domenica 12 gennaio 2014
la rappresaglia di Stato contro gli studenti dei collettivi universitari non deve passare!
giovedì 2 gennaio 2014
SCUOLA DIAZ, POLIZIOTTI ARRESTATI DOPO 13 ANNI
Dopo 13 anni da quel G8 di repressione e brutalità poliziesca e di Stato, gli ultimi due sbirri vengono arrestati. E' chiaro che non possiamo essere per nulla contenti delle pene inflitte su questi soggetti, non è questa la vera "giustizia": a fronte degli arresti stabiliti dopo dieci anni dalla mattanza ad una decina di militanti presi a caso con l'accusa di aver distrutto delle vetrine, questi poliziotti, di cui di ben altro che della distruzione di qualche vetrina sii tratta, vengono adesso arrestati con delle ridicole pene di appena un anno, e si parla per giunta di anni scontabili. Noi non festeggiamo per questa ingiustizia! Non è la giustizia borghese che può
vendicare le violenze, le minacce subite dai manifestanti presenti al G8
genovese del 2001, dai manifestanti che si trovavano all'interno della
scuola Diaz, dell'inquinamento delle "prove" (come ancora oggi succede
in Val Susa nei confronti del movimento NoTav, ad esempio), la
criminalizzazione del movimento, le perquisizioni con la chiusura del
caso con pochissimi mesi di domiciliari a testa. L'unica giustizia,
l'unica che può fermare e punire la repressione che le masse in lotta
provano sulla propria pelle è quella proletaria. Contro lo stato di
polizia che avanza verso il moderno fascismo, rispondere colpo su colpo!
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DAL
SECOLO XIX GENOVA
L’altro è Giovanni Luperi, ex dirigente Ucigos nelle giornate della guerriglia, quindi capo-analista dei servizi segreti e attualmente in pensione: per lui, della condanna definitiva a quattro anni, ne resta uno.
Il giorno precedente (pomeriggio del 30), l’arresto era scattato per un altro big: Francesco Gratteri, numero tre della polizia italiana prima della condanna, coordinatore d’indagini su attentati e latitanti. È ora obbligato a un anno di domiciliari, potrà beneficiare come gli altri di alcune ore (2 o 4) di libertà durante il giorno e usare il telefono.
I
poliziotti-detenuti potranno chiedere il riconoscimento della buona condotta, e
quindi rosicchiare qualche mese oltre a ciò che era stato spazzato dall’indulto
del 2006.
mercoledì 4 dicembre 2013
TORINO, UNIVERSITA': LA POLIZIA CARICA GLI ANTIFASCISTI E ARRESTA UNA COMPAGNA - CECILIA LIBERA!
Dopo l'arresto ed il successivo rilascio di Michele, antifascista palermitano che sabato scorso ha subito la repressione poliziesca in una manifestazione di denuncia al corteo fascista in città scortato e difeso dalle forze del dis-ordine, anche oggi a Torino la polizia ha svolto il compito di protezione ai fascisti con tanto di cariche violente contro gli antifascisti torinesi, in seguito alla protesta organizzata per contrastare la presenza fascista del Fuan all'interno dell'università. Un'antifascista, Cecilia, è stata arrestata, un altro studente è stato arrestato e poi rilasciato.
La vostra repressione non ferma ma alimenta la nostra ribellione!
Cecilia libera!
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Torino. Fuan all'università: la polizia carica gli antifascisti. Una compagna arrestata
Aggiornamento h.19.00Gli avvocati confermano l'arresto per Cecilia.
Cosa succede una delle tante mattine che ti svegli e vai a lezione a Palazzo Nuovo? Ti svegli, ti alzi, ti lavi e ti incazzi... non hai più la borsa di studio e paghi un sacco di soldi di affitto, hai pagato ogni anno più tasse e hai meno corsi, se hai i corsi non hai le aule, se hai le aule, non hai le sedie, noi hai più le biblioteche, le mense, i servizi, i diritti... tutto tagliato. Vai in università e sei già incazzato. Arrivi in università e ci sono i fascisti del FUAN e ti incazzi di più, sono i giovinastri di quei partiti che si sono mangiati tutti i tuoi fondi per pagare cene e cravatte, che con un populismo becero cercano di fare buon viso a cattivo gioco. Perché sono proprio loro ad aver appoggiato tutte le riforme distruttive degli ultimi anni, Gelmini in primis, sono loro che stanno seduti sulle poltrone della maggioranza in Regione. Ribaltargli il banchetto con quegli sciocchi volantini, fargli capire chiaramente che nella tua università, che già fa schifo, non li vuoi vedere, perché loro fanno ancora più schifo, è il minimo
Lo fai tu, perché non ne puoi più, lo fanno altri, perché anche loro sono esasperati.
E allora che succede?
Evidentemente anche all'università, anche se ci sono i fascisti, devi stare zitto e muto. Perché i fascisti sono protetti dalla Polizia, tanta, armata, dentro i corridoi. Polizia che carica a freddo, con calci, pugni, manganelli, il presidio spontaneo che si è creato: sono arrivati anche tanti studenti e studentesse delle scuole occupate. Teste spaccate, sangue nei corridoi, ragazze trascinate per i capelli, due studenti caricati sulle camionette e portati via. Qualche professore si mette in mezzo, non è ammissibile che la polizia violenta entri dentro la sede universitaria; gli viene risposto: "Abbiamo l'autorizzazione del rettore, torna nella tua aula".
Calci, pugni, manganelli, scudi nei corridoi, un attacco premeditato in piena regola, da ore la polizia aspettava intorno a Palazzo Nuovo. Qualcuno riesce a salvarsi correndo fin dentro le aule, rincorso fino lì dagli agenti; molti feriti.
A quel punto andiamo in Rettorato, vogliamo farci dire dal Rettore Ajani cosa sta succedendo, se ha davvero autorizzato una mattanza. Ci risponde che è sconvolto, che nessuno lo ha interpellato. Di fronte alla brutalità e alla menzogna della Polizia è quindi necessaria una presa di posizione decisa da parte del neo-Rettore, sarà evidentemente banco di prova della democraticità della nuova governance d'Ateneo.
Ma la follia violenta delle Forze del Disordine non si conclude e a Cecilia e Carlos è confermato il fermo. Portati in questura perché studenti, studenti antifascisti, dentro la propria università.
La presenza della Polizia dentro le sedi Universitarie è un abuso intollerabile e illegittimo.
Dall'Università fuori i fascisti, fuori la polizia.
ore 16 Assemblea nell'atrio di Palazzo Nuovo
Cecilia e Carlos liberi
Studenti e studentesse antifascist*
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