mercoledì 28 febbraio 2018

VIOLA CAROFALO – INACCETTABILE DICHIARAZIONE SULL'ANTIFASCISMO MILITANTE A PALERMO

Non ci è sembrato che sia stata data la giusta attenzione alla dichiarazione che 'il capo politico' di Potere al Popolo, Viola Carofalo, ha fatto in seguito all'azione antifascista di Palermo nei confronti del segr. prov. di Forza Nuova Ursino, permanente vile aggressore di immigrati, autore in maniera sistematica di vari crimini che, se pur sanzionati qualche volta dalla magistratura, non gli impediscono l'ostentata azione sua e del suo gruppo.

L'iniziativa antifascista di Palermo che lo ha messo alla berlina, che lo ha, per così dire, sanzionato, in forme militanti e legittime, è sicuramente una pagina significativa delle giornate antifasciste che stanno attraversando tutto il paese. E che è così che l'iniziativa è stata vista a Palermo è dimostrato dal fatto che ha trovato subito la ferma e 'allegra' condivisione dei centri sociali, e che nella bella e grossa manifestazione di sabato, migliaia di giovani hanno sfilato con il nastro isolante in mano e con slogan combattivi e ironici sostenendo l'azione antifascista e esprimendo chiaramente la loro solidarietà ai compagni arrestati, ora rilasciati ma sempre con misure restrittive pesanti.



A fronte di questo abbiamo una abbastanza meschina dichiarazione di Viola Carofalo, che su Il Manifesto e poi in televisione, e poi in chissà in quali altri variegati posti in queste giornate: dice “Sottoscrivo quello che ha detto il sindaco Orlando, il fascismo non si combatte con lo squadrismoma con la cultura e la resistenza...”.
Vale a dire, il capo politico di PAP definisce l'azione di Palermo squadrista e si dichiara d'accordo con Orlando che ha dichiarato che avrebbe costituito la città come parte civile al processo contro i compagni antifascisti incriminati, ponendosi, quindi, sostanzialmente, a fianco di Ursino!



C'è un limite a tutto! I comunisti, l'antifascismo militante, le realtà di movimento non possono far finta di niente di fronte a una dichiarazione di questa natura. I compagni del Centro sociale Je Sò pazzo sono stati in passato protagonisti di numerose iniziative antifasciste a Napoli, così come hanno subito numerose aggressioni, e qualunque sia evidentemente la posizione che si può assumere rispetto alle forme specifiche dell'antifascismo militante, non può essere permesso ad una Viola Carofalo di parlare a proposito dell'azione antifa di di Palermo di “squadrismo”.

Quando Proletari Comunisti in un opuscolo su Potere al Popolo sostiene che la via elettorale scelta nelle sue forme e contenuti non solo è sbagliata ma come possibile “cambio di natura” delle realtà sociali di movimento, evidentemente vediamo giusto. Episodi come questo ne sono la manifesta espressione.

E' inaccettabile per noi quindi che non ci sia una dissociazione da questa dichiarazione, anche nell'ampia coalizione di attivisti e sostenitori di Potere al Popolo e nello stesso Centro sociale Je sò 
pazzo.

Condividere o mettere il silenzio rispetto a questo è grave manifestazione di opportunismo, quando - al di là delle forme specifiche che l'iniziativa ha assunto a Palermo, e che noi condividiamo , ci troviamo in queste giornate di fronte ai fascisti difesi dallo Stato con la repressione, denunce, arresti degli antifascisti!

Le mille forme dell'antifascismo militante sono il sale della democrazia e della difesa della Costituzione, mille volte più giuste e più serie degli inneggiamenti al Parlamento e alla Costituzione di Viola Carofalo e di tutto un tipo di 'antifascismo'di maniera.


proletari comunisti/PCm Italia
febbraio 2018




domenica 25 febbraio 2018

A Milano giornata antifascista dalla mattina alla sera - studenti al mattino contro casapound e contestata la Meloni dai proletari e antifascisti in via padova e poi violato il divieto -


al pomeriggio un folto gruppo di antifascisti tenta di sfondare il cordone poliziesco con scontri 
sugli scontri video su infoaut

In 5000 a Palermo - cade il castello sui due antifascisti palermitani accusati di aver sanzionato la carogna Ursino

Di scotch ne è avanzato tanto.........


Sono almeno cinquemila gli antifascisti e le antifasciste palermitane scesi in piazza questo pomeriggio per rivendicare in questa fase politica la giustezza delle pratiche di antifascismo militante. L'esempio, la cura e la presenza nei territori, la capacità di essere radicati e riconosciuti per un lavoro concreto di trasformazione del presente ha permesso di riempire oggi le strade di Palermo sgonfiando la bolla neofascista cresciuta con la compiacenza dei media e delle forze istituzionali e mostrando come la dimensione antifascista sia viva, intransigente e non strumentalizzabile da chi pensava di addomesticarla per i propri fini elettoralistici. Il caso Ursino si è rivelato una montatura voluta dalla questura palermitana e dalla procura, smascherata ancora una volta dalla partecipazione popolare e restituendo i fatti a quello che sono in realtà: un fascista si è preso una lezione per la sua strafottenza perché c'è un limite a tutto.


Il GIP ha valutato le prove portate dal Pubblico Ministero e dalla questura di Palermo insufficienti per trattenere in carcere i due giovani antifascisti. Insufficienti le prove documentali che non ricondurrebbero Carlo e Gianmarco al video circolato in rete, insufficienti le motivazioni evidentemente piegate alla crociata politica tesa a garantire agibilità politica e tutela legale ai fascisti, trasformati, da un giorno all’altro, da leoni a vittime da coccolare.
Massimiliano Ursino resta un uomo spregevole anche dopo la solidarietà bipartisan che l’ha investito, e proprio per questo è incappato in qualcuno che per strada non digeriva le sue strafottenze, le ronde sui bus, i pestaggi agli immigrati. Un incidente che gli è costato in fondo solo qualche giorno di riposo e non 20 giorni di prognosi come falsamente dichiarato dalla polizia di Palermo in base a un referto medico fantasma, mai esistito.
L’accusa nei confronti di Carlo e Gianmarco è stata derubricata ad aggressione con lesioni e saranno scarcerati con il divieto di dimora nella provincia di Palermo.

vedi video manifestazione su infoaut

Ravenna antifascista contro Forza Nuova



Nonostante l'assedio poliziesco agli antifascisti Tutte le strade nella prossimità erano state sbarrate dalla polizia con furgoni blindati, caschi e scudi (anche da fuori regione).agli antifascisti si è unito hanno fermato abbiamo cominciato la contestazione a cui si è unito un gruppo di immigrati e di altri compagni. Abbiamo urlato slogan e fatto un comizio, denunciando lo spiegamento di forze repressive che sono, a Ravenna come altrove, a difesa dei neofascisti, lo stato di polizia del ministro Minniti, l'uso delle leggi repressive nei confronti di chi contrasta il fascismo e la non-volontà di applicare quelle esistenti sulla ricostituzione del partito fascista e contro chi fomenta l'odio razziale, come abbiamo detto che queste elezioni gli stanno concedendo la legittimità. Abbiamo denunciato l'"antifascismo" istituzionale del sindaco del PD che concede ai neonazisti spazi perchè "costretto dalle leggi". E poi ancora slogan in solidarietà agli immigrati, bella ciao e qualche fumogeno. Dopo abbiamo cercato di provare ad entrare da altre strade ma erano tutte blindate dalla polizia. In una strada principale abbiamo aperto gli striscioni e continuato a fare slogan per poi ritornare ancora all'interno del quartiere spiegano le ragioni per cui stavamo manifestando.




Bergamo antifascista contro casapound




Immagini da palermo antifascista


l raduno si apre con i festeggiamenti per la scarcerazione di Giovanni Codraro e Carlo Mancuso, che oggi sono stati scarcerati dopo essere stati accusati dell'azione contro al segretario di Forza Nuova Massimiliano Ursino. "Carlo e Gianmarco finalmente liberi!", esultano dal Centro sociale Anomalia, mentre qualcuno porta un vassoio di dolci.

Una compagna dello Slai Cobas/proletari comunisti attacca la Iena Ismaele La Vardera, ex candidato sindaco di Palermo per la Lega. scontro stato sedato dagli agenti. In piazza si canta "Bella ciao" e fra i militanti c'è Giovanni Impastato, fratello di Peppino Impastato. I militanti dei centri sociali mostrano nastro adesivo, riferendosi all'aggressione di martedì: "Non condanno nessuno perchè non sono un giudice - commenta Giorgio Martinico, leader di Anomalia -. Non è stato un pestaggio, è stato umiliato un fascista".









venerdì 23 febbraio 2018

Torino - fascisti rinchiusi come topi in hotel difesi dalle cariche e idranti della polizia agli antifascisti che resistono, assediano l'hotel, si prendono le strade e invadono il centro fino a notte


In 800 sotto la pioggia e il freddo. Un tempo partigiano. E una Torino che è riuscita a dimostrare un'altra volta che l'antifascismo non si delega, ma si pratica con coraggio e determinazione.
Il corteo è partito da piazza Carlo Felice e si è diretto verso l'hotel dove il candidato premier per Casa Pound, Di Stefano, avrebbe tenuto il suo deplorevole comizietto pre elettorale. Un’idea chiara in testa: il razzismo è l’ultima spiaggia di un sistema marcio e i fascisti sono gli utili idioti che garantiscono che ci scanni in basso per la gioia di chi sta in alto. 

Una piazza ricca di giovanissimi tra studenti dei licei e delle università, poi lavoratori, qualche faccia più anziana e qualcuna di quel nero che tanto manda fuori di testa i difensori della razza.
Tanta gente che si è convocata dal basso, mentre la sinistra italiana gioca al gioco dell’equidistanza e degli “opposti estremisimi”. A quanto pare, però, c’è ancora in Italia chi pensa che antifascismo non sia discutere coi fascisti nei salotti TV, ma contrastarli ogni giorno nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle strade. 
Mentre da Renzi a Boldrini ci si affretta a portare solidarietà al leader di Forza nuova scotchato a Palermo, dal corteo è partito un caloroso saluto a chi in questi giorni sta pagando con la propria libertà aver fatto dell’antifascismo non solo un valore ma anche una pratica: Giorgio, Moustafa, 
Lorenzo, Gianmarco, Carlo e Donato, giovane torinese arrestato stamattina durante una perquisizione intimidatoria . 
Il corteo ha imboccato corso Vittorio Emanuele e dopo circa un chilometro tra cori e interventi si è trovato schierato un numero improbabile di Digos, celere, camionette e addirittura un idrante.
I manifestanti però non hanno esitato e hanno proseguito contro le forze dell'ordine che hanno caricato e azionato l’idrante, respingendo di qualche metro il corteo e fermando una giovane lavoratrice, poi rilasciata in serata.
Come dire: il grande classico della democrazia che difende pubblicamente i fascisti.
Di certo non è bastato questo a fermare il corteo che anzi più determinato di prima è ripartito. Ed è qui che succede l’incredibile. Il mastondico apparato di sicurezza mosso dalla questura a difesa dei vigliacchetti del terzo millennio prende una clamorosa cantonata. Si aspettano gli antifascisti di lì e invece arrivano di qui. Fin sotto l’hotel dove parla Di Stefano. I manifestanti lo chiamano, urlano di scendere ma del candidato di Casa pound manco l’ombra. Si starà abbuffando al minibar dell’albergo a 4 stelle? Com’è come non è, la polizia fa arrivare l’idrante che attacca di nuovo i manifestanti. Ma a quanto pare nessuno si fa intimorire (“solo la doccia, ci fate solo la doccia” tra gli slogan in risposta all’autobotte celerina) 
Qualche cassonetto in mezzo alla strada per proteggersi dalle cariche e partono i primi lacrimogeni. Il corteo quindi riparte e continua l’assedio intorno all’NH hotel per quasi un’ora. 
Solo verso la fine, ormai quasi in piazza Statuto la polizia ha tentato di inserirsi nel corteo, caricandolo da dietro, cercando di fare fermi a caso nel mucchio.
Il dato politico resta quello di una sempre maggiore consapevolezza che la risposta antifascista o sarà contro questa democrazia – quella che lascia ai fascisti soldi, pistole, media e poltrone – o non sarà. Partiti, Istituzioni e Forze dell'Ordine tutti arroccati a difendere manu militari i cantori della guerra tra poveri. C’è la Grande coalizione da preparare? Per noi non c’è pace elettorale. Con buona pace di Minniti.

da infoaut

A Torino la polizia di Minniti a difesa dei fascisti. Grande resistenza dei compagni - segui la diretta del Corriere della sera Torino

Torino, scontri al corteo antifascista contro il comizio di Casapound


Tafferugli a Torino durante il corteo antifascista contro CasaPound. I manifestanti sono arrivati a ridosso del cordone con cui le forze dell'ordine hanno sbarrato corso Vittorio Emanuele per tentare di raggiungere l'albergo in cui è previsto un comizio elettorale di Simone Di Stefano.


Torino - Gli scontri sono iniziati poco dopo le 20, quando i manifestanti hanno tentato di superare lo sbarramento di polizia su corso Vittorio, per evitare che la protesta degli antifascisti raggiungesse le facciate dell’hotel che ospita il leader di CasaPound. La marcia è partita poco prima delle 20 da piazza Carlo Felice, davanti alla stazione di Porta Nuova.


Il corteo è seguito da vicino da centinaia di poliziotti e carabinieri, che hanno sbarrato le strade che portano al centro. 
«Per noi essere antifascisti implica lo scontro» gridano alcuni giovani. Alla manifestazione partecipano anche alcune sezioni dell’Anpi, ma in prima fila, a fronteggiare gli agenti, ci sono gli attivisti dei centri sociali e i collettivi antifascisti di Torino. La polizia è stata più volte costretta ad usare gli idranti per allontanare la folla. Gli scontri sono iniziati poco dopo le 8, quando i manifestanti hanno tentato di superare lo sbarramento di polizia su corso Vittorio, per evitare che la protesta degli antifascisti raggiungesse le facciate dell’hotel che ospita il leader di CasaPound. La marcia è partita poco prima delle otto da piazza Carlo Felice, davanti alla stazione di Porta Nuova. Sono almeno quattrocento le persone che sono scese in strada per manifestare contro la presentazione dei candidati e del programma elettorale del partito della tartaruga, prevista per questa sera, giovedì, alle 21 nella sala conferenze dell’hotel Ambassador, all’angolo tra corso Vittorio e corso Vinzaglio, alla presenza del leader Simone Di Stefano.