta continua!
Cettina 
per Movimento femminista proletario rivoluzionario Palermo
 
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/03/08/foto/donne_in_corteo_a_palermo_contro_i_femminicidi-80545227/1/#1 da repubblica 

http://www.ustation.it/contenuti/foto/1790-a-palermo-l-8-marzo-a-rosso-di-lotta#19262    da ustation

giovedì 6 marzo 2014

REPRESSIONE VERSO GLI STUDENTI CHE LOTTANO - DA CUA BOLOGNA

MASSIMA SOLIDARIETA' - LE LOTTE NON SI PROCESSANO!






All'alba di oggi, giovedì 6 marzo, agenti della digos e volanti della polizia si sono presentati allo Studentato Occupato Taksim e a casa di numeros* compagn* per notificare a 12 di loro dei provvedimenti di divieto di dimora, con cui si intima di lasciare immediatamente la città di Bologna. Ciò in seguito alle accuse di aver partecipato agli scontri in piazza Verdi del 27 maggio (giorno in cui la polizia scappò dandosela a gambe sotto la pressione dei manifestanti) e costruito le barricate in via Zamboni del 23 maggio.
Ad essere sotto attacco sono le possibilità di esprimere il dissenso all'interno di una fase di crisi che colpisce tutti e tutte. Non per caso l'iniziativa del 23 maggio è avvenuta nel contesto della volontà di impedire un'assemblea pubblica con lavoratrici della Sodexo, che voleva dare la parola a chi ogni giorno è colpito da tagli e misure di austerità. E anche il 27 maggio la provocazione poliziesca si è ripetuta.

Da quel giorno si è lanciata una sfida da parte nostra, una sfida collettiva da costruire insieme a tutta la zona universitaria: la sfida di rendere le nostre strade un luogo tollerante, solidale, all'insegna della libertà e della possibilità di esprimersi liberamente, contro ogni comportamento nichilistico o gestione in termini di ordine pubblico. Centinaia di studenti e studentesse da quel giorno hanno aperto un percorso che parla di riappropriazione di casa, reddito, dignità.

Pensiamo allo Studentato Occupato Taksim, che da' un tetto a decine di studenti mentre l'emergenza casa e la speculazione immobiliare si fanno sempre più forti; alla campagna OccupyMensa finalizzata ad ottenere un prezzo accessibile per un servizio di base come questo per gli studenti; alla biblioteca sociale del 36, alle tantissime iniziative culturali che hanno portato in piazza artisti come Stefano Benni, Erri de Luca, Zerocalcare, Giulio Bufo e tanti altri. Il tutto costruendo uno spazio politico ampio in cui tutto il quartiere potesse esprimersi lontano dai vincoli stringenti della gestione fallimentare nei soli termini dell'ordine pubblico.
Il prossimo 11 marzo, a 37 anni dall'omicidio per mano delle truppe di Kossiga di Francesco Lorusso, invitiamo la Bologna degna a tornare ad attraversare la città per ricordarne la memoria. Un passaggio politico ancora più forte dopo i fatti di oggi, che testimoniano come, sebbene ovviamente in tinte diverse, la risposta delle istituzioni a chi lotta per i diritti e la dignità è sempre quella della repressione.
Per ricordare Francesco, e per costruire una zona universitaria che parta dalla memoria storica per lanciarsi verso un futuro fatto di solidarietà e autonomia, lontano dalle speculazioni che su questa si vogliono fare a partire dalla vicenda dell'ex-Staveco e la conseguente svendita di immobili di proprietà dell'università dentro porta.
E oggi come ieri, ribadiamo che i diritti si conquistano a spinta!

Collettivo Universitario Autonomo

mercoledì 5 marzo 2014

Selezione anticipata, esclusione assicurata! - Dal CAU Napoli

La primavera si sta per avvicinare e si inizia a sentire il “profumo” di quella che fu una tra gli ultimi provvedimenti di Profumo (per l’appunto!), ministro dell’istruzione dal 2011 al 2013: poco prima di lasciare il suo incarico, decise di anticipare le prove di ammissione ai corsi universitari ad accesso programmato che infatti, come previsto allora, quest’anno si terranno ad aprile. Ben 5 mesi di anticipo rispetto alla norma!
Ma perché tutta questa fretta? Di certo non per facilitare noi studenti, che tra esami di maturità, interrogazioni a ritmi incalzanti e preoccupazione per quello che sarà il nostro futuro, siamo costretti a tempistiche sempre più ristrette pur di rimanere al passo!
Nessuna decisione è però frutto del caso: l’urgenza di svolgere la prova selettiva per l’ammissione ai corsi entro la fine di aprile è infatti legata all’obiettivo di consentire un’adeguata omogeneità degli studenti a livello internazionale.


Annusando bene, quindi, il nostro olfatto non ci aveva mentito! Questo provvedimento fa parte di una lunga serie che rientra perfettamente nell’opera di smantellamento dell’università pubblica a cui ormai sta lavorando laboriosamente da anni la classe dominante e a cui non verrà meno, di certo, il nuovo ministro dell’istruzione, Stefania Giannini. Il punto è che a pagare siamo sempre noi studenti! L'università lungi dall’essere luogo di elaborazione critica, appare nella sua veste di strumento nelle mani del governo di turno  che ne rimodella l'assetta e  la funzione. Servono menti giovani e funzionali alle logiche del dio mercato che gli “ideatori delle riforme” tanto venerano.
Il nuovo governo Renzi non si discosta dai suoi predecessori: sta infatti mantenendo come punti fermi crescita e innovazione, giusto per  ricordarci quanto ci sia bisogno di capitale umano per risollevare il paese ed affacciarsi “come si deve” al semestre europeo. La logica della competitività economica viene abilmente trasferita nel mondo della formazione dove chi vince è quello che si rivela più produttivo secondo i canoni dei poteri forti. Questo meccanismo fortemente esclusivo non fa altro che rendere l’università e la scuola sono sempre più d’elite, in cui diritti che dovrebbero essere garantiti a tutti, come le borse di studio  e le agevolazioni in base al reddito, vengono sempre più riservati solo a chi dimostra di meritarli.

La tendenza tutt'altro che inclusiva in ambito universitario trova poi la sua cartina di tornasole se si vanno a sbirciare le statistiche che descrivono una non casuale fuga degli studenti dall'università. Il fenomeno riguarda quegli studenti che terminati gli studi di scuola  superiore non si immettono nel circuito accademico.
Il dato parla chiaro: a detta del Miur si contano 30mila iscritti in meno in un solo triennio e ben 78mila rispetto a dieci anni fa. Il tandem di disoccupazione e crisi economica si concretizza in una maggiore difficoltà da parte delle famiglie nel riuscire a sostenere il ciclo di studi dei propri figli, se non addirittura nella rinuncia in toto al conseguimento di una laurea che de facto non garantisce l'inserimento nel mercato del lavoro. Non deve sorprendere pertanto che il calo di immatricolazioni abbia colpito soprattutto quegli studenti in possesso di un diploma tecnico o professionale con cifre che già due anni fa registravano rispettivamente un abbassamento del 44 e 37 per cento rispetto al 2004. Questo andamento è direttamente proporzionale all’aumento delle tasse, alla riduzione delle borse di studio e alla conseguente diffusione del fenomeno degli “idonei non beneficiari” che da anni aspettano di riceverle.

Ma cosa c’è dietro gli incessanti tagli alla formazione?
La risposta è Nelle varie statistiche OCSE  che mostrano una differenza palese fra la maggior parte delle nazioni che hanno riconosciuto la natura strategica delle spese per l’istruzione e  l’Italia che proprio in quell’ambito ha effettuato i tagli più pesanti: l’università nel nostro bel paese non riveste un importante ruolo all’interno del ciclo produttivo e quindi, quando c’è da tagliare qualcosa, le spese per l’istruzione sono sempre tra le prime a subire l’attacco.
Stranamente ci troviamo d’accordo col giovane neopremier: Siamo anche noi convinti che il nostro paese abbia bisogno di crescita e rinnovamento..ma non proprio come le intendono i padroni! Crescita di consapevolezza dei diritti che ci spettano e non semplicemente che ci meritiamo, rinnovamento delle lotte contro un’università che non sia beneficio di pochi!

NO TAV: a Torino si processa via via tutto un popolo! ma LA VALLE NON SI ARRESTA!

Cantiere Tav: mille gli indagati dopo quattro anni di proteste 

Il bilancio della Procura sulle inchieste in Val Susa: le accuse vanno dalle ingiurie al terrorismo, spese per milioni di euro. Coinvolti personaggi come Vattimo e De Luca


QUATTRO anni di proteste, mille indagati. Il conto dei fascicoli, e ancor più quello delle persone finite sotto inchiesta, è sempre più alto ed impressionante. La lotta all'Alta velocità, in questi ultimi anni, ha portato a sfiorare un numero a tre zeri nel lungo elenco di indagati: un superlavoro per magistratura, Digos, forze dell'ordine, avvocati, personale di cancelleria, con un costo di milioni di euro per il sistema giustizia.

Ed è un trend in crescita quello che i dati del Rege (il registro informatico della procura) sembrano rivelare: solo nell'anno passato sono stati aperti 70 fascicoli con un totale di 280 indagati. Si va dai piccoli episodi di violazione della zona rossa, reati che si possono estinguere con una multa, agli scontri veri e propri, alle incursioni nelle imprese e negli uffici del cantiere di Ltf. Ci sono poi le resistenze, le ingiurie, le calunnie, lo stalking contro gli operai, le aggressioni (come quella al camionista del cantiere della Maddalena), le minacce (spesso rivolte a giornalisti e politici), fino ai reati di terrorismo contestati lo scorso dicembre per i quali gli accusati rischiano anche 30 anni di carcere.

I sostituti procuratori Andrea Padalino, Antonio Rinaudo, Nicoletta Quaglino e Manuela Pedrotta ormai lavorano a ritmo incessante sulla questione Tav, con un calendario serrato tra udienze, nuovi fascicoli, chiusure inchieste e rinvii a giudizio. Stessa cosa, ovviamente, per gli avvocati del legal team dei No Tav che, oltre a difendere gli attivisti, hanno esteso la copertura legale anche a intellettuali, come lo scrittore Erri De Luca e il filosofo Gianni Vattimo, che hanno appoggiato le ragioni del movimento (il primo è accusato di istigazione a delinquere per alcune sue dichiarazioni, il secondo è indagato per falso ideologico per aver portato Luca Abbà e Nicoletta Dosio a far visita in carcere a un arrestato dichiarando che i due erano suoi collaboratori).

Piccoli e grandi episodi: ad esempio un fascicolo, relativo alla manifestazione del 10 agosto, conta già 60 indagati per violazione dell'ordinanza prefettizia che vietava di avvicinarsi alle reti. Ma il 2013 è stato senz'altro un anno particolare, sia perché è cambiata la strategia di indagine dei pm, sia per il salto di qualità fatto dalla protesta dei No Tav diventata, secondo i pm, improvvisamente "eversiva": risalgono infatti all'anno scorso i primi dieci indagati per terrorismo per l'assalto al cantiere del 10 luglio, così come per quello del 14 maggio che ha portato in carcere, a dicembre, Niccolò Blasi, Claudio Alberto, Chiara Zenobi e Mattia Zanotti.
I 70 fascicoli aperti nel 2013 si aggiungono così ai 123 aperti tra il 2010 e il 2012, e i 280 indagati dell'anno passato ai 707 già contati in precedenza, arrivando a sfiorare i mille accusati. Molti nomi ricorrono per diversi episodi, e più passa il tempo, più i procedimenti passano da ignoti a noti, anche grazie al lavoro costante di identificazione delle forze dell'ordine. I reati contestati sono stati soprattutto danneggiamento, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Ma che ci sia una escalation di fascicoli è certo: dai 9 nel 2010, con 108 iscritti sul registro degli indagati, si è passati ai 64 nel 2011 con 327 indagati, ai 50 nel 2012 che hanno riguardato 272 persone, ai 70 del 2013 con 280 attivisti finiti sotto inchiesta. Non resta che attendere
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