mercoledì 15 dicembre 2010
Comunicato di proletari comunisti sulla grande mobilitazione del 14 Dicembre
proletari comunisti -PCm Italia14 dicembre 2010
venerdì 10 dicembre 2010
Avanza la lotta degli studenti inglesi!
Ieri più di 20.000 studenti britannici hanno manifestato nella capitale londinese contro il governo dei padroni Cameroon che tra i vari provvedimenti antipopolari e antiproletari ha triplicato la quota delle rette universitarie fino a 9.000 sterline (oltre 10.000 €).Ciò significa che i neolaureati, ammesso e non concesso che trovino un lavoro, dovranno versare per diversi anni il 10% del loro stipendio per ripagare i debiti contratti per studiare…
Questa è la quinta manifestazione che in un mese ha scosso il paese, che non vedeva una tale mobilitazione studentesca da decenni.

Non sono bastati i divieti e le barriere metalliche erette intorno alla piazza del parlamento a difesa dei parassiti che dibattevano l’approvazione di tale scempio.
Gli studenti hanno travolto tutto: “gabbie metalliche”, sbirri armati di manganelli (più di 1.000), si sono fatti beffa della statua di Winston Churchill imbrattandola, hanno fatto irruzione nel Ministero del Tesoro eludendo e travolgendo nuovamente i controlli.
Ciliegina sulla torta l’assalto alla rolls royce con a bordo il Principe Carlo e la consorte Camilla che stavano recandosi a teatro per una serata di gala.
Bilancio della giornata di lotta è di 4 servi in divisa gravemente feriti, un numero imprecisato di manifestanti feriti e 7 arresti.

Il primo ministro inglese ha dichiarato che “sui colpevoli cadrà l’enorme perso delle leggi di questo paese”. I due volti della reazione della classe dominante alla ribellione travolgente: il volto di terrore impresso su Camilla e la promessa di ritorsione a chi combatte per un diritto fondamentale come quello allo studio.
Questo è il nocciolo della questione, in Gran Bretagna così come nel resto del mondo, i padroni e i governanti vivono nel lusso più sfrenato, da veri e propri parassiti sulle spalle dei lavoratori e del popolo. Per uscire da una crisi che loro stessi hanno creato varano di misure di austerity ovviamente rivolte verso gli stessi lavoratori, giovani e donne per continuare a permettere all’infima maggioranza di vivere nel lusso a spese dell’enorme maggioranza.
Questo è il significato delle misure di austerity varate da tutti i governi europei, americano e cosi via che prendono il nome di riforma Gelmini, taglio delle pensioni, attacco al diritto di sciopero, guerre di aggressione imperialista in Irak, Afghanistan, Libano ecc..
Gli studenti inglesi, così come quelli italiani e ancor prima i giovani ribelli in Francia, Grecia e molti altri paesi hanno detto un chiaro no a tutto questo.
Un “no” è stato scritto a caratteri cubitali con vernice rossa sul prato antistante il parlamento inglese.
Cresce sempre più la coscienza che il capitale insieme a tutti i suoi governi sia di destra che di “sinistra” è un sistema marcio, non può essere cambiato o migliorato ma distrutto e gettarlo per sempre insieme allo sfruttamento e morte da esso provocato, nella pattumiera della storia.Viva la rivolta degli studenti inglesi
Viva la rivolta degli studenti italiani
Viva la rivolta dei giovani proletari e ribelli greci
Viva la rivolta dei giovani proletari ribelli europei
Contro i governi della borghesia, ribellarsi è giusto!
giovedì 9 dicembre 2010
DALL'ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI PALERMO OCCUPATA
NO ALLE UNIVERSITA' AZIENDE
NO AI MECENATI PRIVATI NELLE ACCADEMIE
NO ALLA RIFORMA GELMINI, IMPOSIZIONE DALL'ALTO DI UN MODELLO SOCIALE MODERNO-FASCISTA
VERSO IL 14 DICEMBRE ... LA LOTTA CONTINUA!
mercoledì 8 dicembre 2010
O ritirate la riforma o blocchiamo tutto!


Dopo il blocco delle città e dei loro punti strategici, l’occupazione simbolica di monumenti da nord a sud, ieri il movimento studentesco ha colpito ancora!
In tutte le città il movimento tiene e avanza, i fatti di ieri:
contestazioni alla Scala di Milano,
a Firenze corteo e occupazione di facoltà
a Bari occupata Lettere
a Roma alcuni studenti hanno fatto un blitz alla Fondazione Roma, nei pressi di via del Corso, con il bilancio di una vetrata rotta dopo uno scontro con i vigilantes dell'edificio, uno studente ferito e 12 fermati e poi denunciati.
A Torino occupati i binari della stazione Porta Nuova e l’ingresso della metropolitana
A Bergamo colpita simbolicamente l’abitazione della Gelmini facendo trovare del letame davanti al cancello, gli studenti hanno dichiarato:
"La città di Bergamo ospita nella sua roccaforte alta il ministro più amato da tutti gli studenti d'Italia. Abbiamo violato questa roccaforte e scaricato davanti a casa Gelmini la 'naturale' reazione alla sua riforma".
Gli scontri in Piazza la Scala di Milano non hanno avuto eco minore, 300 studenti sono arrivati nel pomeriggio unendosi ai lavoratori ed immigrati che protestavano contro i tagli alla cultura e alle politiche del governo in generale. Gli studenti hanno iniziato a scandire slogan contro il governo e la riforma, slogan che sicuramente davano fastidio ai borghesi, ai vip e ai politici che stavano per giungere ad assistere alla prima del teatro. Per la classe dominante è inaccettabile un simile affronto e allora scatta la “difesa dell’ordine pubblico”. I carabinieri e i poliziotti fanno partire una carica per disperdere gli studenti come è solito loro, a freddo, stavolta però gli è andata maluccio, gli studenti hanno rallentato la carica con petardi, fumogeni, bombe carta e quant’altro.
Il bilancio 12 sbirri (10 carabinieri e 2 poliziotti contusi 2 dei quali medicati sul posto).
Il sit-in si è sciolto alle 19:00.
Ancora una volta la finta opposizione, dai finiani all’italia dei valori e al pd si è smascherata dimostrandosi contraria alle ragioni degli studenti.
Infatti sono arrivate subito le dichiarazioni di solidarietà bipartisan sia nei confronti della Gelmini per la goliardata attuata davanti la sua abitazione sia ai prodi servi in divisa che hanno ricevuto la giusta risposta che si meritavano a Milano.
Questa è un’ulteriore conferma che quando il movimento studentesco avanza è autonomo e indipendente da partiti e sindacati istituzionali. Ma autonomia da essi significa anche autonomia dalle idee che rappresentano ovvero quelle della classe dominante. Ciò si è visto in questi giorni mettendo in pratica la radicalità delle mobilitazioni e la creatività della scelta e di come colpire gli obiettivi, nonché la giustezza nell’individuarli.
Adesso si va avanti almeno fino al 14 per dare la spallata definitiva al governo Berlusconi!
Ma come abbiamo gridato ad Epifani contestandolo il 16 ottobre, ciò che ci vuole è lo sciopero generale!
Studenti e operai uniti nella lotta contro padroni e governo!
Riportiamo il comunicato dei compagni di Milano relativo ai fatti di ieri:
Scontri alla Scala: è il solito Stato di polizia.
Dalla cavalcata delle Walkirie a quelle di carabinieri e polizia.
Ieri in piazza della Scala abbiamo assistito alla solita, unica risposta di questo governo, di questo Stato: alla richiesta di diritti la soluzione è la repressione.
Periodo caldo, a dispetto delle temperature rigide e giornate innevate e piovose, questo per Milano. Sembra quasi di essere tornati agli anni settanta.
Tra Aler e Comune che “concedono” sedi pubbliche a gruppi neofascisti; teppisti in divisa scatenati nella caccia a studenti e lavoratori, che perdono il lavoro e il diritto al futuro; guerra agli immigrati, da via Imbonati fino a sconfinare a Brembate; in questa drammatica situazione la ricca borghesia e una classe politica corrotta, vuole divertirsi e godersi lo spettacolo della prima della Scala. Qualche giornale stamani titola che gli studenti se l’erano preparata bene, fumogeni e petardi, mentre glissavano sul fatto che Piazza della Scala e tutte le vie attorno erano state militarizzate stile Genova 2001 (450, ma forse molti di più, tra poliziotti e carabinieri in tenuta antisommossa, che nervosamente agitavano i manganelli, avevano sguardi da invasati tanto che qualcuno diceva “ma sono drogati”). Un numero esagerato di digossini, 40/50?, infiltrati in tutta la piazza che “scrutavano”-“ascoltavano”, per “prevenire” chissà quale sommossa popolare. Nessun giornalista ha “notato” la manovra orchestrata dalla questura che intorno alle 15.30 ha spezzato in due il fronte degli studenti, con in mezzo i lavoratori dello spettacolo proveniente da tutto il Paese, al di là delle contraddizioni interne, per impedire che vi fosse un fronte di protesta unitario e visibile, “non si può disturbare il divertimento delle signore in pelliccia”. Così come i cronisti non “notavano” l’indaffarato va e vieni della digos, da una parte all’altra della piazza, per impedire che i lavoratori e gli immigrati di via Imbonati, accorressero in supporto degli studenti, caricati vigliaccamente davanti e alle spalle.
Altro particolare “sfuggito” alle cronache dei media erano le parole di una rappresentante del Comitato Immigrati, che dall’alto di una copia in miniatura della Torre Imbonati, ricordava, tra le lacrime, la deportazione ed espulsione del marocchino sceso dalla Torre. Ma che, asciugandosi le lacrime, gridava che la lotta non era finita e che tutto questo non era frutto di leggi razziste, ma l’agire di un governo di fascisti, e che alla richiesta di parlare con il Presidente Napolitano non avevano ricevuto risposta alcuna.
Dopo le due/tre cariche la situazione è tornata “tranquilla”, ma con una strisciante tensione che si percepiva a pelle. Due le questioni rimaste in sospeso: studenti che volevano continuare a farsi sentire e il deflusso degli immigrati che giustamente diffidavano delle cosiddette forze dell’ordine, visto il trattamento subito dagli immigrati in lotta. Si è così improvvisato un corteo per condurre tutti alla metro.
In questo frangente si è innalzata di nuovo la tensione, con polizia e carabinieri che chiudevano in un imbuto i circa 200 manifestanti e ostruendo la strada verso la metro con i blindati. Una ventina diminuti di spettacolo quasi surreale che comunque non ha intimidito i presenti. Il tutto si è concluso con piccoli tafferugli con gli studenti che, giustamente, volevano portare la protesta alla vicinaFiera degli Oh Bej Oh Bej, dove qualcuno è arrivato. Dopo di che è calato il “sipario”
6 DICEMBRE 2008- 6 DICEMBRE 2010. VOGLIAMO VENDETTA!


domenica 5 dicembre 2010
E' APPENA L'INIZIO...

Nelle ultime settimane gli studenti sono tornati nuovamente in campo:
si sono ripresi le strade, le piazze, i binari, le autostrade, le scuole e le università.
Come un fulmine a ciel sereno, la protesta in minor tempo rispetto alla precedente ondata del 2008 ha travolto tutto, fino ad arrivare alle porte del parlamento, assediandolo.
I governanti e i politici che giocano con il nostro futuro per il profitto della classe che rappresentano, si sono giustamente sentiti sotto assedio e gridando alla “violazione dei santuari della democrazia” sono ricorsi al “monopolio della violenza” che detengono, la repressione tramite la sbirraglia.
In queste settimane centinaia di migliaia di studenti hanno visto con i loro occhi lo stato in azione contro chi protesta per difendere diritti fondamentali come quello allo studio.
Ma ha ancora senso parlare di “diritto allo studio”?
Anche se la riforma non fosse approvata già le rette universitarie escludono per censo i figli dei proletari e delle masse popolari, in questi anni c’è stato un progressivo aumento delle rette.
A tutto ciò si è aggiunto l’altrettanto progressivo aumento dei corsi di laurea a numero chiuso fino ad arrivare all’inizio di questo anno accademico dove ormai la totalità dei corsi ha uno sbarramento numerico. Anche i servizi come le mense, ad esempio, sono affidate a ditte esterne appaltatrici con il conseguente lievitamento dei costi per lo studente.
Ciò da un lato nega a molti studenti di poter accedere liberamente ai corsi per cui vorrebbero studiare, dall’altro solo i figli della borghesia possono permettersi di pagare corsi di preparazione privati pre-test alcuni dei quali addirittura durano un intero anno e costano migliaia di euro!
Oltre la selezione di classe appena descritta anche l’istruzione che viene impartita è di classe, ovvero al servizio della classe dominante.
L’istruzione dalle scuole alle università ormai ha un’impostazione nozionistica che non sviluppa la capacità di ragionamento dello studente in senso critico ma serve per sfornare la futura classe dirigente al servizio di questo sistema, alcuni argomenti scomodi vengono tagliati dai programmi, il revisionismo storico è imperante ed è difeso ideologicamente non solo da destra ma anche da “sinistra”, vedi l’ormai annoso falso storico bipartisan delle foibe solo per citare il più noto.
In queste settimane l’autorganizzazione dal basso degli studenti ha spaventato oggettivamente la classe dominante ed i suoi rappresentanti. Partendo dall’alto la Marcegaglia a nome della Confindustria ha detto più volte che al di là della crisi di governo questa riforma va fatta, già questo è indicativo di quanto questa riforma sia al servizio dei padroni e delle imprese.
Il governo è ricorso da un lato al manganello e dall’altro alla propaganda di regime ( ridicola la Gelmini su youtube che parla di “protesta di pochi e strumentalizzati dai centri sociali e dalla sinistra”), la finta opposizione che ogni qual volta che ci sono movimenti d’opposizione sociale cerca di metterci il cappello per i propri fini elettoralistici ( vedi Bersani e Vendola sui tetti insieme ai ricercatori).
Nonostante tutto ciò ancora il movimento studentesco prosegue la sua corsa da solo, senza partiti e sindacati di palazzo, e nonostante le violente aggressioni poliziesche a Milano, Firenze, Bologna, Roma e Napoli ( in particolare al San Carlo), continua selvaggiamente a invadere strade e palazzi simbolo del potere e del paese ( i monumenti artistici dal Colosseo alla Torre di Pisa).
Le prime vittorie in seguito alle grandi mobilitazioni radicali sono state il ritardo della approvazione alla camera, e dopo la sua approvazione e la continuazione delle mobilitazioni, la posticipazione della discussione al senato a dopo il 14, giorno della fiducia al governo.
Adesso è necessario il passo in avanti.
La storia (anche recente come in Grecia) insegna che i movimenti giovanili e studenteschi sono quel valore aggiunto che permettono ai grandi movimenti sociali di far cadere i governi come minimo, ma anche di fare le rivoluzioni.
È necessario che il movimento studentesco prosegua per questa via e si unisca ai lavoratori in lotta, dagli operai fiat, ai disoccupati e così via.
Solo gli operai e gli studenti uniti nella lotta possono dare la spallata definitiva a questo governo marcio e corrotto e proseguire senza farsi irreggimentare dalla “sinistra” istituzionale dei Bersani-Vendola-Di Pietro per non parlare di Fini che si riscopre Berlusconiano dopo tanti governi al fianco del puttaniere pedofilo. Una volta giunti al potere, questi signori farebbero le stesse politiche antiproletarie e antipopolari, già li abbiamo visti all’opera diverse volte.
Adesso basta!
Che il 14 sia una grande giornata di lotta radicale, fuori dalle (loro) regole con blocchi selvaggi e attacchi ai palazzi del potere!
Che dopo il 14 si lanci lo sciopero politico generale contro i padroni responsabili della crisi e i loro governi!
News dal movimento studentesco di Cosenza

L’ occupazione prosegue ad oltranza per tutta la settimana successiva, vedendo momenti di discussione partecipati da soggettività affini agli universitari, primi fra tutti gli studenti delle scuole superiori, insieme ai quali viene anche organizzato un volantinaggio capillare in tutti gli istituti di Cosenza e Rende il sabato mattina.



L’ assemblea del pomeriggio ha visto ancora una ricca partecipazione e sono cosi proseguite le occupazioni, nonostante l’approvazione del ddl alla camera.
Mercoledì l’aula magna ha ospitato, oltre all’assemblea permanente, un dibattito aperto sulle dinamiche della costruzione del ponte sullo stretto di Messina, aprendo così alle tematiche ambientali che più incidono negativamente sul nostro territorio.Nella giornata di giovedì si è discusso approfonditamente della crisi e di come questa sia collegata strettamente al precariato diffuso. L’ assemblea serale ha deciso di disoccupare il rettorato in modo da poter concentrare le forze nella mobilitazione delle singole facoltà, puntando all’obiettivo del blocco totale della didattica. A tal fine già venerdì mattina si è svolta nella facoltà di scienze politiche una assemblea autoconvocata che si è organizzata in vista della prossima settimana.L’ intero movimento sta in questo momento spingendo per il blocco totale dell’università e quindi della didattica, ci si sta organizzando in gruppi di lavoro e di facoltà per rendere l’azione il più capillare, incisiva e conflittuale possibile, in vista anche (ma non solo!) della giornata di mobilitazione del 14 dicembre.
Movimento Studentesco Unical
sabato 4 dicembre 2010
Continuano le mobilitazioni contro il ddl Gelmini.

Da Palermo, una settimana di lotte:
La notte tra Lunedì 29/11 e Martedì 30/11, contemporaneamente vengono appesi 30 manichini nei pressi del rettorato e vengono scaricati sacchi dell'immondizia davanti l'ingresso dell'ex provveditorato agli studi.
Martedì 30/11 blocchi stradali e manifestazioni non autorizzate hanno letteralmente paralizzato la città. Come nei giorni precedenti gli studenti medi sono usciti dalle loro scuole con cortei spontanei ricongiungendosi nella centrale Piazza Croci per poi proseguire in corteo per le vie del centro bloccandolo. Gli universitari in mattinata hanno occupato la Cattedrale e in seguito una parte si è diretta verso Via Regione Siciliana (il tratto autostradale che attraversa la città) bloccandola, bruciati anche dei copertoni. Un altro spezzone universitario si è diretto verso quello degli studenti medi bloccando il porto, arterie principali della città e in seguito la stazione ferroviaria Notarbartolo.
Complessivamente sono scesi in piazza 50.000 studenti e studentesse.
Dopo un' intera giornata di cortei, alla notizia dell'approvazione del ddl in serata, circa 200 studenti prettamente universitari, hanno occupato la sede del comune a Piazza Pretoria.
Gli occupanti si sono riuniti in assemblea nel salone del consiglio comunale, presente una larga rappresentanza delle varie facoltà palermitane tra cui studenti di lettere e filosofia occupata, scienze occupata e accademia di belle arti nonché una rappresentanza di studenti medi di varie scuole. L'assemblea ha deciso all'unanimità di proseguire le occupazioni di scuole e facoltà almeno fino al 14 (quando si voterà la fiducia al governo) con il fine di organizzare una grande mobilitazione contro il governo.
Mercoledì 01/12sera un corteo di circa 200 studentesse e studenti partito dalla facoltà di scienze politiche ha bloccato nuovamente il centro storico dalle 20:00 alle 22:00.
Giovedì 02/12: si intensifica la protesta con l'occupazione dell'Accademia di Belle Arti che ha sede nel palazzo storico Santa Rosalia e l’occupazione di Architettura. Questo è il breve comunicato degli studenti dell’Accademia di Belle Arti: “Saluti di lotta dall'accademia occupata di Palermo a tutti gli studenti che lottano attivamente per dare la spallata a questo governo. Questa mattina abbiamo occupato a maggioranza ed è in corso la strutturazione di una didattica autogestita e l'apertura degli spazi dell'accademia alle soggettività esterne. Ci teniamo a precisare che all'accademia vi è il blocco totale delle lezioni. L'accademia da ora è una base di lotta 24 ore su 24. Seguiranno comunicati e documenti. Fate girare.”
Venerdi 03/12: Cortei, occupazioni, striscioni e cori: oggi gli studenti palermitani sono scesi nuovamente in piazza contro la riforma Gelmini, paralizzando ancora la città. Un sit-in nella centralissima piazza Politeama, decine di studenti distesi a terra all'incrocio tra via Emerico Amari e via Ruggero Settimo, un blitz a Ingegneria per bloccare la cerimonia del «Premio nazionale all'Innovazione» e un altro nel teatro Massimo. Un corteo formato da circa duemila ragazzi, poi, ha paralizzato il traffico per le vie del centro di Palermo, bloccando le auto in piazza Indipendenza e corso Vittorio Emanuele, davanti alla Cattedrale. Sentendo i cori degli studenti molti negozianti sono usciti battendo le mani e la gente si è affacciata ai balconi.
da Palermo a Torino centinaia di migliaia di studenti rispondono con la lotta alla propaganda del governo e dei suoi lacchè.
Quando Berlusconi dice che gli studenti sono a studiare e non vanno in piazza, forse si riferisce ad un' infima minoranza figlia dell'alta borghesia che è già predestinata per sua appartenenza di classe ad essere futura classe dirigente (sfruttatrice) non di certo a quelle centinaia di migliaia che sono figli dei lavoratori e del popolo, chi in sostanza sono escluse per censo dal "diritto allo studio". Questa riforma classista colpisce i figli del proletariato e della classe lavoratrice a cui si vorrebbe fare pagare quest'ultima crisi capitalistica.
Finalmente anche in Italia, dopo la Grecia, la Francia e la Gran Bretagna, gli studenti scendono in massa contro un sistema sociale che" produce" solo disoccupazione, miseria e guerre...
Come a Londra, anche a Roma si assaltano i palazzi del potere, i "santuari della democrazia"( borghese) così come li chiamano i vertici delle forze dell'ordine ed il ministro dell'interno Maroni.
La "democrazia" che fa gli interessi dei grandi banchieri e capitalisti a discapito dei diritti conquistati dopo decenni di lotta.
Di fronte questo scempio sociale e ad un governo formato da veline con a capo il grande puttaniere Berlusconi , assaltare il palazzo che consacra questo stato di cose presenti è il minimo che possiamo fare.
Come abbiamo gridato numerosi in questi giorni:
Cosa vogliamo? Vogliamo tutto! Questo sistema deve essere distrutto!
È necessario che gli studenti siano affiancati dai lavoratori per dare una spallata e fare cadere questo governo. È necessario lo sciopero generale subito!
Ribellarsi è giusto!
Red block
Palermo 02/12/2010