domenica 16 ottobre 2011

È stato bello? Avoija! E lo rifamo?...




La giornata internazionale del 15 ottobre in Italia è stata il frutto di un accesso dibattito e confronto/scontro tra varie componenti del cosiddetto movimento. Tutti citano gli eventi di altri paesi come ad esempio le lotte e rivolte in grecia, paesi arabi, spagna, usa ecc dicendo a parole che anche qui la via da seguire è la protesta ad oltranza con lo scopo di cambiare lo stato di cose attuali.
A questo bisogno condiviso principalmente dal basso abbiamo assistito al solito giochetto ormai noto da tempo dell’utilizzare un’istanza giusta per incanalarla e deviarla verso l’interesse di piccoli gruppi o fazioni di movimento che si ergono a “portavoce” o ad“organizzatori”.
Così l’idea iniziale di una grande mobilitazione che doveva avere come obiettivo i palazzi del potere si è trasformata strada facendo nelle solita passeggiata romana del sabato pomeriggio sotto il diktat della questura di Roma e il patrocinio di Cobas, Arci, Fiom e la solita troika che ha attuato la medesima operazione festeggiando il proprio decennale di Genova qualche mese fa organizzando una sfilata sul lungo mare della città. Ma stavolta il gioco di prestigio non è riuscito.

Come per il 14 dicembre, quando i cosiddetti organizzatori prevedevano una sfilata e invece sono stati soverchiati dalla stragrande maggioranza degli studenti, anche ieri a Roma la rabbia proletaria e popolare rappresentata in primis dai giovani ribelli studenti ma anche da lavoratori e operai, non si è sottoposta al diktat dei fuochisti a parole e normalizzatori nei fatti che rappresentano una vera e propria stampella del sistema borghese.
Rabbia che ha superato la semplice indignazione della media e piccola borghesia che si indigna per qualche vetrina di banca o di agenzia interinale rotta e predica un’ottusa non violenza per poi trasformarsi in picchiatori se non si condividono le loro pratiche.
Si può anche entrare nel merito se rompere la vetrina di una banca o bruciare una macchina sia un obiettivo sensato o a maggior ragione se possa avere senso fare queste azioni da parte di pochi individui non comprese e slegate dalle masse che hanno un sapore di neo-luddismo inconcludente. Detto questo però, all’interno di una grande giornata di lotta questi sono fatti ultrasecondari: davanti a un sistema che produce guerre di aggressione, miseria ed impoverimento per le masse e sfruttamento quotidiano è ridicolo spendere fiumi di inchiostro per qualche vetrina rotta.

I grilli parlanti di professione che citano continuamente le rivolte oltre confine quando la rivolta ce l’hanno davanti ai loro occhi sanno cianciare solo di “violenti”, “infiltrati” e diventano più solerti degli sbirri nell’arrestare e colpire chi lotta quotidianamente. In parte è frutto di malafede, semplicemente perché una parte del corteo inquadrabile nei partiti ex parlamentari o aspiranti tali, così come i cobas o la fiom erano in piazza per i motivi sopra detti e quindi volevano strumentalizzare la voglia di ribellione che viene dal basso mettendoci il cappello, ma in parte è frutto della non comprensione del movimento reale che si svolge sotto i loro occhi perché da piccolo borghesi “indignati” in fin dei conti sono essi stessi un prodotto di questo sistema e vorrebbero solo starci meglio “migliorandolo” .

Come si fa a non vedere in una piazza intera che respinge le cariche dei blindati lanciati all’impazzata tra la folla, la presenza di migliaia (e non pochi infiltrati) di persone che ogni giorno lo subiscono questo sistema e che ieri hanno risposto resistendo ai gas cs e respingendo più volte i servi in divisa?
Dopo 10 anni si ripete ancora a vanvera come un disco rotto la storiella dei black bloc nelle modalità identiche alla stampa di regime e allo stesso tempo le stesse persone protestano contro la legge bavaglio e per un’informazione libera ma con la mente inebriata e asservita ai pregiudizi della classe dominante!

Il 15 ottobre poteva essere una data come tante con la solita sfilata o qualcosa di speciale.
Ognuno ha fatto la propria scelta, chi voleva fare la sfilata e quindi in ultima analisi data l’esperienza degli ultimi anni una pratica perdente, non ha esitato a fare arrestare dei giovani e metterli nelle mani della borghesia e delle sue galere dove si può anche morire “cadendo dalle scale”e chi ha scelto la seconda via sul sentiero rappresentato dal 14 dicembre, dalle rivolte giovanili di Londra e Parigi, dalla ribellione greca e del mondo arabo e così via.

Chi voleva farsi bello su un palco e celebrare la solita liturgia del comizio auto celebrativo e autoreferenziale ha dovuto farsi da parte di fronte alle masse che vivono e fanno la storia quotidianamente.
Siamo fiduciosi che sia solo l’inizio di una vera e propria rivolta popolare che abbia come obiettivo immediato la cacciata del governo Berlusconi e di tutti i governi dei padroni ma con la prospettiva della rivoluzione proletaria per farla finita una volta e per tutte con la propria borghesia e dare un contributo alla rivoluzione mondiale.

Red Block Palermo 16/10/11

domenica 9 ottobre 2011

Sul ruolo dei giovani rivoluzionari oggi.



L’estate è appena finita e l’autunno già si preannuncia caldo, anzi caldissimo. Già dal primo giorno di scuola gli studenti si scontrano con la dura realtà della scuola italiana, centinaia di strutture fatiscenti, classi sovraffollate, nuovi licei con meno docenti e lavoratori, meno qualità a maggiori spese per le famiglie degli studenti. Continua la battaglia No Tav in Val Susa, lo stato di polizia prova a intimidire arrestando compagni e compagne, ma il movimento compatto non cede.
Anche il governo italiano vuol fare pagare l’attuale crisi di sovrapproduzione capitalista, che inizialmente ha preso le forme di crisi finanziaria, iniziata nel 2007 ai lavoratori e al popolo in generale, nel contesto internazionale la crisi ha provocato anche nodi di resistenze che hanno animato conflitti sociali. L’altra sponda del mediterraneo è ancora teatro di rivolta, i protagonisti sono le masse popolari stanche di continuare a subire le angherie e la miseria provocata dalla classe dominante. Ma anche al di qua del mare la classe lavoratrice greca, supportata dai giovani ribelli e dal popolo in generale, continua a resistere e a controattaccare rispondendo colpo su colpo al nuovo governo dell’austerity stavolta targato centrosinistra così come più recentemente in Spagna gli indignados hanno animato e inspirato anche oltre oceano un ampio movimento di massa con richieste prettamente democratiche.
Il sistema imperialista in periodo di crisi economica spreme più sul fronte interno e moltiplica le aggressioni armate in questo caso in Libia, dove sfrutta la contraddizione aperta dalla giusta rivolta tra popolo e regime e ne minaccia di nuove in stati con condizioni simili come in Siria, latenti come in Iran o assenti ma pur sempre stati canaglia dal punto di vista dell’imperialismo U.S.A. come in Nord Corea.
La finanziaria di lacrime e sangue per lavoratori e masse popolari fa da contraltare alle ricchezze ostentate senza ritegno dalla classe dominante e dai suoi rappresentanti politici in parlamento da destra a “sinistra”, una classe parassitaria che aumenta i propri privilegi.
In questa nuova fase di austerity i diritti conquistati in decenni di lotte continuano ad essere oggetto di attacco da parte dei padroni. Alle lotte dei lavoratori che rischiano il posto o la cassa integrazione cosi come dei ceti popolari che richiedono diritti fondamentali come la casa, il lavoro e la sanità ormai sono abituati ad assistere alla stessa scena: l’arrivo della celere in divisa pronta a brandire manganelli e scudi, tutti bardati come robot senza cervello, qual è il ruolo che ricoprono nello stato di polizia che avanza a tappe forzate verso il moderno fascismo.
In questo contesto l’anno di lotta appena concluso ha visto un movimento reale di opposizione contro il governo incarnatosi nel movimento operaio (dal no operaio di Pomigliano al piano Marchionne fino alle lotte in altri stabilimenti fiat come alla Sata o alla Ficantieri di Genova e Castellamare di Stabia e così come in tante altre aziende), nel movimento studentesco che durante il 14 dicembre a Roma ha dimostrato la capacità di mettere in rotta l’apparato militare del governo grazie alla propria rabbia che si è fatta forza dalla giustezza delle proprie ragioni fino alla grande battaglia in Val di Susa, le proteste dei migranti da Lampedusa a Manduria e Bari e in tutte le altre grandi e piccole lotte di vario tipo.

Torniamo alla grande battaglia del 14 dicembre.





Se nel 2008 il riflusso del movimento studentesco è avvenuto, a nostro parere, in seguito alla ratifica, durante la 3 giorni svoltasi all’università La Sapienza di Roma, di posizioni concilianti e riformiste sotto il nome di “autoriforma”, l’anno appena trascorso ha visto il movimento spegnersi lentamente dopo il 14 dicembre, tra alti e bassi in alcune città (vedi Palermo il 22 dove c’e stato una sorta di prosecuzione del 14 dicembre per l’intera giornata), ma con l’ingresso del 2011 tutto si è normalizzato.
È mancato un momento assembleare, a mo di stati generali del movimento com’è avvenuto 2 anni prima, dove i protagonisti attivi del movimento, i singoli studenti e i collettivi organizzati avrebbero potuto confrontarsi in base alle proprie esperienze di lotta e provare a trovare la soluzione al problema, ma nessuno, o quasi, ha voluto lavorare per questa assemblea nazionale.
I mesi sono passati e com’era prevedibile in assenza di una risposta/prosecuzione cosciente e organizzata la borghesia ha fatto il suo lavoro con tranquillità dormendo sogni tranquilli superato l’incubo del 14 dicembre. L’episodio più eclatante è stato imbastire a livello mediatico l’operazione “antiterrorismo” contro i compagni e studenti di Firenze, prendendo di mira l’area politica gravitante intorno al centro sociale 400 Colpi ma non solo. In un contesto in cui il movimento studentesco già non era più nelle piazze da mesi non è stato facile contrastare l’azione repressiva nonostante tutta la buona volontà e l’impegno dei compagni delle realtà organizzate, in primis di Firenze.

La seconda occasione perduta.

L’altra grande occasione perduta dal movimento rivoluzionario in particolare giovanile è stato il decennale del g8 di Genova. Scriveva proletari comunisti che chi non ricorda le proprie battaglie e non commemora i propri morti non ha memoria storica, dimentica gli insegnamenti e le esperienze passate per avanzare nella lotta in un certo senso. Questo decennale non poteva ne doveva ridursi solo a mera commemorazione come gli anni passati dove giustamente molti compagni (in primis i genovesi) si sono lamentati che il tutto si trasformava in feste di piazza o a preghiere collettive in Piazza Alimonda con i soliti noti celebranti. Quest’anno invece l’obiettivo poteva e doveva essere quello di ricollegare con un filo rosso questi 10 anni che proprio a partire da allora hanno visto l’ingresso di una generazione di giovani ribelli che hanno risposto con coraggio e audacia alle brutalità poliziesche e che adesso chi non è diventato un piccolo-imprenditore nel nord-est o deputato in parlamento anima ancora le lotte in prima linea, dalla Val Susa al movimento antifascista a quello studentesco. Sarebbe stata l’occasione per, come avevamo proposto, organizzare una 3 giorni che partendo da questa memoria storica sfociante nell’azione quotidiana di ognuno di noi rilanciasse con confronti e riflessioni il movimento studentesco di quest’anno, approfondisse le cause e i motivi per i quali in Italia ancora il movimento non riesce a coordinarsi e a rispondere contro la repressione dello stato ma anche nelle singole città anche su questo si coltiva settarismo a spese di un’azione coerente ed efficace, in ultima analisi facendo un favore alla borghesia imperialista, discorso simile per il movimento antifascista a livello nazionale dove in alcune città, anche per questioni storico sociali ci si organizza bene invece in altre no ma in generale a livello nazionale non vi è una riflessione seria su come contrastare in primis le politiche fasciste sfornate dal governo e secondariamente l’ascesa e la penetrazione nei territori di manovalanza fascista finanziata dal governo come Casapound ad esempio.
Intanto la borghesia ha fatto il suo decennale, dalla classe dominante che tramite i vertici della sua polizia ha dettato per filo e per segno ai notabili piccolo borghesi del movimento percorsi di cortei e modalità (per esorcizzare le battaglie da cui è uscita momentaneamente sconfitta come il 14 Dicembre romano o la battaglia di Chiomonte), fino a quest’ultimi che si sono riappropriati, dopo averne perso per ovvi motivi la legittimità in questi ultimi anni, di quelle giornate riconsegnando Carlo alla borghesia come giovane vittima e non come giovane ribelle qual’era fino all’ultimo secondo con l’estintore in mano.
Era doveroso e anche da soli siamo tornati in quei luoghi simbolo (Piazza Alimonda,Via Tolemaide,Scuola Diaz) e abbiamo partecipato criticamente al corteo-sfilata organizzato dalla questura di Genova in collaborazione con ministero dell’interno e i vari Agnoletto.
Pensiamo sia quanto mai attuale riproporre una 3 giorni del movimento antagonista e rivoluzionario per dare forza alle istanze di ribellione e rivolta che nascono spontaneamente dalla situazione oggettiva in questa fase storica di crisi ciclica del capitale, per ripartire con coscienza e rilanciare i risultati raggiunti sul campo nei momenti più alti della lotta di classe nel nostro paese nell’anno appena trascorso in primis dal 14 dicembre e dalla grande battaglia tutt’ora in corso in Val di Susa.

Intanto London Calling…



Avevano incominciato gli studenti che finalmente dopo 30 anni di aumenti continui sulle rette universitarie si sono ribellati contro l’ennesima manovra di austerity, hanno continuato i giovani proletari questa estate nelle “banlieues” inglesi. Infatti le dinamiche della rivolta di Londra (seguita ben presto da altre città inglesi) sono simili a quelle già viste nelle rivolte delle banlieues (l’ultima del 2005) che periodicamente infiammano i quartieri proletari delle cittadelle imperialiste. Da Parigi a Londra fino agli Stati Uniti queste ribellioni scoppiano ogni qual volta i mercenari in divisa della borghesia impunemente uccidono giovani e giovanissimi. In questi quartieri le “forze dell’ordine” sono percepite come vere e proprie truppe d’occupazione, in luoghi in cui la maggior parte è disoccupata e sopravvive a malapena, dove mancano servizi sanitari essenziali, scuole, dove per arrivare nella città vera e propria devi fare un viaggio proibitivo sui mezzi pubblici dove in una parola vivi in un ghetto, le caserme ed i suoi occupanti sono un’offesa alla dignità di chi vive in questi quartieri. L’impunità e l’ostentazione di essa durante la veglia per il giovane ucciso da un poliziotto dove una ragazzina di 15 anni è stata attaccata dalla polizia è stata la scintilla della grandiosa rivolta di Londra.
Migliaia di giovani proletari, inglesi e non, immigrati o di seconda generazione, si sono uniti contro il nemico comune, gang rivali che fino al giorno prima si scontravano in quartieri virtualmente divisi in zone d’influenza hanno unito le forze e fatto tremare la borghesia imperialista inglese.
Come succede sempre in questo tipo di rivolte giustamente i giovani attaccano i simboli del nemico (caserme e palazzi istituzionali) e contemporaneamente in maniera naturale si riappropriano di tutti i beni di consumo pubblicizzati e ostentati da questo sistema ma sempre negati ai proletari. La borghesia tramite i suoi media e i propri intellettuali di regime, sociologi, psicologi ecc demonizza questo concentrato di “illegalità e reato contro la proprietà privata borghese”, si strumentalizzano le lamentele dei piccoli commercianti immigrati ( ma sempre piccoli commercianti preoccupati per i loro negozio come mezzo di scalata sociale all’interno della società piuttosto che delle condizioni di vita generali e del futuro a 360 anche dei propri figli) facendo divisioni tra immigrati integrati e feccia delinquente. Il dato generale che abbiamo appreso dalle rivolte proletarie di questo tipo è che in seguito ad una causa scatenante (solitamente brutalità poliziesca) scoppia una rivolta in un quartiere che in pochi giorni si espande nei quartieri limitrofi fino ad arrivare nei quartieri proletari di altre città (nel 2005 l’ultima rivolta delle banlieues si estese in tutte le città francesi arrivando anche oltre confine in Germania, Belgio e la stessa Inghilterra, e nel suo punto massimo la rivolta ha unito tutti i quartieri periferici della capitale “cingendo d’assedio” il centro di Parigi dove venne proclamato il coprifuoco), riesce a rispondere bene alla reazione repressiva della borghesia ma poi si spegne da sola.
Nella riflessione sulla via rivoluzionaria da praticare in un paese imperialista quali questi citati compreso il nostro è importare approfondire queste dinamiche, come mai queste rivolte raggiungono un’intensità impensabile fino al giorno prima per poi spegnersi dopo poche settimane nel migliore dei casi?
Innanzitutto il motore primario di esse è rappresentato dai giovani e giovanissimi se pur supportati in parte dalle famiglie del quartiere. Giovani proletari che abituati ad una quotidianità “precaria” e all’imparare al sapersi arrangiare in questi momenti catalizzano tutto il loro malessere sociale collettivo verso il nemico sviluppando in brevissimo tempo una capacità organizzativa e offensiva figlia della “scuola di strada”.
Non si spiegherebbe altrimenti come giovani che fino al giorno prima bivaccano nei propri quartieri scontrandosi con le gang rivali, il giorno dopo mettono in piedi una rete di contatti stabilendo luoghi in cui concentrarsi per partire all’attacco, sviluppare ancora di più una rete di sentinelle contro eventuali intrusi e così via. Come si diceva poco più su, di fronte a questi eventi sociali ognuno dice la propria, dai giornalisti ai sociologi, psicologi e tutte queste figure intellettuali al servizio del capitale e dei suoi governi dipingono eventi sociali di questo tipo come “malessere sociale generalizzato derivante dall’assenza di regole” quindi propugnando varie ricette per farvi fronte in primis la repressione per riportare alla “legalità” questo “inaccettabile attacco “ alla proprietà privata, per “punire questi atti vandalici che se pur segnale di un malessere non sono giustificabili”. I progressisti borghesi partono da questa base di analisi aggiungendo che però la repressione non basta ma che la società dovrebbe essere più vicina ai giovani a partire dalle istituzioni scolastiche nei quartieri agli psicologi che dovrebbero fornire consulenza alle famiglie, si propugnano piuttosto punizioni per i genitori che non sanno educare i figli. L’altra faccia della medaglia insomma da un lato la repressione classica con manganello e arresti dall’altra si prospetta l’investimento sulle istituzioni che inculcano il punto di vista, il modello di vita e la non alternativa alla società borghese depurata utopicamente dai suoi “difetti” o distorsioni”, in poche parole il riformismo fa la sua parte nella difesa e rigenerazione di questa società che è in realtà è causa di tutto ciò.
Il secondo punto che accomuna le rivolte urbane nelle metropoli imperialiste è anche la proporzionalità inversa tra intensità e durata di esse, tanto intense sono le rivolte quanto breve è la loro durata, in poche settimane o al massimo un paio di mesi mettono in seria difficoltà la borghesia imperialista che come in Francia nel 2008 ha dichiarato il coprifuoco nel centro di Parigi e oggi a Londra ha chiamato migliaia di poliziotti militarizzando la capitale, per poi spegnersi da sole e non ,dato molto importante, per l’efficacia dell’azione repressiva. Infatti a seguito delle violenze poliziesche e dei primi arresti e intimidazioni le rivolte in un primo momento crescono e si intensificano. Perché avviene questo?
È utile richiamare gli insegnamenti storici del Black Panter Party e la sua attività negli U.S.A. a cavallo tra i 60 e i 70.
In un paese simile al nostro per composizione sociale nei quartieri proletari e operai e per la natura imperialista del suo stato la presenza permanente di un partito rivoluzionario o comunque di rivoluzionari parte integrante del popolo e in particolare dei giovani di quei quartieri, ha fatto si che in un certo senso la rivolta contro lo stato fosse “permanente” che iniziasse a delinearsi come contropotere in costruzione nel tempo, rigenerando e occupando continuamente la ribellione e le energie giovanili in militanza costruttiva con il fine non solo di “riprendersi tutto” cosa sacrosanta e giusta come abbiamo visto a Londra, ma in un certo senso un passaggio obbligato in una prima fase di spontaneità ma che in seguito non basta e bisogna andare oltre.
Il punto centrale di questa analisi che stiamo provando ad intraprendere è il ruolo centrale delle masse e soprattutto delle dinamiche di interazione tra masse e rivoluzionari.
Partendo da noi stessi e dalla nostra attività in senso autocritico ci stiamo interrogando su come la nostra attività politica metta in primo luogo le masse giovanili ed il loro ruolo come soggetto rivoluzionario. Pensiamo al ruolo delle masse giovanili e studentesche che hanno “scavalcato” molti gruppi pseudo rivoluzionari che avrebbero voluto un 14 Dicembre farsa e normalizzato, l’ennesima rappresentazione di lotta di classe e scontro masse-stato per lasciare a fine giornata posto alla normalizzazione. D’altro canto non organizzandosi, e come organizzazione intendiamo innanzitutto riflettendo, facendo un bilancio e ripartire, al 14 dicembre è seguito il riflusso.
Tornando a Londra cosa può servirci questa rivolta così come le precedenti in Francia e Usa per la nostra azione militante quotidiana?
Crediamo che anche nel nostro paese il processo rivoluzionario si svilupperà nei luoghi dove le contraddizioni sono più profonde, in periferia, intesa sia geograficamente al Sud Italia sia in maniere trasversale nelle periferie delle metropoli del nostro paese.
Per questo è prioritario che i giovani rivoluzionari intraprendano un lavoro nei quartieri proletari e popolari fondendosi con essi diventando pesci che nuotano nel mare delle masse, questo lavoro deve coniugarsi necessariamente con quello che già facciamo con più naturalezza in scuole e facoltà perché tutta la gioventù del nostro paese, intellettuale e proletaria dovrà essere alla testa e agire simultaneamente nel processo rivoluzionario.
Tornando alla prima parte del discorso secondo noi ciò che unisce lotta degli studenti, la battaglia No Tav e sui posti di lavoro e nei quartieri popolari sta nel fare questo salto di qualità teorico-politico-organizzativo necessità da cui nessuno è esente, ripartendo dagli episodi di lotta più avanzati dello scorso anno politico, prendendoli ad esempio e spingendo ancora più avanti il nostro grado di comprensione con ricadute positive sull’esperienza della nostra azione militante rivoluzionaria.

VERSO IL MEETING INTERNAZIONALISTA DI PARIGI DEL 15 OTTOBRE. SULLE RIVOLTE ARABE

dal cile ..violenta repressione degli studenti e comunicato degli studenti maoisti


SANTIAGO DE CHILE, 7 (ANSA) Margarita Bastias-
El gobierno de Sebastián Piñera respondió con una fuerte represión policial a la masiva manifestación pacífica estudiantil que ignoró el trazado callejero permitido por la autoridad metropolitana.
Tras el fracaso de la mesa de diálogo con el Gobierno, que rechazó el miércoles la demanda de enseñanza gratuita, universitarios, secundarios y profesores se convocaron en la Plaza Italia para ratificar la lucha que mantienen desde hace cinco meses y que los tiene a punto de perder el año escolar.
Fuerzas especiales de carabineros, con carros hídricos, abundante gas lacrimógeno y policía montada dispersaron a los manifestantes que se congregaron pacíficamente en Plaza Italia para avanzar por la prohibida Alameda Bernardo O'Higgins.
Carabineros por altoparlantes instó a retirarse por no estar autorizado este punto de concentración. Al ver que nadie se movía, actuó con todo el material represor, mientras un grupo de encapuchados se les enfrentó a piedras y barricadas.
Durante dos horas se vivió un aire irrespirable y la locomoción colectiva y privada debió ser desviada.
La intendenta metropolitana, Cecilia Pérez, informó de "28 personas detenidas, en su mayoría menores, dos carabineros lesionados y seis civiles lesionados", y acusó a los dirigentes de ser responsables de los incidentes.
"Los desmanes, un saqueo y las lamentables imágenes que todos los chilenos han sido testigos, obedecen sólo a la irresponsabilidad de aquellos líderes que convocaron a una marcha a sabiendas que ese lugar no estaba autorizado", afirmó. "Nuevamente delincuentes encapuchados sembrando temor en la población, nuevamente liderazgos irresponsables haciendo llamados a estar sobre la ley", agregó.
Los voceros de la Confederación de Estudiantes de Chile (Confech), Giorgio Jackson y Camila Vallejo, denunciaron el exceso de violencia policial. "Es muy irresponsable reprimir sin provocación alguna. El gobierno debe asumir", escribió Vallejo en su Twitter mientras Jackson acotó que "¡¡¡se llevan detenidos y reprimen a estudiantes que bailan en la vereda. Esto es impresentable!!".
Vallejo anotó que "el gobierno es el culpable por negarse a TODO, pedimos permiso para marchar y no lo dan, pedimos educación gratuita y tampoco. Qué pretenden".
El ministro de Educación, Felipe Bulnes, reiteró la posición del Ejecutivo y lamentó que los estudiantes hayan decretado "quebrada la mesa de diálogo" dando un "portazo" a la instancia.
Sin embargo, dijo, el gobierno seguirá disponible al diálogo y continuará trabajando a través del comité de expertos que se conformará la próxima semana, donde se estudiará el sistema de becas y créditos. Los temas educacionales serán discutidos en el Congreso, en el marco del debate presupuestario, indicó.
En cuanto a la gratuidad, Bulnes sostuvo que "no tiene sentido que los pobres terminen subsidiando a los más ricos".
Vallejo replicó con un "no nos dejemos engañar, el gobierno intenta desvirtuar nuestra demanda de la gratuidad!!".
"Nosotros se lo señalamos en la reunión y se lo volvemos a señalar al ministro de Educación. Tampoco queremos que los más pobres financien a los más ricos, sino que los más ricos financien a los más pobres y a los sectores medios", apuntó. La dirigente de la Confech indicó que lo ofrecido por el gobierno no es más "que discutir en base al GANE", el cual consagra la "hegemonía de mercado en la educación", donde el Estado en definitiva termina subsidiando a la banca privada.
La gratuidad -precisó- se logra a través de una reforma tributaria, sobre la cual el gobierno tiene una "actitud obtusa" donde se sigue insistiendo en "financiar al sector privado".
"Fue el gobierno -acusó la joven- el que dio un "portazo" a los actores sociales que han mostrado en todo momento "disposición al diálogo", enfrentando dificultades y "provocaciones", entre ellas "la ley Hinzpeter (que sanciona las tomas violentas), la no entrega de becas, un intento de división del movimiento y la tergiversación de sus objetivos".



comunicado estudiantes maoistas

Como frente estudiantil revolucionario y en base a la ideología del proletariado, y en base a los últimos hechos acontecidos en nuestra región en donde 4 estudiantes del liceo industrial A-27 fueron injustamente expulsados del establecimiento declaramos lo siguiente:
Rechazamos y repudiamos la expulsión de los cuatro compañeros, la cual es una medida fascista que atenta contra la justa lucha estudiantil que se ha manifestado a lo largo del país donde los estudiantes exigen educación Gratuita democrática y popular y luchan frontalmente contra el viejo Estado y las clases explotadoras, burgueses y terratenientes. Esta medida tomada por la dirección del establecimiento representada por Juan Carlos Duran García y la corporación SEPADE, dueños del liceo, y gran parte de los profesores, atenta contra la libertad de expresión dentro este y apunta a desmovilizar a los estudiantes, viendo en los compañeros una amenaza en contra de sus intereses de perpetuar el negociado en la educación al igual que las malas condiciones del liceo, una educación al servicio de los explotadores, viendo en los hijos del pueblo mano de obra barata para engordar sus billeteras, medida que va de la mano con la nueva ley fascista del viejo estado y su gobierno de turno que busca criminalizar la protesta popular, las tomas y toda acción de las masas que busquen reivindicar sus justas demandas. Además de educación gratuita los compañeros también exigían cuestiones mínimas como la reintegración de todos los alumnos con plan especial a quienes se les prohibió el acceso al liceo por orden de dirección, calefacción en todas las salas, mas materiales para cada especialidad y acceso a todas las maquinarias de trabajo, justas demandas que apuntan a mejorar la condición de los estudiantes de todos los alumnos del liceo. Es deber de todos los sectores democráticos y de los estudiantes rechazar esta medida que solo busca criminalizar la lucha estudiantil, amedrentar y perseguir a quienes se alzan en la lucha, con procesos judiciales y persecución policial, y exigir la reintegración inmediata de los compañeros.
Como maoístas y parte del F.E.R. rechazamos también la actitud de la URC, con profesores que aceptan esta medida sin mayor cuestionamiento, lo que reafirma que son falsos maoístas ya que no se fundan en la lucha de masas y en la defensa de los intereses de los sectores oprimidos de la sociedad, tomando una posición reaccionaria que privilegia el interés y seguridad personal por sobre la lucha de clases.
Hacemos el llamado a todos los sectores democráticos de los profesores, y principalmente a los estudiantes a rechazar esta medida y exigir la reintegración inmediata de los compañeros.


¡Basta de represión y amedrentamientos a los estudiantes que luchan!
¡Basta de autoritarismo por parte del director y sus cómplices!
¡Reintegración de los compañeros expulsados de forma inmediata!


F.E.R.
Frente estudiantil Revolucionario
Por la senda del marxismo-leninismo-maoísmo

venerdì 7 ottobre 2011

7 ottobre-riflessioni post corteo IL PASSO E' GIUSTO, TIENIAMOLO!

Già da ieri in città si sentiva l'allarme di un corteo studentesco selvaggio come quelli dello scorso autunno. Gli automobilisti, i commercianti e la cittadinanza in generale sono ormai coscienti che quando gli studenti scendono in piazza non scherzano più come prima perchè il clima politico è cambiato; le manifestazioni non sono più ridotte a passeggiate per il centro ma sono veri e propri momenti di lotta.
Questa mattina a Palermo migliaia di studenti medi tra le strade del centro hanno fatto sentire nuovamente la loro rabbia, la loro voglia di ribellarsi contro uno stato che gioca col loro futuro non garantendo nulla di migliore al precariato e alla disoccupazione.
Presenti anche delegazioni di lavoratori e studenti universitari organizzati in collettivi che hanno dato il loro appoggio al corteo degli studenti medi.
Malgrado gli allarmismi, il corteo essendo il primo aveva obiettivi ben differenti dai cortei non autorizzati dello scorso autunno ma non è mancata comunque la radicalità diffusa tra gli studenti medi giovanissimi attirati non dal carro sound system bensì dalla voglia di ribellarsi e lo dimostra il fatto che molti studenti organizzati in collettivi che costituiscono la "rete dei collettivi studenteschi" essendo molto distanti dal carro in testa al corteo hanno lanciato slogan molto significativi come:
"fuori la digos dal corteo" - "ci vogliono servi, ci avranno ribelli" - "la lotta è dura e non ci fa paura" - "siamo tutti antifascisti" "occupiamo tutto e subito" e molti altri ancora.
Gli stessi studenti della rete dei collettivi studenteschi poi quando il carro sound system si è fermato davanti il comune di Palermo, hanno proseguito il percorso verso la Stazione centrale dividendo in due blocchi il corteo per denunciare le vergognose condizioni dei trasporti pubblici.
Davanti il comune nel frattempo, gli studenti e studentesse facenti capo a "studenti medi palermo" si sono avvicinati al portone d'ingresso aspettando altri studenti e studentesse loro compagni che si erano poco prima intrufolati al comune per esporre uno striscione da una balconata, che dopo un poco è stato ritirato con la forza dai vigili urbani servi del sindaco Cammarata. Non mancavano certamente i servi in divisa in assetto antisommossa anche sotto il palazzo che sono stati accolti con fischi e slogan contro la polizia e contro il sindaco.

Sicuramente possiamo dire che questo corteo ha dimostrato che ci sono buone premesse per far del nuovo autunno una stagione di lotta veramente radicale continuando quelle pratiche già usate lo scorso autunno di conflittualità e voglia di fare. Speriamo anche che gli studenti giovanissimi che si autorganizzano manterranno la loro autonomia e sapranno sempre capire chi sono gli avvoltoi che dopo oggi proveranno sicuramente a mettergli un cappello sulla testa.
A questi studenti e con questi studenti diciamo

NO AI PARTITI ISTITUZIONALI DELLA FALSA SINISTRA!
NO AI SINDACATI DI REGIME CGIL-CISL-UIL!
NO AI POMPIERI, NOI SIAMO LA MICCIA CHE ACCENDE LA PRATERIA, CHE IL FUOCO DIVAMPI!
SI ALL'AUTORGANIZZAZIONE!

lunedì 3 ottobre 2011

VERSO IL MEETING INTERNAZIONALISTA DI PARIGI DEL 15 OTTOBRE. intervista a Ilham Elhasnouni compagna marocchina arrestata e poi liberata


RF: Ilham, qual è il motivo per cui sei stata messa in prigione?

Il mio arresto è dovuto agli eventi del 14 e 15 maggio 2008 che rappresenta la rivolta che ha portato il movimento studentesco sulla scena della lotta di classe in Marocco. Allora, gli studenti avevano posto alcune delle loro richieste giuste e legittime. Il rifiuto di una disposizione che autorizzava l'espulsione dei militanti dell'Unione Nazionale degli Studenti del Marocco, e in particolare i membri della Via Democratica di Base era in prima linea in queste rivendicazioni.
Dal momento che il regime aveva usato tutte le sue carte, tra cui arresti politici e la repressione fisica diretta per reprimere la lotta del movimento studentesco, ha poi utilizzato il nuovo metodo di espulsione.
In c! onseguenza gli studenti hanno condotto varie battaglie che hanno raggiungo il punto culminante nella rivolta del 14 e 15 maggio. La rivolta ha visto arresti in massa tra i militanti e gli studenti, tra i quali il regime ne avrebbe mantenuto undici, un gruppo che è poi stato conosciuto come il "gruppo Zahra'Bodkour", dal nome di un compagno fermato durante questi eventi.
Dieci compagni hanno scontato pene di 2-3 anni di prigione, mentre il compagno Morad Elchuini rimane in carcere dove sta scontando una condanna di quattro anni.
Inoltre, molti mandati di arresto sono stati emessi contro i militanti che avevano partecipato alla rivolta, io ero una di questi, e il 12 Ottobre 2010, sono stata arrestata nella casa della mia famiglia.

RF: Come ti hanno trattata, sei stata torturata o insultata?

Con i suoi attacchi ripetuti contro i militanti, il regime mira a spezzare la loro volontà e la loro determinazione con i suoi metodi repressivi compreso l'uso della violenza verbale, insulti, umiliazioni, abusi fisici e bastonate. I cinque giorni al commissariato di polizia sono passati come se fossi in un altro mondo, un mondo pieno di criminali e assassini che hanno perso il loro senso di umanità. Sono stata trattata come se fossi per loro un bersaglio facile attraverso il quale mostrare la loro brutalità, il loro sadismo e tutte le loro malattie psicopatiche.
Tuttavia, i nostri principi e le nostre convinzioni restano la nostra arma migliore nello scontro, ci rafforzano e ci fanno coraggiosi davanti ai nostri carnefici che trovano i nostri sguardi così dolorosi come se fossero pallottole bruciati che fanno male, spingendoli a scatenare il pestaggio e l'aggre! ssione come un'interpretazione della loro rabbia, una rabbia che intendo come risposta alle parole che continuiamo a dire, parole che rispecchiano il nostro impegno nella linea di massa, la linea del nostro popolo impoverito.


RF: Qual è stata l'importanza della lotta del tuo popolo e della solidarietà internazionale per la vostra libertà?

I regimi reazionari tentano sempre di dissimulare gli arresti politici. Ecco perché cercano di fabbricare facili accuse contro gli attivisti. Tuttavia, ciò che fa la differenza è quando le masse si aggrappano ai loro militanti, costringendo i regimi a riconoscere il vero contesto di questi arresti.
La lotta del popolo marocchino e tutti i movimenti e le organizza! zioni internazionali che mi hanno sostenuta quando era in carcere è stata estremamente importante, e ha avuto una forte eco nel mostrare pubblicamente il mio caso e quello di tutti i prigionieri politici. Ha anche avuto un peso importante nella sfera politica, mentre il regime pensava di fare di Ilham una criminale comune, il popolo marocchino rifiutò e disse: "Questa è la nostra figlia, tutto ciò che voleva era una educazione democratica, laica, popolare e unitaria". Pertanto, tutti i movimenti e le organizzazioni internazionali hanno espresso il loro sostegno al nostro popolo, qualcosa per cui io saluto tutti profondamente, perché hanno coraggiosamente approcciato la nostra causa, e hanno combattuto per essa.


RF: Parlaci del tuo obiettivo, il vero socialismo e la lotta per realizzarlo in Marocco.

La linea politica cui aderisco è il marxismo-leninismo-maoismo e quindi il mio obiettivo è quello di costruire la nuova democrazia e portare a compimento i compiti democratici nazionali popolari attraverso la strategia della guerra popolare di lunga durata. Questo ci richiede, come attivisti, di essere presenti tra le masse per organizzarle, mobilitarle e educarle per raggiungere l'aumento quantitativo delle loro file, soprattutto mentre sono testimoni diun'ondata di proteste di massa in cui la loro coscienza si è mescolata con il grande ruolo svolto dal Movimento del 20 febbraio, un movimento che contribuisce a preparare le masse a protestare e ad unirsi.

da 'Red Flag' - GIORNALE dell'MLPD (partito marxista-leninista della Germania)

giovedì 29 settembre 2011

Contro il rettore sceriffo Lagalla, sgomberi e repressione, Ribellarsi è giusto!

Lungi dalla retorica circa la vicinanza e il servizio per i cittadini, le istituzioni si dimostrano ancora una volta per quello che sono: strumenti contro i lavoratori, i giovani e gli studenti.
Dopo quasi 3 decenni di abbandono dell’ Ex Consorzio Agrario e trasformazione illegale di esso in discarica abusiva da parte delle istituzioni universitarie, giovani studenti medi e universitari decidono di occuparlo con il progetto di crearvi uno
studentato autogestito dagli studenti stessi.
Nell’intenzione degli occupanti tale progetto era finalizzato a dare delle risposte immediate agli studenti. Ormai lo stato
dell’istruzione italiana è davanti gli occhi di tutti, riforma dopo riforma il cosiddetto “diritto allo studio” è diventato una
chimera: da un lato studiare diventa un vero e proprio privilegio tra aumenti di rette universitarie, l’invenzione dei test di accesso alla modica cifra di 50 euro cadauno, dall’altro i servizi verso gli
studenti diminuiscono progressivamente anno dopo anno sia
quantitativamente che qualitativamente: meno mense, meno alloggi, servizi appaltati a ditte esterne private con aumento dei costi sempre a carico di
studenti e studentesse.

A fronte di questa situazione catastrofica il primo pensiero del Rettore dell’Università di Palermo e prossimo probabile candidato a sindaco nelle fila del PDL Roberto Lagalla è quello di sguinzagliare contro i propri studenti i sempre più odiati celerini e servi della digos per lo sgombero dello stabile lo scorso agosto.
Quest’operazione puzza di campagna elettorale, sotto la retorica della “legalità” si vuole lanciare un segnale alle lobby della città che sotto
l’eventuale mandato a sindaco dell’attuale rettore sarà governata la città
all’insegna dell’ordine e della disciplina, il decoro come lo chiamano loro sarà
garantito. Quale legalità e quale decoro? Quello della classe dirigente cittadina affarista e mafiosa legata a doppio filo con il governo Berlusconi.

Per questa mossa repressiva e fascista e secondariamente per la carica istituzionale che necessita di
imparzialità politica non più garantita dopo aver espresso apertamente i progetti futuri riguardanti la
propria carriera politica, il rettore deve dimettersi come già giustamente richiesto dagli studenti di vari
collettivi universitari.

Esprimiamo la massima solidarietà ai compagni di Anomalia che lottano contro lo sgombero in particolare ai 20 studenti e studentesse che hanno passato la terza notte sul tetto dello stabile in segno di protesta senza cedere neanche davanti alle intimidazioni da parte della questura che ha inviato ai suddetti studenti un’ingiunzione a presentarsi in questura per la
notifica di disparate denuncie con
l’evidente intenzione di costringerli a scendere dal tetto.
Con mosse del genere si palesa quanto il “re è nudo”, di fronte a proteste simboliche ma incisive non riuscendo con la forza si prova con l’intimidazione.

Dal G8 di Genova del 2001 la borghesia imperialista italiana ricorre sistematicamente all’uso dello stato di polizia per “risolvere” i “problemi” rappresentati dai soggetti sociali che lottano contro l’attacco frontale e sfrenato ai diritti conquistati prima dalla resistenza partigiana e in seguito dal grande ciclo di lotte degli anni ’60 e ’70. Questo processo a tappe forzate sta portando alla costruzione di un regime di moderno fascismo.

Contro tutto ciò non basta la denuncia ma occorre organizzarsi e controattaccare per respingere ogni tentativo di strapparci quei pochi diritti rimasti e riprenderci tutto, in tal senso la frammentazione sul fronte della repressione da parte del
movimento in primis e delle lotte è un danno verso chi è colpito dalla repressione e chi lotta in particolare lo è verso i proletari e il popolo che subiscono queste politiche in generale. A nostro avviso non è sufficiente lottare contro episodi repressivi quando questi avvengono neanche in un logica di politica difensiva, invece è necessario costruire un organismo permanente a livello nazionale di lotta e coordinamento contro la repressione tra le forze rivoluzionarie e i soggetti colpiti da essa per rispondere con più forza ed efficacia e limitarne i danni. Così come a livello locale ribadiamo la necessità di un coordinamento contro la repressione.

Via il “magnifico” sceriffo Lagalla!

Contro la repressione rispondere colpo su colpo!

Contro lo stato di polizia e il moderno fascismo che avanza, lotta di classe e organizzazione!